MARIA ROSA CUTRUFELLI.
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D'AMORE E D'ODIO.
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Parte 2.
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Frassinelli Editore.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Quarto tempo: 1972, Leni.
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Protagonisti.
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Miriam Basevi, studentessa-lavoratrice, morosa di Nicola Romano;
Nicola Romano, detto Nic, studente dingegneria;
Maddalena Bedogni, detta Leni, studentessa, nipote di Nora Gribaudo Fenoglio e figlia di Sofia Fenoglio.
il dialogo tra Nic e Miriam  riportato attraverso la voce della sola Miriam.
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17 settembre 1972, stazione di Bologna, ore dieci.
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 Due, Nic. Sai che sforzo due telefonate dal tredici luglio e hai anche il coraggio di dire: mi
sei mancata! Ma va l.
 Lascia perdere lascia perdere, ti dico, sei appena sceso dal treno e io non sono venuta fin
qui apposta per litigare.
 Guarda che non mintorti, a me! E poi sei libero, liberissimo voglio solo che non mi
racconti balle.
 Mo non tirare fuori lusanza di famiglia! Come se non sapessi che questa  la vostra
tradizione estiva e guai a toccarla da quant che stiamo assieme tu e io? ormai lho imparato che per
voi non  una villeggiatura ma un pellegrinaggio, un raduno annuale, con mamma e babbo che
dimenticano dessere in attesa di divorzio e per le vacanze si ritrovano damore e daccordo sotto lo
stesso tetto: due bei soggetti anche loro, va l. Non per criticare, ci mancherebbe altro Insomma, Nic,
lho capito che non appena bussa lestate tu prendi e sparisci gi in Sicilia, e mi sta bene, ma due
telefonate dal tredici di luglio! Possibile che fra una nonna e laltra non ti avanzasse nemmeno un
minuto per chiamarmi?
 Non  esatto Diciamo che se prima non mi sono mai lamentata, per usare la tua
espressione,  perch in realt restavi via pochissimo: quindici, venti giorni al massimo e di nuovo eri
sotto casa a farmi il filo, a girarmi attorno. Ma questanno cos? ci siamo raffreddati?
 Nossignore, levatelo dalla testa, non ho nulla contro il tuo Grand Tour sentimental-familiare!
Per, caro il mio ingegnere, renditi conto, non sei mica uno studente del secolo dei lumi o un poeta
romantico che per scendere dallInghilterra e andare a sbirciare dentro lombelico dellEtna ci metteva
nove mesi, salvo imprevisti. In ogni modo ti ripeto: libero, liberissimo ma tutto questo tempo e solo
due telefonate: due, Nic! e lultima qualche giorno fa, quando avevo quasi perso la speranza
 Adesso non dire stupidate. Che significa che la mia voce al telefono ti  sembrata
misteriosa?
 Ti sbagli, era una semplice risposta alla tua domanda tu mi avevi chiesto se cerano novit e
io ho detto: uno sbanderno! Poi ho aggiunto che al momento non potevo essere pi esplicita: sarebbe
questa la frase misteriosa?
 E per fortuna! Se ti ha spinto sul treno Sono contenta che lhai interpretata a quel modo.
Altrimenti, di su, per quanto ancora avrei dovuto aspettarti?
 Va l che non c nessun mistero Non di quel tipo, almeno: nel caso mi fossi presa una
cotta per qualcun altro ti pare che lavrei tirata cos in lungo? Ci siamo promessi sincerit totale, la
regola  dirsi sempre tutto, anche il minimo spillo, o te ne sei scordato? No, caro mio: non ho un
filarino raccattato mentre eri via, magari per ripicca. Non  questa la novit
 Eh, il discorso  lungo, ne sono successe di robe in due mesi e passa!
 Fatti un po il calcolo, sei partito il tredici di luglio e siamo al diciassette di settembre
 Che c, a un tratto mi diventi sentimentale?
 No, ora non fare cos
 E dai, smettila! Non ho voglia dessere sbaciucchiata.
 Nic, dai! Devo parlarti seriamente, non puoi nemmeno immaginare quanto seriamente
 No, non andremo n a casa tua n a casa mia. Ho in testa un programma di tuttaltro genere e
se ci sbrighiamo a uscire dalla stazione te lo spiego subito subito, perci cammina.
 Ma cosa credi, che a me non sei mancato? E per di pi mi ritorni bello morettino Per devi
ascoltarmi. Sul serio. Altrimenti non riuscir a darti retta
 E va bene allora abbassati che te lo dico in un orecchio, perch a voce alta mi vergogno, c
troppa gente e Nic Nic ti giuro, se sono venuta a prenderti  per la gran voglia di rivedere questa
cicatrice che hai allangolo della bocca, proprio questa, e per toccarla cos, con la punta del dito, piano
piano e sono felice, mio bel moretto, perch sei di nuovo con me e perch  domenica e io non ho
turni in fabbrica e dunque possiamo star fuori senza limiti dorario ma prima dobbiamo parlare, devo
togliermi questo sasso dalla scarpa, Nic! Ah, lestate mi  sembrata eterna senza il mio moroso, e pure
di merda, se vuoi saperlo, una lunga estate angosciosa e inutile che poi non  del tutto vero, inutile
no, perch ho fatto le cose che intendevo fare, cio ho studiato  dovresti congratularti con me per
questa straordinaria notizia  e ho quasi finito quel mattone di Husserl, novecento e ottantatr pagine di
fenomenologia pura e filosofia fenomenologica
 Va l, non sono mica masochista: una vacanza con te lavrei preferita eccome! Ma se non
approfittassi dei quindici giorni di ferie per mettermi allo sgobbo, come potrei prepararli certi esamoni
difficili?
 E tu dovevi andare in Sicilia, chiaro: non  colpa di nessuno.
 Bene e adesso che finalmente siamo fuori dal bordello della stazione, ascolta il mio
programma intanto la vedi la cinquecento bianca di Leni? laggi, dallaltra parte del marciapiede
 Ce lha prestata e possiamo tenerla fino a stasera. Perci dobbiamo soltanto attraversare il
piazzale, accendere il motore e andarcene da qualche parte, un posticino tranquillo dove si possa
parlare in santa pace, senza cugine, amici o compagni che si diano il cambio per sentire il resoconto del
Grand Tour. Ho bisogno della tua attenzione: la fola l lunga, diceva mia madre quandero un
bagaglio alto cos, e io ho da raccontarti una fola particolarissima, quindi sturati le orecchie
 Sono pallida, e allora? Come dovrei essere, dopo che sono rimasta in citt a consolarmi con la
tintarella di luna?
 Mi pesa e non mi pesa Ma tanto ormai  finita. Ci pensi, Nic? A ottobre gli ultimi esami, a
febbraio la tesi, e poi fabbrica addio! Minfilo nelle graduatorie, comincio a insegnare in qualche
scuola della provincia, perch a Bologna mi sa che non c verso, e la prossima estate ti prometto che la
passiamo sullo Ionio o sullAdriatico, sempre che fra di noi
 Alt. Fermati. Guarda che lauto  qua, siamo arrivati e vediamo se riesco a trovare le
chiavi
 Il programma, eh gi a questo punto, mio bel moretto, il programma prevede una
smacchinata fino ai giardini Margherita. A meno che tu non abbia unidea pi brillante.
 Allora forza, sistema il tuo zaino e attento al portabagagli, non chiude bene. Chiss poi perch
nelle cinquecento deve stare davanti, dentro il muso della macchina  pericoloso anche laltro
giorno s aperto contro il parabrezza e bang! la strada di colpo  diventata nera. Per un attimo ho perso
il controllo.
 Certo che s, bisognerebbe aggiustare la serratura Ma prova a convincere tua cugina che 
venuta lora di affidarsi a qualcuno del mestiere! Per lei basta uno spago attaccato al gancio e il
problema  risolto. Te limmagini la nostra Leni a spendere per la carrozzeria di unautomobile? soldi
sprecati! Finch si tratta del meccanico passi, dato che non si pu evitare, ma il carrozziere  tab: una
spesa superflua, consumismo puro, da societ dellapparenza, un surplus da feticisti della merce, queste
cose qui sali, va.
 Dallaltro lato Oggi guido io: lha prestata a me.
 Oh s, Leni sta bene, direi di s. Per tua informazione, ha rinunciato al viaggio in Grecia e,
tranne qualche giorno, lestate ce la siamo fatta assieme.
 Per i motivi che fra poco ti dir Ma perch ti meravigli? La conosci, non  una che parte
giusto per partire e le vacanze in realt le detesta: una mania borghese, ve. E cos le ferie ce le siamo
passate in citt, io chiusa nella mia stanza a studiare, Leni nella sua a strappare note alla chitarra,
perch non si preoccupa di finire fuori corso, lei, e mette il principio del piacere davanti al principio
di realt, non  anche questo un modo di sovvertire lordine sociale? Con buona pace di Freud, riletto a
uso e consumo dei rivoluzionari Comunque tua cugina suona da dio e una musica di sottofondo
questestate ci voleva: cera un silenzio, Nic! Mai sentito un silenzio simile a Bologna, sembrava quasi
un sacrilegio spezzarlo con le nostre voci. E in pi aggiungi il nostro ospite, che  silenzioso per
strategia
  la prima delle novit: abbiamo in casa un lui.
 Un ospite, te lho detto.
 Un compagno Ma cos questo tono inquisitorio? Non posso crederci: da quando in qua sei
geloso, Nic? E di chi, poi, di me o di Leni?
 Allora diciamo geloso in generale! Devessere leffetto del profondo Sud, perch proprio non
ti riconosco, chi  questo bel morettino che se ne torna fresco fresco dal paese degli uomini donore e
oggi sinventa la gelosia e domani Ehi! ho per caso sbagliato ragazzo?
 Va l, va l che scherzo: mi piaci esattamente come sei. Tu piuttosto Magari ti sei stufato di
questo strazio di morosa con i minuti contati, che studia, lavora e nel tempo cosiddetto libero
addirittura ha la pretesa dassaggiare il gusto della politica, perch come si fa a vivere senza? e allora
gi riunioni e incontri Meno male che la doppia, anzi la triplice pelle fa parte del mio fascino!
Almeno a sentir te, ah ah.
 Parole tue.
 Ti sono scappate di bocca il giorno stesso che ci siamo conosciuti, te lo ricorderai quel giorno,
spero.
 Volevo ben dire!
 Neanche per sogno, Nic non era filosofia, era storia romana e lappello andava per le
lunghe ma te lo ricordi o no? Un freddo! e io buona buona davanti alla porta ad aspettare il mio
turno, con una fifa blu da battere i denti: ero preparata, sai, ma temevo che mi andasse buca perch, non
frequentando, non conoscevo per niente il professore e quello  uno che, se non ti ha visto prendere
appunti alle sue lezioni, ti strapazza alla grande. Dio che scena! I piedi gelati, la paura ma io non
mollo e mentre me ne sto seduta sui gradini dingresso a mangiarmi le unghie e a ripassare il
compendio del Mazzarino, ecco che allimprovviso arriva il corteo interno a interrompere gli esami. E
chi c in prima fila, col ciuffo sugli occhi, il giubbotto di pelle e la cintura piena di borchie che
scintillano in quella processione di eskimo tristissimi? Proprio il mio bel moretto, che si sgola col solito
ritornello: as-sem-blea, as-sem-blea Intanto con la mano mi facevi cenno di sloggiare, te lo ricordi? e
io sul momento mi sono incavolata di brutto, perch mi ero presa un giorno di permesso, che ci spetta
per legge a noi studenti lavoratori, ma se non davo lesame come potevo giustificare la mia assenza in
fabbrica? Cos te lho gridata in faccia la mia rabbia e tu hai tirato indietro il ciuffo e sei venuto a
sederti sul mio stesso gradino e dopo un po, quando i compagni ti hanno richiamato per proseguire, hai
detto: mi fermo qui, c un caso interessante.
 Ma allora non te lo ricordi! Ti giuro che hai detto: un caso interessante. Queste parole precise.
 Va l che hai una bella faccia tosta ma adesso lasciami parcheggiare: ve che posticino! E
prima di scendere prendi quel sacchetto, per favore.
 Sul sedile dietro di te
 Bravo,  proprio il profumo della crescentina. Calda calda. D la verit, non ho avuto unidea
geniale? Ho pensato: c il sole e una bellarietta tiepida, perch non festeggiare il ritorno di quel
ragazzaccio con un picnic in mezzo al verde? Eh, sono la mia risorsa, i giardini Margherita! Lo so che
tu un poco li disprezzi, lo so, lo so, sei abituato ai parchi di Roma, tu, e in effetti quel mare di pini
infuocato dal tramonto invece guardali qua i nostri alberi! Tutti aggiustati per benino, non c un filo
derba che cresca fuori dal suo spazietto, ogni cespuglio, ogni sasso al posto che gli compete Per a
me piacciono cos. Alle tue magnificenze, se permetti, preferisco questi sentieri con la ghiaia rastrellata
a dovere e lo chalet di legno lucido, la giostra, il lago limpido e pulito e il ponticello da cui a sette anni,
prima di partire per la colonia estiva, ho rovesciato la bustina di plastica che conteneva Flipper, il mio
pesce rosso, e lacqua, cadendo dallalto, ha disegnato una cascatella e io ho capito che il salto era
eccessivo e mi sono messa a piangere, oh! quanto piangevo per paura davergli fatto male con quel
tonfo
 S, dai, lasciamo stare, ti ho gi tormentato abbastanza con la storia del povero Flipper, ma io
ci ho passato tutto luglio e tutto agosto davanti a questo lago, caro mio! Ci sono venuta ogni santo
giorno, Nic, anche alle sei di mattina, quando finiva il turno di notte e i giardini aprivano i cancelli,
venivo a godermi il silenzio dopo il fracasso del reparto incartamento, a scaldarmi i piedi che in
gelateria nonostante gli zoccoli sono sempre bagnati e a fare il pieno di coraggio, perch una fabbrica
di dolci, anche se piccola,  come una pompa che ti risucchia lanimo. Cos mi prendevo la mia ora
daria. E durante le ferie questora si  allungata sempre pi, finch in pratica non mi sono trasferita
armi e bagagli a studiare in mezzo alle frasche. Almeno mi toglievo dalla sensazione di essere agli
arresti domiciliari! Arrivavo in bicicletta, il pacco dei libri legato al sellino, e pedalando adagio andavo
alla ricerca del posto pi adatto a una lunga sosta. Minfilavo per viottoli e stradine laterali mentre le
ruote facevano saltare la ghiaia e scavavano tracce lasciandosi dietro disegni complicati, e magari sono
ancora questi che vediamo qua per terra e con un minimo sforzo tu potresti perfino seguirli, tra i salici o
sotto quel tasso gigante. Cos sapresti dove la tua morosa sinfrattava a leggere Husserl! Per questo,
ve, ti ho portato ai giardini: per renderti partecipe della mia estate, oltre che per rilassarmi un po
prima di entrare in argomento sono piuttosto sullagitato, sai per gli esami, naturalmente, e la tesi
e i fastidi sul lavoro, che non mancano, ma soprattutto per questultima preoccupazione che si 
aggiunta e mi ha caricato a molla... anche se ormai dovremmo essere agli sgoccioli e tu sei tornato
giusto in tempo
 Facciamo cos: cerchiamoci una panchina tranquilla, un po ombreggiata, se possibile, e
distante da orecchie indiscrete
 Questa! questa  perfetta. Intanto per comincia a scartare la crescentina: se non altro, la
gratificazione del cibo, come direbbe Leni! Il resto, Nic,  un gran bordello, fra il comportamento
della tua cara cuginetta e quello dellospite
 Ma quale ragazzo! Avr trenta, trentacinque anni: un uomo. E molto affascinante, se posso
permettermi un parere. Un tipo proprio fascinoso. Gentile, discreto Fin troppo.
 No, e chi lo conosceva!
 N io n tua cugina, che per gli ha aperto la casa e si  presa questa bella rogna senza
indietreggiare dun passo ma sai che ti dico? forse nemmeno lavremmo conosciuto se quel giorno
Leni, ecco unaltra novit, non si fosse piazzata ai fornelli
 Va bene, va bene, rallento la parlantina
 Va bene, ho detto. Cercher di fare un discorso coerente, in modo da offrirti una storia e non
uno spezzatino di parole, tu per piantala dinterrompere ogni secondo, altrimenti perdo il filo. Non 
colpa mia se sono due mesi che non ci parliamo, due mesi di silenzio quasi totale ed ecco che ora, per
illuminarti, mi tocca fare come i gamberi! Data la situazione non vedo alternative: dovr tornare
indietro, Nic al giorno della tua partenza, magari, quando mi hai abbandonato al mio destino
estivo
 E dai! Non  per polemica.
 Daccordo, mi correggo: allora diciamo che comincer da quando sei partito per il tuo Grand
Tour familiare. Va meglio adesso? Posso proseguire?
 Oh.
 Dunque te ne sei andato il tredici di luglio e inizio da l perch devi sapere che da quel
momento m calata una botta di depressione e Leni, pur di consolarmi, si  messa a inventare pranzi e
cenette. Il che, bisogna riconoscerlo,  unautentica prova damicizia per una come lei, che prima
dincontrarmi viveva di carne in scatola o, al massimo, di uova strapazzate e che ha cambiato dieta solo
grazie alla nostra convivenza, in altre parole per il drastico intervento della sottoscritta E questa
invece non  una novit: lo sanno tutti, amici e nemici, che io sono una buongustaia e che un piatto
preparato a dovere mi mette allegria, non posso farci niente. Figurati che gi allasilo, prima di entrare,
minformavo: oggi cosa si mangia? Perci Leni, quando ha notato il mio improvviso disamore per la
cucina, si  preoccupata ed  corsa ai ripari  per solidariet e probabilmente anche per un leggero
senso di colpa: collegava la mia svogliatezza alla tua assenza e tu sei il suo fratellino delezione, quasi
il suo gemello, visto che siete nati lo stesso anno Insomma si  data una smossa: ha comprato un
libro di ricette e ha preso a rimpinzarmi con i risultati dei suoi esperimenti culinari. Fa tutto con
metodo, lei. Da brava marxista simpegna a fondo. Scientificamente. Ed  per questo che il ventidue di
luglio, verso lora di pranzo, si trovava a casa: doveva sfornare un complicato pasticcio di cavolo. Se
fosse stata fuori, come al solito, forse oggi non saremmo nei casini Ma  inutile strologare sui se e
sui forse.  andata cos e quel giorno Leni, nonostante il caldo, faceva gli straordinari ai fornelli. Era
pi o meno il tocco, dalla strada non saliva un fiato e noi non aspettavamo nessuno, perci mi stupisco
un poco quando sentiamo suonare alla porta e Pedro sinnervosisce e comincia ad abbaiare e a sbattersi
contro la gabbia
 Mica labbiamo addestrato noi, quel pappagallo! Anzi forse non si tratta nemmeno di un
addestramento, lamico che ce lha regalato vive con quattro cani e labbaio gli sar venuto naturale al
povero Pedro, per adeguarsi ma ti avevo pregato di non interrompere
 Allora allora Pedro abbaia, alla porta insistono e io sono ancora in pigiama perch, avendo
il turno di pomeriggio, mi vesto con comodo allultimo minuto, ma, dato che Leni  occupata per via
del forno, vado lo stesso ad aprire. E chi mi trovo di fronte? Quel bel soggetto di Athos, con la manona
premuta sul campanello e linevitabile camicia blu, che poi non  altro che una versione personale della
divisa maoista, lunga fino alle ginocchia e adattata allampiezza di un torace assai poco cinese. Vieni,
gli grida Leni, e lui mi scansa, sinoltra deciso nel corridoio e io mugugno: mmh, impicci in arrivo.
 Perch mai dovrebbe essermi simpatico, lui l Con quellaria da incazzato perenne! Tu
pensala come ti pare, ma io lho conosciuto, se ti ricordi, nel periodo in cui minteressavo al gruppo tuo
e di Leni e lho detestato fin dal principio.  anche per antipatia nei suoi confronti che ho smesso di
venire alle vostre riunioni, non mi piaceva allora e ancor meno mi  piaciuto dopo, quando lhanno
promosso capo dei katanga ai cortei. Ah, quanto ci gode a essere il pi tosto dei tosti, il numero uno dei
servizi dordine, quello che mette in riga lala militare del movimento! Va bene che io sono una patacca
senza rimedio, una che avendo sentito dire: contro il fumo dei lacrimogeni ci vogliono i limoni, li
nasconde in tasca con la buccia e tutto, neanche fossero gli attrezzi miracolosi del mago Zurl, e poi si
meraviglia perch la cosa non funziona unimbranata da non crederci per Athos e quel modo
che ha di stringere con i ditoni grossi, color vinaccia, le aste delle bandiere trasformate in spranghe
Ecco perch cerco di evitarlo. Soprattutto durante le manifestazioni. Una volta, non lo dimenticher
mai, risalivo il corteo con lo striscione del mio collettivo, correvo e lui si  mosso per bloccarmi, ma
prima mi ha lanciato uno sguardo Era odio, ti giuro Nic, odio autentico, rabbioso, quasi non fossi pi
una compagna, ma il nemico da sconfiggere.  pronto a qualsiasi manovra, qualsiasi ti dico, pur di
sbarrare il passo agli altri gruppi e piazzare in testa lo striscione del suo. Secondo i capetti della sua
specie  cos che si vince nel movimento, non con le idee e la discussione ma conquistando la testa di
un corteo a forza di calci negli stinchi
 S, magari esagero, ma quando  apparso sulla soglia con la casacca blu e laria cospirativa,
ho capito immediatamente che portava guai. Anche perch tua cugina, pure lei Con quella frangetta
sugli occhioni traditori da gazzella, pu rivelarsi pi tosta di un molosso di cemento armato come
Athos: non per nulla  cresciuta in collegio! L dentro, a sentir lei,  la vita della giungla e il carattere ti
salta fuori anche se non ce lhai Per, dopo tre anni di convivenza, le ho ben scoperte, io, le sue debolezze.
 Dovresti saperlo qual  il suo punto debole
 Non  difficile da indovinare, va l che non c bisogno daver studiato Freud.
 Qualcuno potrebbe chiamarlo voglia dintimit A me viene da dire che sei tu, piuttosto, la
sua debolezza!
 Non  una stupidaggine.
 Niente affatto
 Nic
 Insomma, Nic, ti sei mai chiesto per quale motivo si  attaccata proprio a te, un cugino di
secondo grado, con lesercito di cugini veri ed effettivi che si ritrova, soprattutto da parte di madre? Te
lo dico io: perch la guardavi come se meritasse una medaglia al valore per il semplice fatto dessere
orfana, ecco perch. Gli altri la compativano: povera Leni! Senza mamma e senza babbo per colpa di
uno stupido, banalissimo incidente dauto Poi arrivavi tu, il gemello romano, e al, di botto si
sentiva uneroina con la croce di guerra appuntata al petto. Senza contare che le stavi dietro, dagosto la
invitavi in Sicilia, dinverno andavi a trovarla in collegio, le telefonavi ogni due per tre Pare una cosa
da niente, una telefonata, e invece pu essere tanto. Specie se arriva al momento opportuno, tipo un
compleanno. E tu, caro Nic, senza dubbio lo conosci il valore di una telefonata ma non ho intenzione
di ricominciare con questa lagna, perci non allarmarti...
 Eh s, in fondo siete davvero un po gemelli gli stessi occhi color miele di castagno dolci,
Nic, dolci anche quando fate i duri e perfino lo stesso neo sulla guancia destra. Non a caso voglio
bene a entrambi, a Leni e pure a te, anche se mi fai sospirare una telefonata. Ma pazienza! ti perdono
perch devi aver esaurito la tua dose di chiacchiere telefoniche proprio con tua cugina. S, devi averle
consumate tutte allora, quando la chiamavi ogni minuto e lei si era affezionata allapparecchio del
collegio come a un animaletto domestico: era il suo cagnolino. Nero, vigile, lavvertiva di ogni tuo
richiamo Finch un bel giorno  questo forse non lo sai  alza la cornetta e non ti riconosce. Dio
mio! Dallaltra parte del filo, cos mi ha raccontato, non cera pi la tua voce squillante di bambino, ma
quella aspra e incerta di un adolescente. E non molto dopo ecco spuntare il timbro fondo, da uomo.
Questa volta per non si spaventa e pensa: Ci siamo. Se il suo gemello  diventato adulto, questo
significa che pure lei lo  e finalmente uscir dal gabbio per tornare a vivere in un posto normale, in
una casa sua, totalmente sua: la famosa eredit della nonna paterna! Ma allimprovviso dal sempre
pieno del collegio cade nel vuoto, nel silenzio Non le sembra poi tanto normale vivere tutta sola
dentro ottanta metri quadri e cos adesso ci abitiamo in due: una mini-comune. Anzi una
comune-chic, come la chiamano i nostri cari compagni, con un certo disprezzo, perch non  una
catapecchia arrangiata, da studenti, ma una casa degna di questo nome, con mobili di famiglia e
 Ehi! Ti dispiacerebbe lasciarmi qualche briciola di quella crescentina?
 Se  per questo, io posso parlare anche a bocca piena Tu piuttosto non distrarti, perch ci
torno a bomba, ve, ci torno subito!
 Dunque, il ventidue di luglio Athos piomba da noi come un panzer e si capisce subito che non
viene per una visita di cortesia: di sicuro ha qualcosa da chiedere. Qualcosa di politico, perch fra lui e
tua cugina non c amicizia vera. Daltronde per Leni conta solo la relazione politica, non  una che
dopo le riunioni si ferma in trattoria con i compagni, non frequenta quelli del suo gruppo, neppure
Athos e sia ringraziato il cielo, dico io, almeno ogni tanto invece di commentare i Grndrisse si pu
frivoleggiare discutendo di Thomas Mann e, se lumore  giusto, persino dellultimo film di Jane
Fonda! Dunque mi preparo ad assistere a una bella gara, perch Athos ha la faccia dei momenti duri,
ma la durezza di certi compagni a Leni non fa n caldo n freddo, anzi si diverte a fronteggiarli e a
giocare con loro a braccio di ferro, e non importa se magari  impegnata a pestare col cucchiaio di
legno dentro una pentola, come in questa occasione. Siamo tutte tre nel cucinotto, ora, ed  la prima
volta che Athos entra in quel nostro appartamento troppo perfettino. Vedo che struscia una mano
perplessa sulla fronte e sulla zucca pelata  mai stato della banda dei capelloni, il nostro! la natura non
glielo ha concesso  e intanto passa in rassegna il sopra e il sotto, il lavello, lo scolapiatti e le stampe
alle pareti, poi si scuote, appoggia la schiena allo stipite e mi fissa con due occhi che impongono: smamma.
 No, tua cugina non apre bocca Cos me ne vado per i fatti miei, nella mia stanza, e at salt!
Ma non passano neanche dieci minuti che mi richiamano. E Leni, rivolta ad Athos: Di su. Perch
nella nostra mini-comune a due vige la regola ferrea della partecipazione e, dato che la richiesta di
Athos coinvolge anche me, cio lintera comunit, allora il mio parere  dobbligo.
 Credo che non se laspettasse Anzi ne sono certa. Insomma,  inconcepibile per lui: ma
come, una compagna del calibro di Leni, con i controcazzi, che alle assemblee simpone sugli uomini,
da uomo, e che si differenzia dai vari Athos soltanto perch per lei le donne non esistono in nessun
senso  trasparenti!  questa Leni qui si preoccupa di consultare una nullit come me, anzi peggio, una
che si  lasciata corrompere dalle idee borghesi, mescolandosi a certi gruppi femministi che si perdono
in battaglie dopinione come laborto o, udite udite! il lavoro domestico. Assurdo. E infatti per un
attimo se ne resta zitto. Disorientato. E anchio mi smarrisco con lui, perch quella confusione che ha
dipinta in faccia compie un miracolo: il capo dei katanga scompare e al suo posto spunta un ragazzuolo
qualsiasi, grande, grosso e sudato dentro la camicia maoista. E questo ragazzo, quando si decide a
parlare, lo fa con una sorta di cauta rassegnazione: c un compagno, dice, che viene da fuori. Ecco!
penso. Volevo ben dire! Tanto per cambiare ci sar qualcuno costretto a prendere il largo per un po e
quindi cerca un nascondiglio, un indirizzo sicuro e subito mi viene in mente il collettivo autonomo di
Ravenna Ti ricordi il bordello che  successo laggi, durante la campagna elettorale? I compagni
volevano impedire un comizio fascista e quando  intervenuta la polizia hanno improvvisato una
sassaiola,  saltato qualche petardo, alla fine si sono beccati unaccusa di resistenza alle forze
dellordine e disturbo di comizio elettorale. Questo a maggio, ma tu eri gi in Sicilia quando hanno
spiccato i mandati di cattura, intorno al venti di luglio. E poich Athos ha degli intrallazzi con il
collettivo di Ravenna, faccio un logico abbinamento e mimmagino che sia venuto a chiedere per uno
del gruppo. Daltronde in giro, negli ultimi tempi, c una gran moria di gente, e si capisce: per
qualsiasi sciocchezza piovono mandati a raffica e, piuttosto che finire in galera, i compagni scelgono la
latitanza. Un giorno li vedi e il giorno dopo, puf, svaniti. Insomma, l per l ho pensato che fosse una
roba collegata ai fatti di Ravenna. Intanto lodore del cavolo si era sparso ovunque, indomabile come il
fato nelle tragedie greche, e io non riuscivo a capire se era quel tanfo a provocarmi una leggera nausea
o la richiesta di Athos
 Perch ma perch non mi va gi questa pratica che ormai sembra una moda, di aprire la
porta a tutti senza distinzioni. Ti dicono:  un compagno. E tanto dovrebbe bastarti.  un compagno:
parola magica, apriti sesamo! E poi succede come quella volta che, al solito, avevamo messo a
disposizione la casa e il mattino dopo, mentre la macchinetta del caff comincia a gorgogliare, sento
uno strascichio di piedi stanchi e dentro la cornice della porta chi ti appare? Lo sfigato che, due giorni
prima, si era esibito in un lancio di preservativi contro le donne del mio gruppo! In nome dellunit del
proletariato, bada bene. Unit che noi staremmo distruggendo: noi donne schiave dellideologia
borghese che ci avvelena con il cosiddetto separatismo femminista Che non  questincredibile
stravaganza. Significa solo che siamo stufe di pendere dalle vostre labbra e perci ogni tanto vorremmo
dire la nostra senza maschi fra i piedi... una cosa che non digerisci nemmeno tu, confessalo! Vi fa
andare via di testa. Cos che avete paura di perdere, il controllo sulla lotta di classe? O sulle vostre
morose?
 Va l, va l
 Certo che tengo il conto: mica  nuovo lo scherzetto del preservativo! Ai tuoi cari compagni
piace da matti e tu spiegami, se ne sei capace, perch il femminismo  borghese e la goliardia no
 Lascia perdere, Nic, non ho voglia di litigare con te. Non sono di zuffa, oggi.
 E dai! Magari ne riparliamo pi tardi. Adesso come adesso preferisco spicciarmi perci
torniamo ad Athos Che gi minnervosiva con la sua semplice presenza, figurati quando se ne esce
con quella richiesta! Eh no, vorrei rispondergli a caldo. No e ancora no: chiaro? E con il mio veto
potrei chiudere l tutta la storia, perch dentro la nostra comune vige la democrazia partecipativa e, al
contrario di quello che accade in altri posti, il diritto alla parola non  una vuota formalit. Invece
guardo il re dei katanga e dico: Se Leni  daccordo, lo sono anchio. Perch la verit, Nic,  che io
pure mi vergogno a mostrare sfiducia e a tirarmi indietro come se avessi paura. Non  paura, ma vallo a
spiegare! Cos chiedo a tua cugina, per sottolineare la delega di responsabilit: A te sta bene? In
fondo  pur sempre la padrona di casa, per quanto lei si sforzi di dimenticare questa circostanza. Ti sta
bene? insisto, e Leni si stringe nelle spalle e fa cenno di s. Allora Athos butta fuori il sospiro che
aveva trattenuto fino a quel momento, smette di lucidarsi il cranio con la manona aperta a pala e
aggiunge qualche particolare
 Oh, nulla di compromettente. Lo stretto indispensabile. Ma cerano alcuni dettagli che
dovevamo conoscere per forza
 Intanto scopro daver sbagliato previsioni e che il futuro ospite non  uno dei nostrani
lanciatori di molotov, ma un contatto importante. Non  italiano, si fa chiamare Pierre, viaggia con
documenti francesi e lavora con gruppi che operano in Africa e in Medio Oriente. La notizia mi
sorprende e anche Leni storce un po le labbra, perch da operaista convinta non ama il
terzomondismo, la periferia del sistema capitalista non lappassiona e sospetto che trovi un pizzico di
folclore perfino in Che Guevara e Camilo Torres. Perci mi aspetterei un qualche commento E
invece no. Continua impassibile con i suoi traffici culinari, sforna il cavolo, lo porta in tavola e, alla
fine di questo traccheggio alquanto fasullo, mette avanti ununica paroletta: quando? E Athos: domani.
Poi se ne va con la medesima, identica aria di comando con cui  venuto e io mi do della stupida
 Pi che altro mi mordevo le mani per avergli spianato la strada!
 E come vuoi che sia finita  finita che non potendo pi prendermela con lui, me la sono
presa con me stessa. Per esserci cascata di nuovo, per aver taciuto i miei dubbi, per essere stata troppo
conciliante E mi rimprovero di brutto: ma  mai possibile? quando la pianterai con questo modo
sbieco daffrontare la vita, dalla pi banale delle rogne in su? sempre a mediare, a spostare i
problemi Insomma comincio a fustigarmi per le mie colpe passate, presenti e future. Cos non faccio
nemmeno i dovuti onori al manicaretto di Leni e in fabbrica, quel giorno, ci vado in bici, bench il
caldo sia terribile. Sai com lestate, a Bologna. Un sole che si appiccica alla pelle, non  il tempo
giusto per la bicicletta, ma io avevo bisogno di sfogarmi. Spingevo duro sul pedale e, mentre il sudore
mi colava fin dentro le mutande, pensavo a Leni, alla sua certezza che le grandi questioni generali sono
tutto e il resto nulla, e la invidiavo. Non vede altro, lei: rivoluzione ber alles e centralit operaia! Io
invece a ogni incrocio vedevo il tuo ciuffo spettinato, Nic, e allora dovevo ricacciare indietro un certo
tremolio di lacrime sotto le ciglia, perch tu non ceri e io mi sentivo estranea al mondo intero,
alluniversit, alla fabbrica, alla politica e pure al mio moroso. Pedalavo in quel gran bollore
sentendomi addosso tutte le mie pelli, tante, troppe, ma il sole le bucava una a una, passava attraverso
la mia buccia di studentessa-lavoratrice, col trattino, arrivava alla scorza di femminista-comunista, anzi
di femminista-marxista, sempre col trattino, e poi a quella di morosa-quasi-fidanzata, con duplice
trattino
 Come non centra centra, ve, sicuro che centra! Ma lasciamo stare. Il succo del discorso,
Nic,  che avevo la brutta impressione di non essere pi n studentessa n lavoratrice n niente. Ero
soltanto quel trattino l: neutro, piatto, uno spazio barrato, vuoto di senso. Poi finalmente, dopo aver
attraversato mezza citt con il sole fisso sulla nuca, arrivo allo stabilimento della DeA  Donatella e
Arnaldo spa. Scendo dalla bici e, mentre la parcheggio nel cortile dietro il cancello, al! mi frena
accanto la Zaira, anche lei in bicicletta, le cosce al vento perch  una patita della minigonna e se ne
sbatte delle occhiate bavose del caporeparto:  di passaggio, la Zaira. Daltronde alla DeA siamo di
passaggio tutte quante: lavoratrici stagionali, non una vera e propria classe operaia attaccata alla
fabbrica, ma ragazzetrattino come me o donne che non sanno dove sbattere la testa e acchiappano il
primo lavoro che trovano, contratti di tre mesi in tre mesi. Finisco dincatenare una ruota al cancello e
butto l alla Zaira: attenta a te! lo sai cosa succede alle turiste che entrano a San Petronio con le cosce
di fuori? Le incappucciano con un mantellone tipo Ku Klux Klan!
 Non  uno scherzo, Nic  successo davvero. Ma la Zaira ride e io, con la faccia ancora
calda di sole, entro in gelateria, reparto confezioni, e l vado avanti per otto ore filate a trentacinque
gradi sotto zero.  notte quando riprendo la via di casa e non mi tremano pi solo le ciglia, ma le
gambe, i denti e tutto il corpo in ogni suo singolo ossicino. Cos per rimettermi in sesto mi fermo al bar
del Gign.  venerd e dietro il banco c Leni in divisa da proletaria, perch tua cugina crede daver
fatto il salto di classe da quando, ogni fine-settimana, infila il grembiule con la pettorina nera e serve
tartine, sandwich e vinaccio ignorante ai clienti del Gign. I quali, peraltro, ladorano e a loro volta
credono di essere saliti nella scala sociale perch, mentre smadonnano giocando a carte, possono dare
ordini a una studentessa, una signorina di buona famiglia, come il Gign si  premurato di far sapere,
dato che  lunico a guadagnarci da questo ambaradan. Per il suo bar  frequentato bene, ci vanno gli
operai e i comunisti della sezione del Pratello, e a tua cugina piace ascoltare i loro discorsi e ogni tanto
magari metterci una parolina. E anche quel venerd di luglio cerano quattro vecchi e due marcantoni
che discutevano, tra un Dom Bairo e un Fernet, della centralit della dicc, uscita a trionfo dalle
elezioni di maggio, e i vecchi, commentando leditoriale dellUnit, borbottavano tra loro di minacce
golpiste, di strategia della tensione, e uno disse: dopo cinquantanni lombra del Ventidue ci ha
raggiunto, ve che bellaffare. Poi scol dun fiato la sua sambuca e, sbattendo il bicchiere vuoto sul
tavolo, concluse: di nuovo il fascismo e at salt! Io intanto bevevo un caffellatte, che a quellora di
notte mi calma meglio di una camomilla, e controllavo, dentro lo specchio del banco, i due marcantoni
che slungavano gli occhi verso la mia gonna, che pur non essendo corta come quella della Zaira
 Ma va l!
 Ma va l, Nic! Cos questa fissa che t venuta
 Guarda che moffendo. Mica permetto a chiunque di rimorchiarmi, caro te. Anche se a
volte Lo dice pure tua cugina che ogni tanto bisognerebbe prendere aria, alla faccia dei moralisti! La
monogamia non  una virt, parola sua...
 E dai! Per me  diverso A me un moroso basta e avanza, purtroppo.
 S: purtroppo. Perch la teoria di Leni non  affatto sbagliata e avere tanti filarini al posto di
uno ha i suoi vantaggi. Per cominciare,  una suddivisione del rischio
 Il rischio dellabbandono, che altro?
 E bravo, non potrei definirlo meglio: una specie dinvestimento differenziato per evitare
tracolli, insomma c chi differenzia i titoli in borsa e chi gli innamorati  una strategia che dal mio
punto di vista non funziona, ma da quello di tua cugina... Questione di carattere. Di storie personali. E
comunque no... quel venerd non ero passata dal Gign per rimorchiare o farmi rimorchiare, ma per
tornare a casa con Leni, che stacca allincirca a quellora. Volevo riparlare con lei dellargomento, di
quel s che avevamo detto ad Athos e che mi preoccupava, perch da qualche mese a questa parte mi
sembra di non capire pi quando la solidariet verso i compagni  un atto dovuto, un obbligo morale in
un certo senso, e quando invece diventa uningenua debolezza. Ho perso la fiducia totale di un tempo,
forse perch i livelli di militanza si stanno moltiplicando come nei partiti, e c il militante di base e c
il dirigente locale e c quello nazionale e ci sono pure i compagni che per amore dellinsurrezione
prendono i voti e spariscono, diventando monaci di un ordine clandestino, per cos dire. Ma io non
voglio essere manovrata, ho questa paura, e se non so le cose e non posso averne il controllo, non mi
fido. Perci ne abbiamo ragionato lungo la strada del ritorno e io camminavo spingendo adagio la
bicicletta, mentre uno spicchio di luna cittadina scappava dal varco di un palazzo per entrare nel varco
successivo. Era talmente silenziosa la citt! Se ne fregava dei miei scrupoli, e anche il nostro caseggiato
dormiva muto e innocente, senza problemi. Gi allingresso ho lasciato la bici nella rastrelliera, siamo
salite seguitando a bisbigliare, ci siamo buttate sul divano del cucinotto per proseguire la discussione e
la frangetta di Leni brillava sotto la lampada ogni volta che scuoteva la testa per sottolineare un
passaggio fondamentale del ragionamento. Alla fine abbiamo tirato fuori la bottiglia del lambrusco, un
vino pi ignorante di quello del Gign, se vuoi la mia opinione, e che nel mio stomaco, in ogni caso,
faceva a pugni col caffellatte, per frizzava bello rosso, fresco, saporito, e a poco a poco, non so come,
dal futuro della classe operaia e dal destino del mondo siamo scivolate su temi pi a portata di mano
 Niente affatto! No, non abbiamo parlato di te, caro il mio presuntuoso. Magari un tantino
Perch Leni ti vuole bene, ma non sopporta questi tuoi pellegrinaggi estivi e mi  toccato difenderti
 Gi, addirittura. E dato che lei, in quanto orfana, non ha una competenza personale in questo
campo, ho dovuto spiegarle che non basta iscriversi a ingegneria invece che allaccademia darte per
scrollarsi di dosso un padre e ho continuato con la mia lezione di psicologia elementare finch il sonno
non mi ha confuso la voce e la vista, spegnendo la frangetta lucida di Leni. Insomma ci siamo
addormentate tutte due sul divano e quando ho aperto gli occhi, la mattina seguente, quasi non mi
ricordavo pi dellospite in arrivo
 E come no! Doveva essere da noi alle dieci e alle dieci era l, puntuale, spaccando il minuto,
mentre Pedro ringhiava minaccioso nella gabbia.
 Te lho detto: un uomo! Lontano anni luce dai ragazzi delle assemblee e dei collettivi o da
qualsiasi militante nostrano. Una differenza det, se vuoi, ma anche di comportamento, non  serioso
come i barbagianni di Potop e nemmeno fa il saltimbanco tipo Lotta Continua. E poi laspetto, il modo
di vestire, quel fresco odore di lavanda che gli aleggia attorno
 Be, per prima cosa ha fischiato al pappagallo, che si  zittito curvando il becco in un vero e
proprio punto interrogativo: ma chi  lui l? Dopodich si  presentato: Pierre, e ci ha teso la mano
con una gentilezza fredda, senza confidenza. Da ospite, per lappunto, non da compagno. In compenso
arrotondava la erre come un parigino autentico, almeno per quanto ne capisco, e parlava un italiano
abbastanza sciolto: per nostra fortuna, devo dire, perch n Leni n io mastichiamo bene il francese e il
problema della lingua, del resto, non ci aveva sfiorato nemmeno per sbaglio. Un ospite molto compito.
Sportivo e assieme elegante nella sua Lacoste bianca che metteva in risalto il colore della pelle
 Hai presente le vostre olive, le olive meridionali, quando sono ben mature? Ecco, quel colore
l, marrone chiaro con unombra di verde: una sfumatura che a volte lampeggia anche sul tuo viso, Nic,
per su di lui  pi marcata, tanto che al primo sguardo mi  venuto un dubbio. Se davvero  francese,
ho pensato, allora devessere per forza un pied-noir. Un francese dAlgeria. Con quella carnagione non
si scappa, fa pi fede di una carta didentit. Ma i pieds-noirs non sono di destra? Cos mi risulta. E di
conseguenza il pensiero successivo : ma chi ci ha portato in casa quel pazzo di Athos? Ormai andavo
di fantasia Perci mi ammonisco: frena! tieni al guinzaglio limmaginazione e ricordati che sono i
razzisti a generalizzare: a parte il colore della pelle, che ne sapevo, io, di quel Pierre? Era un colono o
aveva subito la colonizzazione? Francese-algerino o algerino-francesizzato? In ogni caso, un altro con
esperienza di trattini! E ti confesso, Nic, che questa pensata risveglia il mio buon umore, anche se non
riesce a sciogliere fino in fondo la prevenzione verso quello sconosciuto che fatico a identificare come
compagno
 Non sapevo e dunque non mi fidavo Stavo in guardia per una specie di doppia diffidenza:
da una parte cera lantipatia per Athos che minfluenzava in maniera negativa, ma daltra parte anche
Pierre aveva, di suo, unaria cos poco familiare! Cos insolita. Se fosse stato italiano, se la sua pelle
non avesse avuto quellombreggiatura esotica, forse sarei stata meno sospettosa, lo ammetto. Eppure, a
voler essere oggettivi, il nostro ospite non aveva niente di eccentrico. Era perfetto. Accurato nel vestire,
tranquillo nei gesti: normale. Normalissimo, pur senza eccedere. In altre parole non aveva quel pizzico
di fasullo che sindovina in certi compagni quando si danno alla latitanza travestiti da impiegati del
catasto, la scriminatura ai capelli e il Corriere della Sera che spunta da una tasca in segno di
affidabilit. Lui, al contrario, aveva il portamento disinvolto di un turista qualsiasi. O magari di un
uomo daffari in giro per fiere. Peccato per che fosse tanto formale Proprio scostante. Un
ghiacciolo. Tant che mentre siamo ancora alle strette di mano, l nel corridoio, non posso fare a meno
di pensare: mmmh mi sa che qui dentro, dora in poi, la temperatura si abbasser di parecchio! E una
conferma ce lho immediatamente, cio non appena, rivolgendomi a tua cugina, mi scappa fuori il
nome tuttintero invece del solito diminuitivo. Una stranezza Ma di fronte a quelluomo, per non so
quale motivo misterioso, mi sembra che abbia diritto alla solennit del nome completo:  Maddalena,
non Leni. E lei non fa una piega Si era infilata un paio di vecchi sandali  tua cugina, che sta sempre
a piedi nudi!  e ciabattava mostrando la casa e indicando allospite il frigo, la macchinetta del caff, il
bagno. Poi gli d due asciugamani puliti, una saponetta nuova e prende su dallo studiolo i libri e i
quaderni che le servono, perch, in prima battuta, labbiamo sistemato l dentro il nostro bel francese
dalla pelle color oliva matura. Di norma gli ospiti provvisori dormono in cucina, sul divano, ma questo
non si sapeva quanto sarebbe rimasto e cos Leni ha fatto uneccezione. Del resto lappartamento, per
quanto spazioso, non  diviso in modo razionale e, a parte le due camere da letto, c solo quello
stanzino, non un granch, considerando che  senza finestre e con la vetrata a scorrimento che si apre in
alto, a pelo del soffitto, uno sfiatatoio affacciato sulla cucina. Diciamolo: il famoso studio  poco pi di
un ripostiglio, una di quelle stanzette di un tempo, pensate per la servit. Ma per Leni, lo sai,  un
luogo sacro.
 Un mausoleo.
 Va l, non venirmi a raccontare che tu insomma che non ti fa nessun effetto! Pieno zeppo
com di foto A centinaia. Sul tavolo, sulla libreria, alle pareti, in cornice, sciolte o dentro pile di
album che dal pavimento arrivano a met muro: la famiglia in assemblea plenaria! E catalogata per non
so quante generazioni: signore e signorine con lo chignon e il colletto di pizzo, uomini in bombetta,
bambini in fila per altezza Ma ce ne sono anche di pi recenti e un giorno o laltro dovresti chiedere
a Leni di mostrartele  dovresti vederle, Nic, davvero, ce n una di sua madre al matrimonio della tua,
gi in Sicilia, e unaltra della mitica Nora, la nonna torinese, mentre, giovanissima, distribuisce il
giornale del sindacato E basta con il complesso dellorfanella! scherzo ogni tanto, ma lei sorride e
lascia cadere, non si sbottona sullargomento. Per  gelosissima delle sue foto e di quel
mausoleo-museo, cio dello stanzino, dunque mi fa specie che abbia deciso di aprirlo allospite
sconosciuto: un segno di vera accoglienza. E lui forse lo intuisce, perch sulla soglia rallenta il passo e
nei suoi occhi gialli  ti giuro, Nic  si accende una scintilla dinteresse, la colgo proprio nellattimo in
cui luccica e si spegne sotto le palpebre. Dopodich entra, mette sulla poltrona-letto il borsello di cuoio
 che, fra parentesi,  tutto il suo bagaglio  e con questo gesto pare che riempia lo spazio per intero. Io
mi faccio indietro, Leni esita, e allora lui torna verso di noi, ringrazia e al, ci chiude la porta sul naso.
Educatamente, per carit. Dolcemente. Ma allimprovviso Leni  tagliata fuori dalla visione della sua
famiglia di carta. Per qualche secondo rimane l impalata, a faccia in su verso la porta chiusa, mentre
un rossore violento le sale dal collo alle orecchie. Bel tipo, ve, borbotto, ma lei si china a sfilare i
sandali e, tenendoli per il laccio, se ne va dritta e muta gi per il corridoio. Nellappartamento cala un
silenzio innaturale. Come se fosse vuoto. Non si sente una voce. Anche in strada i rumori sembrano
aboliti, non c nemmeno un motorino che spernacchi. Poi dalla stanza di Leni filtra qualche accordo di
chitarra, sul terrazzo di fronte la vicina butta un richiamo al figlio che gioca in cortile, dal davanzale si
alzano gli schiamazzi damore dei colombi e io respiro forte: quellassurda tensione si  spezzata. Ma
ormai  ora di andare in fabbrica, anche se  sabato, e, dato che non ho voglia di fare la ciclista,
cammino fino alla fermata dellautobus, dove incontro Zaira, che comincia a gonfiarmi di chiacchiere
sul suo ultimo filarino e sulla Vespa che questo filarino si  appena comprato e su com divertente
correre in collina con la suddetta Vespa, che fra laltro  un modello Gran Sport con la ruota di scorta e
i sedili separati, e cos via cicalando, finch non arriviamo alla DeA e infiliamo il grembiule e i guanti
di gomma per mantecare il gelato, perch ci hanno spostato di reparto, dato che siamo svelte
 Ma no, per una volta la sua parlantina non mi disturba: se  lei a badare allintrattenimento, io
posso occuparmi dei cavoli miei e pensare a te, mio bel moretto, che chiss cosa combini nella tua
Sicilia, e soprattutto a Leni, al suo museo e a quello sconosciuto che ci si  installato con tanta
disinvoltura. Continuo a pensarci anche mentre sono alla macchina e le mani, col passare delle ore,
cominciano a diventare insensibili sotto i guanti, al contrario della mente che lavora frenetica e un po
spaventata e perci, quando finisco il mio turno, prima di uscire scendo in direzione e dal telefono a
gettoni chiamo tua cugina. Non so cosa maspettassi, ma non appena mi risponde la sua voce pacata,
sicura, mi do della sciocca, bofonchio un come va? e metto gi. Poi chiedo a Francesca, la segretaria,
se posso scroccarle un passaggio, dato che abita vicino a mia madre.
 Quella sera avevo promesso di cenare con lei Mio padre era in servizio sulla tratta lunga,
sul treno che da Milano va a Palermo e, quando lui  fuori, io ne approfitto per tenerle compagnia: noi
due da sole  tutta unaltra storia, ogni tanto si riesce perfino a parlare! Dunque Francesca mi lascia
davanti alla palazzina di San Donato e io salgo e trovo mia madre ancora alla macchina da cucire. Il
tinello  buio tranne per la lampada piazzata sopra la Singer. La luce batte sulla sua testa e io mi fermo
a guardarle i capelli radi lass in cima, un cerchietto spelacchiato che si amplia di anno in anno, e come
sempre mi sento rimestare dentro, perch ho limpressione che l, in quel vuoto che si allarga sulla
testa di mia madre, in quel punto esatto, si concentri ogni possibile ingiustizia umana. Cos ho acceso
con rabbia linterruttore centrale e lei ha alzato il capo sbattendo gli occhi. Bona l, ho detto, finisci
tranquilla. E mentre lago picchietta sulle ultime cuciture, io tolgo le stoffe dal tavolo, apparecchio e
intanto le racconto degli esami, il suo argomento preferito, cercando di evitare i temi scottanti, cio le
solite discussioni sulla mia testardaggine, sulla mania che ho di sbattermi in fabbrica quando con il
presalario potrei farcela, naturalmente se vivessi insieme a loro e non con una perfetta estranea: Che ti
manca qui?  casa tua, hai le tue comodit, la tua cameretta, e senza sborsare una lira! Non ha mai
approvato la mia scelta.
 No, non per paura che mi prenda troppe libert Per le chiacchiere della gente, piuttosto: una
figlia che se ne va per conto suo! Senza motivo. A qualcuno potrebbe venire il sospetto ma s, che
abbia qualcosa da rimproverare ai genitori! E allora, non appena si presenta loccasione, scarica la
colpa addosso a tua cugina: Eh, purtroppo, quando c di mezzo una cattiva consigliera
 No no, che centra, tu le sei simpatico! Inoltre studi, sei in pari con gli esami: Un bravo fiol.
Se non ti d credito fino in fondo  per la tua estrazione sociale: Un bravo fiol, ma di unaltra classe.
Ha studiato in sezione, lei.
 Si arrabbia s, ma perch la stuzzichi Perch ti dimentichi, caro il mio Nic, che mia madre 
una comunista figlia di comunisti  non per niente si chiama Idea, un nome che di per s vale un
programma  e dunque non le va gi che il moroso di sua figlia si mescoli con i gruppettari, quegli
extra-sinistri che hanno rovinato tutto. E se io le chiedo: Tutto cosa, mamma? lei a muso duro:
Tutto, e non c verso di strapparle altro. Comunque quel sabato sera, Nic, non ero in vena di
polemiche, perci andavo sul sicuro e la tiravo in lungo con largomento esami. Ma lei, stranamente,
non mi dava corda. Era svogliata, distratta. Mi ascoltava come io ascolto lei quando attacca con i
ricordi di giovent Forse era il caldo, che dentro quella casa  spesso, greve, un gas soporifero che
esala tristezza. Cos ammucchiavo briciole di pane accanto al piatto sforzandomi di escogitare un
qualche trucco per rendere laria respirabile, quandecco, non capisco come n perch, ma il mio
cervello fa unassociazione, scatta un collegamento e dun tratto sono l che prego mia madre  dai, su,
mamma!  di raccontarmi ancora una volta quel vecchio episodio dei tempi della resistenza, quando
aveva nascosto in casa dei partigiani, e mia madre prima mi guarda sbalordita e poi, pian piano, tira
fuori dalla memoria, uno dopo laltro, quei ragazzi  gappisti, combattenti di citt  che una mattina
avevano bussato alla sua porta, mentre per strada transitava un convoglio tedesco: erano entrati in punta
di piedi per tornarsene via, sempre in punta di piedi, qualche giorno pi tardi. Quanti? Quanti giorni
dopo? E la interrogo, Nic, con una curiosit piena dansia, come se quei ragazzi fossero ancora l con
noi, attorno a quel tavolo, vicino alla Singer con la stoffa dimenticata sotto lago
 Eh gi. Proprio a lui pensavo, al nostro ospite. Chiss per quanto sarebbe rimasto nello
studiolo di Leni N lui n Athos lavevano specificato e noi non lavevamo chiesto: si domandano
forse cose del genere? E mentre mi sperdo dietro questi pensieri, mia madre continua a parlare e mi
racconta di nuovo la storia del Tugnoli Franco, comunista di Casalecchio, e di come laiut a mettersi
in contatto con i compagni del Pratello, e poi mi racconta dei bracciali dei Gap che nascondeva sotto il
materasso insieme alle sigarette che, sullAppennino, erano pi apprezzate di un carico darmi,
chiacchiera ma ogni tanto sinterrompe e mi fissa, incredula e felice perch finalmente lascolto con
vero interesse, e per lemozione le viene perfino un po di colore in faccia. Non avevi paura?
mormoro in una di queste pause. E lei: Avevo pi paura del fascismo! Daltronde cera la guerra, non
erano tempi normali. E io sospiro: Neanche i nostri lo sono. Una battuta che mi esce di getto, non
voglio una conferma o una risposta, ma lei immediatamente cambia dumore, di nuovo torna pallida e
arrabbiata: Vueter E adesso sono io che sbotto: Vueter, vueter vueter a chi? Ma lei neanche
mi sente: Questi intelligentoni! Siete proprio bravi a confondere gli altri con le parole, a fare la guerra
al partito e al sindacato, ve che bella guerra! E io: Siamo stati noi a mettere le bombe di stato? Ce li
siamo inventati noi i servizi deviati? Tempi normali, va l! Insomma cero cascata, eravamo alle solite
e dicevo noi solo perch lei diceva voi, per quel suo rossore di prima mi aveva ben stretto la gola,
cos ho chiuso la bocca, le ho dato un bacio e sono scesa in strada, ad aspettare il tram che mi avrebbe
riportato a casa: a casa mia.
 S, lho scelta e per questo  mia.
 Forse
 S forse la voglia di vivere in un modo diverso tutto vero, Nic, per diciamo che
allinizio io ho scelto proprio la casa, lalloggio e basta, e con lo stesso criterio tua cugina ha scelto me:
mi ha selezionato. Te lo ricordi, no? cercava una compagna, per non star da sola ma anche per
dividere le spese, e quando ha saputo del mio lavoro in fabbrica Un punteggio in pi rispetto alle
altre candidate! Eh, caro mio, la convivenza con unoperaia  anche se a met come la sottoscritta, una
quasi-operaia  d lustro politico. Soltanto in seguito ci siamo inventate la comune, tanto per rifare le
bucce alla famiglia. Per ci siamo affezionate cos in fretta allidea che ora come ora, Nic, non saprei
immaginarmi la vita senza i nostri riti comunardi e soprattutto senza le nostre discussioni: certe belle
litigate con tua cugina! Cinsultiamo perfino, perch non  che si discuta solo per sentire il suono delle
nostre voci... ma dal ventidue di luglio la musica  cambiata, altroch se  cambiata! E il primo
assaggio ce lho proprio quella notte, al ritorno dalla cena con mia madre. Era tardi e il tram mezzo
vuoto filava da matto per le strade buie sballottandomi a destra e a sinistra. Avevo la bocca asciutta,
amara come quegli inutili scontri familiari, e speravo di tirarmi su sfogandomi con Leni. Invece entro e
la porta della sua stanza  chiusa: mai successo prima! Tutto  aperto, da noi. Anche il bagno. Non ci
sono chiavi nelle serrature e quando una delle due non vuole essere disturbata  sufficiente che avverta:
non  aria! e tanti saluti. At salt, amica mia. E ora quella porta chiusa! Eh gi, penso: lospite Cos
io pure serro luscio.
 Come quando resti a dormire da me, Nic,  vero ma questa volta non ceri In ogni modo,
anche senza di te, la notte passa e la mattina successiva  domenica, io per mi alzo presto uguale
perch voglio portarmi avanti con lo studio e pian pianino, per non svegliare Leni che il sabato lavora
duro dal Gign e quindi poi fa un recupero di sonno, mi affaccio in cucina. E sorpresa! eccola l,
arrampicata sullo sgabello, che sorseggia il primo caff, scalza ma con una maglietta lunga fino a met
coscia: il massimo che si pu pretendere da una come lei, abituata a dormire nuda e a sgusciare fuori
dalla sua camera senza niente addosso per la gioia dei vicini Anzi, Nic, il mio timore era che facesse
troppo la disinvolta anche in questa occasione, giusto per dimostrare che lei non si lascia condizionare
da nessuno e che vestirsi o svestirsi  affar suo e amen.
 Ma sempre per la vecchia storia del collegio torniamo ogni volta l, alle mille mortificazioni
a cui lavrebbero costretta... Come se a me fosse andata meglio! Avevo un preside al liceo che ci
metteva in fila, a noi femmine, e ci obbligava a stare unora a braccia tese perch lui potesse
controllare, mano dopo mano, dito dopo dito, se per caso avessimo lo smalto alle unghie: a ognuno la
sua repressione, caro mio. Quella domenica mattina, comunque, ti giuro che mi scappa un bel sospiro
di sollievo nel vedere Leni con la maglietta lunga e nel constatare che aveva ammainato la bandiera
della libert del corpo. Per ha un aspetto stanco, la frangia spettinata le piove moscia sulla fronte e il
neo sulla guancia destra  una goccia dinchiostro dentro un gran pallore. Dormito? le chiedo e lei si
porta lindice alle labbra: shhh! indicando la vetrata in alto, aperta sulla nostre teste. E in quel momento
capisco che devo dire addio alle nostre belle confidenze del mattino, alle confessioni che escono facili
facili quando si  appena sveglie, con i gomiti puntati sul tavolo e la tazza del caff in mano. Ora
dobbiamo parlare a cenni, col linguaggio dei sordomuti, per non disturbare lospite rinchiuso nel
mausoleo di Leni. Ma gi lo sentiamo muoversi Fruscii secchi, come di uno che sfoglia il giornale.
Fruscii morbidi, come di lenzuola smosse. Rumori minimi dietro la parete, lingue mute in cucina: mai
la mia colazione era stata pi silenziosa, Nic! Sbadigliavo senza riuscire a scuotermi dal sonno, mentre
dalle tapparelle abbassate filtravano dei raggi tiepidi che, scivolando in basso, si coagulavano attorno
alle mie caviglie. A un tratto il pappagallo, nel corridoio, lancia lallarme, i fili di luce sul pavimento si
spezzano e lospite emerge dallo stanzino dirigendosi verso il gabinetto  asciugamani sottobraccio, ma
vestito da capo a piedi. Nel passare davanti alla cucina, i suoi occhi gialli, da gattone, si posano su Leni
e a questo punto accade una cosa strana: lei si tira lorlo della camiciola sulle ginocchia e lui distoglie
lo sguardo con una rapidit sospetta. Ahi, faccio tra me e me.
 Che vuoi dire, Nic? Spiegati! Queste frasi biascicate a mezzo
 Per carit! Non sognarti nemmeno Da quel lato l  proprio un marziano. Un alieno
scaraventato gi da un altro mondo: insomma, non  uno che ci prova, nossignore. Almeno non alla
solita maniera Niente a che spartire con i vari Athos o certi capetti di mia e tua conoscenza che si
atteggiano a maschi dominanti, per rubare un termine alletologia: maschi superiori con diritto
allharem! Quante volte, di su, li abbiamo visti correre alle assemblee mollando la macchina in mezzo
alla strada, tanto arriva la morosa di turno che posteggia e fa il cane da guardia
 Non sto dicendo che lui l  un santo. No. Un uomo rigido, piuttosto. Con qualcosa dentro che
lo trattiene. Per via della situazione, magari, non discuto. In ogni modo discreto fino al parossismo
 Allinizio, ti giuro, era come se non ci fosse! Sembrava che volesse far dimenticare la sua
presenza pure a noi: contatti ridotti al minimo indispensabile.
 No, il primo giorno si  presentato e stop, non ci ha chiesto nulla, soltanto di ritirare una
valigetta messa in deposito alla stazione te lho detto che era senza bagaglio, col solo borsello ma,
oltre alla valigia, chiede se possiamo procurargli i quotidiani: tutti, specifica, anche il Corriere e la
Stampa. Aveva gi notato che in casa nostra ne circolano pochi di giornali borghesi! Ah, e poi le
tapparelle Ci prega di tenerle abbassate: in altre parole, decreta loscuramento pure per noi. Ma come
dargli torto, con quella grande porta-finestra che affaccia sul balcone e permette ai vicini di ficcare il
naso! E allora vada per loscuramento, tanto pi che il caldo aumentava e non avevamo bisogno di
luce, ma di fresco. In conclusione, Nic, per qualche tempo ci siamo a malapena sfiorati, lui stava in
reclusione totale, io avevo ripreso il turno della mattina, il pomeriggio lo passavo in biblioteca,
rincasavo tardi e con Leni mi parlavo a spizzichi e bocconi cercando di evitare largomento ospite: mi
ero calmata e aspettavo che quella storia finisse. Attendevo e basta. Ma non potevo impedirmi la
curiosit, perch insomma cosa diavolo faceva quelluomo, solo solo, murato per ore in una stanza
senza finestre come una cella? Leggeva? Dormiva? Architettava piani strategici o sfogliava gli album
di tua cugina? Qualcosa doveva pur fare. E se di giorno non lo vedevo, di notte invece sentivo i suoi
passi di l dalla parete: camminava su e gi, su e gi... Dallo studiolo usciva soltanto per andare in
bagno o in cucina a prepararsi un caff e un panino, di regola con formaggio. Prendeva quello che
trovava in frigo e lasciava ogni cosa in ordine, la tazzina o il bicchiere sciacquati e non una briciola sul
linoleum. Una massaia al bacio! Il tuo esatto contrario, Nic.
 Nic, ho visto come fai Per te  normale buttare la biancheria sporca in valigia e a fine
settimana riportarla a Roma, da tua madre! Perfino andare in lavanderia ti pare fatica. E la tua camera,
in quella specie di dormitorio maschile che  il vostro appartamento mica  un caso che Leni non ti
abbia voluto nella sua mini-comune!
 Proprio per questo, ve.
 Va l, va l ne riparleremo
 Insomma tienilo a mente: il nostro bel francese dal colorito meridionale non  uno che si
schifa a prender su lo straccio e la scopa, anzi lustra e d di gomito meglio di me e di tua cugina messe
assieme, anche se non ci vuole molto, non ho difficolt ad ammetterlo, dato che siamo tutto fuorch
due casalinghe modello: pulizia s, ma senza strafare mentre lui, addirittura Pensa che una
domenica  avevo studiato ben bene e per premiarmi ero poi andata al cinema con Leni, ultimo
spettacolo  tornando labbiamo scoperto davanti allasse da stiro, intento a darci sotto con un ferro di
cui noi, le proprietarie, avevamo dimenticato perfino lesistenza! Laveva riesumato dallarmadio a
muro, dove giaceva sepolto in mezzo a vecchie scatole e alle ultime due annate della Monthly Review, e
adesso era l che lo adoperava per rimettere in piega i suoi pantaloni. Con unabilit, Nic! Davvero
dovresti prendere lezione da lui
 Ora esageri, come ti salta in testa non puoi certo accusarmi di essere una patita dei
pantaloni con la piega! Per Ecco, se questo  un effetto della clandestinit, se gli uomini cio
diventano capaci di badare a se stessi nelle piccole cose di ogni giorno soltanto in latitanza, allora forse
bisognerebbe incoraggiarla, ah ah!
 Scherzi a parte, ero piuttosto impressionata. E anche tua cugina. Ma lei pi che altro
apprezzava il ritegno, quel tenersi lontano: due rigidi uguale, ve.
 Non sono matta, Nic Leni ci sguazza dentro i segreti e le segretezze e perci con Pierre era
nel suo brodo, mentre io, che pure non mi ero sottratta e avevo detto di s, ora non riuscivo ad accettare
quelle prove di convivenza con uno sconosciuto, e pi il tempo passava pi minquietava lombra in
cui il nostro ospite sembrava immerso da cima a fondo, la sua totale oscurit. Sar perch io non tengo
la bocca chiusa neanche per deglutire ma chi era quelluomo silenzioso? Da dove veniva? Di quale
gruppo faceva parte? Era davvero un latitante? O un clandestino, uno che si nascondeva non perch
fosse ricercato, ma perch il suo lavoro politico lo spingeva fuori dalla legalit dello stato borghese, per
dirla come la dice Athos? Anche Pierre, insomma, era uno di quei monaci misteriosi votati alla causa
dellinsurrezione? Domande tab, daccordo. Almeno per me. Ma per tua cugina? E a un tratto ho un
sospetto Un dubbio, Nic. Nulla di pi. Ma  brutto, perch ho limpressione che Leni sia a
conoscenza di cose che io non so e questo crea una zona buia, uno squilibrio fra noi che non mi piace
affatto. Cos, per marcare il mio disagio, in presenza di lui continuo a chiamarla Maddalena, un nome
che riempie, non lascia margini di familiarit e pu suonare perfino intimidatorio. In quanto al nostro
ospite cos educatino Be, i suoi gesti da massaia perfezionista ora li guardo da unaltra prospettiva e,
cambiando punto dosservazione, non mi sembrano pi una giusta forma di autonomia personale, ma
un atto di controllo su di s e sugli altri. Mi appaiono innaturali, Nic. Non perch compiuti da un uomo,
 ovvio, ma perch, a osservarli con occhio spassionato, danno la sensazione di essere studiati per uno
scopo diverso da quello che emerge in superficie, pi che cura di s sono un avvertimento: che nessuno
mi tocchi! Una dichiarazione dinflessibile estraneit. Non riservatezza, Nic: estraneit. E dopo aver
realizzato questa cosa qui, mi faceva poi un certo effetto entrare in bagno e vedere il suo bucato sullo
stenditoio Fissavo il boxer e i calzini appesi con la massima precisione e mi chiedevo: quando
conosci aspetto, forma e colore delle mutande di qualcuno, come fai a mantenere le distanze? Quel
briciolo di vita condivisa, quellintimit, per quanto forzata e involontaria, no, non permetteva che
restassimo davvero estranei
 Proprio cos: avevo perso lorientamento, non sapevo pi come comportarmi e limbarazzo mi
procurava una tensione continua simile alla paura. Ma gi una fase si stava chiudendo, Nic, e unaltra
se ne apriva
 Eh s: nuovo round, nuovo gioco. Metti che fosse trascorsa una settimana o poco pi, eravamo
a fine luglio e un mattino, caldo come di norma, ecco il nostro ospite che si materializza in cucina al
momento giusto, ossia mentre il caff esce dalla macchinetta. Non sera mai presentato a quellora E
anche se fa il suo ingresso col solito stile laconico  un cenno del capo invece del buon giorno  
chiaro che sotto sotto cova qualche novit. Infatti, come niente fosse, prende una tazza, laggiunge alle
nostre allineandola in simmetrica e ideale corrispondenza sul ripiano del tavolo e al, siamo alla nostra
prima colazione assieme. Una gran bella colazione. Lui, lei e io: altro che triangolo delle Bermude!
Dun tratto mi sento sgradevolmente sudata dentro il mio pigiama e ben consapevole, per di pi, dei
suoi orli alquanto sfilacciati. E mentre me ne sto l ingrugnita a fumare la sigaretta del risveglio a scatti
nervosi, senza gustarla, di botto la finestra del corridoio si spalanca, una folata di vento attraversa la
casa, ci raggiunge e in un attimo briciole e tovaglioli di carta volano per aria, prendono la fuga e tua
cugina li insegue con le gambe nude sotto la maglietta troppo corta. Allora, Nic, la mia sorveglianza
interna si allenta e, senza nemmeno accorgermene, esclamo in tono di rimprovero: Leni! E ormai 
fatta, perch anche Pierre ripete adagio: Leni, Leni come per prendermi in giro o per assaporare il
suono di una familiarit che prima non cera e adesso  l, nella sua voce. E io, per non sentirla, mi alzo
e vado a chiudere la finestra. Ma quando siamo di nuovo in oscuramento e tapparelle e persiane sono
serrate a dovere, lui se ne esce con una domanda piuttosto strana: Cosa significa dicotomia?
Faticava a leggere i quotidiani, ecco il problema che laveva spinto a uscire dalla reclusione! Aveva
bisogno di un dizionario o di qualcuno che gli spiegasse nel dettaglio certi termini un po gergali:
partito in doppiopetto, rango istituzionale, equilibri pi avanzati Figurarsi Leni! Una richiesta su
misura. In breve: li lascio seduti luno accanto allaltro, con un mucchio di giornali trasferiti dallo
studio al tavolo di cucina, e pedalo fino alla DeA, attraversando la citt senza traffico, meravigliosa e
bollente in quello scorcio di luglio. E mentre manovro la canna del gelato, con il liquido che mi cola
sotto i guanti e gi, lungo il braccio, ripenso a quei due vicini vicini e mimmagino le cose pi terribili:
poliziotti con le armi in pugno che abbattono il portone, Pierre che sarrampica sul tetto, Leni portata
via in manette, scene cos, fantasiose soltanto in parte, incubi, ma con un fondamento di realt.
Insomma, a forza dimmaginazione, mi carico di unansia che mi fa tremare le mani quando, al ritorno,
infilo la chiave nella toppa e spalanco la porta gridando: ehi l, c nessuno? Mi risponde solo il
borbottio del pappagallo. Il corridoio, davanti a me,  un lungo sogno buio, angoscioso, in fondo al
quale si apre la stanza di Leni, spalancata come un tempo. Da quellapertura esce un filo di chiarore e
io mi avvicino esitando a ogni passo e finalmente la vedo, con un libro sulle ginocchia e la luce che
dallalto del comodino saltella sulla sua frangetta come un fuoco fatuo. Stronza, le faccio. Ti hanno
seccato la lingua?
 Oh, il rischio io lavevo accettato, quello s. Non era per me che mi preoccupavo, ma per
Leni. Mi sono sempre sentita responsabile nei suoi confronti, per quanto assurdo possa sembrare.
 A un occhio esterno, Nic
 Hai ragione, chi ci guarda da fuori vede senza dubbio una Leni che scomanda, una direttrice
dorchestra Tutti la vedono cos. Perfino Athos con lei smorza i toni e non ordina, chiede. Tu poi!
Per te non  una ragazza in carne e ossa, ma uneroina da fotoromanzo
 Non  una critica  solo che vorrei dirti quello che, invece, vedo io. Posso? Oh. E allora io
vedo una ragazza sola. Una che praticamente ha smesso di studiare e che per tirar su due lire fa la
cameriera nei fine settimana, perch la rendita della nonna non  questa gran roba da ricconi. E
soprattutto vedo una tipa che si ostina a concepire il futuro in una maniera un po fantasiosa, se mi
permetti, che se lo rappresenta come uninfinita serie dinterventi in fabbrica, assemblee in facolt,
incontri con il comitato tale e la commissione talaltra, riunioni con gli operai, con gli studenti, con i
disoccupati, con i senzatetto Il suo futuro  uno scadenzario di manifestazioni. E noi che odiavamo la
politica di mestiere! non faceva per noi una vita spaccata in ore pubbliche e ore private e al, guarda
come siamo finiti: peggio di un funzionario del picc! Dico siamo, ma almeno, Nic, io ho lambizione
dello studio e tu hai anticorpi in abbondanza, tra poco mi diventerai ingegnere e at salt. Ma Leni  pi
fragile: non ha i nostri ammortizzatori. Per lei nega e finge con se stessa E qui sta il pericolo, Nic.
Perch, come scrive il mio benamato Vonnegut, noi siamo quel che facciamo finta di essere, sicch
dobbiamo stare molto attenti a quel che facciamo finta di essere!
 S, calmati, torno subito a bomba subito subito Di che hai paura, che la pianti qua e ti
lasci con la storia a mezzo? Dunque, ricapitolando: luglio ormai se nera andato, ma non il bel francese
che, al contrario, aveva fatto tana a casa nostra. Non che desse fastidio: un monaco, tale e quale.
Sembrava che non avesse esigenze proprie: non riceveva mai telefonate, non entrava nei negozi, non
usciva se non per brevi momenti, forse per incontrare qualcuno nelle vicinanze, forse solo per
sgranchirsi le gambe compiendo il giro dellisolato, vallo a indovinare. Insomma viveva chiuso
nellidentica, pesante riservatezza dei primi giorni, a difesa sua e pure nostra, per ormai sedeva a
tavola con noi e al mattino, quando andavo al lavoro, era gi in cucina con i giornali appena comprati
da Leni alledicola di sotto. Li leggevano assieme. Lei traduceva, nel senso che sostituiva il gergo
politico o giornalistico con frasi pi semplici, e i suoi piedi nudi sfioravano lorlo dei pantaloni di lui,
sempre in perfetta piega: due complici, erano due complici che avevano trovato unintesa.
 Troppa connivenza, Nic. Non mi piaceva: avevo limpressione che gli regalasse un vantaggio
indebito. E una volta, mentre stavo per chiudere la porta Be, niente di particolare in realt, ma li
sento ridere per unespressione curiosa, che lei non riesce a spiegargli, e la cosa mi fa una tale rabbia
che mi viene voglia di tornare indietro, cos, solo per il gusto di piantarle una ciocta memorabile! Ma
poi penso che grazie al cielo siamo vicini alla data prevista per il viaggio in Grecia e perci quelle
letture sono agli sgoccioli. Finalmente Leni andr via con le compagne e a colazione rimarremo in due
invece che tre. E anche se non salto di gioia allidea di un faccia a faccia con quellospite ingombrante,
ancor meno mi entusiasma la loro alleanza, perci, pur dinterromperla
 Oh, Nic, la stavo perdendo la nostra Leni! Non era pi la mia confidente: il suo sguardo, per
sfuggire il mio, tentava di nascondersi sotto la frangetta
 Cos mi pareva, Nic.
 Magari! Magari fosse stata solo gelosia damica! Ma purtroppo non era una delle mie cavatine
fantasiose, avevo ragione a diffidare e infatti qualche sera pi tardi Era un mercoled, il due di agosto
credo, ed erano le dieci, fine turno. A quellora usciamo dalla DeA come zombie, stanche morte, e
perfino alla Zaira manca il fiato per chiacchierare. La notte era serena e la campagna, attorno alla
fabbrica, pi larga che mai Ma con otto ore di fatica addosso che mimporta del paesaggio! Do
appena una sbirciata alla luna che sale da padrona nel cielo aperto, e gi corro per non perdere
lautobus quando, a sorpresa, vedo la cinquecento di Leni ferma davanti alledificio, le ruote di traverso
contro una banchina. Lei  in piedi e fuma appoggiata al pilastro del cancello. Da lontano sembra un
fuscelletto, persa dentro un paio di pantaloni mimetici stile militare, con tasche e taschine fin sui
polpacci: com, le dico scherzando mentre mi avvicino, che ti sei travestita da recluta? Intanto, man
mano che sbucano fuori, le operaie del mio reparto le buttano un saluto: la conoscono da quando veniva
a picchettare e volantinare alle sei del mattino e un po le danno retta, anche se preferiscono Athos, in
tutta la sua bruttezza. Non perch sia pi bravo, ma perch  maschio e loro si divertono a strizzargli
locchio e non fa niente se poi lo lasciano al palo. In ogni modo adesso non  lorario giusto per le
discussioni, quindi salutano e tirano dritto, una via laltra. Finch, dentro il fascio di luce al neon che
illumina lingresso, non spunta Francesca, reduce da uno straordinario. Con lei tua cugina ha una
simpatia particolare, forse perch  lunica che non ha mai premura   unimpiegata, ve, mica sta alle
macchine! e quindi trova sempre la voglia di fermarsi e di accendere una sigaretta in compagnia. Per 
difficile che discutano di politica, perch Francesca  proprio negata e come si pu ragionare del
potenziale di lotta con una che incarna lo stereotipo della segretaria? Una che dice: interessarsi va
bene, ma fuori dallambiente di lavoro! Il suo interesse di base, per la verit, consiste nel parlar male
dellex marito, che da fidanzati le faceva vedere la luna nel pozzo e nel frattempo le nascondeva le
croste, tant che poi lha mollata con un bambino di due anni. Bel soggetto, va l. E ora s pentito, a
quanto pare, e ogni tanto si presenta col cappello in mano: Questo figlio non cresce bene senza
padre! Lei per non cede e non se lo riprende in casa, nonostante un certo ritorno di fiamma
Insomma anche Francesca esce dal cancello illuminato, entra nella notte e si ferma qualche minuto con
noi, per sfogarsi con due o tre boccate di fumo. Ah, sospira fra un tiro e laltro, meno male che fra
qualche giorno si chiude. Sua madre, che  di Riccione e ha mantenuto un alloggetto in paese, si  gi
trasferita con il bambino e lei non vede lora di raggiungerli. Abbiamo una stanza libera, perch non
venite? Siete invitate tutte due. Ci conto, ve! e se ne va con la borsetta che le balla sulla coscia al
ritmo delle falcate. Ormai non c pi nessuno davanti alla fabbrica. A un ventolino fresco,
imprevedibile, io rabbrividisco di stanchezza e Leni butta la cicca, mi fa: sali, monta a sua volta e
parte a busso. Ma poi rallenta e quando siamo in centro, prima dimboccare la strada di casa, frena
infilandosi in una piazzola vicina alle Due Torri. Rimaniamo l, dentro la cinquecento, a fumare con i
finestrini aperti. Laria  immobile e il caldo concentrato tutto in quel punto, che  dove la citt vecchia
si apre a raggio verso Porta San Vitale, Porta Santo Stefano, Porta
 Non mi perdo, va l, ora ci arrivo Insomma: era venuta apposta per parlarmi da sola a sola e
sera fermata proprio per metterlo in chiaro. Per esitava e, quando simpunta in questa maniera, ti
assicuro che tua cugina pu restare sospesa e zitta per giornate intere!
  il suo modo di chiedermi aiuto, Nic. Ma poi si irrita e lo respinge, se glielo offro. Cos
quella sera ho pensato: stavolta non mi freghi, e non ho aperto bocca. Non lho sollecitata. Anche se
ero molto ansiosa perch, conoscendola, credevo di sapere Fin dallinizio me lero immaginato, ve.
Quellospite intoccabile, con le sue cautele, i suoi mutismi, il suo segreto, doveva trasformarsi per forza
in una tentazione irresistibile, peggio della stanza proibita di Barbabl, da aprire a ogni costo! Cos
pensavo ed ero pronta ad ascoltare. Invece a un tratto savvicina una macchina, a fari spenti. Alla nostra
altezza accende gli abbaglianti e per un attimo ci inchioda prima di sgommare via. Lo stronzo, sibilo.
Magari sperava in una coppietta. Ma Leni ha unespressione! Come chi s preso di spavento e per
far paura a Leni Se ne sta rigida, impenetrabile, e io capisco che ancora una volta rester fuori dal
cerchio della sua confidenza. Forse, Nic, se avessi chiesto Per non lo faccio, e alla fine lei mi dice
soltanto quel poco che  costretta a dire.
 Cio che non parte pi per la Grecia E che s inventata una scusa per giustificare questa
diserzione, perci io dovrei sostenere la sua bugia di fronte al gruppo che ha organizzato la gita: pare
un ordine pi che una richiesta, il tono  quello, e a me comincia a montare il nervoso. Ma, dopo un
attimo, di punto in bianco fa: Secondo te, come si comporterebbe Nic al posto mio al posto nostro?
E io rimango come unidiota. Davvero non me laspettavo che temesse il tuo giudizio!
 S, forse con te avrebbe parlato.
 Ehhh Ma tu non ceri, Nic.
 E dai che nessuno vuole metterti sotto accusa! Non ceri e amen.
 Va l, va l
 Ma s, abbracciami! Consolami. Non ho avuto unestate proprio rilassante... E ancora non ti
ho detto il pi e il meglio!
 Ci sto provando, Nic. Ci sto provando. Dunque Per cominciare mera passata la voglia delle
cosiddette ferie. E non erano le mille pagine di Husserl l in attesa a scoraggiarmi, quanto la
prospettiva di ritrovarmi ventiquattrore su ventiquattro con quei due: sempre in casa, pensavo, sotto i
miei occhi E come se questa faccenda qua non bastasse, non va a scoppiare un altro bordello alla
DeA? Poco prima della settimana di ferragosto, con la fabbrica gi in chiusura
 Allora be, allora succede che era il nostro ultimo turno di notte E non mancava neppure
molto alluscita! Per niente, la Zaira non ce la fa a trattenersi e chiede lo stesso il cambio per andare in
bagno. Magari a te sembrer una roba normale, ma il problema  che non si pu lasciare la posizione
scoperta ai macchinari e ogni volta bisogna aspettare uneternit: in poche parole, lurgenza te la
scordi. Comunque, se dio vuole, il cambio arriva e Zaira scende, perch i gabinetti stanno a
pianterreno, vicino alla direzione. Passano cinque minuti, ne passano dieci e la caporeparto, una
trippona col doppio mento, si mette a gridare ostia di su, ostia di gi e, infuriata come una iena, va a
controllare personalmente. Ma non  colpa di Zaira il macello che trova nei cessi Pare che il
pavimento, che non  mai immacolato, quella notte fosse sporco come uno scannatoio e per terra, in
mezzo al luridume, in quella luce bianca da obitorio, cera una donna che sbatteva la testa
sullimpiantito mentre un flusso rugginoso le colava tra le gambe attraverso la sottoveste. E questa
donna era Francesca, e la Zaira era accanto a lei e, invece di chiamare aiuto, cercava di lavare un po le
mattonelle e un po le ginocchia di Francesca e strofinava, strofinava come una pazza con un
fazzolettino da niente: aveva perso la testa!
 No, nessuno
 Nessuno sapeva che Francesca era incinta. Nemmeno lei. Laborto era spontaneo, Nic, ma il
direttore che fa? insieme allambulanza chiama la polizia! Era molto ma molto seccato, ve, perch non
 previsto che unoperaia si rompa durante la giornata lavorativa, a una macchina pu capitare, ma un
essere umano guai se ha un incidente in orario di lavoro! per il direttore  un affronto personale.
 No, figurati! non  la caporeparto a metterci al corrente, ma una tipa della commissione
interna e noi siamo rimaste alla catena fino alla fine, perch non si poteva piantare a met ogni cosa,
dovevamo chiudere la lavorazione. Io mi sentivo i morsi allo stomaco, un bruciore, una palla di fuoco
che giocava a ping pong nella pancia... E ti confesso, Nic, che quella sera mi sarebbe piaciuto trovare
Leni alluscita, invece non cera nessuno accanto al cancello, solo unafa pesante come piombo e il
lampo blu della macchina della polizia che stava ancora dentro a interrogare la Zaira, poich per aborto
procurato sono da uno a quattro anni di galera. Ma di su, a chi verrebbe in testa di procurare o, peggio,
di procurarsi un aborto nelle latrine di una fabbrica? Era giusto una voglia di accanimento! In
conclusione, me ne torno a casa da sola. E anche l una sorpresa, perch li trovo entrambi nella stanza
di Leni, accucciati sul tappeto, scalzi, lei con la chitarra in grembo, lui nellatto di chi si prepara
allascolto, le labbra scure nel bel viso olivastro: due compagni, due amici, forse due morosi
insomma una scenetta cos intima, un quadro di tale normalit  guarda un po dove va a ficcarsi la
normalit, a volte  che mi scioglie il pianto
 Gi. Mi ritrovo in lacrime.
 Oh no, Leni non piange!  una dura, lei. Una che va dritta al lato pratico E dunque non
finisce nemmeno di ascoltare il mio racconto: nonostante lora, prende su il telefono e chiama un
avvocato amico suo, che si tenga disponibile caso mai Francesca abbia bisogno di una difesa legale. Ed
effettivamente pi tardi, nel mio letto, lidea dellavvocato  un bel sollievo, tant che maddormento
senza problemi. Per poi dun tratto mi sveglio: apro gli occhi di colpo, con lesatta percezione del
sonno che scivola via e si perde Potrei anche alzarmi, ma linerzia del corpo me lo impedisce, perci
mi tengo il regalo di questa lucidit sfinita e resto fra le lenzuola a tendere le orecchie verso le voci di
Leni e di Pierre, che bisbigliano dietro la porta chiusa. Ecco, penso, ce lha fatta:  riuscita a tirarlo
fuori dal suo covo, in senso letterale e metaforico. Oppure  lui che lha attirata a poco a poco verso di
s? E tuttavia non sono in ansia, in questo momento, ma piena dinvidia per i sussurri che dal buio
arrivano fino a me, per quei mormorii accompagnati a tratti da un suono di chitarra e da un canto basso,
trattenuto. Tua cugina cantava, ed era una vecchia canzone di prima del Sessantotto. ho visto un
ragazzo / dai lunghi capelli cos dice la canzone, ho visto un ragazzo ballare da solo, ballare per
strada se un camion passava / lui ritmava e ballava una canzone senza rabbia o pugni chiusi, di
pura malinconia e crudelt poi credo che fosse / l per finire / qualcuno ha paura / lo va a investire
Leni canta e gi sul viale passano le macchine. Ogni volta la luce dei fari saccende fra le traverse delle
tapparelle per spegnersi un istante dopo insieme al rombo del motore, lasciandomi nel petto uno scavo
di ruote. Era leco del grande esodo di ferragosto, quelle macchine correvano verso il mare e
allimprovviso, Nic, mi sei mancato terribilmente e mi sono sentita pi sola e pi orfana di tua
cugina
 Oh s avvicinati, ti prego, abbracciami di nuovo! Ho freddo. Forse perch il sole si  nascosto
dietro gli alberi e questa panchina sta diventando dura
 No, non  questione di sacrificio Sapessi quante estati ho trascorso a passeggiare in centro!
Non ho la tua abitudine alle vacanze: unaltra classe, come dice mia madre. Il vero sacrificio, per tua
informazione,  stato rinunciare al mio moroso Ah, Nic! E a questo aggiungi quel mnage a tre, pi
asfittico di una prigione Anche perch allo scoccare del ferragosto compagni e compagne erano
emigrati verso le balere dellAdriatico, il bar del Gign aveva chiuso i battenti e Leni, senza il lavoro e
senza la politica, come passava le ore? A tu per tu con lospite francese! Inoltre aveva cominciato a
dormirci assieme e questo, per come la conosco,  un segno pericoloso, perch vuol dire che si  presa
una bella scuffia e ormai si fida. E io pensavo: ma di chi si sta fidando Leni? Cos, per non pensarci pi
e salvarmi dalla paranoia, mi sono aggrappata al mio programma: avevo calcolato un tanto di pagine al
giorno e quel tanto ne dovevo fare, non una riga di meno, cascasse il mondo. Novecento e ottantatr
paginone fitte di Husserl da digerire in quindici giorni, senza contare le dispense Mi vietavo di
pensare ad altro e procedevo come un panzer. Per stare sveglia a volte buttavo gi un po di metedrina,
ma solo quando ero particolarmente stanca, non ho il vizio, lo sai, e poi non me lo posso permettere:
davanti allingresso della mia facolt, in via Zamboni, qualcuno ha scritto sballando simpara, e sar
vero, non lo metto in dubbio, ma di sicuro, ve, non simpara Husserl. Quindi niente sballi. In casa per
non mi andava di rimanere Altro che comune-chic! Ormai l dentro mi sentivo in trappola. Murata
viva dentro una bomba a orologeria. E quindi, con le biblioteche chiuse e la fame daria che mi
ritrovavo, non cerano che i giardini Margherita. Caricavo i libri sulla bicicletta e al!
 Proprio qui Spesso proprio su questa panchina. Ci ho letto tutta la Fenomenologia pura e se
non mi promuovono protester con lamministrazione dei giardini, che potrebbe ben fornirci di sedili
pi comodi! Pure per ferragosto ero qua a studiare E tu doveri, Nic? Dove ti aveva portato il tuo
Grand Tour?
 Ohhh!
 Anche Siracusa?
 Ci verr, s, senzaltro. Questanno  andato e pace, ma il prossimo sempre che,
naturalmente... Comunque non mi far unaltra estate sopra una panchina, ci puoi giurare. Gi le cosce
me le sono torturate a dovere su queste stanghe! Eppure Ti assicuro che, nonostante la scomodit,
ero pi concentrata che a tavolino. Leggevo, sottolineavo, prendevo appunti, li ripetevo a mezza voce e
i vecchietti, nel passarmi accanto, ridacchiavano come se mi avessero sorpreso a raccontare barzellette
alle rane. E in questo modo ho tirato in lungo per tutta la settimana di ferragosto e anche per quella
dopo. Parcheggiavo la bicicletta, passeggiavo un po sotto i salici e i tigli per smaltire lodore di
catrame delle strade che avevo attraversato, e poi via con Husserl! A una certora, quando il sole
diventava pesante e la testa iniziava a ciondolare, socchiudevo gli occhi trattenendo fra le ciglia quel
pezzetto di lago dove si specchia lombra delle sponde rocciose, rocce di selenite, un nome che fa
sognare. E il trenta di agosto, dentro questo sguardo velato e sonnacchioso, ecco che vedo venire avanti
le gambe di Leni o meglio i suoi pantaloni in stile militare
 Mi cercava. E non appena arriva alla panchina, sposta il volumone delle Idee di Husserl, si
siede dove sei seduto tu, Nic, nello stesso punto, e prende a dondolare il piede. Nonostante il caldo,
calzava un paio di scarponcini: sempre esagerata, lei! O a piedi nudi o con gli scarponi. Per le stavano
bene, facevano risaltare lesilit della caviglia e io ancora una volta mi stupisco per lastuzia
femminile che si nasconde dietro la sua apparente mancanza di civetteria Ma stiamo al dunque, cio
allo scopo per cui era venuta a cercarmi e che mi comunica senza tanti giri di frase: Sono in partenza.
E allimprovviso eccomi lucida e vispa. Finalmente! finalmente la smetter di tradurgli i giornali e di
chiudersi con lui ogni notte! Avr deciso di raggiungere le nostre amiche in Grecia, penso, e glielo
chiedo con la bocca larga cos di contentezza. Leni si liscia la frangetta sugli occhi, dondola di nuovo il
piede, quindi mi toglie dallillusione: parte per conto di Pierre. Per prendere dei contatti al posto suo.
Al posto di chi? Comincio ad alterarmi di brutto, ma lei replica secca, col suo tono da star delle
assemblee studentesche: Niente di speciale, ve, non c bisogno che fai quel muso. E io, vigliacca,
non ho il coraggio dinterrogarla come vorrei e di farmi dire almeno la destinazione se non lo scopo del
viaggio. Non le ricordo neppure le regole della nostra convivenza: norme fuori moda evidentemente,
scadute come certe scatolette in vendita dal nostro droghiere, superate senza neanche averne discusso.
Ma devo aver messo su una brutta ghigna, perch lei insiste: Miriam, dai star via per quattro o
cinque giorni, non di pi dai! Poi, forse per tenermi buona dato che faccio resistenza, mi allunga
uninformazione fondamentale, cio che al suo ritorno lui se ne andr: fine della storia. E qui, Nic, la
sua voce ha una caduta. La sento proprio mentre si spezza e vibra per una specie di nostalgia preventiva
che la costringe ad aprirsi un poco. Infatti mormora: Avevi ragione, sai.
 Rispetto al paese dorigine del nostro ospite Magari non sono unesperta di mondo, ma non
mi ero sbagliata. Insomma, il nostro francese era algerino! E aveva studiato a Parigi, dove manteneva
la residenza. Per naturalmente non si chiamava Pierre: a Leni aveva detto che, se voleva, poteva
chiamarlo Muhammad, un nome pi vicino al vero perch era quello di un suo zio, famoso eroe del
Fronte nazionale di liberazione, uno di quei combattenti della libert che avevano sconfitto il
colonialismo e conquistato lindipendenza dellAlgeria. Questo  quanto mi riferisce Leni. Ma non
appena mi azzardo a domandarle: E Pierre, lui per chi combatte? mi risponde con un irritante: Per
una causa giusta! E io le dico che non parliamo daltro, noi, che di cause giuste, ma le parole non
hanno corpo, mentre Pierre-Muhammad con i suoi calzini stesi ad asciugare nel nostro bagno ce lha
eccome, e il passaggio dai principi astratti alle persone in carne e ossa, dalle parole alla realt, 
piuttosto complicato. Allora Leni, tormentandosi la frangetta, mi ricorda che sto studiando Husserl e
perci dovrei sapere che luomo non vive mai nella piena realt e cos avanti a rimpallarci le
battute Ma a sera era gi partita e at salt.
 Adesso non agitarti tu, Nic!
 Nic...
 Piantala di pensare a tua cugina! Pensa a me, piuttosto. A me che mi ritrovavo sola, come
avevo temuto fin dal principio, con quel Pierre-Muhammad la cui reclusione mi dava lasfissia: a volte
mi sembrava di dover respirare anche per lui, di dovergli prestare i miei polmoni! E quella notte, nella
mia stanza, soffoco davvero Devo spalancare la finestra per tirare lunghe boccate daria. Finch
allalba, dopo aver raccattato libri e dispense, me ne scappo in fretta ai giardini senza nemmeno far
colazione. E l studia che ti studia Ma era il trentuno agosto, il mio ultimo giorno di ferie, ed era ben
triste passarlo a quel modo, senza il mio moroso e senza la mia amica, in una citt deserta, sbattuta
sopra una panchina dei giardini pubblici peggio di una barbona. Con il sole a perpendicolo tra gli alberi
e per pranzo un panino alla mortadella che trasuda grasso. Deprimente. Cos dimpulso riacchiappo i
libri, pedalo svelta e vado a bussare alla porta di Leni  perch ormai si  trasferito in camera sua, che
lei ci sia o no. Lintenzione era di stanarlo. Volevo convincerlo a uscire con me, almeno quel giorno, e
ad accompagnarmi in trattoria. No,  la risposta, in un locale no, ma una passeggiata assieme volentieri,
a patto che e i suoi occhi gialli, perfettamente intonati alle sfumature della pelle, fissano con
eloquenza la mia chioma
 Be, ecco Mi ero sbizzarrita con lo stick americano, sai, il regalo di Zaira per il mio
compleanno. Non che avessi proprio esagerato, per con quella pasta morbida, simile a un rossetto, mi
ero fatta due mche dargento che, per quanto sottili, non passavano di certo inosservate. Risultavo un
po troppo vistosetta, in definitiva, per andare in giro con uno che viveva con le tapparelle abbassate
notte e giorno. Ma  stato sufficiente spazzolare ben bene i capelli E poi ho portato Pierre a
conoscere Bologna. Avevo voglia che la vedesse. Come un ospite normale. Desideravo che sentisse
lodore delle gallerie e camminasse sotto i portici, che sono il cielo della mia citt, mutevole quanto un
cielo vero, ruvido per un tratto e per laltro levigato, ora basso e incombente da togliere il respiro, ora
alto da dare le vertigini, ora rosso di mattoni ora bianchissimo e pi avanti scuro, col legno diviso in
quattro spicchi, a curve larghe, a spigoli, ad angoli acuti Ed  l sotto che passeggiamo mentre la
luce e lombra sinseguono a gara, e io gli mostro la bellezza dei portici fin quando, nello scendere
verso luniversit, non mi fermo a indicargli il posto dove sono stata picchiata, durante la mia prima
manifestazione contro la guerra del Vietnam. Una manifestazione involontaria in un certo senso, perch
cero capitata in mezzo per puro caso e mi ero fermata a guardare, ma le cose a un tratto serano messe
male, la polizia aveva caricato e io, invece di scappare, dato che mi consideravo una semplice
spettatrice ero rimasta dove mi trovavo. Impalata. A beccarmi la rabbia di quel celerino che alz il
fucile e, apposta, me lo cal qui, sul petto. Un dolore, Nic! E, mentre lo descrivo a Pierre,
allimprovviso arrossisco, perch mi rendo conto della vanteria ingenua nascosta dentro la mia
confessione: gli sto dando le mie credenziali, gli sto dicendo che sono nata alla politica con il Vietnam,
sotto il segno dellinternazionalismo, a differenza di Leni, loperaista, e questo significa che lui e io, in
fondo, non siamo del tutto estranei luno allaltro.
 Dai, non capisci? Cercavo soltanto di estorcergli qualche briciola di confidenza,
uninformazione, niente di pi. E Pierre comprende immediatamente dove voglio arrivare. Siamo
ancora fermi in via Zamboni, io ad accendere la mia solita Marlboro, lui la sua Gauloise, perch gli
piace il tabacco scuro e quella carta saporita che brucia a combustione lenta. Tra i palazzi della citt
vecchia lafa  insopportabile e, quando io finisco la mia tirata internazionalista, lui si toglie la giacca
con un gesto che mi sembra stanco, se lappende alla spalla agganciandola allindice e senza
guardarmi, soffiando il fumo davanti a s, mi chiede se c qualcosa che voglio sapere. Allora ho paura,
Nic, e ingrano la marcia indietro: invece di rivolgergli le domande che ho in punta di lingua, farfuglio
di Leni e del suo viaggio misterioso E lui non si sottrae: Leni, minforma,  andata in Sicilia.
 Le coincidenze, dici bene Mentre tu eri impegnato nel Grand Tour della memoria familiare,
la tua cuginetta bolognese era anche lei in Sicilia, a Mazara.
 Ma perch a Mazara del Vallo ci sono i pescherecci daltura in grado darrivare, se  il caso,
fino alle coste africane. Tunisia, Algeria E ci sono certi pescatori disposti, se si contratta in modo
adeguato, a compiere qualche piccola deviazione di rotta, il tanto che serve a prelevare qualcosa o
qualcuno.
 No Pierre dice prelevare, non portare, ne sono sicura e non so altro, perch subito
dopo  tornato a chiedermi: ti basta? ma senza aggressivit n reticenza, una domanda vera, e io ho
risposto: mi basta, perch l avevo individuato un confine che non mi sentivo di varcare, Nic. E quando
siamo rientrati a casa il telefono squillava ed eri tu, finalmente, ma io ero piuttosto frastornata e, con
tutta lansia che avevo di sentirti, non riuscivo ad afferrare le tue parole che scivolavano via, mi
sfuggivano e dentro lorecchio restava solo il suono della tua voce.
 Forse era la presenza di Pierre, alle mie spalle... Ma, quando riattacco, vedo che  gi tornato
a barricarsi nella stanza di Leni, allora io mi chiudo nella mia e, debolezza a cui non mi abbandonavo
da secoli, mi butto sul letto e, nonostante siano appena le tre del pomeriggio e non avessi mangiato
niente, mi addormento di colpo. Con gusto. Per faccio una quantit di sogni agitati, un mare grosso e
tu sopra una barca con un berrettino bianco da marinaio e dopo un po non eri tu ma Leni, con il
berretto della marina e per i pantaloni mimetici, finch a un certo punto ecco comparire Husserl in
persona, che mi rimprovera perch non ho finito di leggere le ultime pagine delle sue Idee, e io mi
giustifico: quindici, ne avanzano solo quindici, ma lui non mi ascolta e per vendetta d fuoco alla DeA,
mentre alle sue spalle due mascherine, che poi sono Zaira e Francesca, alzano le braccia disperate per
aver perso la fabbrica dove lavorano
 Un sogno profetico, purtroppo. Dalla riapertura si  messa a tirare unaria di crisi
 Cos. Senza preavviso. Ad agosto avevamo lasciato unazienda sana e a settembre, al, ecco
che si parla di licenziamenti. Gi a qualcuna non hanno rinnovato il contratto e anche Zaira  a spasso,
forse per aver spifferato ai quattro venti che si sposa a ottobre  non so nemmeno se  vero o se  una
spacconata  e alla DeA non ne vogliono sposine novelle che dopo un po hanno la pancia tonda e non
possono stare n in gelateria n ai forni e nemmeno alla macchina da scrivere, dato che pure le
impiegate, non solo le operaie, possono finire sul pavimento del cesso, com accaduto a Francesca...
per farti capire latmosfera, Nic.
 Oh, per quanto mi riguarda, tutto regolare: i soliti tre mesi di rinnovo. Il primo di settembre ho
ripreso il lavoro E proprio quel giorno, alluscita, mentre sto aprendo il lucchetto antifurto della bici,
sento qualcuno che mi tocca la spalla. Alzo gli occhi e chi ? Quel mastodonte di Athos!
 No, mai pi visto n sentito dal ventidue di luglio. Sera tenuto alla larga. Per prudenza. Per
evitare... Ma Leni aveva saltato diversi appuntamenti del loro gruppo, perci lui, ora, vuole notizie. E il
buffo  che le vuole da me, figurati, che nel frattempo ho perso le tracce di entrambi i cugini!
 Mi avevi appena chiamato,  vero, ma ti ripeto: gi ero confusa di mio non  che avessi
ricavato grandi cose dalla tua telefonata In ogni modo Athos non era mica interessato a te! E io sul
serio non sapevo niente di Leni, anche se lui sembrava convinto del contrario. Daltronde, se tua cugina
non aveva ritenuto opportuno metterlo al corrente n della sua partenza n di altro, io non potevo che
tenerle il sacco e starmene zitta. Perci gli dico soltanto che  via per qualche giorno e che avrei
riferito, ma lui praticamente si attacca alla mia gonna e mi costringe a procedere a piedi, con la
bicicletta al fianco. Era mezzogiorno, il sole forte, si sudava come in pieno agosto e il suo camicione
blu mostrava sulla schiena un ricamino bianchiccio, perch ha la doppia disgrazia dessere calvo e con
la forfora, lui l. Andavamo pian piano sul ciglio della strada, con le macchine che ci sfrecciavano a
lato. Era ben strano Athos, quel giorno! Intanto mi guardava quasi con rispetto: sera dimenticato delle
mie frequentazioni femministe. Per non sapeva ancora se fidarsi o no e quindi voleva dire, ma non
diceva. Comunque non si trattava di Pierre non lo nomina neppure Stringi stringi, lunica cosa che
viene fuori  che ha ricevuto la chiamata per il servizio di leva e che, non avendo sostenuto neanche un
esame da due anni e passa, deve andare. Allora parti per il soldato? faccio, e lui mi d unocchiata
svelta: Io? eehh e zitto. A questo punto capisco che non si presenter in caserma e che svanir
come gli altri, non so dove e non voglio saperlo. E forse era questo il messaggio che voleva trasmettere
a Leni attraverso me, ma Leni era a sua volta sparita e dunque come potevo riferirglielo? Perch i
giorni passavano e Leni non solo non tornava ma non si sognava nemmeno di darmi uno squillo di
telefono, non per niente  tua cugina
 Va l, va l!
 Mi preoccupavo, logico. Non avrei dovuto?
 Ecco, volevo ben dire E poi cera un fatto. Devi sapere, caro il mio Nic, che cominciavo a
essere imbarazzata forte, perch tutti quanti erano tornati dalle vacanze e la nostra casa,
tradizionalmente aperta a chiunque, dimprovviso era territorio vietato perfino alle mie compagne di
collettivo, che fremevano per una riunione: da me, come dabitudine, perch da me non ci sono genitori
diffidenti, bambini che si arrampicano piangendo sulle ginocchia o mariti che, guarda caso,
pretenderebbero di esibirsi nel lavaggio dei piatti proprio quando siamo riunite in cucina. Questa era la
situazione, Nic, e io non sapevo pi che balla inventarmi per tenere lontani amici e compagni. Perci
traccheggiavo in attesa di Leni  non aveva promesso che al suo ritorno il nostro ospite se ne sarebbe
andato?  e nel frattempo la sera mi piazzavo da mia madre per vedere con lei le olimpiadi di Monaco,
quelle che avrebbero dovuto far dimenticare al mondo i giochi berlinesi del Trentasei Era la speranza
di Brandt, no? Seppellire per sempre il ricordo del nazismo che trionfava perfino nei corpi degli atleti,
meravigliose macchine lucenti in competizione per la gloria del Fhrer e la cinepresa della Riefenstahl.
Io non sono una sportiva, e questo  noto, per Le olimpiadi del riscatto! Volevo vederle. E mi
sembrava normale che pure il nostro ospite volesse seguire tutta la faccenda  alla radio, naturalmente,
dato che Leni  contro il consumismo delle immagini e la tiv noi non ce labbiamo. Ragion per cui
andavo dalla mamma: lei ce lha, anche se di un modello antidiluviano, con lo schermo striminzito tipo
francobollo, e non ha voluto cambiarla nemmeno quando il governo ha annunciato le prime
trasmissioni a colori della storia, in coincidenza con Monaco e in via sperimentale. Ma il picc ha
gridato allo spreco e mia madre, che  un soldatino, si  aggiunta al coro
 Per ubbidienza, ma soprattutto per convinzione sua: anche lo Sputnik secondo lei  un furto a
danno della classe operaia! Spese voluttuarie In queste storie  quasi peggio di Leni. Insomma, per
capirci, non  che quelle sedute in casa di mia madre fossero un gran divertimento! Cos ogni tanto
minfilavo nel bar del Gign, che aveva promesso ai suoi clienti la tiv a colori e voleva rinnovare
apposta tutto larmamentario. In realt pure lui, dopo aver saputo che la sperimentazione sarebbe durata
solo il tempo dei giochi olimpici, non ne aveva fatto di niente. Per alla fine ci ha guadagnato lo stesso,
perch intanto si era sparsa la voce e i compagni passavano e spendevano. In sala cera un fracasso di
gente a qualsiasi ora: maschi e femmine, vecchi e ragazzuoli e perfino bambini non pi alti di una
forma di grana e il Gign stava sempre a sciacquare tazze, la cravatta allentata e di traverso sulla spalla
perch non sinzuppasse dentro il lavandino. Io mi mettevo in un angolo e con un unico caff, sorso
dopo sorso, guardavo quello che mi pareva, senza che nessuno mi disturbasse. A parte certe mugugnate
che il Gign mi piantava a proposito di Leni: La villeggiante! noi abbiamo bisogno e la tua amica sta
in villeggiatura! ve che bella vita. Ma il giorno dopo la vittoria della Calligaris che ha vinto il
bronzo un luned, se non sbaglio, luned quattro settembre, dunque era marted Bene, quel giorno l
io esco dal turno alle due del pomeriggio e questo, per me, non  orario di tiv, cos pedalo dritta a
casa. Metto la chiave nella toppa e ti giuro, Nic, ho un presentimento Fortissimo. Immediato. Forse
per via di Pedro che invece di abbaiare ripete soddisfatto: al, al, al Cos seguo il suono della radio
con un gran batticuore finch non entro in cucina ed ecco  tornata,  proprio lei, con i piedi nudi, le
gambe magre dentro i suoi vecchi pantaloncini tagliati sopra il ginocchio e il neo pi scuro che mai
sulla guancia pallida. Andrei di corsa ad abbracciarla se non mi fermasse con un gesto della mano, ed 
allora, in un certo senso, che li vedo davvero, lei e Pierre, entrambi con la faccia seria, seduti accanto
alla Sony a destra e a sinistra, in una posa analoga e simmetrica: in punta di sedia, con il corpo proteso
verso la voce femminile che esce dal microfono. E che , scherzo, Radio Londra? Shhh, sibila
Pierre-Muhammad, e io di colpo sento quello che la voce sta dicendo e lemozione di rivedere Leni si
confonde con qualcosa daltro, perch allimprovviso scopro che le olimpiadi della riconciliazione sono
diventate le olimpiadi del massacro
 Ho come una paralisi, Nic. Mi blocco. E, cos immobile, ascolto anchio in silenzio.
Dapprima non mi raccapezzo nel bordello delle notizie, ma poi, tra unintervista e una cronaca in
diretta, arriva un riassunto che riordina tutti gli avvenimenti a partire dalle quattro del mattino, cio da
quando un gruppo di terroristi  sei, forse sette od otto, non  chiaro, dice la giornalista o
lannunciatrice o quel che   ha sequestrato la squadra israeliana nel suo stesso alloggio, ammazzando
due atleti nello scontro a fuoco, e il riepilogo va avanti fino alle richieste dei sequestratori, che
pretendono da Israele il rilascio di duecento prigionieri palestinesi e dalla Germania la scarcerazione
dei capi della Raf, la Rote Armee Fraktion. Sequestratori che in questo preciso momento, mentre io sto
col fianco contro il tavolo di cucina e lorecchio teso, sono ancora barricati con i loro ostaggi nella
palazzina numero trentuno del villaggio olimpico in attesa dellesito della trattativa e un giornalista,
dagli studi radiofonici di Monaco, li definisce guerriglieri arabi, un altro li chiama fedayn di Settembre
Nero, sigla per me piuttosto misteriosa, e un altro, a scanso dequivoci, terroristi criminali. Ma chi
sono mi esce in un sussurro. E Pierre-Muhammad mi posa addosso i suoi occhi gialli: Combattenti
della libert. Un commando della resistenza, afferma, grazie al quale il nome dimenticato della
Palestina diventer visibile da ogni angolo della terra. Alla radio la concitazione della cronaca intanto si
 quietata lasciando il posto a un intervallo e, mentre la musichetta della pubblicit riempie la cucina,
finalmente abbraccio Leni, accendo una Marlboro e metto su lacqua per la pasta, perch ho lo stomaco
vuoto, e intanto la sollecito: racconta, dai. Perch Monaco  lontana e io ho urgenza di tornare a
discutere con lei nella nostra solita maniera, litigiosa ma schietta, senza manie di segretezza. Cos era,
almeno, prima che arrivasse Pierre-Muhammad. Ma naturalmente quel tempo  passato, perci, invece
di andare alla sostanza delle cose, Leni divaga, divaga... e parla di Mazara, del grande porto-canale
dove le maree salgano e scendono anche di un metro, della casba, dei suoi vicoli bianchi e delle case
dei pescatori, pi umide delle loro barche
 Per lappunto: il suo Grand Tour. Un viaggio lunghissimo E sul diretto per Palermo, guarda
caso, chi va a incontrare? Mio padre, che  di servizio e la fa dormire nello scompartimento riservato ai
ferrovieri, perch Leni non ne pu pi di binari che corrono sotto i piedi e, malgrado le premure di mio
padre, il rollio del treno le rimarr dentro per lintera durata del viaggio e ancora le batte qua, nelle
tempie. Cos dice e in effetti ha un viso da regina delle nevi, in bianco e nero che ricorda cosa mi
ricorda? Alla fine ci sono: la fotografia della nonna torinese! E a lei piace sentirselo dire,  contenta
dessere la versione moderna di quella ragazza dinizio secolo che distribuiva per strada propaganda
socialista. Intanto per alla radio sono ricominciati i servizi da Monaco
 Comera possibile occuparsi daltro in quel lungo marted nero? Tu ci sei riuscito?
 Ehhh in vacanza  semplice mettere il mondo fra parentesi! Ma io non potevo, ed ero
combattuta tra la voglia di seguire quella specie di radiodramma dal vivo e il desiderio di saperne di pi
sulla missione di tua cugina. Perch ero decisa a chiederle ogni particolare: non volevo che la politica
coperta dei vari Athos conquistasse la nostra casa. Non per diffidenza preconcetta, quella la lascio a
mia madre, che  nata nel picc, cio nella culla del sospetto, e vede ovunque infiltrazioni e agenti
americani: Fuori del partito c solo la Cia, ve. No,  una certa idea della politica che non mi va e
che non voglio favorire, anche se poi... Ma dovevo discuterne da sola con Leni e adesso cerano di
nuovo le trasmissioni da Monaco e il momento era troppo drammatico. Uno spettacolo senza
precedenti! Come senza precedenti era quel sequestro e migliaia di giornalisti lo grideranno tutto il
giorno nelle lingue pi diverse ripetendo fino allagonia le scadenze dei vari ultimatum, le nove e poi le
dodici e poi le tredici e poi ancora le quindici e ancora le diciotto e ancora le ventuno
 E gli intervalli pubblicitari, certo. Quelli non sono mancati, figurati se gli inserzionisti
perdevano loccasione! E proprio durante uno di questi intermezzi lascio quei due e corro dal Gign:
voglio vedere cosa ci passa la tiv. Il bar  al gran completo. Tazze sporche, bottiglie che si vuotano in
fretta. Intanto sullo schermo saccavallano le immagini: il cadavere di Moshe Weinberg sul
marciapiede, il balcone degli ostaggi, la sagoma di un uomo dietro la tendina della finestra, un altro
accucciato con la mitragliatrice fra le gambe La telecamera fruga ogni minimo dettaglio. Poi di
nuovo una pausa. E mentre tutti ne approfittano per fare la fila davanti al gabinetto, dal jukebox
fuoriesce a scoppio la voce di Nicola di Bari: avevo una ferita in fondo al cuore I ragazzi sorridono
spianando la fronte, ma i vecchi protestano col Gign: ehi, di su! perch non vogliono essere
disturbati nelle loro disquisizioni, e c chi grida la sua solidariet alla lotta sacrosanta dei palestinesi e
chi dice: vuoi mettere con il Vietnam? quant bravo il Vietnam, che non usa il terrorismo e non ci
piazza le bombe sotto il sedere! Ma ecco che riprende la diretta: ombre dietro i vetri, poliziotti tedeschi
in bilico sul tetto, atleti che si allenano come niente fosse sul prato di fronte alla palazzina dei
sequestrati, e folla, folla contro le staccionate della zona di sicurezza, folla che preme e tifa come allo
stadio, turisti del brivido che, sotto un sole smagliante, urlano agli agenti appostati agli angoli: gi,
state gi, da questa parte, da quellaltra... attenti! No, ha ragione Leni: non serve vedere, sentire  pi
che abbastanza, cos me ne torno a casa. E siamo ancora una volta in tre ad ascoltare i funzionari
olimpici che, dentro un confuso rumoreggiare di sottofondo, ribadiscono: i giochi devono continuare. E
infatti li sospendono solo alle diciotto. E noi sempre l a fumare e bere lambrusco almeno Leni e io,
perch Pierre-Muhammad ha il vizio delle Gauloises ma non del vino e non ci fa compagnia. Poi
sembra che laccordo sia raggiunto, laereo che porter ostaggi e sequestratori in Egitto  pronto e pure
gli elicotteri e le macchine richieste per il trasferimento. La concitazione dei giornalisti raggiunge il
massimo quando, alle ventuno e trenta, un minibus bianco parcheggia davanti alledificio di
Connollystrasse, la famosa palazzina dei sequestrati, ma qualche minuto pi tardi il minibus torna
indietro e passa unaltra mezzora prima che arrivi un autobus pi grande  verde scuro, precisa il
cronista  che questa volta carica i suoi passeggeri e procede fino alla piazza del villaggio olimpico,
dove due elicotteri stanno aspettando e il trasbordo avviene sotto gli occhi di migliaia di persone tenute
a freno dietro transenne e barricate, poi finalmente, alle ventidue e trenta, gli apparecchi prendono
quota e si allontanano diretti allaeroporto militare, mentre le telescriventi battono la notizia: gli ostaggi
sono salvi! La trasmissione finisce con quella parola, salvi! che per un bel pezzo non smette di
echeggiare nelle mie orecchie. E cos, mentre mi abbottono il pigiama prima di coricarmi, mi viene da
pensare: loro sono salvi, ma io? Io Monaco ce lho nella stanza accanto. Nel letto della mia migliore
amica. Un fatto tanto enorme da apparirmi privo di significato. Irreale. E questa fastidiosa sensazione
dirrealt mi fa voltare e rivoltare tra le lenzuola, cos non mi stupisco affatto quando, la mattina, mi
sveglio ed ecco, sono morti tutti quanti: gli ostaggi, i piloti degli elicotteri, cinque fedayn e almeno uno
dei tiratori scelti che aspettavano nel buio, allaeroporto di Frsten non so che, un nome difficile
 Oh s, Nic, ti prego
 S
 S, abbracciami ancora. Ho bisogno di appoggiare la testa alla tua spalla e di annusarti come
un cagnolino, di avvolgermi nel tuo odore rassicurante Perch il sei settembre, Nic, quando mi alzo,
mi sento senza contorni: svaporata. Come se avessi fumato dieci, venti mariegiovanne. Eppure  un
giorno pieno di luce e la vita a Bologna procede normale. Ma luniversit, dove vado a chiedere
informazioni per lappello di ottobre,  ancora un deserto estivo, perfino in bacheca non ci sono
annunci. Un grumo danimazione lo scopro infine nellaula di storia moderna, dov in corso
lassemblea sui fatti di Monaco. Non molto numerosa. Ragazzi che non conosco e che discutono in
modo disordinato, e la divisione anche qui, come al bar del Gign,  fra chi sostiene la lotta palestinese
contro gli occupanti israeliani e chi sindigna: allora per te va bene la legge del taglione? Sulla pedana
della cattedra sale infine un tipo buffo, che alza le braccia e imita il portavoce del governo tedesco e il
suo garbo teutonico nel chiudere la diretta: Cari signori buonanotte! ci dispiace per lincresciosa
interruzione dei giochi, che sar presto dimenticata! I ragazzi ridono Eppure s, mi dico,  vero, sar
presto dimenticato il cadavere di Moshe Weinberg, saranno buttati nel dimenticatoio gli altri ebrei
morti ammazzati su suolo tedesco, a pochi chilometri da Dachau, durante le olimpiadi della
riconciliazione! E a questo punto, Nic, mi  scoppiata dentro la rabbia e io che sono unebrea in salsa
bolognese, svezzata a prosciutto e mortadella, io che non capisco le appartenenze religiose o nazionali
e vengo da una famiglia che rivendica al massimo la tradizione comunista, sono corsa fuori dallaula,
ho cercato un telefono, ho chiamato Leni e le ho gridato: Se lui si chiama Muhammad, io mi chiamo
Miriam, capisci, Miriam! E sono scoppiata a piangere. Subito lei ha chiesto: Dove sei? non ti
muovere, due minuti e sono l셔
 Oh, Nic, non ho mai aspettato nessuno con tanta impazienza! Nemmeno te. Lho attesa al bar
l vicino e lei  stata di parola, in un attimo  arrivata, ha fermato la cinquecento e mi  venuta incontro
con due occhi ansiosi, forse perch non le avevo mai fatto una scena del genere, mi ha abbracciato e mi
ha tenuto stretta, mentre un omarino in cravatta e giacca impiegatizia, seduto al banco, ci sbirciava con
aria golosa. Allora ho ordinato una camomilla, che secondo mia madre  il calmante universale, poi ci
siamo sedute a un tavolo allaperto, sotto il cielo protettivo del portico, e dopo un po in effetti mi sono
calmata, merito della camomilla o della presenza di Leni, finalmente sola, senza pi intorno lombra di
Pierre-Muhammad. E non le chiedo niente di quello che avrei voluto, ma tiro fuori dalla borsa il
giornale e le mostro la foto che i quotidiani, quella mattina, riportano in prima pagina  hai presente,
Nic? Listantanea del fedayn che si sporge dal terrazzo dellalloggio israeliano, i lineamenti cancellati
da un passamontagna e il busto coperto da un maglione informe a collo alto: non  un uomo,  un
ammasso scuro, unescrescenza allincrocio delle linee orizzontali e verticali del palazzo. Un fantasma
dalle spalle curve, piegate, che sembra incutere terrore a se stesso prima che agli altri. Leni, dico, Leni,
guardarlo mi d una sensazione dasfissia La stessa che provo di fronte al nostro ospite, chiuso
dentro il sudario della sua vita clandestina, e ho limpressione che questo senso di soffocamento, Leni,
si stia diffondendo come una malattia contagiosa e che tutti fra poco soffocheremo, moriremo asfissiati,
ciascuno sotto il proprio passamontagna, ciascuno costretto ad andare avanti, come nella vecchia
ballata partigiana, senza speranza / senza paura / finch la stupida / vita ci dura. No, senza speranza
no, ha sospirato lei. Mai senza speranza. Ma la sento distratta, con due pieghe dure e sofferenti ai
lati della bocca e unirritazione a fior di pelle per gli sguardi che lomarino dalla giacca impiegatizia
continua a lanciarci. Be? gli butta contro allimprovviso, le sopracciglia unite a muro, e a me:
Leviamoci di qui. Lasciamo la cinquecento davanti al bar, dove laveva parcheggiata, e camminando
camminando arriviamo fino alla Montagnola. Non  giorno di mercato, nei giardinetti circolano solo
mamme, bambini e vecchi. Giriamo in lungo e in largo, finch non mi decido a mormorare, sperando
che non suoni come una protesta: Avevi detto che al tuo ritorno se ne sarebbe andato E lei
sovrappensiero, calciando un sasso col suo scarponcino: Quand che torna Nic?
 Anchio l per l non afferro il nesso Per ho pensato:  inevitabile, nei momenti cruciali
spunta sempre lui, il cavalier servente!
 Come ti salta in testa? Non lo dico per gelosia, ve! In questa circostanza poi
 Guarda che non  per affetto che sinteressava, cera un motivo preciso e me lha sciorinato
punto per punto, questa volta, continuando a calciare sassi e a sbirciarsi attorno per tenere sotto
controllo la situazione.
 No, mica  pazza! anche lei si rende conto che la storia di Pierre-Muhammad  durata fin
troppo e che in ogni modo dobbiamo uscirne perci apri le orecchie e ascoltami bene, perch si tratta
appunto della sua partenza
 S, Nic! Il nostro ospite se ne va!
 Adesso, subito subito e so anche litinerario: in treno fino a Roma, poi in aereo a
Palermo
 Gi, combinazione.
 Ed ecco il problema, Nic perch abbiamo un problema Insomma, Pierre non vuole o non
pu usare i suoi documenti per la tratta interna, cos mi ha spiegato Leni: detto altrimenti, sarebbe
opportuno che sul suo biglietto aereo per Palermo comparisse un nome diverso da quello scritto sul
passaporto. Un nome italiano. E pulito, naturalmente. Come il tuo. In sostanza abbiamo bisogno di te
per chiudere questa storia. Lo farai, Nic? Presterai il tuo nome al nostro ospite? Per aiutare la tua
morosa e la tua gemella
 Ohh cos rigido, caro ingegnere?
 Te lo devo dire io, che viaggio meno di tutti voi? Ma lo sai benissimo! Sulle rotte interne
controlli non ce ne sono,  difficile che chiedano una carta didentit Sei proprio un bel soggetto, ve.
Ti preoccupi per i rischi che corri tu e te ne freghi dei nostri!
 Non sottovaluto affatto Per sarebbe un gran gesto da parte tua, Nic. Pensa! per una volta
potresti davvero fare il cavaliere e liberarci finalmente dal drago anche se sono soltanto io a vedere il
nostro ospite come un drago dagli occhi di zolfo, che certo non impersona il male ma forse neppure il
bene, non sono in grado di giudicare, poich tutto  cos ben avvolto in bugie e segreti e macchinazioni
da non permettermi di conoscere davvero n lui n la sua causa  un compagno, ha detto Athos, ma un
compagno-drago che a ogni passo alza attorno a s fiammate di paura. Io non so se Leni le vede queste
fiamme, in ogni caso dille di s, Nic, dicci di s Insomma, lo farai? Comprerai il biglietto? Oh, va l,
sono sicura che lo farai.
la cartolina arriv otto mesi pi tardi, a maggio del nuovo anno, e fu la prima e lultima.
Riproduceva, in colori notturni, lo spettacolo delle torciere giganti di Hassi Messaoud: un cielo
scuro, enorme, spaccato da sottili tronchi incandescenti che saprivano in alto per partorire
primordiali uova di luce. Sul retro, solo una firma: Pierre.
N Leni, a cui la cartolina era indirizzata, n Miriam o Nic, che pure stava per laurearsi in
ingegneria chimica e qualcosa sapeva di raffinerie e petrolchimici, avevano mai sentito parlare di
Hassi Messaoud.
Leni cerc il nome sullatlante e lo trov nel Sahara algerino: unoasi in mezzo al deserto, un
villaggio promosso da un momento allaltro capitale del petrolio. Una citt di camionisti, militari e
ingegneri. Di campi petroliferi attraversati, avvolti, spazzati da un unico suono: il rombo incessante
delle torciere.
Mah, disse Leni. E chiuse la cartolina dentro il libro che stava leggendo.
A settembre dello stesso anno, Miriam Basevi ottenne un incarico a tempo indeterminato presso
il liceo scientifico di Argenta, sezione distaccata di Ferrara.
Quasi si spavent, lei che era abituata a turni di otto ore giornaliere, quando seppe che la sua
cattedra di italiano era di tredici ore settimanali. Settimanali!
Lasci dunque la fabbrica, che le aveva insegnato a lavorare con persone adulte, e impar a
costruire un rapporto con ragazzi pi giovani di lei. Era sconcertante: come passare da soldato
semplice a generale senza un vero perch.
Fu un inverno molto freddo.
Miriam compr una cinquecento di seconda mano  aveva familiarit col modello  e divenne
una pendolare. Tutte le mattine imboccava la statale adriatica in direzione di Ravenna, per poi voltare
al bivio di Molinella. In fondo erano solo ottanta chilometri.
Ogni tanto il tergicristallo non funzionava e lei era costretta a fermarsi lungo la strada per
scrostare il ghiaccio dal parabrezza. Oltre il bordo dasfalto, la campagna vuota.
Un viaggio quotidiano. Perlopi solitario. Che per aveva una sua nascosta utilit: laiutava a
gustare il dilatarsi del tempo, non pi compresso dal doppio ritmo del lavoro e dello studio. Un tempo
sterminato, in cui Miriam saddentrava con una soddisfazione che per ogni mattina, sulla via per
Argenta, sappannava di timore: cera sempre il rischio che la nebbia chiudesse di colpo la visuale e
lei deviasse per sbaglio in un viottolo secondario perdendosi chiss dove, in un mondo sbagliato, di
prospettive inerti. Senza futuro.
Erano anni di migrazioni politiche. I compagni di Firenze andavano a Milano, i compagni di
Milano andavano a Francoforte, i compagni di Roma andavano a Gela, tutti andavano a Torino. Dove
cera la Fiat. E la Classe Operaia per eccellenza. Con la maiuscola.
Leni conosceva Torino solo dalle vecchie fotografie custodite nei suoi album, una citt color
seppia, ignota e familiare. L era cresciuta sua madre e sua nonna aveva insegnato nelle scuole
sindacali, distribuito propaganda socialista e si era opposta alla guerra prima di diventare
crocerossina. Era una citt che in qualche modo le apparteneva. Dunque and a Torino.
Il fiume separava il centro dalle colline ed era una presenza che savvertiva ovunque, un odore
nuovo che Leni fiutava sotto i porticati, dentro gli androni dei palazzi.
Lappartamento in cui viveva con tre emigranti politici, due compagni di Milano e uno di
Modena, era ben diverso dalla sua comune-chic: pi che casa poteva definirsi ricovero. Era un luogo
di transito, una tana per rivoluzionari in attesa dellinsurrezione. Materassi per terra, mobili pochi: lo
stretto indispensabile. Nella sua stanza, Leni appendeva calze e mutande alle traverse di una sedia, che
funzionava sia da attaccapanni che da comodino.
Uno stile spartano.
Ma non era questo il problema. Semmai, la pulizia. Che per i suoi compagni era un concetto
astratto e, soprattutto, unoziosa perdita di tempo. Adesso puliamo, ragionavano, e stasera  gi
sporco: non vale la pena.
Lordine meticoloso di Pierre-Muhammad decisamente apparteneva a un altro universo.
Cara Miriam, scrisse al tavolo di uno di quei caff torinesi dove andava a godersi gli effluvi
della cioccolata calda, eccoti la ricetta dei ravioli del plin. Io non so che farmene Nella cucina del
nostro covo nemmeno tu avresti voglia di metterti ai fornelli.
Daltronde, in quel torrente di politica che la occupava ventiquattrore su ventiquattro,
dimenticava spesso di mangiare. A volte, durante qualche riunione, sentiva un improvviso
mancamento. Oppure era l che parlava e dun tratto le parole scappavano per conto loro, prive di
senso.
Il suo gruppo politico contribuiva alle spese di trasferta dei soli dirigenti maschi, perci per
guadagnare dava ripetizioni private ditaliano, latino e greco. Nelle case degli stessi allievi. Fu cos
che conobbe Torino meglio di quanto le avrebbe mai consentito il lavoro politico. Che poi si riduceva
ad alzarsi prima dellalba per volantinare davanti alla Fiat Rivalta, venti chilometri fuori citt.
Savvolgeva nella lunga, immancabile sciarpa rossa e via che andava. Anche se si era aspettata di
meglio, a dire il vero. I volantini avrebbe potuto distribuirli pure alla DeA e con maggior successo, ma
pazienza.
...
Il movimento non cera pi. Ora cerano i gruppi. Le competizioni ideologiche. Le differenze
strategiche.
E un fuggi fuggi che sallargava a macchia dolio. Chi si ritirava in campagna a fumare
spinelli e coltivare zucchine, chi spariva in Africa o in Sudamerica a inseguire rivoluzioni pi concrete,
almeno a vederle da lontano.
Era passata lallegria dello stare assieme e la voglia di condividere ogni cosa, pubblica o
privata che fosse. Ora si erano moltiplicati i capetti come Athos, capaci di parlare a cento, mille
persone, incapaci di comunicare con una sola. E la violenza era acqua torbida buttata su rapporti un
tempo trasparenti.
Stiamo diventando asociali, scopr un giorno Leni, con stupore. Lei stessa si riparava dagli
altri con un atteggiamento che teneva lontane le donne e intimidiva gli uomini. Le sembrava che
avessero quasi paura ad avvicinarsi per corteggiarla.
Dove abbiamo sbagliato? chiese a Nic, in visita a Torino per pura e semplice (anche se mai
dichiarata) nostalgia di sua cugina.
In fondo lei voleva soltanto essere felice e intelligente e rivoluzionaria: lunica ambizione
ammessa dal Sessantotto in poi. Ma lultima cosa ora rischiava di mangiarsi le prime due. Comera
accaduto? E comera possibile?
Cos la mattina seguente, invece di raggiungere Rivalta, si ferm in stazione assieme al suo
quasi-gemello, che adesso era un ingegnere laureato, e sal con lui sul primo diretto per Bologna.
Tornava a casa.
Sei stata tu ad andartene per prima, disse Miriam. Facile lamentarsi, adesso che toccava a
lei.
Ma Torino  a poche ore di treno!
Treno o aereo se non ci sei, non ci sei.
E Nic?
Oh, Nic!
Poteva star dietro, Miriam, a un eterno moroso, sempre incerto, sempre indeciso, che non
sapeva mai se impegnarsi o no, e fino a che punto? E poi, si sa, le rinunce non fanno bene allamore. E
lei era stufa. Stufa di sacrifici che non portavano a niente. Stufa marcia dellItalia. Un paese dove le
donne potevano aspirare a lavori di seconda categoria, per bene che andasse. E per il resto il
ritornello di sempre, gi messo in rima dalle sue amiche femministe: lavare, cucire / pulire, stirare / per
chi sostiene / che ci mantiene Be, lei era stanca di unItalia cos. Non ce la faceva pi a inseguire
prospettive inesistenti: voleva un progetto lavorativo. La speranza di una carriera. Era pretendere
troppo?
No, disse. Non rinuncer a questa occasione.
Aveva ottenuto un finanziamento per una ricerca da svolgere in un college al di l
dellAtlantico. In Pennsylvania. Una regione di colline dolci, attraversate da un nastro di asfalto che
sale e scende e di nuovo sale verso i monti Appalachi.
Ma proprio laggi, borbott sua madre. Nel paese della Cia
La borsa di studio durava due anni. Miriam per aveva la segreta convinzione che per lei non
ci sarebbe stato viaggio di ritorno. Perci mise in vendita la cinquecento e con quei soldi regal alla
mamma una Singer ultramoderna, a Leni una riedizione del Capitale e a Nic un orologio
semiautomatico. Svuot larmadio della sua stanza: che lei tornasse o no, la mini-comune si
scioglieva. In maniera definitiva. Ma lamicizia non  un esperimento politico, che sinterrompe
quando ciascuno va per la sua strada: meritava dessere celebrata adeguatamente. E dunque
attraversarono sottobraccio lombra dei portici, per andare a ubriacarsi al bar del Gign.
Cara Miriam, scrisse Leni, cosa mangi in quel paese di lotofagi, divoratori di sciroppo
dacero e cibo in scatola?
...
I due anni passarono, Miriam fin la sua ricerca, pubblic un libro e ottenne un incarico in un
altro college pi a nord, vicino al Canada.
Dinverno, nel breve tratto dal suo appartamento al campus, le ciglia si gelavano e diventavano
aghi di ghiaccio piantati nelle palpebre. Un piccolo dolore quotidiano. Ma i privilegi, si sa, hanno il
loro prezzo: e lei era pagata per studiare, adesso! Poteva coniugare i verbi al futuro, nel parlare di s:
io far, io sar. Era eccitante.
S, a volte le pareva di trovarsi davvero nella terra del loto, che annebbia la visione del passato
col semplice incanto del suo sapore.
La camera era quella di Miriam: Nic ci si era trasferito fin dalla sua partenza. Contribuiva alle
spese e teneva in ordine senza lamentarsi.
Chi lavrebbe mai detto, comment un giorno Leni. Sei diventato un vero zitellone.
Ogni mattina, davanti allo specchio, si annodava con cura la cravatta da dirigente aziendale:
un ingegnere-capo, che dava ordini in una fabbrica metalmeccanica della provincia. Ma poi, la sera,
buttava in un angolo le scarpe e, a piedi nudi come Leni, leggeva il giornale sul divano di cucina,
commentava gli editoriali e discuteva con lei di governo, dopposizione, di sindacati e autonomia
operaia. Sul tavolo, un bicchiere spumoso di lambrusco.
Ogni tanto arrivava abbracciato a una ragazza e si chiudeva in camera. La ragazza tornava
tre, quattro volte al massimo, poi spariva definitivamente.
Nic viveva due vite. Una, privata, da studente. Laltra, pubblica, da professionista.
Leni, al contrario, giocava a tempo pieno da studentessa. Non aveva un lavoro, solo lavoretti
saltuari. Precari.
Ma prima o poi
Per in cuor suo aveva rinunciato alla laurea: si sentiva troppo adulta per presentarsi davanti
a una commissione desami.
Soprattutto, non riusciva a staccarsi dallidea della militanza totale. La politica per lei
continuava a essere tutto, bench fosse diventata niente, dato che ai sognatori della sua generazione
erano rimaste solo due possibilit: entrare nella sinistra istituzionale o perdersi, come Athos, il suo
vecchio amico-nemico, in battaglie di sangue. Ma lei non voleva n luna cosa n laltra. E allora?
Cara Miriam, scrisse, ormai sei in America da cos tanto tempo! Riesci a immaginarlo un
ragazzo che muore sotto il portico di via Mascarella?
Venerd. Undici marzo del Settantasette. A Bologna raffiche di pioggia si alternano a raffiche
di mitra.
Gli studenti scappano verso Porta Zamboni. Unautocolonna di carabinieri sbarra loro la via.
Gli studenti tornano indietro.  mezzogiorno e mezzo: un proiettile calibro nove raggiunge il petto di
Francesco. Aveva venticinque anni e studiava medicina.
Sabato, dodici marzo: a Bologna  rispuntato il sole.
Aria fresca con una venatura tiepida, di primavera. Ma la citt respira al chiuso, serrata nelle
case. Anche il mercato della Montagnola  deserto. Alluniversit ci sono i celerini e in piazza Verdi le
barricate. Fumo di lacrimogeni. Incendi. Pompieri in divisa avanzano nella foschia alzata dai
candelotti.
Nel pomeriggio, a tratti, ricomincia a piovere, ma le manifestazioni non si fermano. Cortei.
Gruppi che si compongono e si disperdono, volano in tutte le direzioni insieme ai colombi di piazza
Maggiore.
...
Cara Miriam, i cingolati in via Zamboni non si erano mai visti, neppure ai nostri tempi. 
dalla guerra, ha detto tua madre, che in centro non si sentiva il rotolare delle autoblindo.
S, di nuovo erano tutti in piazza. Di nuovo cera il movimento. Ma le assemblee erano cupe,
senza gli slanci creativi, un po surreali, del Sessantotto. O almeno cos sembrava a Leni. Troppi
ragazzi col passamontagna. Troppe mani che si alzavano a mimare uno sparo.
E, allimprovviso, cominci ad accusare sintomi preoccupanti. Una specie di paralisi alle
gambe. Tremore. Senso di soffocamento.
La sua mente non era pi in grado di controllare il corpo. Una sconfitta enorme per chi, come
lei, aveva fatto della capacit di autocontrollo un punto di forza nella militanza politica.
Ma ora quel suo corpo tanto docile si ribellava. Sudorazione. Brividi. Agorafobia: ansia
relativa a luoghi dai quali  difficile allontanarsi, cos aveva letto in una rivista medica.
E un costante senso di catastrofe imminente: usciva di casa e lassaliva una smania
irrefrenabile che la costringeva a ritornare sui suoi passi, toccare la porta, sfiorare con le dita la
serratura. Gesti compulsivi ai quali dapprima tent di resistere e che poi assecond, quando si accorse
che era pi facile ritrovare la calma se non opponeva resistenza, se cedeva ai riti imposti da un
suggeritore interno.
Panico da abbandono: la sindrome dellorfanella, scherz con Nic, terrorizzato dalla sua
metamorfosi.
S, lei credeva di sapere da quale fonte scaturisse quellorribile perdita di s, ma saperlo non le
giovava affatto. Il male era pur sempre l.
Allora simpose di trovare una via duscita.
Il mito della sua durezza le fu daiuto. Viaggi. Da sola e assieme a Nic. Oppure con amici o
amanti pi o meno occasionali. Riprese a studiare. Si iscrisse di nuovo alluniversit. Sinform,
consult programmi, esamin corsi di specializzazione, pubblici e privati. E per caso scopr la
logopedia.
Riflett sul significato letterale del termine: educazione al discorso. Alla parola. La parola che
vive dentro i rapporti umani, che nasce dalla carne e dal pensiero, che al tempo stesso invoca la
presenza e mantiene la distanza. E che pu ammalarsi. Pu subire distorsioni profonde. Ma pu essere
curata, nonostante tutto. Il compito della logopedia le sembr chiaro: restituire alla parola la sua
funzione di ponte fra gli esseri umani.
Era molto pi di un lavoro o di un servizio. Per lei  donna che aveva superato la soglia dei
trentanni senza generare figli  significava apprendere il movimento della vita e, dopo averlo
appreso, trasmetterlo a sua volta.
Il lago sintravedeva appena dietro i rami, un lampo in basso a ogni diradarsi del bosco. Lass
in cima il sentiero si biforcava e, sulla destra, scendeva in direzione del paese. Stavano rientrando
dopo una passeggiata di circa unora. Nic la precedeva, voltandosi di tanto in tanto.
Alla diramazione, si ferm ad attenderla. La guardava avvicinarsi e Leni vide il suo sorriso, il
busto magro dentro il maglione a collo alto, i capelli scuri mossi dal vento. Bel morettino, lo chiamava
Miriam, un tempo. Era la persona che meglio conosceva al mondo, sapeva tutto di lui e lui sapeva tutto
di lei. Gli fu davanti. Li separava soltanto un rigagnolo, uno spurgo dacqua che veniva gi a dividere
in due il sentiero. Nic accentu il sorriso e le porse la mano. Lei scosse la testa e con un balzo fu oltre.
Lalbergo in paese era a conduzione familiare, poche stanze, pochissimi clienti.
Passarono la sera a leggere in una sala riscaldata dal caminetto, cercando di sfuggire ai
tentativi di conversazione degli altri pensionanti. Nic si concentrava arricciando le labbra in quel tic
che dava al suo viso unaria imbronciata, da ragazzo. Poi qualcuno mise su della musica. Una coppia
inizi a ballare. Una biondina rivolse unocchiata a Nic, che contraccambi. Un attimo pi tardi
dondolavano assieme al ritmo lento di un ballabile. Le guance di lei contro il maglione di lui. Il mento
di lui fra i capelli di lei.
Leni si alz, sal le scale e si chiuse nella sua stanza. Aveva bisogno di respirare. Spalanc la
finestra: entrarono il freddo, il buio e leco della musica.
Rimase l a lungo, pensando agli uomini che aveva avuto, a quel suo modo quasi scientifico di
fare lamore. Un desiderio spesso cieco. Un diritto da esercitare. Punto e basta. Proprio come un
uomo. Pens a Nic e alla biondina che si stringeva contro il suo petto. Pens al moto di sorprendente
gelosia che le aveva fatto scoppiare le vene e spinto il sangue fino allorlo delle unghie. E si chiese se
la conoscenza e la fiducia nellaltro potessero cambiare le forme dellintimit. Se la confidenza potesse
risvegliare anche le emozioni del corpo.
Il freddo era insopportabile. Controll lorologio: mezzanotte passata. La musica non si
sentiva pi, la campagna, il paese, lalbergo riposavano in silenzio.
Nel corridoio risuonarono dei passi. Vennero avanti pian piano. Sarrestarono al punto giusto.
Era lui. Ed era solo.
Aspett qualche minuto. Poi richiuse la finestra e and a bussare alla sua porta.
Era arrivato il momento di rinnovare, pulire, cambiare.
Voleva dare un volto diverso alla casa: meno severo, pi moderno. Sbarazzarsi di alcuni
mobili, comprarne altri. Tra le foto in cornice sceglierne alcune e le altre via dentro gli album e gli
album, a loro volta, via dentro la cassapanca. Alleggerire lo spazio. Conquistare aperture.
Compr anche un letto a due piazze, visto che di l a qualche mese Nic sarebbe diventato suo
marito e la sua vecchia cameretta di studentessa sarebbe diventata la loro camera matrimoniale.
Aggettivo, questo, in cui non smetteva davvertire una risonanza vagamente oscena. No, non proprio
oscena Cosa, allora?
Poi cominci a impacchettare. Sgombrava con la duplice intenzione di selezionare gli oggetti e
far posto agli imbianchini che dovevano dipingere le pareti. Svuot la credenza della cucina. Tir gi i
libri dagli scaffali e li spolver uno per uno prima di sistemarli negli scatoloni recuperati dal
droghiere sotto casa. Aveva quasi finito quando da uno smilzo libretto blu, ben rilegato, scivol a terra
una cartolina e Leni si ritrov a fissare le fiamme bianche di Hassi Messaoud.
Ma guarda, disse fra s.
Aveva la gola irritata dalla polvere, un baffo di sporcizia sul collo, la fronte sudata sotto la
frangia. Il ricordo le pieg le gambe. Sedette sopra una poltrona ricoperta da un lenzuolo e accese una
Marlboro.
Che c stai bene? domand Carolina, la sorella di Nic, in piedi sulla scala per
raggiungere le ultime file di libri.
Era venuta apposta da Roma per dare una mano. Per la verit si trattava di una sorta di
cospirazione familiare: la ragazza era in pieno conflitto con la madre e sembrava opportuno
allontanarla per un po. Cos Leni le aveva proposto: vieni ad aiutarci. La ragazza aveva accettato e
lidea sembrava funzionare, nonostante Nic avesse scarsa confidenza con quella sorella tanto pi
giovane, cresciuta lontano da lui. E nonostante Carolina fosse fin troppo tranquilla, come rassegnata a
una corv. Ma era una ragazza molto attenta alle sfumature dei sentimenti altrui. Una spilungona che
dalla mattina alla sera non faceva che ascoltare musica. E adorava Leni per via del suo talento alla
chitarra.
Che hai e quella cos? insisteva adesso. Era scesa dalla scala per sedersi sul pavimento,
di fronte a lei.
Niente. Solo una vecchia cartolina. In quella confusione non trovava un posacenere, allora
scroll la sigaretta dentro il palmo semichiuso a conca e confess: Per ecco che sia finita
proprio dentro questo libro
Carolina glielo tolse leggendo ad alta voce: Enzo Paci, Diario fenomenologico. Bel titolo.
Che ha di strano?
Non era il libro a essere strano, spieg Leni. Era soltanto un testo di filosofia e di vita
quotidiana. Una piccola opera di un grande maestro. Glielo aveva regalato Miriam, a suo tempo, e lei
laveva letto e riletto. Alcune pagine le ricordava quasi riga per riga. A turbarla era la coincidenza fra
quello che la cartolina significava per lei e quello che il libro diceva.
Tutte le cose, cera scritto nel libro, sono depositi di infinite possibilit. Ogni cosa contiene il
fantasma di ci che non  e invece poteva essere, la fantasia di ci che forse sar o che al contrario
non sar mai e che nondimeno lascia una traccia luminosa di s. Anche se poi, nella memoria di ogni
singola cosa come di ogni singola persona, vibra una musica di sottofondo che resta sempre fedele a
se stessa.
Una specie di base ritmica, annu Carolina, accovacciata ai suoi piedi.
Brava, sorrise Leni.
Una base.
Su cui ciascuno improvvisa a modo suo.
Quinto tempo: 1989, Carolina
Protagoniste
Nadia Cilli, proprietaria di una piccola agenzia immobiliare;
Maria Pia Cilli, barista, madre di Nadia;
Carolina Romano, aspirante deejay, figlia di Isa Mottura e Nen Romano.
Il dialogo tra Nadia Cilli e la madre  riportato attraverso la voce della sola Nadia.
18 novembre 1989, Roma, appartamento nei pressi di viale Libia, ore diciannove.
 Ma sei proprio capocciona! Se fai tanto dalzarti da quel letto, mamma, guai a te: me ne torno
a casa mia. Hai la febbre e non solo non chiami il medico ma pretenderesti pure di sbatterti ai fornelli!
Cosa vuoi dimostrare, che senza il tuo intervento moriremmo di fame? Te la preparo io la minestra,
oki? E ora rilassati, per piacere.
 Sta tranquilla, pap  davanti alla televisione e quando si mette in pantofole, col
limoncello
 No che non ho impegni stasera! E anche se li avessi, tu hai la precedenza, mamma. Per
dimmi la verit: da quant che stai cos?
 Due giorni? E solo oggi ti sei decisa a correre ai ripari? Quando dico che sei capocciona...
Lavori troppo e non hai pi let, quel bar  diventato un peso: dovresti mollare, ogni tanto. Non sei
mica obbligata a stare al chiodo giorno e notte
 Oddio ma, e allora mi spieghi a che ti serve Graziella? La paghi una cifra E va bene che 
una posapiano, ma dopo tanti anni conosce a memoria le necessit del locale, sa come sostituirti e se tu
le lasciassi un po di autonomia forse la smetterebbe di sprecare il tempo a limarsi le unghie dietro il
bancone  spettacolo, tra parentesi, non bello da vedere. Invece, ogni volta che passo,  l che sbadiglia
e si fa la manicure mentre tu, da quanto ti agiti, sembri la sua dipendente e poi ti stanchi,  logico, e
attorno alle labbra ti viene quel colorino giallastro che non mi piace neanche un po Ma gi, la tua
mania del controllo! Sorveglianza totale, minuto per minuto. Ne so qualcosa, io.
 Adesso non te la prendere, ma
 Per una battuta che mi  scappata di bocca! Credimi, non voglio rinfacciarti un bel niente di
niente: a trentanni suonati lho superata da un pezzo la fase del processo a mamma e pap. E poi non
sviare il discorso... non potevi dirmelo prima che hai linfluenza? Cos, non volevi disturbare?
  da mercoled che sono tornata, potevo benissimo venire a darti una mano
 Oh, cara la mia mammina capocciona che si preoccupa per me! Hai proprio ragione, non 
stato un viaggio facile, anche se al momento, quando lho deciso, m sembrata una buona idea:
loccasione giusta, la compagnia giusta Invece  stata dura. Ma questo non significa che non possa
occuparmi di mia madre. E infatti sono qui, vedi? ai tuoi ordini. Ti serve qualcosa di particolare? Vuoi
che ti legga i giornali?
 Come preferisci se  questo che desideri
 Be s, me laspettavo.
 Che mi chiedessi di Berlino  stata una partenza cos di fretta, lo sapevo che ti avrebbe
messo in agitazione!
 Mica potevo dilungarmi per telefono Ma ora, se prometti di restartene a letto buona buona,
ti dir tutto.
 S, tutto. Basta che non prendi quellaria solenne da interrogatorio  riconoscibilissima, sai 
come se dovessi strapparmi chiss quale segreto. Proprio non riesci a perderla questabitudine, vero? Ci
hai fatto il callo s da quando ero una pischelletta di neanche sedici anni e gi mi acchiappavi:
Vie qua, adesso ci sediamo attorno a un tavolo, tu e io. Una di fronte allaltra, faccia a faccia.
Mettevi su un bel tribunale e a me non restava che dire s o no. S, signor giudice. No, signor giudice.
Mai che potessi difendermi come si deve. Dillo, ma: a te interessava soltanto quel s o quel no!
Tenermi sotto stretta sorveglianza... E per il resto potevo parlare una giornata intera, chi mi dava retta?
tu no di certo.
 Seeh Forse in due occasioni mi sei stata a sentire, non di pi. La prima quando ti ho detto
dellagenzia immobiliare, cio che intendevo impegnarmi nel settore  e in questo caso si trattava di
quattrini, mi hai prestato attenzione per forza. La seconda no, non me la ricordo una seconda volta.
Perfino quando ti ho confessato di essermi innamorata di Anita, perfino in quel momento sembrava che
non mi ascoltassi. I tuoi occhi, ma, mi passavano attraverso come se fossi il fantasma del Portico
dOttavia! Ero sfuggita alla tua custodia, confermando i dubbi peggiori perch tu un dubbio su di me
lhai sempre avuto, perci non mi perdevi mai di vista ed ecco il castigo: una mamma sorda e muta.
Mi punivi tenendomi a distanza
 Ma non  vero! No e poi no, io non volevo affatto sottrarmi. Al contrario Non capisci?
Quella confessione era un modo di affidarmi a te, di dirti: vedi, tua figlia non ti nasconde nemmeno un
soffio, uno spizzico, niente Mi ero aperta perch credevo che avresti apprezzato la mia sincerit.
Invece avrei dovuto intuirlo che quella faccenda l non la volevi sapere, che preferivi chiudere le
orecchie e pure gli occhi piuttosto daffrontare largomento, non negarlo, lho capito quando a muso
storto e di punto in bianco mi hai rimproverato: Non puoi tenertele per te le tue cose, devi proprio
sbandierarle a destra e a manca? mentre io, per la verit, non le stavo sbandierando, le stavo dicendo
a mia madre!
 Come no, te li riconosco i tuoi meriti, non dubitare. Anche se allinizio hai sbarellato di
brutto: Dove ho sbagliato, ti disperavi e anche il pap Ti ricordi quando ha cominciato a
presentarmi uno dopo laltro i figli dei suoi amici? Per mettermi in pista, si giustificava.
 Oddio s, adesso ci rido
 Be, diciamo che alla fine vi siete rassegnati allidea
 Oh, mamma, lo so che avevate paura per me, perch il mondo  cattivo e cambiarlo  difficile
e la mia scelta vi pareva una condanna. Altro che inserimento sociale! Per bene che mi andasse,
secondo voi ero destinata allemarginazione in tutti i campi, lavoro compreso. Pap me lo butt in
faccia chiaro e tondo: Ah  cos? allora scordati il successo! E poi ci tenevate tanto a tirarmi su a
regola darte, a far vedere agli altri la vostra bravura! Il mio unico dispiacere, oggi come oggi,  che
non potete pi vincere loscar dei genitori perfetti.
 Non sto facendo la spiritosa mi chiedo solo perch dobbiamo rivangare il passato, sar per
colpa di questo viaggio Comunque sappi che ti sono grata, ma sul serio, mamma: se durante la
malattia di Anita non avessi avuto il tuo sostegno! Insomma, nel bisogno vi ho ritrovato tutte due, sia
te che il pap, e davvero siete stati bravi, bravissimi, fantastici, non ve lo ripeter mai abbastanza. Ero
cos spaventata... In realt non sono quella roccia che vimmaginate. E anche nei vostri confronti, sai,
mi sentivo in difetto non una ma due volte: perch mi ero innamorata di una donna e poi perch era una
donna grande, con tanti anni pi di me. E qui sbagliavo, per fortuna, perch questa differenza det,
invece di spaventarvi, vi dava fiducia: siete cos concreti, voi! e Anita almeno non era una ragazzetta
senza esperienza ma una persona solida, che aveva un buon impiego, unottima reputazione e non stava
a gioca come sottolineava Graziella per venirci in aiuto, perch devo riconoscere che lei si 
schierata subito dalla nostra parte. E in seguito, nel periodo pi brutto della malattia di Anita, saliva
ogni mattina, povera anima! a portarmi un cornetto caldo, giusto per farmi cominciare la giornata con
qualcosa di buono.  merito suo ma soprattutto vostro, mamma,  merito tuo e del pap se dopo un
anno riesco a dormire senza aver paura dei sogni anche se il dolore  sempre qua che scava
 S, fino a qualche giorno fa mi ero illusa: credevo di aver smesso di guardare indietro, verso
ci che  stato e dunque fai bene, ma, a chiederti il motivo di questa mia partenza, di questa smania
per cui tutta un tratto mi sono precipitata a Berlino
 Non ce lho una spiegazione. Ma se pensi a quanto Anita desiderava che conoscessi la sua
citt, che la visitassi assieme a lei! E le occasioni non mancavano di sicuro, dato che suo figlio 
cresciuto l, col padre, e lei andava a trovarlo regolarmente.  vero che quando ci siamo incontrate non
era pi un bambino Era un uomo. Un uomo della mia et. Per Anita continuava lo stesso con i suoi
viaggi, paro paro, come se lui fosse ancora un pupo bisognoso di carezze, e ogni volta era una lotta,
perch cercava di convincermi ad accompagnarla, insisteva e pregava, ma io niente, trovavo sempre
una scusa: finch stata viva non ho mai messo piede a Berlino. E ora che Anita non c pi, ecco che
parto in un minuto. Sembra quasi un dispetto.
 Mah. Diciamo che  stata una combinazione colta al volo, mettiamola in questo modo.
 Forse
 S, forse  soltanto cos che si prendono certe decisioni. O magari, pi semplicemente, mi
sono lasciata contagiare da una pazzia collettiva. Niente di strano, per la verit: tutto il mondo voleva
andare a Berlino lo scorso fine-settimana! Figurati che mi sono dovuta sorbire diciassette ore filate di
treno perch in aereo non si trovava un posto libero che  uno e mi sa che parecchi sarebbero andati a
piedi pur di dare una spallata personale al muro e di conquistare ununghia di calce o magari una
scheggia di mattone, qualcosuccia, un ricordino da esibire al ritorno!
 No, non da sola senza un supporto non avrei avuto la forza Sono partita con una ragazza.
 Una cliente, non la conosci.
 Carolina
 Certo che ce lha, un cognome: Carolina Romano.
 Siamo in trattative per un appartamento Ma che fai, ricominci con i tuoi interrogatori?
Lascia che sia io a parlare, senn mi levi la fantasia! Possibile, mamma, possibile in realt tu non
vuoi affatto ascoltarmi, nemmeno ora Sei sempre la stessa: tu vuoi, tu pretendi delle informazioni,
ma che siano limitate, per carit! Circoscritte. I titoli di un notiziario, delle didascalie: ecco quello che
vuoi. Al resto preferiresti passarci sopra! E se sbaglio, chiedo scusa.
 Oddio, mamma!
 S! S, per una volta mi piacerebbe sfogarmi fino in fondo, senza misurare le parole col
bilancino, me lo permetterai, ma? Sono venuta anche per questo Perch non so bene cosa mi sia
successo, davvero non lo so, ma, non appena ho sentito la tua voce al telefono, m scoppiata dentro
una gran nostalgia e una voglia matta di sedermi attorno a un tavolo con te, non pi per obbligo o per
dire s e no come quando ero pischella, bens proprio per questo bisogno di confidarmi e spiegarti per
filo e per segno quello che provo e finalmente capire, perch mi sembra di non averlo ancora capito
abbastanza, come mai allimprovviso ho piantato tutto quanto, agenzia, amici e clientela, per fiondarmi
a Berlino, quasi fosse un dovere che mi spettava... ma naturalmente il dovere non centra  stato uno
slancio, mamma. Un impulso irresistibile. E del tutto imprevisto, perch venerd scorso, cio il venerd
della scorsa settimana, per me era un normalissimo giorno lavorativo, ero ben lontana dal pensare a un
qualsiasi viaggio e solo per combinazione avevo appuntamento con Carolina in via dei Coronari:
dovevo mostrarle un monolocale ammobiliato che pensava di prendere in affitto...
 Che timporta come lho conosciuta ma se vuoi saperlo, oki: a casa di un architetto, altro
cliente mio. Poi ceravamo perse di vista e ci siamo incontrate di nuovo a cena da amiche comuni, dove
me lhanno presentata come la figlia di uno scultore molto in, molto di moda
 Ventisei anni o gi di l, credo Per un fisico da adolescente: lunga lunga, magra magra,
con un viso pulito, senza trucco. Caruccia. E quando sorride  una specie di rivelazione, mamma,
perch scopre uno spazietto, un piccolo vuoto tra gli incisivi superiori e il suo sorriso dun tratto
diventa intimo, quasi commovente
 Oddio ma, cosa dovrei nasconderti? Se non ti ho mai nascosto nulla! Perch dovrei
cominciare proprio ora che sono grande e vaccinata?
 Il problema, con te,  che non riesco a parlare in modo normale, te ne rendi conto? Mi
costringi a stare sempre sulla difensiva
 S, a pesare ogni sospiro! Ma ora basta, per favore: se vuoi che ti racconti di Berlino, non
spingermi fuori strada. Dove eravamo?
 Oki, venerd... una giornata che comincia di corsa e prosegue a rotta di collo... Ma per te,
mamma, cercher di riacchiapparla passo dopo passo. Dunque. Dovevo vedermi con Carolina verso le
dodici ed ero in ritardo, perch al solito mi era toccato inseguire mille altri clienti e non puoi
immaginare, ma, quanto siano terribili certuni, stanno l col metro spianato a calcolare ogni spigolo e
per trascinarli fuori ci vuole largano, cos arrivo in via dei Coronari col fiato grosso, scusandomi, ma
lei ha unaria gentile, forse un filino impaziente, in ogni modo mi ha aspettato, quindi mi calmo. Poi la
guido su per le scale. Siamo nella vecchia Roma papalina, il palazzo non ha lascensore e a ogni
pianerottolo dai finestroni ad arco, senza vetri, ci cade addosso un fascio di luce tiepida: pi che a
novembre sembra dessere ad aprile, con uno di quei solicelli da godere davanti a una tazza di caff, in
un bar allaperto, altro che rogiti e contratti daffitto! Perci sbottono la giacca e vado su svelta,
sentendomi pi libera a ogni gradino: sono al mio ultimo appuntamento. Cosa, peraltro, abbastanza rara
dato che il venerd, di solito,  un giorno fitto dimpegni, e in questa stranezza avrei dovuto riconoscere
la zampata del destino Ma l per l non ci faccio caso, apro la porta e lei simbuca dentro, avanza di
qualche passo e si ferma con un sorrisuccio sforzato, tipico del cliente morso dal dubbio. Nasconde le
mani nelle tasche del giubbotto di jeans imbottito in finto pelo color fucsia e non sa dove posare gli
occhi. Allora, per incoraggiarla, spalanco le persiane.  un appartamento luminoso, affacciato com
sullo slargo di San Salvatore in Lauro che spezza lo stretto rettifilo di via dei Coronari. Un cliente
normale se ne accorgerebbe subito, ma lei non d segno e invece di fare quello per cui  venuta, cio
vedere lalloggio che le sto proponendo, si accosta alla finestra e guarda gi. Santa pace! penso. Qua
rischio di perderci le ore. Ma a questo punto lei tira fuori un vocino emozionato e, con questo tono
disarmante, mi spiega che non ha mai avuto una casa Una casa sua. Con relativi obblighi e un
contratto da firmare, addirittura: quasi un suggello, la ratifica burocratica dun passaggio di vita che la
mette in ansia. Come se dovesse affrontare il mondo a mani nude, dice.
 Ma perch fino a questo momento  vissuta con la madre! ben protetta e senza
responsabilit
 Loro due, s, sole solette. Il padre lo vede una volta a settimana. Quando c.
 Ah, lui  un personaggio! Uno che va sui giornali perfino su certi rotocalchi Ti ricordi
quando Confidenze spar in copertina i primi divorziati dItalia? Be, pure l.
 Una storiaccia antipatica, come no: la gente non era abituata
 Oddio, oggi Ma allepoca i separati  che gi erano dei peccatori  in pi passavano per
strani! E la reputazione sattaccava anche ai figli, tant che Carolina, prima dentrare a scuola, doveva
farsi una flebo di coraggio. Era lunica in classe, anzi in tutto listituto, con i genitori cos scombinati 
uno di qua, laltro di l  e, quando me lha raccontato, non si  trattenuta dal commentare: Sempre
allavanguardia, loro! Senza aggiungere altro. Ma io eh, lho capito perch ha sviluppato
quellatteggiamento oppositivo, come lo chiama il suo analista
 In pratica ha preso il vizio di mettere un no davanti a ogni frase, anche la pi normale, tipo
che se qualcuno le chiede: sta piovendo? lei risponde: no, piove. Una reazione automatica Non mi
sorprende che suo fratello  parecchio pi grande di lei, uno zio piuttosto che un fratello  labbia
soprannominata la signorina no! Ma non le sono bastati mille di questi no in fila a scongiurare
lultimatum di sua madre: O ti cerchi una casa tua
 Seh! Fosse dipeso da lei, avrebbe continuato a vivere tranquilla con mamm da qui a
centanni. E in fondo la capisco: non viene spontaneo abbandonare un bellappartamento comodo dove
sei servita e riverita e non ti manca nulla. Perch complicarsi lesistenza con affitti e bollette e frigo da
riempire? Insomma non  Carolina a decidere questa botta demancipazione,  sua madre a convocarla,
un pochetto alla tua maniera, ma: Ora ci sistemiamo attorno a un tavolo, tu e io Loro per si sono
sedute sopra un sof del Settecento, portato dalla Sicilia, e la madre le ha detto: per il tuo bene e la mia
quiete  tempo di dividersi, dora in poi ciascuna per conto proprio. Senza un motivo particolare, per
pura affermazione di principio, a sentire la figlia, che si  dovuta rassegnare perch laltra ha una
capoccia di ferro e, quando ha stabilito una cosa, nessuno la smuove
 Crudele? E perch? La ragazza aveva gi dimostrato di sapersela sfangare in modo egregio:
non  una sprovveduta, tuttaltro. Qualche anno fa, per darti lidea,  andata a Berlino a studiare la
lingua e c rimasta parecchio e si manteneva lavorando come consulente musicale in una radio privata.
Poi  tornata per laurearsi, ma la fretta Emb, la fretta  svaporata subito dentro quella cuccia ben
imbottita. Se pensi che allet sua io avevo unagenzia avviata da un pezzo! E non sono molto pi
vecchia, anche se a volte  come fossi di una generazione lontana, pi vicina a quella di suo fratello
 Per forza! Non ho avuto scampo, date le circostanze: dovevo costruirmi uno spazio mio, fuori
dal tuo controllo
 E su, non arrabbiarti. Certo che se non mi fossi innamorata di Anita Magari sarei ancora
qua a darti il tormento: ti piacerebbe, mamma? S? Scommetto di s!
 Vabbe vabbe In ogni caso, tornando a Carolina,  la madre a spintonarla fuori dal nido,
giusto o sbagliato che sia, e, nellemergenza, lei si ricorda di me e del mio lavoro ed  per questo che
mi telefona, non per altro. E io le fisso lincontro e ci troviamo venerd a fine mattinata, ma quando
siamo lass, allultimo piano di quel palazzo affacciato sulla strada degli antiquari, di colpo lei sente
arrivare il panico Ed  talmente tenera, mentre mi confida le sue paure! E anche buffa, con quelle
orecchie un pochetto a sventola che sbucano tra i capelli a mo di punto interrogativo. Allora cerco di
aiutarla come posso e come so: il contratto pu aspettare, la rassicuro, altre offerte per adesso non ce ne
sono, ma, intanto che siamo sul posto, perch non dare unocchiata come si deve allappartamento? Un
monolocale, per con numerosi pregi, e comincio a illustrarglieli non con lottica dellagente
immobiliare ma con la premura di unamica che ha un unico sostegno concreto da offrire: la sua
competenza. Cos le faccio notare le finestre luminose e le rifiniture eleganti, i congegni ultimo grido
dellangolo-cottura e la tiv a scomparsa dietro lanta di una libreria: un apparecchio di marca, che
funziona a meraviglia. E, trascinata dallentusiasmo del mestiere, schiaccio un bottone, il video si
accende e allimprovviso, mamma, ecco che appare la porta di Brandeburgo  grandiosa, intoccabile
 Una sentinella, diceva Anita A guardia delloccidente. Ma ora dal buio in fondo allarco
vedo uscire una folla che si slarga attorno ai pilastri, ed  una massa che preme, che va allassalto dei
confini del mondo cos avrebbe detto Anita
 S, gi sapevo dei varchi nel muro: avevo sentito il giornale radio delle otto mentre mi
lavavo Anzi ero precisamente sotto la doccia quando hanno dato la notizia. Stavo l a insaponarmi
cercando, nel frattempo, dorganizzare in testa il lavoro della giornata e pensa te come rimango a
quellannuncio strabiliante: i cittadini dellest liberi di andare allovest! Dopo quasi trentanni! Ho
perfino chiuso il rubinetto per ascoltare meglio. Ma vedere Non cero preparata, no, a vedere quegli
squarci e i vopos, i gendarmi della repubblica democratica, che saffacciavano l dietro con una
certaria sbalordita per osservare una fila di macchine dal muso largo, un corteo di Trabant, trabi in
gergo berlinese, insomma di vetturette del popolo che uscivano a sfidare il traffico sconosciuto
dellaltra Berlino tra due ali di persone che applaudivano impazzite
 Puoi ben dirlo: da non crederci! Qualcosa dinaspettato che mi colpisce con violenza. E da un
momento allaltro scordo lagenzia, il monolocale da affittare e perfino la mia cliente: ho fame
dimmagini e proprio con occhi affamati, con questa specie di voracit nello sguardo, seguo la
telecamera che si sposta in continuazione scene veloci il primo piano di un bambino issato sulle
spalle di un uomo, poi la grande scritta rossa  KuDamm  che lampeggia sopra una calca di berretti e
chiome femminili che svariano dal biondo al bruno e infine lass in alto, a cavalcioni del muro istoriato
da migliaia di graffiti, ecco una ragazza che dondola il piede nel vuoto: lo fa con grazia noncurante,
come se fosse seduta in un salotto fra amici. E l, in quel gesto, ritrovo Anita. Allora tutta un tratto le
figure sullo schermo sbiadiscono, si sgranano dentro un raggio di sole che entra vorticando dalla
finestra e confonde la vista, mi acceca, mamma
 Niente, niente ho avuto come un piccolo stordimento Ma  durato un attimo e Carolina
neppure se n accorta. Anche lei daltronde era piuttosto sulleccitato e la sua non era una
commozione generica ma personale, tipo la mia. Solo che, a differenza di me, lei conosce bene Berlino,
nella zona ovest ha parecchi amici ed  il pensiero della loro felicit ad attizzare la sua, dice, mentre si
china in avanti fino a sfiorare il video e, cos sbilanciata, sembra quasi che voglia forzare lo spazio per
cadere, di peso, in mezzo alla gente che continua ad ammassarsi ai piedi del muro e rompe il
calcestruzzo con lunghi bastoni di ferro, sarrampica e stappa bottiglie. E lei sorride mostrando i suoi
dentini spaziati e fa: Che sballo per Franz! Lo dice come se stesse parlando di un amico comune,
mentre  la prima volta che io sento questo nome
 In realt  il diminuitivo di Franziskus e il cognome non me lo chiedere, mamma, perch non
lho mai saputo. Daltronde a cosa serve il cognome quando hai a che fare con un mito, anzi con una
leggenda vivente?
  un musicista. Ma uno di quei musicisti che, a detta di Carolina,  possibile trovare soltanto a
Berlino, dove suonano il rock con i martelli pneumatici e il rumore diventa musica e la musica
rumore
 Che ti spiego, ma, se sei ferma a Claudio Villa, a essere ottimisti!
 Nemmeno io sono unesperta, hai ragione. Per in questo viaggio me la sono fatta, sai, un po
di cultura sulle tendenze musicali e i balli alla moda e giuro che fra poco ti stupirai ma ora fammi
sentire la fronte
 Sei fresca. La febbre sta calando.
 Eh, ma davvero sei capocciona: no che non puoi alzarti! Rilassati, per favore: la preparer io
una bella pastasciutta per pap e pure una minestrina in brodo per te... Hai gi fame?
 Allora lasciami andare avanti, non ritirarti nel tuo guscio proprio adesso, nel punto pi
delicato perch sappi che subito, non appena ho visto la Porta di Brandeburgo e i brindisi sotto il
muro, ho capito che era arrivato il momento e che dovevo affrontare quella prova rimandata
allinfinito
 In quasi cinque anni di convivenza, nemmeno una volta! Nemmeno una, ma. Cera sempre
qualche intoppo che mimpediva di accompagnarla a Berlino: un affare da concludere, un impegno
improrogabile. E Anita abbassava la testa. Allora, per mettermi lanimo in pace, le promettevo: magari
il mese prossimo. Al momento ci credevo, ma quando si arrivava al dunque mi tiravo indietro. Troppe
incognite. E il figlio soprattutto, quel figlio grande, sconosciuto Una resistenza tanto profonda che
alla fine pure Anita si  dovuta adeguare e ha smesso dinsistere. Ma venerd della scorsa settimana, in
via dei Coronari, allimprovviso scopro dessere pronta. E la spinta finale me la d lei, quella ragazza
che, guarda caso,  vissuta nella citt di Anita e ora  qui e sorride un po a me e un po alla folla che
piccona il muro davanti alle telecamere: Questa s che  una festa! dice e, quando le rilancio il
sorriso, tira fuori le mani dalle tasche del giubbotto e a gesti vivaci si avventura in un gran
ragionamento sulla Storia, la Storia con la esse maiuscola, che ci sta regalando una festa davvero
memorabile, tanto che sarebbe un delitto restarsene fermi e buoni a guardarla in tiv: Ah no, io voglio
sentirmela in corpo! E si abbraccia stretta. Intanto io penso a Berlino e ai berlinesi che stanno
cercando una via duscita alle loro disgrazie, un pochetto come me, ed  il filo di questa riflessione che
mi porta a dire: Domani  sabato Poi, in risposta allo sguardo interrogativo di Carolina, comincio
anchio a scherzare sulla Storia che, a quanto pare, si  piegata alle esigenze di noi umani avendo
scelto, per manifestarsi, un giorno compatibile con gli impegni lavorativi: e allora oki, propongo,
andiamo a incontrarla dal vivo, la signora Storia, e facciamoci un fine-settimana a Berlino!
 Seeh non avevamo la pi vaga idea delle difficolt che ci aspettavano E il primo assaggio
labbiamo con lagenzia turistica. Ero convinta di poter organizzare tutto per telefono, invece, per
cominciare, sono costretta ad andarci di persona, perch la linea  sempre occupata. Comunque ero
fiduciosa, dato che conoscevo la titolare da molto tempo. Ma  subito chiaro, ahim, che oggi non basta
essere ammanicati, e infatti non riusciamo a prenotare n un aereo n un vagone letto e neppure una
cuccetta, perch anche i treni internazionali sono presi dassalto. In conclusione, ma, devo
accontentarmi di due posti a sedere, e anzi la ragazza dellagenzia garantisce che averli trovati  una
fortuna sfacciata, perci li compro subito anche se si tratta di diciassette ore e passa di viaggio, mica
uno scherzo. Ma che importa, il mio famoso senso pratico ormai tace. E quando, in uno sprazzo di
lucidit, intuisco che il problema dellalbergo deve essere affrontato con maggiore realismo,  Carolina
che mi rassicura: il suo amico ha una specie dalberghetto, una pensione, e a lei di sicuro non la lascia
per strada.
 S, Franz il musicista. Che evidentemente non vive di solo ritmo e palchi notturni, ma se la
sfanga affittando camere. Per farla corta acquisto i biglietti, torno a casa, chiamo te, mamma, poi Sonia,
che da qualche mese d una mano in ufficio, lavverto della mia partenza e la prego di sostituirmi nel
caso luned, per un motivo qualsiasi, non ce la facessi a rientrare, poi ficco in valigia collant e mutande
di ricambio e mi precipito allappuntamento con Carolina: il secondo nello stesso giorno. Alle sedici e
un quarto sono in stazione e alle sedici e mezzo, puntuali, partiamo.
 Non ti sto a dire la bolgia! Giovani a vagonate, ma. Unammucchiata peggio che a un
concerto di Vasco Rossi. I corridoi sono ingombri di zaini e sacchi a pelo e per arrivare al nostro
scompartimento dobbiamo scavalcare bagagli, schiacciarci tra ragazze con berretti di lana calati fin sul
naso e ragazzi, o presunti tali, in striminziti giubbotti di pelle che per ogni tanto si gonfiano sopra una
pancia ben poco giovanile. E certe zaffate Un odore di spogliatoio che neanche in palestra. I nostri
posti, debitamente muniti del cartellino della prenotazione, sono occupati dai soliti abusivi, cos ci
tocca litigare, ma infine la spuntiamo e con un sospiro di sollievo sprofondo nella mia poltrona. Mi ci
butto dentro, gi sfinita, mentre un pruritino dinsofferenza comincia a farsi strada sottopelle Ma
purtroppo  tardi per pentirsi. Allora infilo lauricolare e sul transistor, saltando da una frequenza
allaltra, cerco gli speciali su Berlino.
 Avevo bisogno di raccogliere le forze. Per non sapevo come, in quello spazio ristretto,
accerchiata da ogni lato E dunque chiudo gli occhi, appoggio la testa contro lo schienale e mi metto
ad ascoltare uno speaker che commenta le novit degli ultimi mesi: le prime ore le passo cos, in
isolamento. Concentrata come uno studente che stia ripassando la lezione prima di un esame. Ed 
proprio un bel ripasso, perch il giornalista la prende alla larga: dallesodo di luglio, quando i tedeschi
dellest cominciano ad abbandonare il paese, salta al dieci di settembre, quando lUngheria apre la
frontiera con lAustria per facilitare il passaggio a occidente dei fuoriusciti, e va avanti con la protesta
di Berlino est che porta in piazza un milione di persone, e via di seguito con la grande fuga verso ovest
e gli assalti ai treni della libert (scommetto per che non erano pi affollati del nostro) e gi
disquisendo fino alle ultimissime, cio alle dimissioni del governo della Repubblica democratica, per
chiudere con la borsa di Francoforte che oggi dieci novembre, evviva!  balzata verso lalto. Dopo
questo annuncio trionfante, spengo la radio. Qualche minuto pi tardi per la riaccendo e senza aprire
gli occhi muovo la manopola, la giro per inseguire le voci che arrivano dalla citt del muro, e sono
uninfinit voci italiane, voci straniere, voci tedesche e questultime vanno dalla soave cantilena del
sud al famigerato brontolio dei berlinesi, che a me sembra melodioso per averlo gustato sulle labbra di
Anita Sapessi, mamma, quant varia la lingua tedesca! E malleabile. Sonora. Anita non si stancava
di ripetermi: per non odiare la Germania c un solo modo, studiarne la lingua. E io, che volevo amare
lei, lho studiata. Non molto, un pochetto, quel tanto che serve a provar piacere nel cantare con
laccento giusto le canzoncine di Natale: cosa che difficilmente mi torner utile in una Kneipe, in una
taverna berlinese, penso mentre il treno accelera la sua corsa e a questo pensiero sorrido, ma il ricordo
di Anita  di nuovo dentro di me. Ancora cos bruciante, ma! Ed  inutile che me ne stia a occhi chiusi,
perch la vedo
 S, la vedo. Anche se non  lei Non  la donna che ho conosciuto, ma la bambinetta che
compariva in certi suoi racconti, e io la vedo, questa bambina, mentre vaga per la citt in fiamme e a
ogni passo ecco che le pareti della sua Berlino vengono gi e le muoiono davanti. E tutto  come in
quei racconti: cenere e polvere nera, in alto e in basso, in cielo e in terra, e io so che la bambina odia
questa citt che ha rifiutato suo padre e lha chiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen,
dove spariscono i tedeschi che si ostinano, come lui, a proclamarsi socialisti, una citt dove sua madre,
italiana,  costretta a vivere di espedienti, e tuttavia, quando la guerra finisce, la bambina non pu fare a
meno di amare questo luogo di macerie, ama lerba nuova tra le rovine, i piloni dei ponti distrutti, le
strade senza pi nome, e cresce dibattendosi tra questo amore e quellodio e quando infine  in grado di
liberarsene  ormai una donna adulta
 No No, mamma, non sognavo. La vedevo. La sentivo. Me la ricostruivo dentro, pezzetto
per pezzetto.
 Una botta di nostalgia? Oh, molto di pi! Per certo, hai ragione... In ogni modo non  per
nostalgia che mi trovavo su quel rapido per Berlino.
 Non so Forse perch il muro era caduto e io volevo festeggiare lavvenimento anche per
Anita. Lei non poteva farlo, perci lo facevo io. Una festa per procura. Tutto qua.
 Come no, lidea le sarebbe piaciuta eccome E si sarebbe divertita un sacco in mezzo a quei
giovani, veri o finti che fossero! Era cos spontanea, lei.
 Io sono pi musona, mamma.
 Avresti dovuto conoscerla prima che sammalasse! Purtroppo ti sei decisa tardi.
  solo una constatazione un dato oggettivo, non unaccusa
 Oddio no, non ci sono colpe non devi scusarti
 Oh, mamma,  stato ugualmente un gran giorno, te lassicuro, quando sei venuta a trovarci!
Lo desideravo da tanto di quel tempo! E infine  successo. Me lo ricordo, sai Cera una luce tenue,
sottile, ben poco romana, e io ti guardavo dallalto delle scale mentre arrancavi aggrappata al ferro
della ringhiera. Quasi non ci credevo che fossi tu e che ci stessi portando un regalo, quel set di pentole
nuove che in cucina fa sempre la sua figura, davvero. Hai di questi gesti grandiosi, mamma, per poi ti
chiudi e rifiuti il dialogo: le cose si fanno ma non si dicono!
 S, straparlo: forse non ho ancora smaltito la confusione del viaggio.
 Be, intanto limpatto iniziale Ero partita piena dentusiasmo, poi quella gran folla E non
appena ci siamo mossi, proprio alluscita dalla stazione, bum! m calata davanti una specie di
serranda. Insomma, sono entrata in paranoia. Sedevo rigida, contratta, e non mi capacitavo della facilit
con cui avevo detto: andiamo
 A unestranea Una che in pratica non conoscevo! Per pian pianino, col passare delle ore,
mentre il treno scodinzola sui binari, la tensione cala e non siamo nemmeno a Firenze quando ritorno
alla normalit. Cos spengo il transistor, apro gli occhi e mi accorgo dessere capitata in uno
scompartimento tutto al femminile: otto, ma! tra signore e signorine. Che gi parlottano e tentano
esplorazioni, perch sai come siamo brave noi donne a prenderci al laccio della confidenza, un
discorsetto via laltro. E sul sedile di fronte al mio c una ragazza bionda, i capelli tirati in cima alla
testa da un mollettone verde e una gran chiacchiera sciolta. A voce alta, sta spiegando a Carolina la sua
tesi di laurea: le due, combinazione, frequentano la stessa facolt! Ascolto dapprima distratta poi con
interesse, perch la tesi, a quel che sento,  una ricerca sullesperienza delle comuni e perci Berlino,
che ha una lunga tradizione in merito,  da qualche tempo la meta preferita della mia dirimpettaia: cera
anche a luglio e agosto. Un clima afoso racconta. Le vespe calavano a nugoli sui prati, sui
marciapiedi, attorno ai tavoli dei bar e ai cassonetti dellimmondizia. Si soffocava. E latmosfera ah,
lasfalto vibrava come allannuncio di un temporale! La gente viveva incollata alla tiv e seguiva le
notizie dallest con un timore pari alleccitazione: era chiaro che sarebbe successo qualcosa di grosso.
Alluniversit perfino i ragazzi del movimento, che a differenza dei nostri sono beneducati, non urlano,
non interrompono mai le ragazze e soprattutto non cercano di rimorchiarti ogni due secondi, perfino
loro avevano perso la compostezza: quei ragazzi tanto gentili, tanto ubbidienti Poi esplodono e
diventano rottweiler furiosi! E qui la biondina tace, mastica coscienziosamente il suo chewing-gum,
poi: Mi mancano poche interviste, fa. Speriamo che i berlinesi abbiano un po di tempo per me. Ha
paura, in sostanza, che siano troppo impegnati a ballare sul muro per darle ascolto, e invece lei ha
fretta, perch sono ben due anni che la tesi va avanti, lunga che non finisce pi, e nel frattempo 
bisogna pur guadagnare!  le tocca esibirsi tre notti a settimana sul palcoscenico di un club privato.
Non come attrice. Come spogliarellista. E Carolina, che non saspettava un simile exploit, si rannicchia
zitta in fondo alla poltrona, quasi a voler scomparire dentro se stessa. Mb, commenta laltra con una
sfumatura daggressivit, meglio che cameriera! Almeno  questo  il concetto  lavora tre sere
invece delle sei che le spetterebbero al bar o in cucina. E nessuno le tasta il culo, visto che il pubblico
per lei non esiste: Non devo mica servirlo al tavolo.
 Rustica?
 Oddio, era una ragazza piuttosto Ma per niente volgare, se  questo che intendi.
 Ecco, s: disinvolta. Per in modo simpatico. Contagioso. E infatti mi ha aiutato a rientrare in
sintonia con la mia compagna, con cui credevo di aver perso i contatti in quellinizio di viaggio. Invece
mi sbagliavo, perch tra noi sera gi creata una qualche confidenza e ci voleva solo loccasione giusta
per tirarla fuori Intanto si era fatto buio. I vetri erano specchi neri che cancellavano il mondo esterno
e ci rimandavano la nostra immagine: i jeans sbiaditi di Carolina e la mia giacca da professionista, le
sue unghie rosicchiate e il mio filo doro attorno al polso. Una donna e una ragazza. Ma sedute vicine.
Che sinterrogavano lun laltra, si annusavano, per cos dire, scambiando mezze confessioni e piccole
frasi sussurrate che a volte si perdevano nel brusio di sottofondo. Cos alla fin fine quelle diciassette ore
di vicinanza si sono rivelate utili. Sono servite a scioglierci: non dimenticarti, mamma, che eravamo
semplici conoscenti, non amiche, e in effetti abbiamo cominciato a diventarlo proprio sul treno per
Berlino. Dove, fra laltro, ho scoperto qual  lambizione massima di Carolina
 La musica, beata lei: suonare cose moderne! Tant che ora si mangia le mani per aver scelto
luniversit al posto del conservatorio
 S, proprio uno sbaglio Ma quando era ragazzetta la teoria musicale lannoiava! Non capiva
quello che ha capito poi, ossia che limprovvisazione va bene ma, per andare oltre il semplice mestiere,
devi conoscere le regole. Dopo magari le butti a mare, per prima devi conoscerle. Lei invece ha
studiacchiato senza un metodo e ora si sente incompleta, un artista della domenica, di quelli che suo
padre guarda dallalto in basso, col risolino allangolo della bocca. E questo dubbio la rosica, malgrado
la filosofia rassicurante del suo maestro, che poi sarebbe Franz
 Oh, per lui conta solo lesperienza! Sostiene che non c scuola migliore che salire sul palco e
suonare, suonare, suonare: punto. E Franz a Berlino  una leggenda, il mago dellunderground, il guru
dellelettronica berlinese. Anni fa aveva una sua orchestrina: una band. Con questa band inventava
spettacoli in un ex mattatoio e il pubblico correva per piangere e gridare ascoltando le sue
composizioni, un misto pazzesco di suoni, vocalizzi, rumori, perch la musica secondo lui sta
dappertutto, si nasconde perfino perfino nel ritmo della lavatrice quando centrifuga i panni, pensa te.
Per Franz, in altri termini, non c niente che valga quanto la sperimentazione e appunto per ci,
quando la band si  sciolta, ha iniziato a lavorare come deejay
 No, mamma, scordati questa vecchia storia!
 Ai tuoi tempi Ma non  pi cos, il deejay non  soltanto quel tizio che fa ballare la gente
scegliendo i dischi in un locale o che seleziona canzonette alla radio con laggiunta di qualche battuta,
nossignora. E non  nemmeno uno che si limita a mixare pezzi famosi girando manopole alla consolle:
oggi come oggi  un vero artista! Un pochetto a modo suo, se vogliamo, dato che non crea dal nulla ma
dalla musica gi esistente
 Oddio, ma! In parole povere significa che raccoglie pezze usate per costruirci una coperta
nuova. Ma come faccio a spiegare queste cose a te, che al bar non hai voluto nemmeno la
filodiffusione?
 Effettivamente
 Effettivamente Oki, diciamo pure che  un ladro. Ma ladro di sonorit. Uno scassinatore
capace di entrare in un brano musicale e catturarne la struttura, che poi trasferir in unaltra
dimensione: ecco! E c chi lo giudica un pirata e chi dice che  un collezionista, sempre a caccia di
ritmi e melodie da mischiare, reinventare, esplorare nelle loro infinite varianti Sia come sia,  per
lappunto il lavoro che piacerebbe a Carolina: impastare suoni! Questo almeno  quel che mi racconta
nel nostro scompartimento, in mezzo al fumo delle sigarette, con le orecchie rosse deccitazione. E
anche se il mio lavoro ha ben altra concretezza, a me sembra di capire il suo punto di vista, perci
annuisco e lei mi confida, con uno scatto dorgoglio nella voce: Mio padre ha promesso daiutarmi!
Un appoggio forse un po virtuale  tieni presente che  uno scultore e sai, mamma, come sono gli
artisti  ma Carolina ne ha bisogno, anche perch in famiglia non tutti sono disposti a sostenere il suo
progetto. In particolare il fratello
 No, non per sfiducia nelle sue capacit, ma per diffidenza verso un certo ambiente giovanile.
 un eroe del Sessantotto, lui, e perci diffida dei ragazzi che non sanno organizzare manifestazioni
politiche, ma solo concerti e love parade, tipo quella che durante lestate si  svolta proprio a Berlino:
la generazione delle feste, li chiama, per finto scherzo e per fastidio vero. E ho limpressione che
Carolina non glielo perdoni, perch mi fa in tono rancoroso:  pi antico di mio padre! Punta gli
occhi contro il buio fuori dal finestrino e sbuffa: Non gli entra in testa che la musica Sta l a
pensarci un attimo e poi: Be,  la nostra molotov! Lui per non ci crede alla politica dei balli e dei
concerti e dunque tende a screditare il suo progetto. Ma tanto e qui sospira. Tanto, che suo fratello
approvi o disapprovi, limpresa  comunque difficile per quel che la riguarda, dato che i deejay di sesso
femminile sono pi rari delle lucciole in citt. Allora faccio: Ma io le ho viste! A Roma, dico. Le
lucciole. Sulla scalinata che conduce alla fontana dellacqua Paola, tra lerba che cresce in mezzo ai
tagli delle pietre. Nel frattempo, mentre parliamo, il treno corre, il tempo pure, la stazione di Como San
Giovanni  ormai alle nostre spalle e si sta avvicinando il confine. Le conversazioni si sono quietate e,
dentro lo scompartimento, lunica luce rimasta a catturare lo sguardo  il riflesso verde del mollettone
che si agita sulla testa della biondina. Chiasso, Lugano, Basel, Frankfurt, le stazioni si susseguono
lampeggiando. Carolina si  assopita, la guancia contro la mia spalla, e io non mi muovo per non
perdere lodore di sciampo fresco che sale dai suoi capelli. Poi dormicchio anchio, mi sveglio, mi
riaddormento. E dun tratto sono con Anita.
 Di nuovo, s. Ma questa volta siamo assieme ed  senzaltro un sogno Lei aveva saputo del
mio viaggio e voleva accompagnarmi a Berlino. A piedi per, nonostante fosse gi malata e riuscisse
appena a muoversi. Io la sorreggevo senza fatica perch aveva la leggerezza dei suoi ultimi giorni, e
camminavo camminavo per strade piene di pozze dacqua, che tuttavia non ci bagnavano perch le
nostre pantofole  eravamo in pantofole  posavano sopra una pedana fatta di tutte le lenzuola che le
avevo cambiato durante la malattia e che adesso erano diventate un tappeto che qualcuno srotolava
davanti a noi, un lungo tappeto bianco senza pi macchie e orribili aloni giallastri. Alla fine siamo
arrivate in cima a un montarozzo e io lho presa in braccio, lho aiutata a sedersi sopra un muricciolo di
campagna e lei si  guardata attorno e ha ansimato: Mio figlio! labbiamo perso. E a questo punto mi
sono svegliata, in preda al panico e a un lieve turbamento per quella prima persona plurale: labbiamo,
noi labbiamo perso.
 Era come ecco come se mavesse chiamata a una responsabilit che non potevo
condividere. Nemmeno in sogno. Per, mentre riprendo coscienza, l, sul treno che mi porta nella sua
citt, quelle parole prendono la forza di un suggerimento: cercalo! cerca il mio bambino! Ma
naturalmente  un pensiero ridicolo, che pu nascere soltanto in un dormiveglia pieno di fantasmi, dato
che da tempo il bambino  un uomo, che per di pi odia sua madre o in ogni caso ha un tale rancore
verso di lei da non venire neppure al suo funerale. Daltronde lui e io non abbiamo mai avuto rapporti,
solo sporadici contatti per telefono. E dunque perch cercarlo proprio adesso? Cosa potrei dirgli? A
questa domanda mi sveglio definitivamente e non riesco pi ad addormentarmi. Il treno sta
attraversando le grandi pianure che portano al nord, costeggia boschi, entra nel cuore dellEuropa,
supera stazioni illuminate con violenza, poi, senza soluzione di continuit, il panorama cambia e
passiamo per stazioncine dalle luci scialbe, sfrecciamo lungo tettoie ed edifici dallaria sofferente,
dimessi come i cappotti indossati dalle persone in attesa sotto le pensiline: stiamo percorrendo un tratto
di Germania dellest. Di gi? sbadiglia la biondina dal mollettone verde, che di nome fa Bia, eh s,
guarda come sono conciate le donne, e richiude gli occhi. Ma ormai  giorno e alle nove e tre quarti
siamo allo Zoo di Berlino, ultima fermata.
 Oh, anche l troviamo un autunno splendido: Kaiserwetter, come diceva Anita, un tempo da
imperatore! Scendo con una certa impazienza: di botto ho una gran voglia di vedere quel muro che da
ieri, invece di separare lo spazio, separa il tempo, dividendo lepoca vecchia dalla nuova ancora in
gestazione. Chiss, penso. Magari, affacciandomi a quei varchi, anchio potr allontanarmi dal passato,
da tutti questi ricordi che mi stanno alle calcagna e mi mordono i piedi come i cagnolini quando
pretendono attenzione Ma prima dogni altra cosa dobbiamo depositare i bagagli.
 Da Franz ovviamente, il nostro musicista affittacamere. Perci saltiamo sopra un taxi e via
verso Kreuzberg, il quartiere delle comuni e degli immigrati, la terra di nessuno dove le case si
occupano e non si affittano, e confesso che questo dettaglio un pochetto mi fa rabbrividire. E certo!
mi prende in giro la mia compagna di viaggio, un posto davvero deprimente per la proprietaria di
unagenzia immobiliare! Ma eccoci davanti al condominio dove Franz ha la pensione, che poi  anche
casa sua, dato che a lui una camera basta e avanza. Entriamo da un cortile rettangolare, chiuso fra pareti
di mattoni scuri, e saliamo fino a una porta con targa ovale, di smalto. Al posto del nome c un
disegno: un fiore rosso, carnoso, dai riflessi viola. Viene ad aprirci una ragazza, che accoglie Carolina
con un abbraccio e grandi so ach so!  florida senza essere grassa, ha calzettoni multicolori alti
fino al ginocchio e, quando parla,  troppo veloce perch io possa afferrare il suo discorso per intero, 
tanto se riesco a capirne il senso con il mio tedesco imparato, si pu dire, in camera da letto. Poi fa un
cenno e noi la seguiamo fino alla stanza che ci ospiter nei prossimi giorni: ampia, pulita, con materassi
che posano sul parquet e sopra ogni materasso un piumone alla tedesca, dove ci sinfila come dentro un
sacco a pelo. Una sedia a dondolo ingentilisce la finestra che d sul cortile interno, vuoto, con un che di
duro, perch lappartamento di Franz  al quinto piano di una Hinterhaus della Berlino anteguerra,
cio, letteralmente, una casa di dietro, senza affaccio sulla strada: un tempo era lalloggio dei
domestici e la servit, si sa, non devessere viziata con troppi lussi. In un angolo c una piccola stufa a
carbone e anche nella cucina comune, dove Else, la tipa dalle calze arcobaleno, ci sta preparando un t
e abbondanti fette di pane e marmellata, pure qua la stufa va a panetti di carbone. Per, al contrario
dellaltra, questa  un affare mastodontico, un monumento di ceramica bianca, ed ecco che Carolina
allarga le narici: Lo senti? fa con due occhioloni improvvisamente vispi. Lo senti? noi a Roma non
ce labbiamo questodore di citt! Un misto di fumo, braci vive e ferro di metropolitana che non ti
abbandona mai e, dalle scale dei palazzi, ti segue fin sui marciapiedi mescolandosi a un pizzicore di
spezie e kebab
 No, te lho detto, ma: nessun programma anzi avevo quasi paura a farne uno E poi non
ero mica l per turismo!
 Ero l e basta. Non torturarmi E comunque contavo di restarmene aggrappata a Carolina
che, se non altro, era unesperta del posto.
 No, lei un piano ce laveva eccome Anche se nellimmediato si limita a mangiare e a
chiedere alla ragazza: Franz, dove lo trovo? E quella: forse in negozio. Una botteguccia, precisa
subito, a mio esclusivo beneficio. Per ben situata nel cuore commerciale di Berlino, il che permette al
nostro guru di vendere un bel po di musicassette, antologie musicali e compilation prodotte per i party
di solidariet con i detenuti politici, gli immigrati e i senzatetto, perch Franz non  come il fratello di
Carolina, lui crede alla forza rivoluzionaria della musica e i concerti sono le sue manifestazioni
politiche. Daltronde anchio non sono venuta a Berlino attirata da una festa? Limprevedibile festa
della Storia. Che ci agguanta non appena usciamo in strada e ci trascina dentro la folla  enorme,
emozionata ed emozionante, che fluisce senza interruzione, che migra da un luogo allaltro per il
semplice piacere di spostarsi, che dallest viene allovest giusto per mettere piede su un suolo proibito
fino a ieri, per scolarsi una Pilsner e tornare indietro.  questo lo spettacolo, mamma, la gente! E
Carolina e io ormai ne facciamo parte, siamo anche noi spettacolo. Camminiamo  ed  piacevole dopo
diciassette ore e passa di treno  quindi prendiamo la metropolitana e in un fiato siamo tra le insegne
rosse e gialle della Kudamm. Cartelloni elettronici cinformano passo dopo passo di quel che succede
nei vari punti della citt: i balli improvvisati ai crocicchi, le linee aggiunte di autobus, la riapertura dei
valichi  dopo quasi trentanni, ventotto per la cronaca. Le notizie scorrono su rettangoli luminosi
dove ogni tanto lampeggia la scritta: ciao, vicini di Berlino-est! Per lesattezza lappellativo usato :
Besucher. Visitatori, turisti, ospiti. Benvenuti, cari ospiti. Da ieri un berlinese dellest pu essere
Besucher, non pi profugo. La Kudamm  molto lunga e noi andiamo avanti tra leuforia della folla,
tra ragazzi che ondeggiano su trampoli altissimi e ragazze che accennano mosse di lambada, avanti
finch le vetrine diventano meno ricche, la calca si sfoltisce e giungiamo a un incrocio piuttosto
squallido, svoltiamo verso destra, dove un sex-shop espone nella vetrina dangolo labituale mercanzia,
corsetti di pizzo nero, fruste e un solitario vibratore, poi, a pochi metri di distanza, ecco il negozio che
cerchiamo. Me lero aspettato diverso, pi professionale, magari con un tocco psichedelico, perch no,
invece ha laria dimessa di un magazzino. Oltre a musicassette e amplificatori, vende una quantit di
cianfrusaglia alternativa, adesivi pacifisti, poster, riviste gay Alla cassa non c nessuno. Dietro uno
scaffale, un tizio sta riordinando una fila di album.  riccio, di carnagione scuretta, avr s e no
ventanni: non pu essere Franz. E infatti non  lui, ma Dieter, il suo aiutante. E io penso:  pieno di
aiutanti, questo Franz!
 Oddio ma tutto sommato In fin dei conti un guru dellelettronica non pu mica avere i
tuoi orari! Non possiamo pretendere che sia lui ad aprire e chiudere le saracinesche. Comunque, l non
c. Scomparso, ci comunica il riccetto in un tedesco pi abbordabile di quello di Else. Volatilizzato
dalla notte di gioved, quando si  chiuso il giaccone, ha messo in spalla gli attrezzi ed  corso sotto il
muro per registrare voci e suoni da convertire in musica. Da quel momento nessuno lha pi visto. Ma
il ragazzo non sembra preoccupato e, in ogni modo, fra lui e Carolina i baci e gli abbracci continuano
per un po, anche se lei ha una faccia lunga di delusione. A un certo punto gli indica col mento un
portoncino in fondo alla bottega, lui annuisce, allora lei si volta verso di me e la sua espressione  pi
leggera, vagamente misteriosa: Vieni! Dietro la porta una scala di legno va gi nel buio, un breve
corridoio, una curva, unaltra scala, si scende di nuovo, non si fa che scendere, a tentoni, in unoscurit
attenuata dai riverberi della lampada dingresso, ormai lontana. Finalmente Carolina allunga la mano e
accende una luce: siamo in un locale a met fra lo scantinato e il bunker, una galleria sotterranea
arredata con mensole, armadietti, due tavolacci ingombri dei ferri del mestiere  giradischi, mixer,
amplificatore, cuffie  e dappertutto, sopra ogni possibile ripiano, sul pavimento, stipati, impilati,
accatastati, centinaia, migliaia di dischi
 La mitica collezione di Franz. E siamo in pochi, mavverte Carolina, ad avere il privilegio di
poterla contemplare! Di quei dischi, alcuni sono molto vecchi, pesanti, di gommalacca, altri
nuovissimi, altri ancora con letichetta raschiata via: per non far sapere alla concorrenza da quale fonte
viene il brano utilizzato, perch la competizione fra i deejay  altissima e si pu ben dire che chi trova
un disco raro trova un tesoro. Cos io guardo, ma non tocco. Oki, mi dico: siamo nellantro di Franz.
Nel tunnel nascosto sottoterra dove lui passa nottate intere in cuffia a montare, campionare, isolare
tracce, a fondere tanti dischi differenti in un unico flusso sonoro, a produrre musica senza strumenti
musicali, senza chitarre o batterie, perch lui suona la consolle, le apparecchiature, limpianto
stereo Sono stranita. Con unoppressione al petto. La testa chiusa dalla claustrofobia. Non per colpa
dellambiente o per il fatto di trovarmi sotto il livello della strada, ma per un improvviso senso di
saziet davanti a questa scena che rivela una fame speciale, un desiderio senza limiti, che  di Franz ma
anche di Carolina
 Avresti dovuto vederla! Come si muoveva, i gesti, la scioltezza e nel medesimo tempo la
cautela Sappropriava di ogni singolo disco, di ogni album, sfiorandone lorlo in punta di
polpastrello, ingorda e insieme estatica, con un entusiasmo che a poco a poco ha contagiato anche me,
questo  il bello, mamma. Cos il senso di claustrofobia  svanito ed  rimasta solo la curiosit,
alimentata da quella specie di compulsione nervosa di Carolina, che non si stancava di rovistare,
scegliere e metter su i suoi brani preferiti, uno via laltro. Aveva le guance in fiamme: sul maglione
nero portava un filo di corallo, ed era come se il rosso dei grani le salisse dalla gola alla punta delle
orecchie che, al solito, le bucavano i capelli. Insomma, abbiamo passato praticamente tutto il
pomeriggio l sotto, chiuse in un vano dentro le viscere di Berlino, assaggiando le rarit musicali di
Franz. Era un modo intimo di stare assieme, molto confidenziale. Ma poi lei mi ha chiesto com che
parlo tedesco e io ho sentito il cuore che perdeva colpi. Non ho avuto il coraggio, mamma
 Le ho raccontato una storia a met. Le ho detto di averlo imparato da una carissima amica
berlinese che si era trasferita a Roma dopo un matrimonio infelice, unamica morta disgraziatamente un
anno fa. Allora lei ha bisbigliato: Mi dispiace, ma non si  accontentata e si  messa a chiedere
particolari su quel matrimonio e sul perch del suo fallimento e io mi sono tenuta sul generico: ecco, ho
detto, il vero errore  stato di trascinarlo in lungo, ma la mia amica allinizio era convinta che, per
rimediare, bastasse la buona volont. Che  unottima cosa, ma non un incollatutto. Tant che in
seguito, nel parlarne con me, lei stessa non si capacitava della sua caponaggine e ci scherzava sopra:
Colpa del temperamento tedesco, diceva, perch i tedeschi, oh oh i tedeschi! si aspettano miracoli
da tutto ci che  istituzione. E qui mi sono fermata e Carolina ha fatto una smorfia fra lo scettico e il
comprensivo senza indagare oltre, anche perch nel frattempo aveva scovato un album
particolarissimo, uscito di recente negli Stati Uniti, come garantiva la data sulletichetta. La copertina
mostrava il viso impertinente di una ragazza nera con un nome regale: Queen Latifah. E quando il disco
ha cominciato a girare sul piatto, abbiamo sentito, in quel posto e in quel momento, una voce che
cantava traduco a memoria, mamma butto tutto allaria / tutto allaria /  ora di cambiare la
scena e unaltra voce femminile, pi lontana e levigata: s, cambiare / ma come e la prima voce
risponde, sempre a ritmo di rap: dando la precedenza alle signore / basta un tocco, credimi / un tocco
di priorit alle signore / ladies first, yes? Ladies first. Prima le donne. Ma non per la solita vecchia
storia. Non perch le donne sono deboli e bisognose di protezione. Al contrario: prima le donne perch
sono in grado di dare il calcio giusto al mondo e rimetterlo in carreggiata.
 No! dopo quella canzone? no, non abbiamo ascoltato altro. Siamo tornate su, mamma. E
Carolina ha baciato una seconda volta il riccetto e siamo uscite, sorprese di non trovare pi il sole. La
sera si stava avvicinando, un vento freddo spazzava il marciapiede, ma la gente continuava a fare festa
sulla Kudamm e ancora una volta noi siamo con loro, in mezzo a loro, fra palazzi imbruniti e motorini
che scoppiettano come una sfilza di band berlinesi messe assieme, e saliamo verso la Potsdamer
strasse, che  una strada ricca, anche se non proprio elegante, negozi, luci, per poi, proseguendo dritto
per dritto, va a sfociare nella desolazione di un enorme spiazzo acquitrinoso, pieno di erbacce e macerie
da una parte e dallaltra del confine: e il muro  l, finalmente. Ammantato di graffiti sovrapposti, di
linee intrecciate e aguzze come il filo spinato che cresce su quel terreno vuoto, fra montarozzi di
calcinacci antichi, resti pi recenti di macchine bruciate e una garitta deserta. Quanto spazio rubato! E
di botto sento una rabbia profonda per tutto lo spreco di cui siamo capaci noi umani Ma se la citt
tornasse di nuovo a essere una, cosa accadrebbe di questo terreno o di quella fila di case diroccate alla
nostra destra? Come cambierebbe, Berlino? Me lo chiedo ad alta voce e Carolina ride: Ti preoccupi
del mercato immobiliare? E io mi fermo, piccata: Che ridi! sai il giro daffari che si metterebbe in
moto... E a braccio teso: Guarda! guarda e prova a immaginare edifici e teatri al posto di questo
squallore e magari un grattacielo dove ora c la torre di controllo E mentre sono cos impegnata a
progettare un nuovo panorama e, forse, anche una nuova me stessa, savvicina una comitiva di
giapponesi con le macchine fotografiche gi sfoderate e pronte a immortalare, in un bagliore di flash,
alcuni coraggiosi che cominciano a scalare la garitta cantando: happy birthday, happy birthday. Chiss
se laugurio  rivolto a qualcuno del gruppo o a Berlino e alla sua rinascita. Nel cielo sopra di noi i
lampioni al fluoro allargano una pozza chiara che si sfrangia nelloscurit e io ora non penso pi alla
Berlino del futuro, ma ho quasi spavento, mamma, di tutto quel vuoto che mi circonda, di quella
superficie da riempire a destra e a sinistra, davanti, dietro e di fianco, ho i brividi fino alla radice delle
unghie e se prima, nelle strade, tra la folla, non avevo sentito nemmeno uneco della presenza di Anita,
adesso allimprovviso  qui a ricordarmi quanto dolorosamente pu restringersi il nostro spazio negli
ultimi momenti della vita, dalla citt al quartiere, dal quartiere alla via, dalla via alla casa, dalla casa al
letto Ed  cos che, senza preavviso, a un tratto mi  uscito un fiotto di lacrime. E Carolina non ha
aperto bocca, ma ha preso la mia mano tra le sue, che erano fredde e asciutte, e mi ha levato di l.
 Oh, mamma
 No, no, non voglio fermarmi:  cos importante per me raccontarti tutto!
 Ecco s, ho fatto quello che sto facendo in questo preciso momento: mi sono asciugata gli
occhi e ho proseguito il cammino. Cera ancora tanto da scoprire! Cos siamo andate avanti per un
tratto deserto, poi ci siamo decise per una puntatina alla Porta di Brandeburgo, ma lo spettacolo era lo
stesso che avevamo visto in tiv, paro paro: ragazzi con la testa rasata, pap con i bambini a
cavalluccio e normalissime famigliole che sostavano pazienti sotto i riflettori della stampa
internazionale, in attesa di non si sa quale miracolo, forse limprobabile arrivo dei bulldozer che
aprissero il varco dei varchi, laccesso definitivo e qui metto il punto! Non ti annoier con la cronaca
dellintero pellegrinaggio, te lo risparmio, ma. In ogni modo era ormai lora di cena e noi eravamo
stanche e affamate, perch in treno avevamo mangiato solo panini e, a parte la colazione di Else, si pu
dire che fossimo praticamente digiune. Perci abbiamo comprato due lattine di birra da un ambulante e
siamo andate alla ricerca di una Kneipe, una di quelle famose bettole che contribuiscono alla leggenda
di Berlino, insieme alla spacconeria, allirriverenza e al grugno dei suoi abitanti. Con lo stomaco che
brontola, esploriamo i dintorni in lungo e largo e seeh! File spaventose ovunque, conquistare un
tavolo  unimpresa disperata, sembra che nessun berlinese dellest o dellovest, Ossi o Wessi, come
reciprocamente si chiamano, stasera abbia intenzione di cenare a casa. Senza contare il fatto che
Carolina  vegetariana, delle pi rigorose, e dunque, prima di sedersi, bisogna fra laltro controllare il
men. Infine, in una specie di seminterrato, scoviamo una tavernetta elegante dove cucinano soltanto
patate: gnocchi di patate con erbette, patate in salsa di formaggio, frittata di patate, crema di patate,
torta di cipolla e patate con mandorle e un pizzico di curcuma, mille specialit interamente a base di
patate. Ordiniamo gli gnocchi e altre due birre delle loro, un pochetto appiccicose, addolcite con succo
di frutta. Il cameriere  un giovane svelto con lorologio allacciato sul polsino della camicia, neanche
fosse uno yuppie di Wall Street con lossessione dei concorrenti da battere sul minuto. Pure il locale 
un tantino pretenzioso ma non stracolmo, rilassante. Le pareti rivestite di legno luccicano come il
bancone su cui ci servono e io mi abbandono al piacere di quei piatti: stendo le gambe sotto il tavolo e,
finalmente, le ombre si allontanano. Quando si sono ritirate del tutto, riesco a ringraziare Carolina e
provo anche a spiegarle la mia crisi di pianto
 Oddio. S, avrei voluto che fra noi ci fosse un momento di sincerit piena. Per
 Insomma non potevo fare a meno di chiedermi: ma sta ragazza, la conosce la mia storia o no?
 Mi sembrava strano che le nostre comuni amiche non si fossero premurate dinformarla, per
dritto o per rovescio E se sapeva, allora perch tutte quelle domande? Ma se non sapeva In ogni
caso, mica  facile parlare!
 No, proprio per niente! Ah, mamma, tu mi credi una sfrontata s una gran disinvolta ed
 qua che ti sbagli, perch non  disinvoltura, la mia: quando sono esplicita  perch detesto le bugie!
 Seeh. Me li ricordo i tuoi rimproveri: Ma perch devi per forza convincere gli altri,
metterli al corrente, non puoi vivere le tue cose e basta? No, mamma, non basta. Tu non sai cosa
significhi muoversi tra le parole a passetti cauti, tipo artificiere in una zona minata, sempre in tensione,
sempre sul chi va l, sempre costretta a scegliere se dire o non dire e fin dove dirlo e come E pensa a
quante volte ti tocca questa scelta, nella vita! Fino alla paranoia. Immagina un po, rovesciando le parti,
se tu dovessi precisare a ogni incontro: scusi tanto, ma sono eterosessuale. Come ti sentiresti, ma?
Per se non la dici, quella cosa l, hai limpressione dessere vile, bugiardo e ladro, un assassino che
nasconde la sua colpa ma se poi la dici be, allora dovrai rassegnarti a vedere quella certa
smorfia... O magari ti sentirai rispondere, come fece il pap, poveruomo: ecco che hai trovato la
maniera di distinguerti. No, mamma, non sai quante energie bisogna sprecare, quanta fatica in pi per
dirsi solo per dirsi altrimenti non ti meraviglieresti della paura che avevo a pronunciare davanti a
lei quella parola, che suona come il sibilo di una porta che si chiude
 Oddio no, perch dovrei usare quel termine omosessuale non senti il tono da diagnosi
medica?
 La parola giusta  lesbica. E non fare quella faccia!
 Mamma
 Ecco, brava, questa s che  una buona domanda Il problema  che non riuscivo a
inquadrare la ragazza, anche se ho fiuto per simili faccende e me ne accorgo subito se una pende di qua
o di l. Con Carolina per era difficile arrivare a una conclusione. Sapevo che aveva avuto dei
fidanzati, per ti assicuro che non  una prova decisiva. E dunque quella sera, dato che non ero certa
delle sue propensioni, stavo attenta pure alle virgole, aspettando che fosse lei a togliersi il velo e a
uscire allo scoperto. Ma poi mi sono stufata. Finiamola con la commedia, mi sono detta: tocca a te
parlare,  il tuo momento. Cos in quella taverna, fra il gorgoglio della birra che usciva dalla spina e
uno sbattere di forchette, le ho raccontato di Anita e della sua malattia, troppo breve e troppo lunga
assieme, e poi, risalendo allindietro nel tempo, di come mi ero introfulata nellesistenza della mia
berlinese dalla testa dura e il cuore corazzato, che allinizio non voleva saperne di me perch ero troppo
giovane, non se la sentiva di mettersi con una ragazza che aveva quasi let di suo figlio e mi
scoraggiava in ogni modo possibile
 S: mi scoraggiava. Ma io be, ero nel mio periodo romantico perci la mattina mi alzavo
prestissimo e andavo sotto casa sua a infilare un fiore o un biglietto sotto il tergicristallo della
macchina, poi mi nascondevo l vicino per vedere la reazione.
 Mamma
 Mamma
 Mamma! E allora? Tua figlia faceva questo, s, che c di male? tanto pi che Insomma, mi
pareva assurdo essere rifiutata per colpa della giovinezza: se pensi che per un uomo avrebbe
rappresentato un incentivo! E proprio quando me ne sono uscita con questa osservazione, Carolina mi
ha interrotto con quel suo sorriso che sembra trattenuto perch si va a infilare nel buchetto tra i due
incisivi. Con i maschi  talmente facile! ha esclamato. Non vale la pena darsi troppo da fare. Una
frase non particolarmente significativa, in realt. Che rivelava poco o niente delle sue tendenze, perch
ho notato, mamma, che spesso voi avete verso gli uomini un atteggiamento di disprezzo che noi non
abbiamo, noi li ignoriamo e basta. Per quel che riguarda il sesso, voglio dire. Per il resto ce n di buoni
e di cattivi, di interessanti e di stupidi, n pi n meno delle donne, come tu stessa mi ripetevi, te lo
ricordi? Gi per convincermi che, se ero come ero, il motivo andava ricercato nei pessimi incontri
che avevo fatto fino a quel momento e ti raccomandavi: abbi pazienza, prima o poi succeder anche a
te dincontrare un uomo della stessa pasta di tuo padre e mi  capitato,  vero, ma in ogni caso, come
aspettativa sessuale, non  che fosse tanto incoraggiante
 Potresti anche ammetterlo, a questo punto.
 Ma no che non ci ascolta!  di l con la sua partita e non lo smuove nemmeno il terremoto.
 Vabbe, vabbe Comunque quella frasetta non vale la pena mi lavora dentro a lungo, la
cullo, la coccolo, me la porto dietro anche quando usciamo dalla Kneipe in una notte freddissima e
tuttavia affollata di coppie, di giovani in cerca di musiche e balli, di ubriachi che vomitano sulle scarpe
dei passanti. Vorremmo un taxi per tornare al nostro alloggio, ma non se ne trovano e lunica
alternativa  salire sopra un autobus strapieno, con lautista che grugnisce nel microfono le indicazioni
per i berlinesi dellest e i berlinesi dellest che tentano dinterpretare i suoi grugniti consultando una
carta stradale stampata in quattro e quattrotto per i cari ospiti, un regalo in distribuzione alluscita
della metropolitana. Poi sentiamo un diverso brontolio, come di tuono, ed ecco che in lontananza il
buio sillumina di fuochi dartificio, fontane doro e dargento si aprono sopra una linea nera che
potrebbe essere il muro o una fila di tetti e Carolina grida: scendiamo, scendiamo! ma io sono incastrata
fra i passeggeri e non riesco a liberarmi in tempo. Una frenata ci sbatte luna addosso allaltra e
Carolina insiste: scendiamo, voglio cercare Franz, stasera suoner di sicuro! Mai, dice, mai  esistita
notte pi giusta per suonare da qui allalba e la musica di Franz  lunica adatta a una notte simile, non
c unaltra al mondo e io penso che magari, se lascoltassi anchio, tutto quello che adesso mi pare
oscuro diventerebbe chiaro Ma ormai siamo alla nostra fermata e tornare indietro  unimpresa, tanto
pi che la stanchezza comincia a pesare. Cos finisce che andiamo dritte alla Hinterhaus e saliamo per i
cinque piani bui, come disabitati: forse sono tutti fuori a inseguire proprio la musica di Franz! Che in
effetti non  rincasato: in cucina, assieme a un bel calduccio, troviamo soltanto Else che sta scrivendo,
sotto la luce al neon, in compagnia di un gattone grigio. Le sonnecchia davanti acciambellato sul
tavolo, ma, quando entriamo, alza il muso ed Else ce lo presenta: Lui  Schatz!
 Vuol dire tesoro Per la verit era un gattaccio randagio raccolto per strada da Franz in
persona, che poi laveva portato in negozio, dove, pensava, non avrebbe dato fastidio a nessuno. Ma
quando la musica non era di suo gradimento, sai che faceva quel tesoro? Saffilava ben benino le
unghie sui dischi. Gli davano fastidio soprattutto i suoni metallici e dunque era stato trasferito
durgenza a Kreuzberg
 La cosa ti fa ridere, ma? Pensa a quanto costa un album raro! Fior di marchi buttati nella
spazzatura per colpa di un gatto trovatello! Ma anche Else rideva, beata lei, nel raccontarci la storia
E questa volta parla lenta, fermandosi spesso, ripetendo la frase per intero quando si accorge che mi
trovo in difficolt. Ormai per ho fatto lorecchio al suo accento e capisco quasi tutto
 Oddio, no! Mi spiace ma devo proprio darti una delusione, mamma: tra Else e Franz non
esistono friccichi amorosi e non esisteranno nemmeno in futuro, te lo garantisco Il loro  un rapporto
di sostegno reciproco e non potrebbe essere altrimenti, per il semplice motivo  rassegnati, ma  che
Else appartiene alla mia stessa congrega.
 E certo! Eppoi  stata esplicita, quella sera. Intanto perch mi aveva subito sgamato e in
secondo luogo perch sperava Insomma, Carolina non si era mai presentata con una donna al
seguito, si trattava di una novit, perci la speranza era che io lavessi convertita!
 Emb, un pochetto dimbarazzo da parte mia c stato, soprattutto quando Else le ha chiesto,
di punto in bianco: Allora  fatta? ti sei fidanzata? Da noi non usa una franchezza cos diretta! E
linterrogatorio era quasi pi stringente dei tuoi, ma, tanto che Carolina  diventata rossa in quel suo
modo buffo, dalla fossetta del mento al bordo delle orecchie, ma almeno alla fine sono venuta a sapere
quello che laggi, nel ristorante delle patate, non avevo osato chiederle.
 Ecco direi che non  una cosa n laltra...
 Nel senso che finora  pi immacolata della vergine Maria
 Gi. Per forza non capivo! Ma vedi bene che non si trattava di una mia incompetenza, era
davvero complicato indovinare da che parte pendesse, visto che le manca qualunque pratica
 Questa  la tua interpretazione, mamma! Ma la seriet di una ragazza oggi non si misura come
ai tempi tuoi. Quindi, ripensando a certe sue frasi e poi ti ricordi come la chiama suo fratello?
Signorina no. E sai perch mette avanti il no? Magari il suo analista storcerebbe il naso a sentirmi, ma
io sono convinta che  per evitare una scelta. Prima tra mamma e pap, ora tra due diversi come
dire oggetti damore? E lei stessa in qualche modo lha confermato, quando ha detto: mica  facile
lalternativa! Tant che molti amici e amiche sue  e anche questa  una specie di congrega, come la
nostra  sono sempre in bilico tra un versante e laltro. Pendolari del cuore, li ha definiti con quel
sorrisetto che va ad annegarsi tra i dentini larghi: il luned etero convinti, il marted omosessuali
dichiarati e il mercoled punto e daccapo con laltalena. E allora le vie duscita sono due: buttarsi a
raccogliere esperienze un po da una parte e un po dallaltra o astenersi. Lei, Carolina, si  astenuta. Ed
Else, con unaria pi sorniona del gatto Schatz, ha commentato: ach so! Ah, cos. Poi ha chiuso il
quaderno su cui stava scrivendo, ha tirato fuori le cartine e ha cominciato a rollare uno spinello
 Eh l l! Ti sembro una drogata, mamma? Ho trentanni finiti da un pezzo, unagenzia che va
bene, un lavoro costruito con le mie mani, un appartamento di propriet: ti pare una vita da drogata?
 E che sar mai per uno spinello! Diviso in tre! In ogni caso molto efficace, te lassicuro,
perch mi calma lansia lemozione di trovarmi nella citt di Anita, senza Anita anzi devo proprio
ringraziare il fumo se muoio di sonno quando torniamo nella nostra stanza e minfilo, con qualche
perplessit, dentro quel piumone che sembra un sarcofago e, invece, mi avvolge dolcemente e mi fa
dormire tranquilla. Poi, verso mezzogiorno, ci svegliamo nel silenzio della domenica e la stufa 
spenta, fuori dal letto c un freddo siberiano, dunque non resta che precipitarsi in cucina. Dove Else si
sta dando un gran daffare
 Macch! Lalberghetto  vuoto, siamo le uniche clienti. Ma la ragazza ha letica del lavoro,
non le piace perdere tempo: la tavola  apparecchiata, la colazione pronta e la tiv accesa. Sullo
schermo scorrono le solite luci del Kudamm e le telecamere inquadrano le solite file, che per questa
volta non si formano ai piedi del muro ma davanti alle banche, aperte anche di domenica per distribuire
agli amici dellest i cento marchi stanziati dal governo per ciascun visitatore. La grande abbuffata,
borbotta Else. La festa dellabbondanza, poveri illusi! S piantata in mezzo alla cucina. Alta, dritta,
sprezzante, le ginocchia grosse dentro i calzettoni arcobaleno e le bianche cosce nude: un monumento
allindignazione, e Carolina mi lancia un breve sguardo complice, mentre spalma sul pane una
marmellata di prugne densa e nutriente, la colazione giusta per affrontare il nostro secondo giorno nella
citt pi faticosa della Germania
 Per me, mamma! Faticosa per me. Soprattutto perch non riuscivo a dimenticare il sogno del
treno e si dice che i sogni salvino dalle azioni, ma non sempre succede
 Mi trovavo a Berlino, no? Nello stesso posto, sotto lo stesso cielo del figlio di Anita. E
mimmaginavo che forse, chiss, potevamo parlare in maniera diversa, noi due, ora che non eravamo
pi obbligati a spartirci la sua presenza. Ma quella mattina Be, non me la sono sentita di attaccarmi
al telefono per organizzare un incontro.
 Che so Troppo presto.
 Mi bastava essere l.
 Ero a Berlino. Punto. Non insistere, mamma. Piuttosto, lascia che ti dica di Carolina lei s
che si era alzata con un programma ben preciso Sempre quello, per la verit: stanare Franz. Il
maestro. E dato che il giorno prima non c riuscita, ora insiste con Else perch le dia una dritta, un
recapito, una traccia qualsiasi. Deve trovarlo a tutti i costi, dice, perch ha un favore da chiedergli La
sua idea, infatti,  di tornare a Berlino dopo la laurea e spera che lui laiuti a piazzarsi come deejay in
un qualche localetto dove costruire un curriculum pi solido dellattuale. In fin dei conti, Franz non  il
teorico dellesperienza? E Carolina un tirocinio se l fatto, ma per il salto di qualit ha bisogno
dellappoggio di uno che nel giro conti qualcosa. Insomma, questo  il suo piano per il futuro. Il suo
obiettivo, cos come ce lo spiega al tavolo della colazione. E io lincoraggio, mentre Else ascolta
scettica col sopracciglio spinto allins
 Intanto per un problema di gusti musicali Perch Else non ama il taglia e cuci dei signori
della consolle e addirittura  convinta che gli strumenti elettrici e gli amplificatori abbiano rovinato la
musica:  come mettere una macchina al posto della fantasia, alla fine sar la macchina a controllare
te. E fin qui opinioni personali. Ma c poi quellaltra faccenda Per dirla tutta: il mondo dei deejay 
troppo, davvero troppo macho. Ecco perch Else ha lespressione dubbiosa. Lo stesso Franz, che  un
amico a cui lei vuole bene ed  lo straordinario creatore di flussi sonori che sappiamo, il mago berlinese
dei collage musicali, anche lui a quanto pare  un maschio piccolo piccolo, uno che s uno che
invita la fan di turno in cabina e, mentre suona, dice aprendosi la patta: scommettiamo che non mi farai
perdere una battuta che  una?
 Non ti sto prendendo in giro Capisci ora, mamma, perch in quellambiente le donne sono
pi rare delle lucciole in citt?
 Ci va gi dura eccome, la cara Else. Ma la signorina no mica sarrende e la ragazza, infine, 
costretta a cedere: Se proprio ci tieni E le d lindirizzo di una discoteca aperta da poco, il
Paradies, dove Franz  il deejay numero uno: Cercalo l, suggerisce. Stanotte. E nel frattempo, fa,
provate a dare una sbirciatina alla festa berlinese da una prospettiva diversa. Cio dal versante
opposto del muro, tanto per capirsi
 Ci andiamo, s. In metropolitana. Ed  strano vedere la gente che, alla stazione, se ne infischia
delle transenne e delle scritte che avvertono: Alt! Vietato proseguire. Anche noi, con un certo
batticuore, spingiamo una porta color ruggine e passiamo dallaltra parte, dove veniamo accolte da un
tanfo immediato di latrine pubbliche. Siamo in territorio sconosciuto, perch Carolina non  mai stata
nella zona est, non conosce le strade, per, gira e rigira, infine ce la facciamo ad arrivare alla spianata
di Alexanderplatz, stracolma di turisti stranieri: oggi il cemento socialista  gratis! Fino a ieri era una
gitarella dispendiosa: cinque marchi per il visto, pi lobbligo di cambiarne altri venticinque. Trenta
marchi per andare a spasso tra i palazzi giganti delledilizia orientale Slabbrati. Rattoppati. E
talmente arcigni, mamma, che nemmeno domenica scorsa mostravano un pochetto di sollievo. Infelici
senza rimedio. E certo io non avevo bisogno di ulteriori malinconie, anche se adesso il ricordo di Anita
si affaccia in punta di piedi, per cos dire, e non  pi quel gran tumulto del giorno prima
 Non lo so, mamma. Non so cosa Else saspettava che vedessimo. Per quanto mi riguarda, ho
visto una citt troppo stanca per festeggiare: solo questo. E quando siamo tornate indietro, la festa
sembrava scomparsa pure allovest e leuforia della libert si era trasformata a un tratto in cumuli
dimmondizia sotto il bordo dei marciapiedi: nellandare non ci avevamo fatto caso, ma ora a ogni
passo o gi di l scorgiamo rifiuti dogni genere, monnezza, lattine che rotolano per le strade e
ingombrano perfino le lunghe piste rosse dove le biciclette sfrecciano indiavolate  guai ad attraversare
una pista ciclabile, a Berlino! Il sole intanto  scomparso e le acque della Sprea sono di un colore
compatto, impenetrabile. Ho un brivido. Allaccio il cappotto fino allultimo bottone e anche Carolina
rialza il bavero della giacca che  pur sempre di jeans, per quanto imbottita di finto pelo, e cammina a
labbra strette, con la faccia spinosa
 Davvero: quando  scontenta mette su le spine! Le crescono addosso in un batter docchio e a
me verrebbe voglia di cavargliele come a un carciofo, una per una
 Mamma! Non  necessario che ti sforzi con la tua ben nota aria furtiva Vuoi farmi
linterrogatorio? Allora chiedi, avanti! E non aver paura della risposta.
 Seeh Ti conosco!
  inutile che scuoti la testa: lo so che hai paura. Temi che quella signorina spinosetta cominci
a piacermi, non  cos? Ma io E comunque domenica scorsa, al ritorno da Berlino est, dentro mi
sentivo soltanto il vuoto: come se fossi entrata in un cono dombra. Forse per colpa del cielo, che era
una lastra di cemento tipo Alexanderplatz. O forse del freddo che sinfilava dentro le maniche e saliva
pungendo. Sia come sia, dico subito oki, ottima idea, quando Carolina propone di andarci a scaldare in
un hammam che conosce lei
 Ma non eravamo mica a Roma! L c un sacco di turchi,  normale frequentare lhammam
Eppoi ci vanno tutti, pure i tedeschi, che ti credi. Questo era riservato alle donne, ben tenuto, con la
stanza principale a volta, decorata nel classico azzurro, unampia pietra calda al centro e, intorno alla
parete, comode nicchie con le fontanelle. Prima di entrare, lasciamo i vestiti nello spogliatoio e, nuda,
Carolina  proprio una ragazzetta i fianchi magri magri Di colpo accanto a lei divento una
Giunone. Eppure non sono grossa, vero, ma?
 Che centra limbarazzo! Sarebbe fuori luogo. No, sto bene in quella specie di nido
finalmente Mi accuccio sulle piastrelle tiepide e poco a poco, pian pianino, il freddo se ne va e io mi
ammorbidisco. Dentro e fuori, pelle e cuore. Tiro su lacqua con la ciotola di rame, me la verso sulle
spalle e proprio mentre scivola lungo la schiena, sento una voce. Distinto mi volto e riconosco, nella
nicchia accanto alla nostra, la biondina dal mollettone verde, la studentessa spogliarellista del treno:
Bia. Che saluta: ehil! E dopo neanche due secondi ci ritroviamo a far gruppo come se fossimo vecchie
amiche, bench si capisca a prima vista che fra noi c una bella distanza
 Non so il modo di stare nei rispettivi corpi Io e Carolina cos come viene, lei con
professionalit, con le mosse sicure di chi  abituata a togliersi il reggiseno sopra un palcoscenico.
Senza ostentazione, per. Anzi con un filo dironia che risulta piuttosto provocante. Ma il buffo,
mamma,  che mentre siamo l a chiacchierare, scopriamo che anche lei, come Else, ci aveva scambiato
per una coppia e si meraviglia quando Carolina replica: No, arrossendo fino alla punta dei
capezzoli
 La biondina? Seeh! Etero dalla testa ai piedi. Anche se frequenta un pochetto lambiente mio,
cos almeno mi fa capire perch sai, mamma, alla fin fine il nostro mondo  piccolo, gira dentro una
tazzina di caff Insomma, molte amiche di Bia sono lesbiche e lei le adora, anche se non sopporta il
loro gusto per il dramma: non lo reggo, dice, tutto questo Sturm und Drang, che poi significa tempesta
e tormento e ancora tormento e tempesta e non c scampo, perch ogni storia tra donne  sempre
una passione. Da patire, letteralmente. Ma la verit  che Bia, se mi permetti il confronto,  uguale a te,
mamma, nel senso che pure per lei la vita  inconcepibile se non c un uomo a illuminarla e in questo
siete identiche, per lei, a differenza di te, accumula amanti e innamorati a sfare e passa le giornate a
destreggiarsi tra luno e laltro con notevoli complicazioni organizzative, tanto che non vede lora, ha
detto, dincontrare un grande amore: per risolvere i problemi di traffico, se non altro!
 Oddio, certo, chiacchiere da hammam amori, cellulite e mestruazioni Per non credere,
la biondina non  per niente superficiale come vorrebbe apparire, anzi sta sfacchinando sodo sulla sua
tesi di laurea, ha gi registrato le prime interviste e nellintervallo fra un massaggio e una sciacquatura
ce le racconta. Alcune sono divertenti, altre molto serie. Tipo il colloquio col sociologo del doppio
muro uno che ha sviluppato una teoria alquanto complicata... Perch devi sapere, mamma, che in
tedesco esistono due modi per dire muro, due parole: Mauer e Wand. La prima ha una radice latina
che significa autorit, intesa come limite, barriera, cos almeno mi spiega Bia. Mentre la radice della
seconda, Wand, allude a un intreccio, allimpasto della terra, dei mattoni, insomma alla materia con
cui viene costruito un muro e agli uomini che la lavorano, con le loro mani e la loro fantasia. E la teoria
del sociologo  che a Berlino il muro-limite non regge pi perch non regge lautorit che lha imposto
e perci va eliminato, mentre laltro no, non si deve abbattere
 Ma perch  quello che giorno dopo giorno ha regolato, ordinato e ristrutturato la vita
quotidiana delle due Berlino, che si sono sviluppate in maniera diversa, con diversi sistemi sociali, che
ormai parlano perfino due lingue diverse, e queste differenze non devono distruggersi luna con laltra,
ma impastarsi, appunto, per produrre un nuovo paesaggio, soprattutto ora che la cortina di ferro si sta
alzando e le due Europe si troveranno faccia a faccia in sostanza  con i mattoni di questo muro che
dovrebbe e potrebbe essere costruita la terza via, quella tra capitalismo e socialismo...
 Era un sociologo, ma! Sembrano tanto concreti, poi stringi stringi Come ipotesi per
bisogna ammettere che era stuzzicante, tant che Carolina ne  rimasta affascinata. Chiedeva
particolari, ci smucinava sopra: lei viene da una famiglia speciale, sai! dove non si parla di sciocchezze
qualsiasi, ma esclusivamente di Gorbaciov e piazza Tienanmen o dellultima mostra di pap. Loro
volano alto, mamma, tanto quanto noi voliamo basso, proprio raso terra, con quella specie di
questionario a cui vorresti ridurre la nostra conversazione: che hai mangiato, coshai visto, con chi
tincontri, mai un discorso un pochetto pi articolato
 No per carit, non arrabbiarti Per una volta che mi ascolti, che ascolti me!
 Mica vorrai che ti salga la febbre? Basta, dimentica quello che ho detto
 Brava. Ecco Dunque, tornando allhammam, stiamo l per qualche tempo a chiacchierare
con la biondina, poi ci scambiamo i rispettivi indirizzi romani e quando usciamo, con le guance belle
calde,  gi calato il buio. Ma non  ancora il momento,  presto per cercare Franz al Paradies, cos ci
fermiamo a tirar tardi dentro una Kneipe, fra il sibilo della birra alla spina e i rutti speziati dei
mangiatori di Bouletten, che fra parentesi sono polpettine squisite, e infine, verso mezzanotte, ci
presentiamo al locale dove il maestro dovrebbe esibirsi: la discoteca pi spettacolare che io abbia mai
visto! Forse perch non vado di frequente nei locali notturni
 Be, oggi come oggi lavoro troppo, la sera sono stanca, mentre quando avevo let per queste
cose, ceri tu, cara la mia mammetta, che mimponevi orari da convento e amicizie passate al setaccio:
sempre per la paura che ti scappassi di mano, non  vero? Ma poi sono evasa lo stesso e tutto il tuo
controllo non  servito a niente. Magari se ti fossi fidata un tantino di pi Comunque hai vinto la tua
battaglia, almeno sulle discoteche, e hai tirato su una figlia sgobbona e una lavoratrice infaticabile che
al massimo si concede un piano-bar al sabato, questo s, specialmente da quando la mia amica Roberta
ne ha aperto uno qua vicino, in una traversa di viale Libia: il famoso Cuore selvaggio
 Gi: un nome da tempesta e tormento Con serate per sole donne, infatti. E ti anticipo che
 proprio al Cuore selvaggio che tra qualche giorno Carolina debutter a Roma come deejay ma non
voglio aggiungere altro, per ora
 Tra poco. Adesso fammi raccontare del Paradies: porte dargento, bar decorato con graffiti
rosso sangue, una pista da ballo immensa, luci rotanti e in alto una cabina di vetro dove sta, come
Giove in trono, il deejay di turno. Che domenica notte, purtroppo per Carolina, non  Franz ma ancora
il suo aiutante, il riccetto che lo sostituisce pure in negozio. E io quasi quasi non lo riconosco nella sua
nuova veste
 In senso figurato, ma. Come fosse realmente vestito non ha importanza, perch solo a
Roma, a quanto dicono, conta pi la scarpa alla moda di quello che suoni! E lui aveva jeans strappati
allorlo, ma in compenso era un bravo deejay, capace di trasformare la musica registrata in un concerto
dal vivo. Tanto che mentre attraversiamo la pedana per raggiungerlo, tra ballerini che un po emergono
e un po affondano in una specie di bosco fluorescente, non ho la sensazione di stare in discoteca: 
come se la festa di Berlino dalle strade fosse dilagata fin qui, giusto per dimostrarmi che Carolina ha
ragione, e cio che tutto va avanti a feste, anche la politica, e Berlino  allavanguardia, oggi con le
danze sul muro, ieri con la love parade e il famoso ballo delle prostitute
 Una storia dellanno scorso Uno scandalo berlinese, per lappunto, con le prostitute che
rivendicavano i loro diritti ballando con il pubblico e la stampa, perch questa, ormai,  la filosofia, e
lepoca dei comizi  finita. E mentre sto l a rimuginare queste cose, la musica si smorza e il riccetto ci
riceve sulla tolda di comando della sua nave, abbassando la cuffia per ascoltare Carolina. Io ho sotto i
piedi le vibrazioni della pista e in gola un palpito incessante, un frastuono interno che non mi permette
di sentire n le domande n le risposte. Lei parla con gesti amplificati dalle luci a girandola che
sbalzano dal blu al giallo al viola. Lui fa cenno di no. Intuisco che sta dicendo: non so dov. Non ho
idea di dove sia Franz. Fine della conversazione: rialza la cuffia, si volta e improvvisa una frase alla
tastiera. E allora, mamma, i suoi jeans sbrindellati di colpo mi sembrano lunico abbigliamento
possibile: che altro potrebbe mettersi uno sciamano dai ricci neri, capace di unire la terra al cielo solo
sfiorando due dischi con la punta delle dita? Le sue mani volteggiano sui piatti, compongono suoni ed
ecco una voce che sinsinua tra un accordo e laltro, alzati per il tuo amore canta la voce, e sfuma
immediatamente in un battito che prima entra in ogni nervo e poi esce dalla carne, dal sangue e dalla
pelle. Lalito caldo di Carolina mi soffia dentro lorecchio: Non  lo stesso, eh? non  come ascoltare
registrazioni in studio! e io annuisco, s, s Un velocissimo crescendo di batteria e l in basso, sulla
pedana, la tensione emotiva aumenta, lievita, ci raggiunge. Perfino io, con le mie chiappe rigide, ho
voglia di agitare le braccia, muovere i fianchi, piegare le ginocchia, potrei fare qualunque cosa. Anche
innamorarmi. Il fiato di Carolina sfiora di nuovo la mia guancia: non  un ritmo per cuori solitari, mi
sussurra sul collo. E di nuovo io rabbrividisco: s s,  vero, non  per cuori solitari la musica dei
deejay, questa musica che non butta niente del passato ma lo reinventa e lo costringe a ballare alla sua
maniera, cambiando passo quando cambia la vita. Eppure Non sar un inganno? mi viene da pensare
mentre me ne sto sospesa nel tremito delle luci, chiusa dentro la cabina che vibra pericolosamente. Una
domanda che resta a sua volta appesa allaria, senza precisarsi, e tuttavia minquieta tanto, ma, che tiro
un bel sospiro di sollievo quando il riccetto ci butta fuori perch vuole decollare, cos dice, per conto
suo. Ma prima bacia Carolina e poi anche me, a sorpresa, cacciandomi la lingua in bocca e facendomi
restare di sasso
 Mi aveva preso alla sprovvista! Per poi esco in strada e il gelo improvviso cancella dalle mie
labbra ogni traccia di quellagguato
 Era lalba, mamma. Unalba ghiacciata che mi d una scossa e mi carica di unenergia che pi
tardi, quando giaccio dentro il mio sarcofago di piume, si trasforma in crampi terribili che mazzannano
ai polpacci: devo alzarmi. A piedi nudi vado su e gi per riattivare la circolazione e, nonostante cerchi
di non far rumore, Carolina si sveglia e insiste per aiutarmi. Saccuccia davanti a me sul tappeto, mi
arrotola il pigiama sulla gamba e allora vedo le sue unghie e continuo a guardarle, cos mangiate fino
alla radice, mentre i suoi polpastrelli toccano, premono, massaggiano con abilit l dove ho male. Dopo
un po i nodi si sciolgono, il dolore passa, ma non il freddo: la stufa s spenta e noi proviamo invano a
riaccenderla. Allora, invece di dormire, ridiamo per quanto siamo imbranate e chiacchieriamo e
facciamo progetti, perch siamo gi a luned mattina e il programma iniziale prevedeva che a questo
punto il viaggio fosse belle finito, ma Carolina non ha ancora parlato con Franz, non vuole partire, e
anchio non voglio.
 Eh s. Avevo un affare in sospeso, a Berlino.
 I morti sono cos esigenti, mamma! Hanno bisogno di tutta la nostra attenzione, non
sopportano dessere trascurati: sono loro che ci spingono indietro, sulla vecchia strada Per dirla pi
semplicemente, avevo sempre nelle orecchie la voce di Anita che, nel sogno, si dispiaceva: Labbiamo
perso! Ed  per rispondere a lei che dico a me stessa: ma come, non puoi concederti un giorno in pi
di vacanza? Stai diventando peggio di tua madre, che ha sgobbato tanto per arrivare a essere padrona
del suo lavoro e del suo tempo e poi non va nemmeno in ferie. E cos a una certora telefono a Sonia, in
agenzia, e anche a te, mamma, ma tu eri andata in banca assieme a pap, allora ho lasciato il messaggio
a Graziella perch non ti preoccupassi. Anche se poi ti preoccupi uguale:  la tua specialit!
 Oki, oki, andiamo avanti Dunque ormai  luned ma, avendo deciso di restare, ce la
prendiamo comoda e in mattinata recuperiamo il sonno perduto. Nel tardo pomeriggio Carolina
riprende la caccia al suo Franz, ma questa volta non laccompagno: finalmente ho anchio i miei piani.
Per prima cosa cerco sullelenco telefonico il centro dassistenza dove lavora Andreas
 Ha una laurea in psicologia, pi una specializzazione nel recupero dei drogati
 S,  sempre stato bravo a scuola, Anita era molto orgogliosa di lui e pure del lavoro che fa in
quella specie di consultorio dunque cerco lindirizzo, lo trascrivo sulla mia agendina e
 E niente. Qua mi fermo.
 Emb. Che vuoi farci. Di nuovo il panico, mamma Devo prenderne atto e rassegnarmi. Cos
vado ad aspettare Carolina in un caff sulla Oranienstrasse, dove Else ha dato appuntamento anche alla
sua compagna.
 Un locale pi o meno come il tuo Lunica differenza  che lingresso  riservato alle donne,
etero o lesbiche che siano, e nessuno se ne meraviglia. Un posto carino, arredato con un certo stile, a
parte qualche merletto di troppo alla tappezzeria dei divani, e insomma lo potrebbero frequentare anche
le tue amiche, sai? In ogni modo  l che andiamo, e io ordino una di quelle loro birre al succo di frutta
e bevo e contemplo il sorriso ironico della divina Marlene, che campeggia sulla parete dietro il bancone
del bar. Tutto qua il tuo coraggio? sembra che dica. Infine ecco la compagna di Else: una pertica di un
metro e ottanta con un visuccio simpatico da topolino. Una tipa molto impegnata. Come Else, peraltro.
Pensa che si sono conosciute a un gruppo dautocoscienza politica!
 A Berlino, mamma, come puoi sfuggire alla politica? In questi giorni, poi! Ma il loro gruppo 
nato diversi anni fa.
 Come spiegarti si tratta di una ventina di ragazze, allincirca, che si riuniscono
periodicamente con uno scopo preciso: fare i conti col passato. Sembra che ce ne siano parecchi di
gruppi del genere, misti o di sole donne.
 Parlano dello sterminio... cos mi ha detto Else e della posizione dei loro genitori durante il
nazismo, se erano stati collaborazionisti o no e quale comportamento avevano tenuto nei confronti dei
loro amici o conoscenti ebrei, perch il fuoco di quel grande orrore, secondo loro, nasce dalla brace
nascosta delle piccole ferocie individuali, e su questo Else  stata categorica: la crudelt  crudelt e
basta, ha detto, non ha un ordine di grandezza al di sotto del quale  lecita lassoluzione. Poi  rimasta
zitta per qualche secondo, ha finito la sua birra e ha aggiunto, a voce pi bassa: Prendiamo, per
esempio, una donna dallaspetto fragile, dolcissima, immaginiamola sotto un bombardamento, nella
strada in fiamme, mentre corre verso il rifugio antiaereo,  possibile credere alla sua dolcezza se
scoprissimo che da quello stesso rifugio spinger via con le sue mani un vecchio, solo perch ha la
stella di Davide sul cappotto?
 Sua madre, gi. Else ha rotto con la famiglia proprio per questo. E fumava cos
rabbiosamente, mentre ce lo raccontava, che la sua compagna le ha sfiorato la guancia bisbigliando:
schh, schh Ed Else le ha preso la mano e lha premuta forte contro il viso, poi si  chinata verso di
lei, ha appoggiato le labbra sulle sue e le ha passato il fumo col respiro. Un gesto cos intimo, mamma,
che il cuore si  messo a battermi nelle orecchie. E mentre loro continuavano a fumare bocca a bocca, 
entrata Carolina. Con le spalle curve, lespressione delusa. Si  sbottonata la giacchetta di jeans, si 
seduta sul bracciolo della mia poltrona e ha scosso la testa: di Franz nemmeno lodore. Allora Else la
rimprovera: E su, non essere cos impaziente, vedrai che rispunta fra un giorno o due Magari con le
tasche vuote e una borsa piena di dischi doccasione.  di nuovo allegra, Else, perch stasera dormir
dalla sua bella. Perci ci spiega come accendere la stufa, dato che resteremo sole nellappartamento, e
poi se ne va, mano nella mano, con la sua compagna. Noi restiamo ancora il tempo di una seconda
birra
 Ma che fai? Non alzarti! Dillo a me se ti serve qualcosa E non distrarti proprio adesso,
mamma! Ora pi che mai ho bisogno della tua attenzione, perch luned sera succede una gran brutta
storia
 Una storia triste, mamma. Dunque usciamo dal caff ed entriamo nel freddo, tra laltro
cominciava a pioviccicare, una spruzzatina stitica che veniva gi e si posava sul mio berretto di lana
senza bagnarlo veramente. Carolina, da parte sua, si era coperta i capelli con una sciarpa color fucsia,
lo stesso colore stravagante dellimbottitura della sua giacca: avvolta in quellorifiamma, sembrava
pronta per la pubblicit di un disco electropunk. Camminiamo fino alla pensione sotto questacquetta
che non ce la fa a diventare pioggia, saliamo  quante volte ormai avr fatto queste scale?  infiliamo la
chiave nella toppa e, appena entrate, tastiamo il muro alla ricerca dellinterruttore, io da un lato, lei
dallaltro, sono io a trovarlo, accendo e per terra, in piena luce, appare qualcosa che sbarra il corridoio:
un fagotto, un corpo Il corpo di un uomo. E subito minchiodo alla parete.
 Sembrava morto. Steso supino dentro una pozza di roba giallastra che il gatto Schatz andava
leccando con impegno Qui caccio un urlo, il gatto scappa e luomo apre due occhi stravolti.  senza
scarpe ma per il resto vestito normale, con un giaccone sbottonato sulla camicia che si arrotola
allaltezza dellombelico, scoprendo un rigo di pelle bianca sotto una ragnatela di pelacci neri.
Giovane? Vecchio? Non saprei,  solo uno che ha bisogno di aiuto. Ma io sono paralizzata. E mentre
fisso la sua mano che striscia dentro quella melma gialla, quasi a cercare una leva per sollevarsi, con la
coda dellocchio vedo Carolina che si muove e, in un lampo,  accanto a lui. Con le sue braccia magre
lo aiuta a mettersi seduto e a liberarsi del groppo di vomito che lo sta soffocando e che ora gli corre
lungo il mento fino al risvolto del giaccone e imbratta la sciarpa fucsia e i polsi di lei, che per non
mostra per niente schifo, nemmeno unombra. Gli tiene alta la testa, lo stringe a s: una madre china sul
figlio. Ma lui adesso d segni di agitazione, e a spaventarlo pare che sia uno zaino s uno zainetto
aperto a met sul pavimento, luomo lo minaccia col pugno e grida delle frasi senza senso o che non
capisco, qualcosa tipo: morde! vuole mordere. Allora Carolina gli parla  quasi una cantilena,
ripetuta, lenta E intanto lo alza e lo trascina, grande e pesante com, fino al bagno. Un tragitto
interminabile, che va da un punto dappoggio allaltro. Davanti al lavandino gli toglie il giaccone
lurido, la camicia zozza, lo ripulisce alla menopeggio con un asciugamano, lo trascina di nuovo, apre
una porta e un po spingendo un po sussurrando brevi parolette dal suono rassicurante, lo convince a
infilarsi sotto un piumone. E io sempre l, a osservare la scena: lesile Carolina che soccorre il grosso
Franz.
 Gi: era proprio lui. Il mito in versione domestica. Il dio maschio nella sua quotidiana
vulnerabilit.
 Eppoi? Eppoi niente. Franz sprofonda in un letargo assoluto e noi ci sediamo in cucina, a bere
latte caldo. Da fuori ogni tanto arriva uneco di folla e di fuochi dartificio, accompagnata dal grido
lungo di un sassofono: Berlino non ha smesso di festeggiare. Le orecchie di Carolina, che erano
diventate grigio cenere, poco alla volta riprendono un colore pi accettabile, ma io adesso la guardo in
maniera diversa. Ripenso a ieri, allabilit con cui aveva sciolto i miei crampi: una ragazza con un
talento naturale! E se maneggia la musica con la stessa naturalezza perch anche la musica in fondo
 un lavoro di cura Ma la vocazione alla cura, se mai esiste, non basta a spiegare il metodo
professionale con cui ha aiutato Franz. Cera esperienza in quei gesti, in quel tono di voce. Mi
sbaglio? chiedo. E lei dopo qualche secondo ammette: Mio padre... Simbenzinava, dice. Faceva il
pieno dalcol. Ma ora  a posto. E la storia triste di cui ti dicevo, mamma, in realt  proprio questa:
la storia di una figlia che una volta alla settimana andava da suo padre e lo trovava con una sfilza di
bottiglie nascoste dietro una poltrona e gli occhi da pazzo.  per amor suo che Carolina ha imparato
certi piccoli trucchi da infermiera: il modo daccostarsi, di calmare una crisi. E non ha mai tradito il
segreto del padre, nonostante avesse quattordici anni o poco pi. Una ragazzetta, ma ferocemente
protettiva.
 Oddio, ci vuole un gran carattere o un grande amore per caricarsi di un peso simile... O
almeno cos ho pensato quella notte, mentre le strade di Berlino continuavano a riempirsi di note
musicali. Finch, in un batter docchio,  gi mattina. Else non si fa attendere a lungo e, quando rientra,
le consegniamo Franz che continua a russare, perso in un sonno etilico, saldiamo il conto e cominciamo
a raccogliere calze e mutande in vista della partenza. Non vuoi fermarti? chiedo a Carolina. Magari
pi tardi potresti parlargli... Lei scuote la testa, ma dun tratto, ecco, sono io a frenare. Perch il
viaggio non pu chiudersi qui. No. Adesso tocca a me. Perci dico alla mia compagna: Ci vediamo in
stazione. La valigia me la porti tu? Poi prendo una carta stradale, con una matita rossa mi faccio
segnare il percorso da Else e, mappa alla mano, mi avvio verso il consultorio di Andreas.
 Da sola, s. Ed  curioso, perch allimprovviso la citt non mi sembra pi estranea, come se
adesso riconoscessi ovunque limpronta di Anita.  anzi lei in persona a indicarmi le strade e certi
piccoli particolari, qua i tigli scomposti dal vento, l i riflessi bruni delle statue sulle acque della Sprea
o le vetrate dei caff, e io le domando: qui? venivi qui a fare colazione? Quante cose mi accorgo di non
sapere, di non averle chiesto quandero in tempo! Ti rammenti, mamma, quella frase che mi ripetevi a
ogni arrabbiatura? Quando non ci sar pi te ne pentirai, ma sar troppo tardi! Un modo di dire un
po sadichello, per marted mattina finalmente, oki, ho avuto una folgorazione e ho capito cosa
intendessi
 Oh s, mamma, una frase sadica e ricattatoria ma non importa
 Non importa!
 Volevo soltanto spiegare Mi dispiace. Purtroppo qualche volta regredisco allet di una
quindicenne: non si  mai abbastanza adulti, a quanto pare, da non prendersela con la madre! Insomma,
tornando a marted mattina, la mia impressione  questa, di camminare in luoghi che mi rimandano un
senso di familiarit.  un giorno feriale, lavorativo, e la grande festa si  calmata, perch solo a uffici e
cantieri fermi la gente torner a riversarsi fuori,  logico, anche se gi vedo numerose trabi che
rallentano indecise agli incroci e gruppi di Ossis, riconoscibilissimi dagli abiti, col naso schiacciato
contro le vetrine Intanto controllo i segni sulla mappa di Else e, una svolta dopo laltra, trovo senza
difficolt il consultorio. Una donna in grembiule mi accompagna nellufficio di Andreas e lui, non
appena sente il mio nome, alza di colpo certi occhi grigi che par di entrare in un banco di nebbia
nordica. Anita, penso subito, li aveva neri. Nero saraceno. Ma la linea forte delle mascelle  la stessa.
Ed  lunica somiglianza che intravedo in quelluomo stupito e gentile, che mi accoglie con un
lievissimo imbarazzo
 Oddio, era il nostro primo incontro! Imprevisto per lui e, in qualche misura, anche per me, che
dun tratto mi scopro senza parole, perch in realt non sono venuta a fare domande e non c niente, in
fondo, che lui possa dirmi E invece una cosa c, s, e vorrei proprio saperla: il motivo per cui non 
venuto al funerale di sua madre. Per rancore verso di lei?  questo? Eppure si erano riconciliati da
tempo: quellodio furibondo che aveva provato da bambino, quando il tribunale laveva affidato al
padre, poi era scomparso. Non pu essere qui il nodo Allora  a causa mia? Ma come posso chiedere
una cosa del genere a un perfetto sconosciuto che, fra laltro, non sembra intenzionato a concedermi
nemmeno un briciolo di confidenza? Un berlinese arrogante, che trattiene a stento un gesto di fastidio
quando farfuglio del muro e dellimpulso che mi ha spinto a salire sul primo treno disponibile: Ah s,
dice, questa faccenda ci ha riempito di visitatori, come se davvero fossi l in gita. Ma  un attimo, ed
eccolo di nuovo affabile: sinforma del viaggio, chiede dove sto E io prima gli dico che sono in
partenza, poi della pensioncina di Kreuzberg. Kreuzberg? sorride sarcastico. Un quartiere che
funziona a meraviglia: i turchi lavorano e i tedeschi prendono il sussidio statale. Soprattutto quelli che
contestano lo Stato, pi contestano e pi vivono di sussidi. Un moralista. Guance pallide, lingua
tagliente E tuttavia parla staccando bene le sillabe per farsi capire: lui lo sa che il mio tedesco lascia
a desiderare.  una piccola cortesia, che per apre uno spiraglio, la possibilit di un contatto, e me ne
accorgo perch, da un momento allaltro, la nebbia nei suoi occhi non c pi. Sparita. Allora anchio
mi rilasso e lo seguo quando mi porta in giro per il consultorio e mi elenca tutto fiero le innovazioni
che ha introdotto nei metodi di cura, abolendo, per cominciare, quegli assurdi riti di sottomissione
imposti ai ragazzi nei centri antidroga: il taglio a zero dei capelli, per esempio, o il divieto di una certa
musica, la loro musica. Ma, se si drogano, non  colpa delle pettinature a cresta di gallo o dei ritmi
funky, house o techno, il problema  limmensa, smisurata noia dei giovani e lattrazione del rischio.
Ecco perch  difficile combattere leroina. Ecco perch occorre usare metodi nuovi e integrati. Tipo i
suoi, per lappunto. E se ne vanta come se volesse riempire con lorgoglio professionale il vuoto che
c fra noi, quella distanza che Anita aveva tentato invano di trasformare in familiarit. I miei metodi,
si vanta Andreas, e il suo respiro, quando si avvicina, sa di dentifricio. Ma la visita  alla fine e lui mi
riaccompagna alluscita, spinge la porta che d in strada e, proprio mentre la tiene aperta per me,
quando ormai sono convinta che il nostro incontro si chiuder in questo modo neutro: Le lettere
mormora. Sai, ho un intero armadio pieno di lettere. E finalmente i nostri muri personali si sgretolano
e noi riusciamo a parlarci davvero
 S mamma, l in piedi, al freddo, con il vento e il camice bianco che a ogni raffica gli
sincolla alle gambe.
 Non so, forse era lunica maniera Forse potevamo parlare solo cos, stando in bilico
sulluscio, n dentro n fuori. Ma abbiamo parlato. E la mia domanda ha ricevuto una risposta.
 Mi ha detto s, ha detto che la vita di sua madre era divisa a mezzo, e una met apparteneva
a lui e laltra invece esclusivamente a lei. E l era morta. Dove lui non poteva entrare. O magari non
volevo, ha detto. Perch non era lei a impedirglielo Mai, in ogni caso, mai era entrato in quella parte
della vita di sua madre che non gli competeva e un funerale non poteva certo cambiare questa regola.
Ah no. Per lultimo saluto, lui aveva bisogno di un rito a due. Come a due erano sempre stati i loro
incontri. Cos era andato nella stanza di lei, quella che occupava durante le sue visite, e aveva
sgombrato la scrivania, addobbandola con una tovaglia di lino, un mazzo di fiori, qualche candela. Poi
si era chiuso l dentro e, per unintera notte, aveva letto la loro corrispondenza. A voce alta. Frase per
frase. Le lettere che in tanti anni sua madre gli aveva spedito quotidianamente. No non madre! La
parola che usa con me : Mutti. Mamma. In un tono che esclude qualunque recriminazione. Con un
pizzico di sentimentalismo, se vogliamo Ma appena unombra. In quanto a me, oh, questa parola mi
fa un gran bene. Risana la mia angoscia e pure il ricordo della voce tormentata di Anita, che da ultimo
sattribuiva colpe non sue: ma era colpa sua se un tribunale aveva ritenuto lecito sottrarre il figlio a una
madre lesbica? Un figlio che continua a chiamarla Mutti e allora a me viene da dire: labbiamo
trovato! Anita, oki, labbiamo trovato. E a lui dico: grazie. Perch mi sembra che ora il tempo
ricominci a scorrere anche per me nel verso giusto, dal passato al futuro. Cos, quando lui se ne torna al
lavoro e la porta del consultorio si chiude, per un pochetto me ne resto ferma sul marciapiede,
annusando gli odori di Berlino: spezie, carbone e fumo di metropolitana, esattamente come aveva detto
Carolina, ma adesso il mio naso registra unaltra traccia, un sentore fresco di dentifricio che rende laria
frizzante. Leggera. E, piena di questa nuova leggerezza, corro in stazione. Carolina mi aspetta al
binario, saliamo per farci di nuovo diciassette ore e passa di treno, ma questa volta il tempo fila a
velocit pazzesca. Per poi arriviamo a Roma.  lalba di mercoled e anche qua pioviccica, un tempo
triste, tristissimo, e noi ci salutiamo e torniamo a salutarci, perch i saluti scambiati lungo i binari di
una stazione sono troppo deprimenti e sembrano troppo definitivi, e nessuna delle due in realt ha
voglia di rimanere sola, non abbiamo la forza di voltare le spalle e di lasciarci, ecco tutto, ed  per
questo che a un tratto mi viene unilluminazione e dico: ti va di fare colazione da me? E poi una cosa
tira laltra, ancora oggi  ospite mia
 Sotto, ma? Cosa dovrebbe esserci sotto?
 Ma no! Rester soltanto per due o tre giorni Finch non chiudiamo il contratto di via dei
Coronari.
 Me lo sentivo! Me lo sentivo che avresti reagito cos, tipico tuo uscirtene con questa frase che
mi dava fastidio a quindici anni, figurati a trenta!
 Come quale frase Non ti ascolti quando parli?
 Oddio, lo so che non lo dici con cattiveria no no, con tenerezza, con laffettuosit di chi
tollera un capriccio: sta nascendo unaltra stella! Lespressione che usavi, paro paro, quando spuntava
allorizzonte unamichetta nuova e io magari volevo andarci a pattinare a Villa Borghese e, dopo quella
frase, per la vergogna non ci andavo pi!
 Mamma
 Mamma
 Oki: la verit  che non sono sicura che stia nascendo unaltra stella. Anche se mi sono
abituata alla sua presenza talmente in fretta! Forse per via di Berlino... o forse ho pescato dentro di lei
uno spicchio, un pezzetto dellanima di Anita O magari, dopo essermi tanto spesa durante quella
malattia, non posso pi fare a meno di occuparmi di qualcuno, insomma per certi versi sono anchio
una chioccia, ed ecco perch tengo al calduccio, sotto le mie ali, questa ragazza che litiga con la madre
ma non sa uscire di casa, questa signorina no che ancora non ha scoperto  non te lo scordare,
mamma  da che parte le batte il cuore, se dal lato femminile o dal lato maschile. Ma questo  tutto, per
adesso. Almeno credo. E non c niente di strano se mi piace spalleggiarla fin dove posso, tant che
ieri mi sono presentata al piano-bar, da Roberta
 Be, era il giorno riservato alle donne. Ma io ci sono andata prima dellapertura, perch dopo,
quando arrivano le clienti,  un parapiglia e diventa difficile scambiare perfino una battuta: le serate
sono un successone, sai, e la sala  talmente zeppa che se tu la vedessi, mamma, ti verrebbe linvidia.
 Forse perch a Roma non ci sono altri posti  lunico di questo tipo e dunque sono tutte l,
le commercianti del centro storico e le commesse del Tiburtino, le insegnanti della Garbatella e le
assicuratrici del Testaccio, le antiquarie dei Parioli e le studentesse di San Lorenzo, timide timide, che
se ne stanno abbarbicate al muro come le loro madri nelle balere di quarantanni fa, prima che il twist
salvasse le donne dal far tappezzeria Insomma a locale pieno non si pu discutere, ed  per questo
che mi presento quando il bancone  ancora sgombro e laria profuma di detersivo e, poich siamo in
uno scantinato, un pochetto anche di muffa. E mentre Roberta d lultima lustrata, io le spiego
lesperienza berlinese di Carolina e le faccio la mia proposta: hai gi un buttafuori femmina, perch
non provi pure un deejay? E Roberta, che  un po una mosciolona ma ha fiuto per le novit, si lascia
convincere per una serata sperimentale e cos sabato prossimo avremo il gran debutto! Per non credere
che sia andata liscia come te la sto raccontando: dopo il primo s, ho visto che ci ripensava. Anche le
donne, mamma, sono piene di pregiudizi sulle altre donne, perci ho dovuto incoraggiarla: su, bella
mia, le ho detto, vedrai che andr benone, un piccolo atto di coraggio Ladies first, yes?
 finito lanno indimenticabile, scrissero i giornali.
A novembre la folla aveva ballato sul muro di Berlino.
A mezzanotte del trentun dicembre la stessa folla si arrampic sulla Porta di Brandeburgo, tir
gi la bandiera dellEst, tagli via il simbolo del partito comunista, la iss di nuovo: le due Germanie
ora avevano un identico vessillo.
Sotto il muro, mezzo milione di persone stapp bottiglie di Sekt, accese razzi e fuochi
dartificio, scal tetti e grondaie.
Centinaia di ragazzi aggrappati al niente dondolarono in aria, come tanti uomini-ragno. Il
traliccio della postazione televisiva non resse il peso dei corpi e croll. Un morto, centotrentadue
feriti: non ci fu pi tempo per musica, balli e feste di strada.
Erano cominciati gli anni Novanta.
Nadia Cilli inspir col naso aprendo le braccia verso lalto e contraendo il ventre, poi espir
adagio attraverso la bocca, chiudendo le braccia e allentando il diaframma come le aveva insegnato il
suo maestro di tai chi. Era troppo eccitata. Aveva bisogno di rilassarsi, di espellere tossine.
Il traffico scorreva in alto, sul lungofiume invisibile. In basso, i muraglioni del Tevere
grondavano morchia e umidit. Sulle banchine, a pelo dacqua, lultima inondazione aveva vestito gli
alberi di stracci, nylon lucenti, ghirlande di schiuma rappresa. Sembravano gli addobbi dimenticati di
un Natale dei barboni.
I gabbiani gracchiavano cercando il cibo e lei inspir ed espir di nuovo. Era una danza. La
danza del respiro. Non le serviva per cambiare lordine del mondo, ma per rientrare in possesso di un
equilibrio interno. Per sciogliere la mente e affrontare la serata.
Quella serata.
O meglio quella cena, dove per la prima volta si sarebbero presentate assieme: una coppia
nuova nel vecchio giro delle amiche. Una specie di presentazione ufficiale. Una prova.
E poi
E poi sarebbero tornate ciascuna a casa propria.
Cos al momento andavano le cose e cos sarebbero andate fino a quando Carolina non avesse
detto ai suoi la verit. Ma presto o tardi sarebbe successo e allora forse il monolocale di via dei
Coronari sarebbe diventato superfluo e lei, Nadia, avrebbe dovuto abituarsi definitivamente allidea di
vivere con qualcuno che non era Anita.
S, un giorno o laltro
E magari una domenica mattina sua madre avrebbe suonato di nuovo alla loro porta con un
secondo set di pentole in regalo e avrebbe detto con quel suo inevitabile sospiro: Almeno voi vi fate
compagnia! E lei si sarebbe arrabbiata: inevitabile anche questo.
Ma limportante, per ora, era che la signorina no avesse imparato a mettere avanti qualche
s. E che lei non si sentisse pi divorare dai ricordi.
Funzioner? chiese una voce scettica dentro di lei.
Funzioner! grid ai gabbiani, interrompendo il lavoro della respirazione.
Cambia la scena, buttala allaria, cantava intanto Queen Latifah, la ragazza nera del New
Jersey, in tour a Milano.
Chi ha detto che le signore non possono farlo?
Qualcosa sta cambiando, rovescia la scena, qualcosa cambier
Era uno dei loro consueti pranzi settimanali nella trattoria accanto allo studio: il luogo
deputato alle conversazioni tra padre e figlia. Cucina casalinga ma ambiente kitsch: le fiamme
elettriche di un finto caminetto mandavano bagliori sui vetri delle finestre.
Nen Romano credeva dessere immune da certi volgari e banali pregiudizi. Era un artista, no?
Inoltre, com ovvio, aveva conosciuto molti gay. Singoli o in coppia. Di alcuni era diventato amico.
Ma sua figlia...
Smise di colpo darrotolare spaghetti dentro la fondina.
Tuo fratello, consider, dice di non avere tempo per i bambini e tu adesso tu
Pos la forchetta dentro il piatto e lo allontan facendolo scivolare sul tavolo. Gli era passato
lappetito.
E a me il nipote chi me lo fa?
Lei arross violentemente.
Era gi marzo e il contratto daffitto di via dei Coronari scadeva di l a breve.
Carolina non lo rinnov e si trasfer da Nadia.
Fu un trasloco semplice. Pochi scatoloni, tre viaggi con la macchina. Lunica operazione che
limpegn sul serio fu imballare una scultura del padre, che lui le aveva regalato a un compleanno.
Ritraeva lei bambina, nellatto di addormentarsi. Per catturare quellespressione, suo padre doveva
averla guardata a lungo.
Cos immagin, mentre impacchettava accuratamente la statua. Poi, durante il trasporto, la
tenne in braccio come una creatura.
Non aveva nientaltro di prezioso, in verit, da portar via. E del resto gran parte dei suoi libri e
dei suoi vestiti era ancora nellappartamento della madre. Logico, si disse: in fondo era con lei che
aveva sempre abitato. O, a tratti, in camere ammobiliate. Una vita da ragazza. Che escludeva
laccumulazione. Non possedeva piatti o asciugamani, mobili o frullini elettrici, coltelli per il pane o
ampolle per lolio da trasbordare a ogni tappa dellesistenza: alla soglia dei trentanni, ancora non
aveva avuto una casa sua. E poteva considerare sua la casa di Nadia? Lavrebbe mai considerata
tale?
A volte le sembrava di comportarsi come una signorina daltri tempi, destinata a lasciare la
dimora del padre per entrare, senza soluzione di continuit, in quella del marito.
Con la sola differenza che lei stava passando dalla madre, cio da una donna, a unaltra
donna.
Ma com che diceva quella canzone?
Rovescia la scena, buttala allaria ladies first, yes? e qualcosa cambier
Compreso, forse, il modo di valutare i successi. E pure gli insuccessi.
Perch cerano anche quelli nella sua vita, e lei non aveva affatto intenzione di nasconderli.
Aveva rinunciato a Berlino, per cominciare. E alla consolle.  vero che ogni tanto faceva
qualche serata al piano-bar di Roberta, ma o si suona sempre o non si  musicisti e la regola vale
anche per i deejay. Per nei suoi conti privati non figuravano soltanto sottrazioni: aveva firmato un
contratto di consulenza per i programmi musicali di due radio private e la sua tesi  Come il dj ha
cambiato la musica: evoluzione storica di una figura postmoderna  era ormai un libro alla quarta
edizione.
Perfino sua madre aveva detto: un trionfo. Finalmente era contenta di lei.
Ma impastare scrittura non  lo stesso che impastare musica e le parole spesso erano una
sofferenza per Carolina: non sarrendevano ai sentimenti nuovi, al suo nuovo modo di sorridere e
dascoltare. Non erano docili sotto le sue dita. Non la portavano al di l del possibile, come la musica.
La pigrizia della domenica mattina.
Il profilo di Nadia sul cuscino e, sotto le coperte, il calore del suo corpo. Ancora troppo
distante, qualche volta.
La finestra socchiusa.
Uno scorcio di cielo.
E dentro quel cielo gli storni, ubriachi di smog. Disegnavano curve nere in perpetuo
movimento. Onde compatte che salivano, precipitavano, tornavano a salire.
Era bello. Era pauroso.
...
Ma chi decide veramente, lanalista o lanalizzato? si chiese entrando alle cinque in punto,
come ogni marted, nellatrio del palazzo di via Margana, dove lui aveva lo studio.
Chiuse lombrello e lo lasci in portineria. Non aveva mai smesso di piovere, quellinverno.
Sulle scale, mentre seguiva le impronte umide lasciate da qualcun altro, le passarono per la testa due
versi della Bachmann: con la pioggia spartiremo il pane / il pane, la colpa e la casa
Lanalista laspettava seduto dietro il tavolo.
Chi dei due? torn a interrogarsi Carolina mentre si accomodava sulla solita poltrona. Chi
prende la decisione finale? E soprattutto qual  il momento giusto per chiudere una terapia analitica?
Sospettava che porsi la domanda fosse gi un segnale eloquente. Avrebbe voluto discuterne, ma non
appena entrava in quella stanza le mancava il fiato per affrontare la questione.
Il ficus nellangolo. Le tende di un tessuto sottilissimo che raccoglieva la luce e la trasformava
in una barriera bianca. Tutto cos familiare e remoto.
Allora disse: Oggi sono sei anni.
Era unanalisi faccia a faccia, la sua. E quindi capt allistante lombra di perplessit negli
occhi delluomo di fronte a lei.
Sei anni dal nostro primo appuntamento. Ma non pretendo che tutti ricordino certi
anniversari...
 importante? chiese lui.
Nella mia famiglia contano solo gli anniversari. E subito precis: Non i compleanni,
sarebbe troppo semplice. Ricorrenze daltro genere.
Commemorazioni rituali, era il termine pi adatto. Servivano a mescolare il ramo paterno a
quello materno. Larte alla politica. Un calderone magico che in realt bolliva solo in Sicilia. L si
celebravano le feste della conciliazione familiare: la prima mostra di suo padre, la scarcerazione di
nonna Elvira
Mio fratello non se n mai persa una.
E lei?
Carolina appoggi la guancia contro unala della poltrona. Decise dignorare la domanda e
cominci invece a esaminare lanalista da capo a piedi, come se lo vedesse per la prima volta. I
pantaloni di velluto color castagna. Le scarpe sportive. Niente cravatta. Un uomo con un suo stile
preciso. E lei lo aveva scelto dopo frenetici e insoddisfacenti colloqui con uninterminabile serie di
altri terapeuti.
Ma perch proprio lui?
Per via della voce?
 l che sincontrano corpo e pensiero, diceva Leni.
Di professione Leni curava le parole. Le coglieva al varco, nel momento in cui escono dalla
gola per diventare suono. Un analista, a pensarci, compie il lavoro inverso. La mossa contraria. Le
parole gli servono per infilarsi dentro la memoria, e ancora pi sotto, a svegliare suoni muti fino a
quel momento.
Ma era stata Nadia a svegliare la musica del suo corpo, non lui, non le parole pronunciate in
via Margana
Comunque s, lo aveva scelto per il tono della voce, che smentiva laspetto poco brillante:
statura bassa, taglia media, capelli cortissimi per camuffare la stempiatura. N troppo giovane n
troppo vecchio: pi o meno let di suo fratello. Allinizio Carolina non ci aveva fatto caso. Ora la
coincidenza la esortava a riflettere.
Perci rispose: A me non piacciono i riti estivi.
Cosa cera di bello nelle eterne estati siciliane, con mamma e pap che giocavano ai divorziati
in casa? Nel corso dellanno non si cercavano mai  al massimo brevi telefonate per comunicazioni di
servizio: figli, soldi, spostamenti  per poi ad agosto condividere tutto, tranne la camera da letto.
Ipocriti, disse. Ma in realt era unipocrisia gratuita. Non necessaria. Perci forse non era
ipocrisia, ma abitudine. O magari, chiss, un modo per non separarsi davvero. La loro eccentrica
maniera di stare assieme. Daltronde anche lei aveva un modo suo E qui sinterruppe.
Silenzio.
Ancora silenzio.
Fuori continuava a piovere: con la pioggia spartiremo il pane S, pens. Il pane e la casa. Ma
non abbiamo colpe da spartire, lei e io. Io e la mia amata.
Assieme? la sollecit la voce delluomo, spezzando il silenzio. Un modo di stare assieme?
Ma lo sa, scatt Carolina, che questa vostra tecnica di ripetere lultima frase  molto
irritante?
E a un tratto si rese conto che laria, nella stanza, era diventata gelida: i termosifoni dovevano
essersi spenti e il freddo laveva afferrata alle spalle e la stava spingendo via.
Doveva interpretarlo come un segno?
Poi, finalmente, accadde davvero. La terapia fin e quella sera stessa, dopo lultima seduta,
Carolina telefon a Leni. Voleva comunicarle la novit.
Rispose suo fratello, cos lo disse anche a lui. Bene, comment Nic distrattamente. Ma lhai
accesa la tiv?
Era il diciassette gennaio del Novantuno e sugli schermi di tutto il mondo andava in diretta la
prima Guerra del Golfo. Saddam Hussein, linvasore del Kuwait, da una parte. Dallaltra lOnu.
Lo spettacolo dur quarantatr giorni.
Effetti speciali nel cielo notturno di Baghdad. Bagliori verdi. Le croci bianche del mirino ottico
sugli obiettivi invisibili. Striscie di fuoco allorizzonte.
In quanto al resto, nulla. Mancavano le notizie. Mancavano gli eventi.
Era la vittoria della censura militare.
Lunico scoop giornalistico fu il rumore delle bombe, catturato dal microfono che il
corrispondente della CNN spenzol da una finestra.
E intanto, mentre nelle case si consumava la paura davanti alla tiv, il partito comunista
italiano, il pi grande delloccidente, celebrava a Rimini il suo ultimo congresso.
Il telegiornale delle tredici era sacro per Elvira Gribaudo, vedova Mottura, dato che alla sua
et non sempre riusciva a seguire in maniera adeguata ledizione serale. Cos anche quel giorno
allora di pranzo guard i servizi da Rimini e le cronache dallIraq.
Aveva novantaquattro anni.
A tavola con lei cera Saritta, una bisnipote diciassettenne, figlia del figlio di suo figlio
Alfonsino, che da Melilli, dove abitava, era passata a trovarla.
Ascoltarono fino allultima notizia, quindi la vecchia signora si tolse gli occhiali e sospir:
Ragazza mia,  quasi un secolo che lotto per il socialismo e contro la guerra, e guarda come mi
ritrovo: senza socialismo, ma con i bombardamenti dietro langolo.
Erano le due del pomeriggio, si mise a letto per il consueto sonnellino pomeridiano e da quel
momento non si alz pi. Nel giro di poche ore aveva perso ogni capacit di resistenza. Il suo corpo
era diventato un fuscello che non tratteneva n cibo n acqua.
Saritta torn dopo una settimana. Aveva inconfondibili ricci scuri e un anellino al sopracciglio
destro, ma chiss chi vide, al posto suo, Elvira Mottura, quando mosse la mano verso di lei superando
a fatica il muro del lenzuolo. Infine la raggiunse e mormor: Le bignole Poi non disse altro.
Lo sguardo di Carolina non riusciva a isolare il paesaggio  lEtna, il mare  dallo squallore
delle costruzioni senza bellezza, tirate su al risparmio. E anche se avvertiva la mancanza di Nadia, che
non aveva potuto lasciare lagenzia e partire con lei, nonostante gi sentisse forte il bisogno
daggrapparsi alla sua mano, era contenta che non fosse l a vedere lo scempio dei suoi ricordi.
Le spiagge, i monti, il fiume, ormai non erano che dettagli di un insieme degradato. Nellacqua
dellAlcantara tre cartiere versavano i loro scarichi abusivi. Il letto del Petrolo, dove suo padre una
volta andava a cercare le pietre, era sparito sotto grandi balze di cemento.
Era da tanto che non tornava in Sicilia e le sembr morta.
Senzaltro pi di nonna Elvira. Quella signora dritta e tagliente che in giovent aveva
accompagnato gli operai alle mostre di pittura, insieme a Gramsci, e che a novantanni, quando la
invitavano a un qualche convegno o commemorazione, indossava una giacca bianca, appendeva al
braccio una borsa dal manico corto, di quelle che usavano nel Cinquanta, e andava.
Anche adesso, nella camera ardente, portava una giacca. Troppo grande per la sua figuretta
rattrappita, schiacciata, perduta dentro la stoffa chiara.
Tutto quel gran passato racchiuso in un corpo cos minuscolo!
A Carolina faceva male guardarlo.
Un corpo sottile sottile. Come poteva contenere la traiettoria di unintera vita?
La folla dei nipoti e dei bisnipoti si mise in fila e Carolina saggiunse a loro.
Mentre prendeva la rosa gialla da deporre sul feretro, gett unultima occhiata alla piccola
signora e pens al suo professore di fisica, al liceo. Ora capiva cosa volesse dire quando affermava
che ogni individuo  un oggetto a quattro dimensioni.
Nel linguaggio ordinario, diceva il professore, significa che ognuno di noi possiede
unestensione irrilevante nello spazio e, al contrario, una grande estensione nel tempo: unasimmetria
irrimediabile. Ma  proprio l, nello squilibrio fra tempo e spazio, che va a nascondersi il mistero di
quel puntino dalla coda lunga che chiamiamo io.
Sesto tempo: 1994, Sara
Protagonisti
Filippo Mottura, medico, figlio di Alfonsino Mottura e nipote di Elvira;
Francesca Catalano, ginecologa, residente a Chicago;
Sara Mottura, detta Saritta, figlia di Filippo.
Il dialogo tra Filippo e Francesca  riportato attraverso la voce del solo Filippo.
4 aprile 1994, luned di Pasqua, litorale ionico a nord di Siracusa nei pressi dellex
Marina di Melilli, tarda mattinata.
 Hai capito dove siamo? Dentro la pancia del Ciclope, cara Francesca! Nella parte dismessa
della zona industriale
 E apposta ti ci ho portato!
 S, apposta: a distanza, il panorama  ingannatore. Chi mai potrebbe sospettare tanta fetenzia,
dallalto del paese. Tu stessa dimmi, coshai scoperto tu di persona, con i tuoi occhi americani,
quando ti sei affacciata al balcone della piazza? Chilometri e chilometri di modernit! Giusto? Serbatoi,
torri e torrette, cilindri, fumi di fabbrica, sagome di petroliere e una fuga dacciaio scintillante a sud, a
nord, lungo lintera costa, fin dove arriva lo sguardo e oltre: hai visto la Sicilia dei cantieri e delle gru!
Una Chicago in movimento. Ma  bastato quanto? dieci, quindici minuti?... il tempo di scendere
sulla vecchia litoranea, addentrarsi un tantinello per il tracciato in disuso che porta agli stabilimenti e
allimprovviso eccoci qua, in un cimitero di capannoni vuoti, tra magazzini pericolanti e tettoie
sconnesse di eternit, in mezzo a cartelli rugginosi che avvertono: pericolo! E larenile guarda! una
discarica di rifiuti mangiati e sputati dalle onde Addio Chicago, bye bye illusioni: dallinterno il
Ciclope fa un altro effetto, ah?
 S, volevo che vedessi. E c scopo, credimi, se ho insistito per trascinarti in questa
scampagnata, bench sia un po una prepotenza
 Non ho scuse: una prepotenza. Magari tu avevi voglia di alzarti tranquilla, un caff sul Corso,
due chiacchiere in pace con mia suocera No,  stata davvero una scortesia. Avresti ragione a pensare:
ma come, finalmente mi decido, vengo a godermi una vacanza in Sicilia con mio marito, che non la
conosce, mi fermo dai soli amici, anzi dai soli parenti che ho nellisola, e lui, il mio ospite, mi accoglie
cos, organizzandomi una solitaria gita di Pasquetta tra bitumi e ferravecchi! Ma, quando ti avr
spiegato, non ti dispiacer troppo, spero
 Mi sembra quasi di averti costretto, vah. E mi sento pure in colpa per tuo marito. Aveva laria
spersa quando lho avvertito: mi rubo Francesca per unora o due!
 Contento non era Meschino! Gi fatica con litaliano, il dialetto di mia suocera gli suoner
stonato. Adesso per dobbiamo scendere dalla macchina.
 Due passi
 Fidati, ho qualcosa da mostrarti.
 E ora da questa parte
 Stop! Ci siamo: ti presento la famosa villetta a mare di mio suocero
 Proprio! Questa specie di rudere che d sulla spiaggia, col tetto bucato a groviera, gli infissi
divelti e due travi di legno inchiodate alle finestre. Che te ne pare? Per il terrazzo  ancora agibile,
monta, su, non aver paura. Devi sapere che fino allanno scorso tutte le domeniche, estate o inverno, lui
e Sara venivano qua. Mia figlia e mio suocero Pippuzzu. Ogni domenica salivano i tre gradini che
abbiamo appena finito di salire, sedevano su questo parapetto di pietra, dal thermos versavano il caff
ancora caldo e, con i gomiti puntati alle ginocchia, se ne stavano a girare e rigirare i bicchieri di carta
tra le mani. Fissavano lavanti e lindietro della risacca, le schiume oleose, la pancia viola dei pesci
morti e sbattuti a riva. Bella veduta, ah. E che bellaria da respirare. Polvere e ammoniaca. Ma forse
che si spaventavano, il nonno e la nipote? Erano capaci di passarci una giornata piena su questo
terrazzo, a sorseggiare caff e a discutere dellultimo appello al presidente della regione!
 Troppo giusta la domanda
 No, quel che  giusto E comunque non ti ho sequestrato, mia povera Francesca, per
obbligarti al giro turistico della Sicilia industriale! Ma il problema che mabbila  lasciamelo dire in
siciliano, ch mi esce dal cuore  il problema che mabbila appartiene a questo luogo,  nato fra quei
capannoni laggi o, se preferisci, in questa villetta minacciata dalle ruspe, su questo terrazzo dove la
tua figlioccia e suo nonno Pippuzzu passavano le ore a imbastire strategie dattacco, e dunque non
avevo alternative: dovevo portarti nel ventre del Ciclope! Perch sono sicuro che qui, abbi pazienza,
ma qui potrai comprendere fino in fondo il senso della preghiera che tra qualche minuto ti rivolger
Dopodich potremo risalire in macchina e andarci a gustare limpanata alla ragusana con il ripieno di
capretto. E anche larrosto di agnello con le patate, ch senza agnello a mia suocera non sembra
Pasqua.
 Nessun disturbo, a lei fa piacere  felice ogni volta che ci sono ospiti: la casa  troppo
vuota da qualche mese a questa parte, da quando don Pippuzzu buonanima non c pi e anche Saritta
s trapiantata a Catania. Troppo vuota e troppo inutile Mentre mia suocera, per carit!  una che ha
sempre cercato il lavoro pur di stare in mezzo alla gente. Quando lho conosciuta io, organizzava i turni
alla mensa della Sincat, unazienda chimica della Montedison che allepoca aveva la sua importanza,
aveva preso la patente e, con la luce o col buio, andava in fabbrica da sola, facendo scandaliare mezzo
quartiere e pure i suoi parenti, che la rimproveravano: sei uomo, per caso? questa gran libert non  per
te. Ma avevano voglia a dire! lei alzava le spalle e rispondeva: se si contenta mio marito
 Proprio. Una donna che non sta mai dove gli altri vorrebbero metterla e se c qualcuno che
la comanda,  sua nipote
 Saritta? Ma certo. Sicuro che verr! Figurati se manca al pranzo di oggi.
 Viene per la nonna, ma soprattutto per te. Muore dal desiderio di conoscere la sua famosa
madrina, la dottoressa che ventanni fa  tornata dallAmerica per tenerla a battesimo! E non lo dico per
rammentarti un impegno lo sai anche tu, no? sar tradizione, residuo daltri tempi, quello che vuoi,
ma  un legame che da noi mantiene ancora la sua forza  vincolo e insieme garanzia, promessa
daffetto Senza contare che per Sara tu sei una specie di leggenda, la madrina delle cicogne
continua a chiamarti, come quando era una bambinetta col fiocco e si entusiasmava a vederti in camice
bianco sulle fotografie. Una super-cicogna, diceva, capace di tenere col becco una sfilza impressionante
di fagottelli
 S, una brava figlia. E pure Gnazio.
 Splendida coppia,  vero. Per tu li hai visti solo nel filmino che ti ho mandato, e l figurano
pi adulti magari per il risalto degli abiti, della cerimonia Invece quando sono entrati in chiesa, in
carne e ossa, a me  venuto un buco nello stomaco: parevano due monelli che stessero giocando a
marito e moglie!
 Dovrebbero stare alluniversit, Francesca. Sognare il futuro e divertirsi con gli amici Alla
stessa maniera dei figli tuoi, che durante lanno studiano e le vacanze le passano a girare il mondo.
Invece quei due hanno fatto ogni cosa di testa loro, mannaggia la giovent, e a noi  toccato
rassegnarci, cos hanno avuto il matrimonio e il negozietto a Catania, che alla fine, con il restauro, 
venuto piuttosto carino, con una piccola sala da t
 Trattano prodotti tipici locali.
 Mah. Per il momento se la cavano abbastanza bene, anche se non so quanto gli durer la
fortuna vendendo solamente sfizi, cose che sul mercato non si trovano pi, le arance vaniglia per
esempio, te le ricordi? Be, ormai sono sparite, perch il Nord vuole il tarocco e i contadini si sono
adeguati, hanno sradicato le piante per convertire la produzione ed  rimasto appena qualche piede
dalbero a uso personale Comunque sono questi i grandi affari di Gnazio: resuscitare vecchi
sapori! E suda e fatica come se fosse un lavoro di quelli che valgono il disturbo, e pure Saritta non si
risparmia, nelle sue condizioni
  al quarto mese, tra poco entra nel quinto. Ma non te lha detto al telefono?
 Ah s? E che altro ti ha raccontato?
 Guarda guarda A te li dice i suoi malipensieri!
 No, purtroppo con me non si confida.  da quando aspetta il bambino che fra noi  calato una
specie di sipario: lei sul palco, io fra il pubblico a smaniare in attesa che si alzi la tenda. Cos . S
messa in testa di escludermi da questa storia, bench sia suo padre  e medico per giunta. Ma sempre
maschio sono e allora, con tutta la nostra modernit, diventa molto difficile affrontare certe questioni e
la gravidanza di mia figlia  faccenda che non mi riguarda, a quanto pare, in ogni caso un tema delicato
assai, da trattare in guanti bianchi. Per adesso ci sei tu, Francesca, e con te i guanti me li voglio
strappar via perch ci terrei a capirlo com che ragionate
 Voi femmine, cio voi donne! E nella categoria ci metto in primis mia suocera.
 Per come si comporta... Anche se lei una scusante ce lha: per queste cose  ferma al tempo
degli antichi, quando i bambini nascevano per conto loro, cos come potevano, senza tanti complimenti,
e quindi  logico che mia suocera non capisca limportanza dei controlli medici. Ma Saritta, che  una
ragazza moderna con il computer e tutto quel che segue? Dimmi tu perch dovrebbe scantarsi della
tecnica, cio, alla fin fine, di una semplice ecografia!
 La rimanda di giorno in giorno, sinventa le scuse pi strane, e ogni tanto a me viene lo
sconcerto: sono io che non mi spiego o loro che vivono in un mondo che non riesco a vedere, che mi
sfugge, vah.
 No o meglio s,  per parlare di questo che ho preso la macchina e ti ho trascinato quaggi,
ma non solo, non proprio piuttosto
 Quale lampo?
 Dove?
 Ah, quello.  il riflesso delle saline di Augusta. Quando gira il vento sarrampica in alto e
scala lorizzonte a gara con le vampe del petrolchimico ma siediti, Francesca, ho portato apposta il
cuscino! siediti e guarda, ne vale la pena Quel riverbero bianco laggi fra mare e terra, lo vedi?  la
costa piatta della penisola di Magnisi che segnala la sua presenza in mezzo agli impianti industriali. Ci
andremo, se vuoi. C una casamatta della seconda guerra mondiale, perch  in quel punto che
lesercito fascista organizz la resistenza agli americani, e poi c unarea archeologica molto
importante, una necropoli dellet del bronzo e insediamenti preistorici bene incastrati fra la centrale
dellEnel, un depuratore e i resti di un oleodotto in disuso che attraversa le saline: unoasi tra le
ciminiere, come dicono gli ecologisti. Il fatto , cara Francesca, che qua tutto si mescola senza pudore e
bisogna andar cauti anche a rivoltare le pietre, perch sotto ogni sasso pu nascondersi una ceramica
del terzo secolo avanti Cristo oppure un deposito di scorie chimiche o magari le due cose assieme:
questa  una terra dove le benedizioni si sommano alle maledizioni, e mica  facile tenere le prime
separate dalle seconde. Ma tu niente sai di quel che succede dalle nostre parti! Niente, da quando te ne
sei andata e sono pi di ventanni, Francesca! La Sicilia per te ormai  villeggiatura. Tempo libero,
vah. E nemmeno, visto che non ci sei pi tornata dal battesimo di mia figlia
 Che tu mi creda o no, la verit  che non lho ancora digerita per intero la tua assenza! M
rimasta nel gargarozzo, cara mia. E non esagero. Forse perch non sei mai stata solo una cugina, eri la
sorella, la femminuccia che mancava nella nostra famiglia di maschi eternamente in guerra, e io
giocavo pi volentieri con te che con i miei fratelli
 Che vuoi, ero un mascolillo quieto Specie rara! Tant che mio padre se ne preoccupava
come di una malattia e io, per farlo contento, tiravo di pugni, sfidavo gli amici a braccio di ferro e mi
esercitavo in palestra. Ma poi era riposante avere qualcuno che mi ascoltasse. E tu eri un terribilio di
bambina, per sapevi tenere i segreti, Francesca: mai che facessi la spia, al contrario di quei traditori
dei miei fratelli. E da grandi, alluniversit Be, eri la mia ambasciatrice con le ragazze e senza di te
 stato un guaio, ma guaio serio. Insomma abbiamo giocato e studiato insieme, sempre, un anno a ruota
dellaltro, stessa classe, stessa facolt, quindi pensavo che avremmo anche lavorato alla stessa maniera,
finch un giorno, com come non , tuo padre viene promosso e trasferito a Chicago  i vantaggi
dellimpiego in banca!  e tu dietro a lui. Non la presi bene, vah. E mi sembrava pur sempre
unemigrazione, per quanto di lusso, una cosa che a noi non ci spettava: mica eravamo dei morti di
fame per abbandonare cos amici e parenti e tutti i nostri piaceri quotidiani! Perci ti sfruculiavo
sullargomento, ricordi? ma tu ribattevi: Non sto emigrando, sto partendo! e andr alluniversit,
mica a lavare i vetri! Mi hai anche detto: Perch non vieni pure tu? Ma io non avevo il tuo
entusiasmo per lAmerica e i campus americani e in ogni modo, dopo la vostra partenza, ho incontrato
Mariarita
 Non era passato nemmeno un mese e te lo scrissi subito: c una ragazza Per, per il
dispetto che te neri andata, non ti specificai il resto, e cio che assieme a lei avevo conosciuto questa
spiaggia, che quanto pu distare da Catania, una cinquantina di chilometri? eppure, nonostante la
vicinanza, io non cero mai stato e, se sapevo qualcosa dei paesi della zona, di Melilli o di Augusta, era
soltanto per le notizie riportate in cronaca dai quotidiani catanesi. Da noi  cos, purtroppo: c lisola
grande e, dentro, tante isolette separate che si voltano le spalle, indifferenti luna allaltra. E io ero
cittadino come te, vivevo a Catania. La Milano del Sud Pochi chilometri pi in l e ci sentivamo tra i
selvaggi! Ma poi ho sposato Mariarita, sono andato ad abitare nel paese suo, che dai monti Iblei si
affaccia a balcone sullo Ionio, e ho capito perch non volevo fare lemigrante, anche se di classe
superiore.
 Perch Ma non pretenderai che ti spieghi tutto con una frasuzza in croce!
 S
 Eh s, magari  il momento di metterci in pari con gli arretrati. Proprio ci vuole, una bella
parlata faccia a faccia tra cugini Finiamola con quelle parolette che vanno e vengono sopra loceano
e per strada perdono fiato! Basta, Francesca. Troppe cose abbiamo lasciato cadere tra un continente e
laltro e perch, poi
 Vero. Un tantinello di gelosia cera, da parte di Mariarita, che non capiva Ma soltanto
allinizio, solo al momento del primo incontro.
 Fu di giugno Tu eri partita a maggio, quindi era senzaltro il giugno del Settantuno.
 Come and? Be, cara Francesca
 Insomma, lo sai comeravamo allepoca noi maschi! Si organizzavano sempre delle battute di
caccia attorno alla Casa della studentessa, che non stava nella cittadella universitaria, se ti ricordi, ma
decentrata, in via Calatabiano, e la fantasia era che essendoci l dentro tante picciotte fuori sede, cio
fuori dal controllo dei genitori vah, ci facevamo delle illusioni. Comunque Per raccontarla
schietta, and che una mattina, mentre ero l che mi spassiavo nei dintorni, un po annoiato,
rimpiangendo la mediazione delle tue ambascerie con le compagne delluniversit, ecco che svolta
langolo una ragazza con una gran testa rizzuta. Forse per quella capigliatura, forse per come teneva
dritte le spalle, fatto sta che dava limpressione di una che risponde alle sfide, cos la lascio passare ma
le ciondolo dietro per il marciapiede e poi, prima che svanisca sotto larco che immette nel cortile della
Casa, zac! labbordo con un: Matricola?
 Ehhh Storse la bocca, ma si ferm. Francesca, si ferm! E la prima volta che andammo al
cinema, ti confesso che non mi riusc di vedere niente, a parte quel collo lungo lungo che nel buio
sorreggeva la massa dei capelli: mi pareva dessere accanto alla Medusa, alla Gorgone pietrificante, che
su di me per aveva un effetto contraddittorio, perch da un lato mimmobilizzava,  vero, ma
dallaltro spingeva il mio sangue a correre con una fretta furibonda. E anche il tempo, quando ero con
lei, andava come un matto. A fine settimana per quel gran correre si arrestava di colpo e mi spezzava
le gambe, lasciandole vuote dogni energia. Perch il sabato e la domenica, come tutti i fuori sede,
Mariarita spariva e tornava dai suoi, a Melilli: nome che mi spalmava sulla lingua un gusto dolcissimo
di nostalgia.
 Potrebbe s, potrebbe venire dal greco Melis il miele ibleo era famoso nellantichit
per esiste anche un etimo arabo, e in tal caso Melilli vorrebbe dire pieno di fiori di lill e se lorigine
fosse berbera  Malilah o gi di l  avrebbe ancora un altro significato: sentiero o cammino battuto. In
ogni modo  un nome che evoca bellezza e insieme civilt, traffici umani, e io, quando finalmente
chiesi in prestito la macchina a mio padre e feci a tavoletta i cinquanta chilometri che mi separavano da
Mariarita, ci trovai proprio tutte queste cose.
 Non guardare ora Era un altro paesaggio, Francesca! Perch pure i paesaggi sentono let e
i malanni come i cristiani, e Melilli a quel tempo era molto diversa, nel bene e nel male, e pure la
costiera non somigliava affatto a quella che adesso hai di fronte. Intanto non cera questo pazzo
accavallarsi dimpianti e i capannoni erano meno fitti, bench fossero gi passati dieci anni da quando
le multinazionali della chimica e del petrolio erano scese dal Nord a occupare il litorale e a comprare la
terra, con moneta contante quando era possibile o con altri mezzi quando non lo era. Per sulla costa
ancora si trovavano spiagge protette, di sabbia fine e dacqua verdazzurra, e bastava voltare le spalle
agli stabilimenti per ritrovarsi in un mondo intatto, almeno allapparenza. E su questo terrazzo, dove
Mariarita mi aveva dato appuntamento, trionfava unenorme buganvillea color fucsia che una notte di
due anni fa qualcuno ha sradicato, non so perch, forse per eliminare ogni residua traccia di bellezza. E
laggi in fondo, sulla destra, in localit Fondaco Nuovo, si scorgeva la sagoma chiara di un paese che
oggi non esiste pi, Marina di Melilli, un intero villaggio inghiottito dal Ciclope. Ma allora aveva la sua
brava chiesetta, la scuola elementare, lufficio postale, il bar, il forno, la trattoria e una fila di barche
tirate in secco sulla battigia  anche qualche casa abusiva, ma non pi che altrove: come dabitudine,
potremmo dire, vah. E quella lontana domenica destate, stordito dal sole e dalle pulsazioni del mio
stesso sangue, camminai a lungo assieme a Mariarita in direzione del paese che adesso non c pi, le
scarpe in mano, sopra una rena soffice che scivolava tra le dita dei piedi e mi carezzava la caviglia
nuda. Andammo avanti per poi rifare la strada allindietro e salire in macchina su per la provinciale
fino allingresso di Melilli, dove parcheggiai davanti allantico loggiato, in piazza San Sebastiano. L
mi affacciai al belvedere, spingendo il fianco contro la stessa balaustra a cui tu, Francesca, ti sei
poggiata poco fa, e per la prima volta vidi davvero lo Sviluppo. Era una giornata limpidissima che
permetteva di scorgere, al di l del mare, le linee violacee dei monti calabresi, ma non fu quellapertura
a impressionarmi. Furono i cilindri dargento, gli sfiatatoi e le ciminiere, il reticolo perfetto delle vie
che tagliavano la zona industriale, i pinnacoli che allungavano la loro ombra prepotente sulle mura di
Megara Hyblaea, oscurandola. Stavo in punta al famoso triangolo Melilli-Priolo-Augusta, a
perpendicolo su uno dei pi importanti complessi industriali dEuropa, che l sotto mostrava le sue
viscere, e me ne innamorai, Francesca. Questa era la mia Sicilia, la Sicilia dei miei sogni, la Sicilia
che aveva tutto, lantico e il moderno, la civilt e il progresso, era la terra accogliente e generosa che
mai e poi mai avrei abbandonato, dio ne scansi. E pensai a te
 S, ti pensai con un tantinello di commiserazione, come a unemigrante che sarebbe tornata
con laccento strano, quale effettivamente ti  venuto, ah ah! Perch a forza di respirare laria
americana,  logico, anche la parlata si abitua a entrare e uscire dalla gola un po di traverso,
pizzicando altre corde vocali Comunque. Quel giorno, dal balcone della piazza, ti pensai cos. Poi,
con gli occhi pieni del nostro glorioso Sviluppo, mi mossi incontro ai miei futuri suoceri.
 Gente di paese, Francesca. Per gente nuova, che non sintimidiva davanti a un dottorino di
citt. E mio suocero Pippuzzu lhai conosciuto, no? Grosso, scuro che pareva un giornataro appena
uscito dal latifondo, ma con gli occhi di chi ha conquistato ci che gli spetta. E infatti erano ventanni
che lavorava in raffineria, uno dei primi. Quella domenica mi accolse in canottiera, seduto a godersi il
venticello serale sulla balconata del suo appartamento di recente fabbricazione, che dava sulla piana.
Mindic uno scorcio di fabbrica: Tala, disse. Dalla cucina veniva un odore di caponata. Guarda, e
incroci le mani sullo stomaco, qua cera il medioevo totale, prima. Ecco: pure mio suocero era
innamorato dello Sviluppo Sindacati, partiti di destra e di sinistra, comunisti e gruppettari, gente che
di politica non ne voleva sentire, al momento tutti quanti uscivano pazzi per lo Sviluppo, dal primo
allultimo, e io pi degli altri. Era cos eccitante la fiamma del petrolchimico che svampava in alto,
mostrando che qualcuno era al lavoro, pure di notte! E cera sempre movimento, e questo movimento
mi parlava di una Sicilia con una classe operaia, finalmente, di donne che la mattina prendevano la
macchina per recarsi in fabbrica, e io mi dicevo: se da qui passano le rotte del petrolio, non siamo ai
margini del mondo. Mi venne lamore dei rivolgimenti, in poche parole, e di conseguenza, dopo la
laurea e il matrimonio, mi sembr naturale trasferirmi a Melilli.
 A ognuno il suo: tu oltreoceano e io
 Lo so, Francesca. Tu hai sempre avuto voglia di scappartene, me lo ricordo cosa dicevi: Se
sei femmina, qui posto non ce n. Ma io Altro che America! Per riempirmi dentusiasmo, cara
cugina, a me fu sufficiente la novit di quella vita a due. A ripensarci mi viene da sorridere: un
giovanottino ingenuo ma cos and e per un anno e pi vissi accompagnato da un costante sottofondo
di euforia, ogni minima sciocchezza quotidiana era un romanzo e diventava unavventura perfino il
fatto che non fosse pi mia madre a svegliarmi, la mattina, bussando alla porta con il vassoio del caff.
Ero io, adesso, ad alzarmi e a mettere la caffettiera sui fornelli. E sai che scandalo per mio suocero! Si
reputava moderno  a causa della moglie lavoratrice, vah  per mancava dallenamento alle
rivoluzioni domestiche. Comunque. Fu un periodo molto positivo. Mariarita stava preparando la tesi e
gi era incinta, io invece avevo ottenuto una guardia medica in un paese dellinterno, dove lavoravo
senza telefono, senza nemmanco un campanello alla porta, dovetti farlo installare a spese mie. Per mi
sentivo in grado di rivoltare luniverso con un soffio e poi ebbi un colpo di fortuna perch, dopo la
nascita di Sara, riuscii ad avere il mio primo incarico ad Augusta, allospedale Muscatello: dieci minuti
da casa.
 No, quando sei venuta per il battesimo avevo gi preso servizio
 Sicurissimo. Mi ricordo di averti presentato i colleghi che avevo invitato per loccasione!
 Proprio. Una bella cerimonia Anche se avrei preferito, per la verit, che si tenesse in paese.
Ma scegliemmo Catania per rispetto a mio padre, giusto per dargli questo piacere. Per il mio desiderio
era che tu facessi una puntatina su questa spiaggia, che da brava catanese sconoscevi, e mimmaginavo
che saresti salita su a Melilli, almeno per una passeggiata, invece te ne partisti subito e io ci rimasi
male, lo confesso: andartene cos, senza metter piede a casa nostra!
 Peccato, s, ti sarebbe piaciuta moltissimo Era nel centro storico, sulla via Iblea, un
palazzotto di pietra bianca che faceva la sua figura tra quegli altri, pi fastosi magari ma degradati, e
tuttavia splendidi con i loro fregi, le mensole, i balconi settecenteschi: come vivere in un altro secolo,
Francesca! Purtroppo il terremoto ha lesionato senza rimedio sia il palazzo nostro che lintera via,
bisognerebbe spenderci un fotto di piccioli... e pensa che quella casa piaceva anche a mio padre! forse
era lunica delle mie scelte che approvasse di cuore
 Per carit, non me ne faccio una croce, per lo so che mi avrebbe voluto pi ambizioso. Pi
brillante. Magari laureato in America, come te, o sposato a quella certa signorina catanese figlia del
giudice amico suo, vah.
 Mettere bocca no, questo mai: nella nostra famiglia si crede ciecamente alla libert di scelta!
Insomma ha abbozzato senza interferire, e s digerito pure il trasferimento in paese. Anche se un
giorno  era in visita con la mamma per una qualche festa comandata  non  riuscito a trattenersi.
Stavamo sul terrazzo dei miei suoceri e lui guard gi verso la piana, sallent con un gesto nervoso il
nodo della cravatta e disse: La vuoi crescere qua tua figlia, in questa Lambrate? non mi pare cosa.
Devi sapere che per mio padre Lambrate  la peggio delle periferie, il riassunto di tutte le brutture di
Milano e dellintero Nord industriale. Ma io ero sposo novello e padre a mia volta, Francesca: niente e
nessuno poteva smontarmi. E qua bisogna che chiarisca Prima per ti andrebbe un caffettuzzo caldo?
 Eh, mia cara, basta essere previdenti Cosa credi che ci sia dentro questa borsa che mi sono
strascicato appresso? il thermos di mio suocero!
 Ecco, tieni.
 Ci voleva, ah? Forse un tantinello troppo zuccherato Comunque. Ripigliando il discorso,
quello che volevo dirti, Francesca,  che mentre tu ti facevi americana, io maccaldavo per aver
scoperto Mariarita e, in contemporanea, unaltra Sicilia. E queste due scoperte si mischiarono e
saccozzarono strette nella mia esistenza e questo magari spiega perch sono stato cieco cos a lungo
ma ne parleremo dopo della mia cecit e della vista riacquistata di recente quello che vedevo allora,
ecco il punto, erano i cambiamenti, il futuro: dellisola e mio personale.
 Oh no, era molto pi di unidea! Era una speranza. La stessa che avevi anche tu, prima di
volartene via, quando dicevi: se la Sicilia avesse una possibilit, dateci solo una possibilit E questa
vecchia speranza dun tratto era a portata di mano e cos concreta da rendere vano qualsiasi
ragionamento, tanto pi se di tipo estetico, come suonava la battuta di mio padre su Lambrate. Mi
sentivo un politico rifinito quando dicevo a me stesso, a mia moglie e a chiunque volesse ascoltarmi: in
Sicilia il progresso  lo Sviluppo, cari miei  non  pi unutopia. Daltronde la mutazione era l,
tangibile, evidente, e aveva la faccia di quei minatori scappati dalle cave di salgemma, di quei
braccianti che si presentavano ai cancelli degli stabilimenti su carretti tirati da asini con sonagli, frange
e pennacchi come in una cartolina turistica, di quei contadini con la terra sotto le unghie che arrivavano
al petrolchimico e, com come non , in un giro di sole avevano gi imparato a maneggiare valvole e
congegni che richiedevano studio e financo arte. E mio suocero Pippuzzu aggiungeva legna al fuoco.
Tal! si vantava. Glielo abbiamo sfilato dalle mani, il lavoro! Glielo abbiamo succhiato dalla testa, a
quei capimastri! Sissignori, il mestiere labbiamo imparato in fretta e ora se li possono tenere a Milano
i loro ingegneri, a comandare sui polentoni. Furono poi queste le favole con cui nutr Saritta, quando
la sera, mano nella mano, lui con la camicia aperta sulla canottiera, lei con un fiocco pericolante sulla
tempia, facevano coppia al belvedere. E lass don Pippuzzu aspettava lo scuro perch sua nipote
ammirasse il palpito elettrico e colorato degli stabilimenti, limmenso nastro luminoso che pulsava tra
il cielo nero e il mare buio, altro che Lambrate! era un film americano attraversato dal lamento delle
sirene della polizia, era Miami, Los Angeles e Chicago, e tutti quei fari, quei fuochi, quei lumi
significavano che nei paesi pi nessuno mangiava solo pane schietto e le valigie si preparavano per
andare in vacanza e non in Belgio o a Mister Dam, che sarebbe Amsterdam in traduzione sicula
 Mah. Che debbo dirti? Per me fin presto il divertimento. E pure la politica.
 Il destino Tocca sopportare. Ma senza Mariarita le luci dello Sviluppo persero lustro. Si
appannarono davanti ai miei occhi e la prospettiva cambi
 Una tragedia inaspettata, proprio.
 No, nessun sintomo. Niente, a parte che si era coricata con lemicrania e io le avevo dato un
optalidon, ma la mattina, mentre facciamo colazione  e per fortuna ero l!  appoggia la fronte sul
tavolo e
 Io che vuoi
 Cera pure il dispiacere daver vissuto assieme cos poco tempo, troppo poco, vah. E con la
guardia medica, i turni massacranti in ospedale Per stare con lei, mi pareva di dover grattare le ore
dalle giornate o di dovermi rubare le notti: quante ne ho trascorse senza di lei! Non per colpa mia
 Eh, il rimpianto. Dio ne scansi.  una specie di arto amputato, che non c pi ma seguita a far
male e tutta la scienza medica non serve a niente, perch  un fantasma e, con tanti anni di studio,
neppure io posso curarlo
 S, forse me ne dovevo andare, dopo la disgrazia. Dovevo accettare il tuo invito, Francesca, e
accettarlo subitissimo, non appena al telefono mi hai detto: vieni, porta qua Saritta, venite tutte due. Le
stesse parole, pi o meno, che avevi usato tanti anni prima, al momento di salire sullaereo. Soltanto
che in questo caso, a differenza dellaltro, ti assicuro che le ho apprezzate! Mia cugina, ho pensato, 
sempre lei. Eri sempre la mia ambasciatrice, nonostante la voce americana che a volte non mi pare
manco la tua. S, la tua proposta mi fece piacere. Ma come potevo levare ai miei suoceri lunica nipote?
Se prima erano in adorazione, ora non si staccavano pi dalla bambina! E comunque. Come potevo
muovermi, con una figlia da baliare e che piangeva e urlava con cento polmoni ogni volta che suo
nonno sassentava per un minutello? Anche non volendo, ormai era destino: dovevo restare in paese.
Per Sara, se non altro. Per la tua figlioccia.
 Apposta
 Apposta ti ho portato quaggi. Perch lo so che le vuoi bene, anche se lAmerica non ti ha
permesso di conoscerla davvero, questa picciotta che sembra sperta e invece  ancora un passero di
nido. E tu sei la sua madrina, giusto? Lhai tenuta in braccio quando era un fagottello di carne rosea e
pannolini, ma in realt non sai niente di lei e oggi lincontrerai, vedrai la donna che  diventata e per
capirla e aiutarla  perch  lei in primis ad aver bisogno del tuo aiuto  insomma, per svolgere il tuo
ruolo di vice-madre,  necessario almeno che tu sappia come  cresciuta e dove Perci guardati
attorno.  qui, Francesca, che Sara s fatta grande, in questo villino che adesso  un rudere, ma allora
aveva lintonaco perfetto, vasi di gerani a ogni finestra e un cortile dove fiorivano spontanei gli
asfodeli. Che ancora continuano a fiorire, pensa! Per in mezzo ai calcinacci e alle siringhe e sono
tornati a essere, come ai tempi di Omero, i fiori dellAde, sacri ai morti e alle ombre che vagano attorno
alle acque dello Stige. Ma, allepoca, erano fiori e basta. Si gonfiavano a grappoli bianchi tra le foglie
spargendo allegria, e io non vedevo lora che arrivasse il fine settimana per la gioia del mare e del
bagno che ci attendeva. Dal paese si partiva in macchina e Saritta stava davanti, in collo a sua madre, il
braccino affondato dentro quella gran capigliatura, appesa l come a una maniglia. Ci allungavamo fino
a Marina di Melilli, il paese che qualche anno pi tardi se ne sarebbe andato in fumo con le ciminiere,
per comprare una focaccetta dolce appena uscita dal forno. Quando cera da aspettare, sedevamo in
negozio e la padrona si faceva vento col grembiule intanto che Mariarita ciusciava intorno alla bambina
col ventaglietto di plastica
 No, era troppo piccola quando  successo Non si  resa conto, anche se mi accorgevo che la
cercava con lo sguardo. Muta. Sbigottita. E la sera, quando la mettevo a nanna, ascoltava con la
facciuzza perplessa la filastrocca della buona notte, che era sempre la solita, per sussurata dalla mia
voce invece che da quella di Mariarita. Ma provavo a fare del mio meglio. Perci sera dopo sera,
mentre le aggiustavo le coperte, andavo bisbigliando: gallinella zoppa zoppa / quante penne porti in
coppa E lei minterrogava con gli occhi. Finch una volta, al lume del comodino, si squadr le
manine aperte a palmo in su, poi mi fiss, ben bene, si ficc un dito nel naso e ne estrasse con ogni cura
un bel moccio che mi offr in regalo sulla punta dellindice. Mi ricompensava. Generosa, vah, la mia
figlitta.
 Crescerla non  stato un problema, contrariamente a quanto si pu pensare.  adesso che o
forse dalladolescenza s, fu allora che capii quante poche risorse abbiamo rispetto a voi
 Voi donne.
 Ma quale! Non credo proprio, cara cugina: non  la fisima di un uomo costretto a tirar su da
solo una creatura. La verit  certa e provata   che lunico nido che un padre pu allestire per suo
figlio  qua, dentro la testa: noi facciamo lavorare la testa, e riflettiamo, pensiamo, immaginiamo, ma il
figlio vero  come se restasse nascosto nel ventre di sua madre. Per tu sei ginecologa Magari
potresti insegnarmi a farlo nascere, ah ah! A far uscire Saritta dal suo nascondiglio
 No, ora parlo sul serio E ti chiedo di guardare. Nientaltro, al momento. Guarda questo
sfascio, Francesca, questo mare che oggi  tranquillo ma a volte prende il colore furente di certi vini
dellEtna Quando minnamorai dello Sviluppo, non potevo sospettare che tutto sarebbe cambiato in
fretta, ma cos in fretta che non saprei dirti chi  cresciuto pi rapidamente, se Saritta o levidenza del
degrado. Io li ho vissuti in simultanea, due processi paralleli, due proiettili sparati in direzioni opposte
da una stessa bocca di fuoco. E tuttavia ho annusato il marcio troppo tardi, e forse  questa la mia
colpa.
 Quando ci vivi in mezzo, un giorno dopo laltro, come fai a notare Le cose ti si parano
davanti e tu non le vedi. Figurati che fu mio fratello Carmelo, che era venuto da Catania per passare la
domenica con sua nipote, a indicarmi un cartello nuovissimo piantato a riva. E magari non era
nemmeno cos nuovo, in ogni modo io non lavevo visto perch era inconcepibile che davanti a quel
mare, dovero abituato a tuffarmi e dove Sara cominciava a muovere le prime bracciate, ci fosse un
divieto di balneazione. Comparso allimprovviso. Da una mattina allaltra. E figli senza indugio una
serie di cartelli lungo lintera costa, svuotata di ombrelloni e di bagnanti: linquinamento aveva
superato i limiti imposti dalla legge, bench a occhio nudo non fosse possibile scorgere mutamenti. La
sabbia era sempre chiara, lo Ionio sempre limpido Nessuno, del resto, si preoccupava granch. Il
rischio ambientale? Non doveva essere molto serio se intanto il consorzio dellASI, cio dellArea
Sviluppo Industriale, aveva deciso, come si seppe pi tardi, dimpiantare una fabbrica di magnesio e
unaltra raffineria  quattro ne abbiamo adesso. E sembr quasi un dettaglio il fatto che Marina di
Melilli  e anche questo si seppe poi  fosse destinata a scomparire: doveva essere abbattuta per far
posto agli impianti in costruzione. Perci tagliarono i servizi, il telefono, la posta, la corriera, e dai
rubinetti a un tratto usc solo aria. Il paese si spacc: da una parte quelli che accettarono di svendere
casa e terreno, diciannove lire a metro quadro, e dallaltra quelli che dissero: Mai! Una minoranza,
questultima, ma ostinata e fantasiosa, come la fornaia che per non perdere la licenza impastava per
finta, prendendo lacqua dal mare. Allora ci furono lesproprio, il decreto di evacuazione e infine le
ruspe. Anche per le villette dei dintorni,  ovvio. Per mio suocero, fra ricorsi e denunce, riusc a
sospendere la condanna e a salvare la casa. Dico salvare tanto per dire, perch in un amen divenne il
rudere che vedi, stretto fra le lamiere dei capannoni, insidiato dai denti delle scavatrici, anche se nonno
e nipote fino allanno scorso ancora si ritiravano su questa terrazza a progettare il contrattacco
 La protesta, vah. Ma questa  storia recente, Francesca In principio, eh, in principio don
Pippuzzu reag in tuttaltra maniera! Perch  vero che, mentre lindustria sallargava, lui ci perdeva
una propriet e questo era un dispiacere,  logico, ma poi il pensiero della nuova raffineria, non c
verso, gli metteva il luccichio nelle pupille. Arrivava a giustificare Pazienza! diceva. Mangiando
si fanno molliche. Pazienza! non sempre le cose vengono fuori pulite come si vorrebbe
 Saritta, al tempo, era nellet delle elementari. E per fortuna non stava pi soltanto con i
vecchi, finalmente in classe aveva trovato unamica, la figlia di un operaio della Montedison. Paolina.
Che aveva cinque fratelli e due sorelle, ma stava attaccata a Saritta come a un salvagente, e in effetti si
salvavano luna con laltra, credo: adesso erano in due! Numero perfetto per le confidenze. N figlia
unica n branco, vah. Giocavano con gli stessi giocattoli, studiavano negli stessi libri a tuttoggi si
copiano a vicenda
 Pure Paolina aspetta una creatura.
 Un mese avanti a Sara
 Proprio. E anche lei si scanta di medici ed ecografie Ma allora erano due monelle che non
avevano paura di niente e di nessuno. Era una picciottella indiavolata, mia figlia. E io la mattina, prima
di correre in ospedale, le apparecchiavo la colazione, comero abituato con sua madre. A farle la
guardiana, ad accompagnarla a scuola e a preparare la minestra calda ci pensavano i miei suoceri,
entrambi in pensione per grazia di qualche santo. Noi, Sara e io, abitavamo ancora in via Iblea, ma alle
sette spaccate mia suocera si presentava alla porta e restava l fino a sera a pulire e trafficare, perch la
casa di un dottore, secondo lei, deve brillare pi di qualsiasi altra: sono stato fortunato, nella disgrazia.
Per un giorno daprile simile a questo  terso, con laria salmastra che monta dal mare  come fu e
come non fu, successe un fatto, e cio che mia suocera si scord di rientrare il bucato dal terrazzo, e al
mio ritorno io trovai sulle lenzuola dei buchi larghi come una moneta da cento lire. E cos scoprii, cara
Francesca, quello che aveva tutta lapparenza di un segreto femminile, perch gli uomini ignoravano, o
mostravano dignorare, che quando il vento soffia nella nostra direzione bisogna affrettarsi a ritirare i
panni stesi, dato che insieme alle folate daria arrivano i fumi della costiera con i loro denti pi
corrosivi di un esercito di topi. Ogni madre di famiglia sapeva ci che noi facevamo finta di non sapere
e non cera donna che non fosse ossessionata dal giro del vento e tutte quante, dalla prima allultima,
tendevano lorecchio e armavano la vigilanza e si chinavano dai balconi ad auscultare lansito del
Ciclope ecco  questo lo senti il rantolo, Francesca?
 I suoni dellarea industriale capita che di quando in quando vengano a depositarsi qua, su
questi gradini, e leco rimbalza e rotola sotto il tavolato Un gioco di correnti.
 Ti fa impressione?
 Porta pazienza, non dura molto. Proprio come la nostra cecit... Che non ha resistito a lungo,
perch anche gli uomini alla fine hanno aperto gli occhi, e quello che prima non vedevano hanno
dovuto vederlo e non  pi stato il segreto delle donne. E pure la mia coscienza di medico ebbe un
sussulto, ma cominciai a preoccuparmi forte solo quando il mare si riemp di banchi di pesci con la
pancia allaria e le onde presero il colore del vino e qualche chilometro pi gi invece sbiancarono a
gara con le rocce dei Climiti, che sono i monti alle nostre spalle. Una tinta simile a quella del
borotalco E non fui lunico a provare spavento. Figurati che perfino mio suocero Pippuzzu, mentre
apriva il rubinetto per lavarsi, davanti allacqua che usciva rossa come sangue di cristiano, un giorno
mormor: Non  cosa. Anche se poi aggiunse: Volendo, con la coscienza, si potrebbero fare lavori
puliti. Non c bisogno, disse, di questa mattanza.
 Poteva essere lOttanta, lOttantuno Comunque fu a quel punto che la parola
inquinamento da noi divenne duso comune.
 Andarsene? E dove? Il mio lavoro  qui, Francesca. Non sono come te. Non riesco a
immaginarmi in un altro posto, vah. Gi mi sembra unimpresa essere uscito da Catania! E l magari ci
tornerei Ma quando, anni fa, chiesi a mia figlia se le sarebbe piaciuto vivere in citt, la risposta fu
uno sguardo cos allarmato che mi limitai a scuotere la testa. Tanto pi che allimprovviso si fece alta,
magra, nervosetta, con i capelli serpentini di sua madre e il cruccio degli occhiali, che a quellet sono
una mortificazione
 Non proprio vanitosa, per ci tiene Cos, per consolarla, le offrii di studiare il clarino.
Avevano promesso di farla entrare nella banda municipale, a mia figlia, e sarebbe stata la prima, perch
 da sempre cosa di maschi girare per il paese soffiando in una tromba o battendo i piatti dottone, ma
ormai anche le ragazzette vogliono infilarsi dentro una divisa e salire e scendere le strade marciando a
tempo di musica, e daltronde il polo industriale ci ha modernizzato, giusto? Ed  cos che inizia la mia
corv, perch ogni sabato intorno alle quattro, quando ho terminato con lospedale, mi tocca lobbligo
daccompagnare Sara e limmancabile Paolina da un mastro-musicante che conosco e che abita a
qualche chilometro di distanza, verso Priolo. Sono contente, le picciottelle. E anchio, per la verit. E
me le guardo mentre fanno i primi sforzi per conquistarsi un premio dalla vita. Lora di lezione passa di
corsa, e io le aspetto fuori, in una specie di cortile interno, seduto a fumare sopra un muretto spaccato
da una gran fioritura di capperi. Finch un pomeriggio dinizio giugno, gi si sudava come dagosto,
mentre torniamo succede che le ruote della mia macchina sbandano sopra un tappeto giallo che
allandata non cera e ora copre lasfalto per metri e metri, una sostanza che sembra zolfo, polvere
eruttata dalle miniere dellentroterra, o polline, il seme di unintera foresta che brilla sul selciato. E
Paolina si spaventa e si mette a gridare: che fu, signuruzzu, che fu?
 Di nuovo il vento, Francesca Era il lascito di una nube tossica, una di quelle che ormai
periodicamente ci rotolavano addosso e svanivano nel giro di unora o due.
 Non potevo fare molto, c ben poco da fare in questi casi Per riflesso automatico, sbirciai
verso la rada: la prua delle navi era rivolta a nord, quindi il vento soffiava in direzione contraria alla
nostra e la minaccia ormai era lontana. Anche la strada intanto aveva riacquistato la sua pelle scura e io
guidavo e chiedevo alle bambine: nausea? vertigini? vi dolgono gli occhi? fatemi vedere le unghie! Un
po sporchette, signorinelle mie! Ma nessun alone blu Tornati in paese, consegnai Paolina a sua
madre e telefonai allospedale per sapere se avevamo unemergenza e dovevo rientrare in servizio, in
questi casi  un gran correre di gente con malori reali o presunti, ma quella volta nessuno e la sera fin
tranquilla, cio a litigare davanti alla televisione perch io volevo vedere Mixer e Saritta Pronto,
Raffaella. La mattina successiva il giornale radio comunic la solita riunione dei sindaci e la solita
convocazione delle aziende in prefettura. In ospedale ne parlammo fra colleghi. Il mio capo-reparto si
picchiett a lungo i denti con una matita e infine disse: Attenti allallarmismo! L per l mi sembr
un avvertimento sensato: perch spaventare la gente se al momento non si erano avuti danni e il
problema, daltronde, non presentava soluzioni?
 S, Francesca! Proprio. Stai dicendo le stesse cose che diceva mio suocero e che dice mio
cognato, che oltretutto sta nel sindacato interno del petrolchimico: volendo, con i lavori a norma, con il
rispetto delle leggi, certe malefatte si possono evitare. Ma in primis bisogna vedere se  vero che
volendo e poi le aziende non vogliono, costringerle  difficile e in ogni caso occorre tempo, perci
intanto che si fa? Ecco Aveva ragione il mio caporeparto: niente allarmismi. Per mi era scattato
linteresse professionale. E poi non abbiamo il dovere, almeno noi medici, vah, di pittarci un quadro
attendibile dei rischi sanitari? Cos insieme a un amico mio di ostetricia decidiamo di raccogliere un
po di dati, giusto per capire, uno sfizio nostro, niente di ufficiale
 No, Francesca, non te lo puoi immaginare il risultato
 Io stesso non me laspettavo. E manco il mio collega. Non potevo credere ai miei occhi
quando mi trovai davanti alla curva statistica delle neoplasie. Schizzata in alto, ma in alto, ah! Tre volte
pi della media nazionale. A questo punto non sapevamo da che parte rigirarci, cos andammo a
discuterne con lufficiale sanitario, un cristiano che viene da fuori, dal messinese. E lui disse:
Neoplasie? Non mi risulta. Al massimo qualche bronchitella in pi. E da quel momento, ovunque
cincrociasse, al bar, a una riunione o a un angolo di piazza, non mancava di chiedere ad alta voce: che
hanno scoperto oggi i nostri illustri ricercatori? Faceva valere la sua autorit e si divertiva a babbiarci.
E io commisi lerrore, ma errore vero, di lamentarmene a casa, di fronte a Saritta: quella testa di sceccu
(lepiteto pi ingiurioso, in famiglia), quel gran bastardo Poi, sempre di fronte a lei, riferivo dei fumi
velenosi e dei pesci al mercurio, mostri mutanti che combattevano feroci dentro le reti dei pescatori, e,
nel riferire, non mi accorgevo che mia figlia si stava impressionando. Ero io, altroch, lautentica testa
di sceccu! Non feci il collegamento nemmeno quando Saritta prese ad avere conati di vomito ogni volta
che si passava davanti alla pescheria, ci pensai finalmente solo quando cominci a tormentarmi perch
la smettessi di fumare, non appena facevo tanto daccendere una cicca correva a levarmela di mano e la
buttava gi dal balcone
 Che dovevo fare, mi armai di santa pazienza. Una generazione sfortunata, cara Francesca
 La nostra, vah. Da giovani avevamo i genitori a proibirci le sigarette, adesso i figli. Ti ricordi
quando mi chiudevo in bagno a fumare di nascosto con tuo fratello e tu montavi la guardia? Ora siamo
mia suocera e io a darci il turno per non essere scoperti da Saritta, e anche i tuoi figli non scherzano
proprio sullargomento!
 Gi. Ma con Sara il problema era diverso, e qualcosa ti accennai, non so se lo rammenti,
lanno che mi riusc di venire a Chicago.
 S, fu unoccasione importante: il mio primo convegno medico internazionale E anche se
mi avevano mandato tipo gita turistica  per offrirmi un qualche ossetto da sgranocchiare, credo 
largomento minteressava eccome: un incontro sugli effetti dellinquinamento chimico! Ormai mi
sentivo coinvolto a livello sanitario e personale e mi sembrava daver trovato un aggancio per
proseguire quel lavoro di ricerca cominciato assieme al collega dostetricia Purtroppo Saritta non
volle accompagnarmi per paura dellaereo e questo fu un dispiacere: una picciottella cos ardimentosa
trasformata allimprovviso in una scantolina! Con la complicit di suo nonno, che continuava a
chiedermi: Dieci ore sono? sempre con le nuvole sotto il sedere? E dopotutto anchio ero piuttosto
emozionato Ma non per lapparecchio, come lo chiamava mio suocero Pippuzzu: era lidea di
rivedervi, a te e a tuo fratello.
 Proprio. Come ai vecchi tempi Ci siamo ritrovati con laffetto e il piacere di sempre e tu hai
preso un giorno di ferie e mi hai portato a conoscere la citt, i musei e i ristoranti alla moda. Davvero
unospite squisita. Non come me che, per darti il benvenuto, ti ho trascinato in questa discarica! Un
sequestro in piena regola, ah. Per che giornata magnifica, Francesca! E guarda laggi non siamo
circondati solo da porcherie! dimmi se non vale la pena prendersi il disturbo di venire fin qui per
vedere lEtna che sembra nascere dallacqua e adagiarsi sullo Ionio, con i fianchi larghi e la bocca che
sputa sulle ciminiere Comunque. Anche Chicago  bella. E io, dopo il convegno, salii sulla Sears
Tower per comprendere da lass come un lago possa fare le veci del mare e pi tardi affondai i piedi
nella sabbia da riporto della spiaggetta di cemento in mezzo ai grattacieli. Finch, la mattina seguente,
non mi arriv quella telefonata e allora in fretta e furia anticipai il ritorno.
 Anche a me dispiacque congedarmi a quel modo
  vero, Francesca
  vero: partivo a pericolo passato e dunque senza una reale necessit. Ma chi sconosce la
nostra situazione, non pu rendersi conto. Tu non puoi renderti conto... Altrimenti capiresti perch,
dopo la telefonata di mio suocero, mi pass di colpo la voglia di fare il turista e, nonostante le tue
insistenze e le assicurazioni dalla Sicilia che non era successo niente e che mi dessi pace, riempii alla
meno peggio le valigie e mi precipitai a cambiare il biglietto. Cera poco da star tranquilli: si trattava
dello stabilimento dellIcam! Tonnellate e tonnellate di propilene saltate per aria a ombrello atomico
nel fondo di un cielo trasformato in unarancia sanguigna, di quelle che piacciono tanto ai nostri
nordisti. Cinque esplosioni, un rogo immenso. E mio cognato Mimmo era l dentro, in un bunker di
cemento armato nel cuore dellimpianto, la sala comando. Per di pi era domenica, perch queste
disgrazie capitano sempre nei giorni festivi, vah, o di notte, quando lorganico  ridotto e i turni si
allentano. E mio suocero mi raccont poi che i paesi, Augusta, Priolo, Melilli, erano tutti in strada e la
gente osservava le vampe e non sapeva se chiudersi in casa o restare allaperto, perci si agitava in
preda al panico, anche se ormai siamo abituati alle evacuazioni  ne avevamo gi avute sei fino a quel
momento ma vere, non simulate quindi lesperienza c o dovrebbe esserci. Tuttavia il disordine
non manc, quel diciannove maggio dellOttantacinque, perch a pi di mezzora dalla prima
esplosione non era scattato nessun tipo di allarme e la protezione civile chiss dovera andata a
nascondersi e insomma non cera che confidare nel si salvi chi pu.
 Proprio: viviamo piantati sopra una polveriera E infatti a mio suocero, per babbiarlo, gli
dicevo sempre: Meno male, don Pippuzzu, che vi scantate dellapparecchio! Ma in realt la
buonanima aveva sangue freddo, tant che nemmeno in quella circostanza si perse di coraggio: dopo
aver attaccato alla bocca di Sara una mascherina antismog, patetica nella sua inutilit, sinfil un
giacchetto direttamente sul pigiama, un altro lo fece mettere a sua moglie sulla camicia da notte e tutte
tre sincamminarono a piedi con lintenzione di presentarsi allIcam per chiedere notizie di mio
cognato, che appunto era di turno. Li raccolse la macchina di alcuni amici sul bordo della statale e li
riportarono indietro, perch allingresso della zona industriale cera un posto di blocco dei carabinieri
che permetteva il passaggio solo dei vigili del fuoco e dei tecnici richiamati per lemergenza
 Mimmo? Rientr luned mattina, verso mezzogiorno Smorto, dice mia suocera, neanche
lavessero tenuto a mollo in candeggina. E ti credo, dopo venti ore in sala comando! Barcollava e
ripeteva a macchinetta:  andata bene,  andata bene. In effetti, a leggere i giornali, bisogna dire che
and pi che bene, visto che le fiamme dei sigari, cio dei serbatoi, avevano quasi lambito un
incrociatore, lAndrea Doria, che si trovava a non pi di duecento metri e aveva appena fatto
rifornimento di missili terra-terra e terra-aria. Perch qua  una santabarbara, e le raffinerie stanno
praticamente sopra gli arsenali delle basi militari  due ne abbiamo, una italiana e laltra della Nato. In
ogni modo, Francesca, benedico la mia ansia che mi fece salire sullaereo prima dello stabilito, perch
Sara, forse per punirmi dellassenza o forse per lo spavento di sapere suo zio in mezzo al fuoco, sera
messa a letto e non voleva alzarsi n per mangiare n per andare a scuola. Se ne stava nascosta sotto il
lenzuolo, rifiutando perfino di aprire gli occhi. E a niente servivano le leccate amorose del cane di mio
suocero, che era un bel cagnetto tipico di queste zone, una specie di cirneco col pelo chiaro e le
orecchie puntute. Basilic. Questo era il suo nome, anche se Sara laveva ribattezzato Linus perch
aveva labitudine di prendere tra i denti la copertina della sua cuccia e strascicarla casacasa. Insomma
Saritta lo adorava e lui adorava lei, ma quella volta le leccatine di Linus-Basilic non fecero effetto e
io, appena sbarcato, dovetti abbracciarla a lungo, come se fosse ancora una bambina piccola, e
sussurrarle: Brava, figlitta mia, su, fatti un bel pianto di conforto. E lei finalmente pianse. Poi si
addorment con la fronte aggrottata e la lampada accesa sul comodino e io, stanco comero, rimasi a
vegliarla con una certa fierezza, perch erano state le mie braccia a regalarle il sonno. Ma dormiva cos
contratta! A pugni chiusi. Con un solco fra ciglio e ciglio. E a un tratto mi sembr che dentro quel solco
buio si nascondesse un rimprovero o un qualche segretuzzo che mi sfuggiva, magari il principio di una
ribellione... Che poi ci fu davvero e allinizio io la pensai cosa normale, rivolta di adolescente, vah, ma
oggi non ne sono pi tanto sicuro.
 Let era quella, gli anni del passaggio
 Francesca, credevo dessere preparato Invece mi mancava un contrappeso. E fui costretto a
prendere atto che, nonostante i miei suoceri, ero un uomo solo che aveva paura di non saper dosare
lassenza e la presenza nella vita di sua figlia. Come si fa a esserci ma non troppo, senza soffocarla ed
esserne soffocato? Magari neanche voi donne lo sapete Comunque. La gita a Chicago me lero
goduta, e fin qui niente di male, ma per caso o per sfortuna coincise con la rottura di un equilibrio,
tanto mio quanto suo e poi ci fu la faccenda del tatuaggio
 Niente di straordinario, per la verit. Paolina si era tatuata sul polso una stella rossa e blu e
mia figlia la pretendeva anche lei,  ovvio. E io dapprima dissi: Manco se ne parla! E Saritta a
insistere, non mi dava sazio:  soltanto un disegno. E io: Appunto! meglio una decalcomania.
Almeno, se ti stufi, tre lavate e il problema  risolto. Ma alla fine mi arresi, perch in fondo la sua
richiesta pareva una ragazzata, una maniera per sentirsi giusta, dalla stessa parte della sua amica, era un
semplice obbligo dettato dalla moda, come i jeans che dovevano avere i bottoni di metallo al posto
della zip, la cintura che senza le borchie alla ranchero messicano non era una cintura e pure le scarpe: o
erano di marca rigorosamente Nike o piuttosto scalzi. Cos strinsi un patto: avrebbe avuto la sua stella
se si fosse lasciata accompagnare da me, dovevo pur controllare che non si beccasse lepatite! Pensavo
che la faccenda sarebbe finita l, ma, una settimana dopo, pretese un secondo disegno sullaltro polso e
quindi cominci col piercing. Un anellino, pregava. Uno e basta. E and che se lo mise al
sopracciglio E dal sopracciglio manifest lintenzione di passare alla narice, e magari alle labbra,
perch no, alla lingua, allombelico e anche pi gi. A quel punto mi scapp la mano e pahh! le
allungai una scoppola. In tanti anni era la prima volta. Gli occhiali le andarono di traverso e lei se li
tolse e mi guard con disprezzo, con cattiveria, per farmi male, e io mi allarmai come se lavessi persa
e cercai di parlarle, di ricostruire un ponte fra me e lei. Alla fine si ammans e torn a rivolgermi la
parola
 Mah. Ci provai, a capire E a furia duna frasuzza oggi e una domani, mi sembr di
comprendere che il piercing lei lo intendeva come una specie di diario, un promemoria inciso sulla
pelle, una sottolineatura per ogni cosa importante che le dovesse capitare, anche se poi rifiut di dire
quali fossero queste cose che le sarebbe piaciuto segnare su di s in modo indelebile e anche doloroso,
passando dallinchiostro al sangue, dal disegno alla ferita In conclusione la portai a Catania, le
regalai una stilografica col pennino doro e le feci fare la visita per le lenti a contatto, in pi lei volle
una maglietta firmata da non so quale cantautore, e almeno questa storia si chiuse l. Ma intanto
iniziava ad avere qualche brutto voto a scuola Proprio Sara, che era sempre stata avanti a tutti! Perci
la mattina, mentre scendevamo in macchina verso Augusta  il suo liceo era abbastanza vicino al mio
ospedale  ne approfittavo per sondare con qualche domanda buttata senza parere, e lei: s, no, uffa.
Risposte a monosillabi. Da scoraggiare un santo. Forse perch con noi cera Paolina e lei, al solito, si
spalleggiava con la compagna. Insomma finivo per guidare in silenzio e pi tardi, dopo averle lasciate,
mi fermavo a riflettere sulla litoranea, guardando londa dei sottomarini che muovevano il mare in
profondit mentre entravano o uscivano dai ricoveri subacquei delle basi militari. Sto sbagliando? mi
chiedevo. E pensavo: Ah, Mariarita! te ne dovevi proprio andare e mollarmi qui, triste e sciancato?
Sciancato vero, senza di lei
 Che ne sai tu, Francesca? Tu i figli non li hai cresciuti da sola. E in ogni caso per una donna 
diverso: ci avete la mano, voi. Io invece E, bench ne avessi bisogno, manco potevo confidarmi con
qualcuno, perch gi gli amici avevano cominciato a suggerire: Una moglie pensaci, Filippo! anche
per tua figlia, vah. Ma Saritta Non appena una collega o una conoscente qualsiasi accennava ad
avvicinarsi, guai! Ero in ostaggio: mia figlia non era cosa mia, io per ero cosa sua. E intanto il
profitto continuava a peggiorare Fu allora, Francesca, che chiesi il tuo intervento.
 Non ha importanza Non importa se sei una madrina pi immaginaria che reale, anzi meglio
cos, un tantinello di fantasia non guasta: per Saritta sei pur sempre la madrina delle cicogne e di
fronte a te non vuole sfigurare, al tuo giudizio ci tiene assai. E la tua lettera, non te lho mai detto, ma
era bellissima, senza forzature: come se la conoscessi a fondo, la tua figlioccia!
 Eh, la lontananza. Inutile far finta che non conti, ha il suo peso eccome. Anche per noi, cara
cugina. Anche per me e per te: guarda in che posto ti ho trascinato per riuscire ad aprirmi! E faccio
fatica, mi devo sforzare  un po come le partorienti che si aprono sotto la spinta delle tue mani  ma
vedrai che alla fine anche la mia storia uscir per intero
 Cara Francesca! Americana o no, sei lunica donna con cui posso parlare schietto.
 Con mia suocera? Impossibile. Ha un solo torto, ma di quelli che non si correggono.
Insomma, ragiona per proverbi: La figlia  della madre, il figlio del padre  gelosa di Saritta, ecco
la santa verit. Vorrebbe la nipote tutta dal lato suo e perfino con mio suocero buonanima ogni tanto
era sciarra, lite pesante, perch la contendeva pure a lui. Per affetto grande. Ma a volte ti confesso che
il suo comportamento mi fa venire in mente certe favole del Pitr, quelle che ci leggeva il maestro
Nicosia, ricordi? quelle in cui gli uomini uscivano, ignari e tranquilli, per andare al lavoro nei campi o
sulle barche e le donne, non appena il padre o il marito voltava le spalle, zzz sgusciavano dalla
serratura della porta e se ne volavano per conto loro, allinsaputa dei maschi. E a mia suocera magari
non dispiacerebbe fare altrettanto Ho questo sospetto, vah. Ma non vorrei passare per ingrato, e per
di pi nei confronti di una vecchia che s dannata per la nipote!  che sono geloso la mia parte. E
anchio, a essere sincero, vorrei mia figlia tutta per me e forse, a ripensarci, era per questo che a volte
giocavo, nella mia testa, con la possibilit di trasferirmi a Catania: aria nuova, scuola nuova, amicizie
nuove Comunque. Non  facile cambiare guscio, soprattutto quando di strada ne hai gi fatta tanta.
Cos lidea di smontare unintera esistenza per ricomporla altrove  giorno dopo giorno, sera dopo sera
 non  che mi entusiasmasse molto. Sar colpa dello Sviluppo, cara Francesca: con le sue luci mi ha
tolto lo spirito dellemigrante, lasciandomi in balia del Ciclope. Carne per i suoi denti Sia come sia,
non me ne andai e infine, per grazia di qualche santo, superammo anche la crisi scolastica.
 S, la tua lettera fu daiuto. E poi ci fu quellaltro miracolo
 Paolina
 La sua amica Paolina abbandon lambizione di frequentare il liceo! Non era posto per una
picciotta che tremava tutta ogni volta che i professori procedevano allinterrogatorio  perch era
questo il suo modo di vivere le interrogazioni. E dunque smise la scuola e la frequenza stretta con mia
figlia. Per seguitava a essere la compagna del cuore e non cera pomeriggio che Saritta non andasse a
casa sua, dato che laltra non poteva allontanarsi e aveva un gran daffare con quel branco di fratelli e
sorelle che affollavano una cucina gi strapiena di buff e controbuff di formica, bomboniere e
carabattole varie, compresa una statua di padre Pio, che grandeggiava sopra un piedistallo coperto da
una tovaglietta dove qualcuno aveva ricamato a punto croce la falce e il martello. Ma non pensare,
Francesca Sono affezionato a Paolina, non mi disturba lamicizia fra lei e Sara, al contrario  e non
lo dico perch poi si  sposata con mio cognato  per in quel periodo le due ragazze si esaltavano a
vicenda e quindi speravo in una compagnuzza pi quieta, pi studiosa.
 Ehh manc il tempo per continuare a preoccuparsi di queste bagattelle, perch accadde
quello che sai e in un istante saltammo dalle luminarie delle industrie al buio del terremoto...
 Tu, Francesca? E perch?
 No no, hai tutto il diritto di dispiacerti! Ma in quei momenti la confusione non ci pensai,
vah, ad avvertirti che eravamo in salvo. E poi le linee telefoniche erano saltate: per giorni e giorni non
fu facile comunicare con Catania, figurati con lAmerica!
 Successe di notte Ma forse ti sarai stancata a sentir parlare solo di emergenze, pericoli,
evacuazioni. E ora, tanto per gradire, il terremoto! Pure a me sta venendo la nausea, a furia dascoltare
la mia voce che fa lelenco delle cose storte.
 Se me lo chiedi tu
 Vero: apposta siamo qua, su questo terrazzo affacciato sui resti dellindustria sugli scarti di
un sogno, per buttarla in poesia Dunque capit di gioved, tredici dicembre. Data difficile da
scordare! A Siracusa cerano i festeggiamenti in onore di Santa Lucia e io avevo accompagnato Saritta
che aveva degli amici nella banda, mentre a me interessavano i canti liturgici della Schola Cantorum,
che ogni volta mi commuovono. Eravamo tornati abbastanza tardi, mezzanotte passata, e purtroppo se
mi corico a quellora faccio sempre fatica ad addormentarmi, ma per lappunto stavo trovando il sonno
quando vhrrr! i vetri delle finestre vibrano e cadono uno appresso allaltro, uno sullaltro, con un
suono melodioso, debbo dire, di cristallo, accompagnato per da un sibilo e un gemito sotterraneo,
come se le fondamenta della casa singinocchiassero sotto un gran peso. Cos, mentre balzo a sedere sul
materasso, mi chiedo:  lui? Lui, il terremoto che aspettiamo dal milleseicentonovantatr, quando si
present in pompa magna promettendo di tornare con forza raddoppiata  o non ? Ma sono gi alla
porta e un attimo dopo in camera di Sara, strappo il plaid dal letto, glielo avvolgo attorno alle spalle e
via di corsa fino allingresso, intanto che il mattonato balla sotto i nostri piedi e il rumore dei vetri
infranti scivola dentro un muggito che sprofonda col pavimento. Fuori c un buio silenzioso, umido,
immenso. Ed  questo che fa paura. Nessuna luce, nessuna vampa. Come se il polo industriale fosse
scomparso. Anzi come se non fosse mai esistito. Anche il cielo  nero, senza spiragli, un ammasso
uniforme di tenebre che non lascia vedere nulla. Nemmeno, penso in un lampo, leventuale nube
sfuggita alle ciminiere, perci minumidisco lindice con la saliva e alzo la mano per capire da che
parte tira il vento. Tengo stretta mia figlia e non oso muovermi, perch dalle crepe che tagliano
lasfalto si sprigiona lodore dellabisso. Poi lentamente i miei occhi sabituano alloscurit e mettono a
fuoco un paese strano di case sghembe, di sagome oscillanti, di lesene poggiate di traverso su pietre
nude. Il mascherone del satiro che prima sorreggeva il nostro terrazzo ora  a terra e mi mostra la sua
lingua bianca. E infine anche il silenzio si rompe e sento le grida della folla che scappa, i richiami, i
clacson delle automobili imbottigliate nei vicoli del centro, le bestemmie di chi cerca scampo verso le
montagne e trova la strada sbarrata
 Chiusa al traffico, vah. Gli operai stavano giusto lavorando alla via di fuga chiesta dalla
protezione civile. Quando il diavolo ci mette la coda In conclusione quella notte restammo
intrappolati, mentre una scossa del settimo grado della scala Mercalli faceva ondeggiare il paese:
quarantacinque secondi e vrum! lintero centro storico era gi ridotto in macerie. E in tre anni e mezzo
tale  rimasto, pi o meno, come hai potuto constatare. Si sono salvate le zone nuove
 Cos dovrebbe essere. Almeno a rigor di logica, cara Francesca. Ma in altri paesi  accaduto il
contrario e sono crollati proprio gli edifici che dovevano star ritti, quelli costruiti di recente, dopo la
legge antisismica. Il quartiere nord di Augusta, per esempio. Sia come sia, a Melilli venne gi il centro
storico e si cre un ingorgo degno di una metropoli, perch la reazione istintiva di tutti fu dinfilarsi
nella propria auto e di pigiare lacceleratore e il risultato, naturalmente, fu unammucchiata di veicoli
stracarichi e fermi, che una seconda scossa avrebbe potuto spazzare facile, senza lo scomodo di
andarseli a cercare uno per uno.
 S, noi eravamo a piedi Ma non per scelta, vah. Soltanto perch i crolli avevano reso
impossibile uscire dalla nostra strada a bordo di un qualsiasi mezzo. Altrimenti anchio, magari
Invece il varco  ostruito, io devo usare le gambe e questo mi permette di superare lintaso del centro
senza grossi problemi. Una volta fuori, allento la presa sul braccio di mia figlia e mi dirigo verso la
contrada dove abitano i miei suoceri, evitando le viuzze pericolanti. Dallo scuro del cielo cola uno
sbrizzicho di pioggia e io cerco di riparare Sara come posso, per quanto con quella sua gran
capigliatura idrorepellente, davvero, Francesca, ci vuole un diluvio perch si bagni la testa e quelle
erano goccette, lacrime di pioggia che mi picchiavano sul cranio, proprio in mezzo alla pelata,
fastidiose, tac, tac, come se volessero dirmi qualcosa e in effetti mi dicevano: bye bye, anche la casa se
n andata, la casa del tuo matrimonio, la casa dove tua moglie Comunque. Stringo pi forte la mano
di mia figlia che, intabarrata nel suo plaid a quadretti, pare un figurino fuggito dal presepio della
parrocchia e vado avanti, un passo dopo laltro. Siamo quasi arrivati quando dallombra sbuca
Linus-Basilic che afferra con i denti la coperta di Sara per trascinarla pi in fretta verso la palazzina
dei miei suoceri, e graziaddio almeno quella  intatta e loro sono rintanati in un angolo del cortile, a
battere i denti dal freddo e dalla paura ma salvi, e c pure mio cognato Mimmo che non  di turno, una
volta tanto.
 S, limpulso  quello, Francesca: scappare e scappare Ma da che parte star la salvezza?
Difficile indovinarlo con i telefoni guasti, lelettricit saltata, senza sapere quello che succede fuori dal
paese o dove diavolo sia lepicentro. E poi non ci sono altoparlanti, nonostante le promesse della
protezione civile, o maniche a vento che possano indicare da che parte corrono le nubi tossiche. E
nemmeno aree di raccolta attrezzate. In conclusione, se hai la fortuna di mantenere la calma e
ragionarci sopra, non ti sposti a caso. Perci mi fermai dai miei suoceri. Nel loro quartiere, in fin dei
conti, gli edifici stavano su, non mostravano cedimenti, e la palazzina aveva un cortile molto ampio,
con muri bassi e una pergola di cannicci sotto cui ci si poteva riparare dalla pioggetta che continuava a
cadere piano piano
 Ah, ma io non rimasi con loro! Mi rituffai nellumido Dopo aver riunito la famiglia, cara
cugina, veniva il mio dovere di medico!
 Certo, sono tornato indietro. Avevo pensato di mettermi in contatto con il municipio o i
carabinieri, ma a piazza San Sebastiano incontrai un volontario della Fraternita della Misericordia,
unassociazione che si era costituita da qualche mese. Avevano unambulanza, grazioso regalo della
Esso a un paese ad alto rischio industriale, e tentavano di ispezionare l dove era possibile per capire se
ci fossero feriti sotto le macerie. Cos mi aggregai, passando la nottata a prestare soccorso col poco che
avevo a disposizione, misurando la febbre ai vecchi e dando consigli alle mamme, che senza biberon e
pannolini  senza i ferri del mestiere, vah  pareva non sapessero pi fare il lavoro che gli compete e
guardavano con spavento quei loro fagottelli urlanti e sporchi, che si curavano solo di se stessi e non
gliene importava niente del terremoto. Poi allalba fummo convocati per una riunione operativa in
caserma. Il pavimento della stanza, al mezzo, non era sicuro, allora ci mettemmo in fila lungo il
perimetro delle pareti e in questa formazione ascoltammo le notizie.
 Per met buone, per met cattive Morti da noi non ce nerano stati, solamente nei paesi
vicini, per il centro somigliava a una fotografia scattata nel Quarantatr, dopo il bombardamento
navale, e tutti gli edifici pubblici erano lesionati, tanto che al maresciallo dei carabinieri venne
lispirazione di organizzare il suo ufficio dentro il carro funebre e cos fece e dovevi poi vederli,
Francesca, i melillesi che prima di avvicinarsi incrociavano le dita o si toccavano il cavallo nei debiti
scongiuri! In ogni modo quella mattina l io ero stanchissimo, distrutto dalle fondamenta come la mia
casa, e forse  per questo che durante la riunione col sindaco, allimprovviso, mi assal una smania,
unurgenza quasi insopportabile di stringere mia figlia, di abbracciarla, di affondare la faccia dentro
quei suoi capelli rizzuti, ma non osavo soffermarmi troppo su questo pensiero
 Per un timore superstizioso, vah. Come se, a furia di pensarci, lei potesse svanire a mo di
fantasma e io rischiassi, tornando dai miei suoceri, di allungare la mano incontro al vuoto. Invece la
trovai dove lavevo lasciata, naturalmente. E al coperto, perch nel frattempo, con qualche esitazione,
don Pippuzzu aveva deciso di rientrare in casa, associando alla comitiva anche Paolina, unaltra
senzatetto. Ma c pure la famiglia della ragazza che devessere sistemata, annuncia mio cognato La
fatica per mi sta schiantando, cos gli dico: ora fammi riposare, ne parliamo poi. E stramazzo, a pancia
in gi, sul letto matrimoniale dei miei suoceri.
 Proprio: un paese pi disgraziato non potevo sceglierlo... In zona sismica, e pazienza: anche a
Catania siamo abituati alla terra ballerina! Ma se aggiungi quindici chilometri di raffinerie con relativi
serbatoi di petrolio e gli armamenti di Sigonella dentro il ventre della collina, sotto le nostre scarpe, e lo
stoccaggio nucleare per la sesta flotta, a Cava Sorciaro Eh, Francesca, che ti sembra? Comunque.
Eravamo salvi, e pace. E non so come, ma riesco addirittura a dormire per due ore filate. Dopodich mi
sveglio e andiamo in truppa, con mio cognato Mimmo e le ragazze, a verificare i danni che il terremoto
ha procurato allabitazione dei Santarcangelo, la famiglia di Paolina. Bello spettacolo! Unintera parete
laterale  scomparsa e basterebbe una lieve scossa di assestamento per rendere immediato il rischio di
nuovi crolli. Nonostante ci, i Santarcangelo al completo sono radunati l sotto e gli uomini salgono e
scendono per le scale nel tentativo di recuperare pentole, vestiti e mercanzie varie. In basso, la madre
monta la guardia alla statua di padre Pio, adagiata sul cofano di una macchina e avvolta nel suo sudario,
cio nella tovaglietta con la falce e il martello ricamati a punto croce. Io massicuro che abbiano
segnalato i danni allufficio tecnico, che per adesso sta nei locali della scuola elementare, quindi mi
accingo a riprendere il lavoro al pronto soccorso medico. Il tempo  incerto. Minaccioso. Sopra di noi
galoppano nuvole nere come cavalieri dellapocalisse. Anche le ragazze  meglio che tornino indietro.
Ma alla sola idea di separarsi da mamma e sorelle, di abbandonarle per strada, allaperto, una seconda
notte, Paolina scoppia in singhiozzi. Ha sedici anni appena, gli stessi di mia figlia, ma nelle pose e
nellatteggiarsi  donna. Non ha pi o, meglio, non ha mai avuto laria adolescente di Sara: ieri era una
carusa con i calzini corti, oggi una picciotta con le calze a rete. Dallinfanzia, vah,  passata
direttamente allet adulta e sul suo viso bruno le lacrime fanno scena Ora, Francesca, io non dico,
non voglio dire che  per quegli occhioni umidi, per quelle labbra gonfie di pianto che mio cognato si
commosse, no, sarebbe ingiusto, io credo che offr il rifugio del suo appartamento per pura e semplice
carit e per amore di mia figlia, che si scioglieva a lato dellamica sua. Non so che giudizio ti sei fatta
di lui, per Mimmo  della stessa pasta di mio suocero, te lo garantisco. Pi smaliziato forse... unaltra
generazione, unaltra cultura e soprattutto un altro grado nellordine gerarchico della fabbrica, perch
lui appartiene alllite dei tecnici di raffineria, circostanza che fa di Mimmo un partito molto
apprezzato dalle ragazze del posto, e questo significa che non ha mai avuto bisogno di rincorrere
nessuno, al contrario, perci se poi  nato un sentimento e nonostante la differenza di et s combinato
un matrimonio, dove sta il male? Comunque. Niente di tutto ci era prevedibile o previsto quel venerd
quattordici dicembre, quando lofferta di Mimmo asciug le lacrime di Paolina. Cera un ma, in ogni
caso Lalloggio, situato al terzo piano del palazzetto dei miei suoceri, non  che fosse molto grande,
non poteva certo contenere una banda di dieci cristiani, tanti sono i Santarcangelo tra genitori e figli, e
dunque il padre e il fratello maggiore rinunciarono allospitalit. La stessa Paolina, cos stabilimmo,
sarebbe rimasta al secondo piano con Sara, nellabitazione dei nonni. Un assetto che si scompigli
domenica pomeriggio, quando, dopo un silenzio sismico di due giorni e mezzo, la terra si apr ancora
una volta e tutti quanti dormimmo di nuovo fuori, chi allaria aperta, chi in macchina e chi addirittura
in campagna, come se il terremoto non avesse le gambe lunghe e non potesse inseguirci ovunque.
 Uno sconquasso, proprio E tuttavia, se non fosse una bestemmia, direi che tutto quel
fuggifuggi alla fine risult per la buonanima di Pippuzzu una specie di rivincita nei confronti miei e di
sua figlia: avevamo voluto la residenza in centro? Una gran dimora, per malandata e in affitto, mentre
lui ci aveva regalato il primo piano della sua palazzina modernissima. Era il dono di nozze, ma
allepoca del matrimonio noi eravamo andati a vivere nella strada dei baroni, gli avevamo dato questo
dispiacere. E adesso eccola l, la nostra vera casa. Senza una crepa, come se le scosse della notte di
Santa Lucia lavessero risparmiata apposta per dare ragione a don Pippuzzu e torto a noi.
 Il castigo, per la verit, fu doppio, perch fui costretto ad adattarmi per qualche tempo alla
convivenza con i suoceri Lappartamento di sotto, il nostro regalo di nozze, era occupato da un
ingegnere del Nord, uno dei tanti supervisori che scendono a comandare in fabbrica per una mesata o
due. Un inquilino provvisorio, che per sera portato moglie e figlio, un bambino di tre anni, e rimase
fino allestate, dopodich se ne part e finalmente io feci trasloco, rassegnandomi allidea che il vecchio
aveva vinto, seppure con laiuto di un terremoto
 Dio ne scansi! Non intendevo lamentarmi. Se penso al numero dei senzatetto
 Pi di mille, in paese. E per diversi giorni continuarono a dormire al freddo, dove capitava,
perch nel campo sportivo lallestimento delle tende veniva su lento, finch non arriv lesercito, il 24
Peloritani, che complet il montaggio: a Natale la tendopoli era pronta, le mense assicuravano pranzo e
cena e i Santarcangelo erano di nuovo assieme, perch Paolina, la madre e le sorelle si erano
ricongiunte ai maschi della famiglia. E questo trasferimento signific che pure noi, a partire da Sara per
finire a Mimmo, passammo il Natale fra le tende, ascoltando i discorsi delle autorit, presidente della
regione in testa, assistendo a un alzabandiera e a una messa celebrata da un frate francescano con lorlo
della tunica grigio di melma, davanti a un altare allestito sopra una jeep militare. Nelle chiese lesionate
le campane tacevano, in paese e nella tendopoli le lampade erano scarse e fioche, anche allesterno
cera una luce triste, da groppo in gola, e piovve, piovve, laccampamento si allag e la notte noi
uomini la trascorremmo a drenare il campo sportivo. Ma con la pioggia o col sole, i ragazzi continuano
a essere ragazzi, hanno voglia di divertirsi e per capodanno il fratello maggiore di Paolina, detto u
stoccafisso per quant lungo e secco, si procur i botti. Nelle strade vuote e silenziose, attraversate
dalle ronde dei carabinieri in funzione antisciacallo, i suoi petardi suonarono come colpi di cannone: il
bambino dellingegnere al primo piano scoppi a piangere e Linus-Basilic cerc rifugio sotto il letto.
A mio suocero invece liniziativa fece tornare il buonumore, cos che alla mezzanotte in punto, alzando
il bicchiere, disse: Abbiamo dato tanto allindustria, non ci lasceranno soli!
 Eh, sempre silludeva, lui. E invece, Francesca, and che in un primo momento non vollero
manco riconoscerci la calamit naturale! Anzi, poich non avevamo avuto morti, un parlamentare  uno
dei nostri, un siciliano, vah  parl di terremoticchio, con grave scorno di don Pippuzzu che lo
consider un affronto ad personam. E i senzatetto passarono linvernata intera nella tendopoli, che
venne sostituita dai container soltanto a marzo. Ma, per linaugurazione del nuovo campo, il
commissario governativo arm in compenso una cerimonia da ricrearsi gli occhi, alla presenza dei
politici e con solenne consegna delle chiavi al pi vecchio dei terremotati, un giovanotto di
novantanove anni che batteva di pochi mesi diverse sue coetanee. Cos  nato il quartiere di latta in
contrada Palombara, che doveva durare giusto il tempo della ricostruzione e a tuttoggi sta l, lo potrai
verificare tu stessa.
 Proprio. Dopo tre anni e mezzo Con le famiglie che continuano ad abitare sotto i lamierini.
 Ma quale! Anche il centro storico seguita a sbriciolarsi, ed era il passeggio del paese, la
vetrina e il vanto di Melilli, con le sue mensole barocche, i porticati interni, le chiese di pietra bianca
Per non ti ho rubato alle cortesie di mia suocera e ai festeggiamenti pasquali, povera Francesca, per
inveire contro i ritardi del comune o lincuria dello stato! Sto qui a parlarti di rovine e macerie, ma il
fatto pi grave  che il terremoto non ha scoperchiato solo le case no insieme alla terra ha aperto le
viscere dei cristiani e ci ha obbligato a sputare fuori tutte le frustrazioni, i problemi e le ansie personali.
Sto parlando di me, Francesca. E di questa paura selvatica che dalla notte di Santa Lucia ho dentro la
testa e dentro lo stomaco: paura per mia figlia, ma anche, in qualche modo, di mia figlia adesso
per non ti voglio soverchiare
 No no, cos non ha senso... troppa emotivit
 Sono un medico, Francesca. Come te. Non devo accontentarmi dello sfogo. Anche perch,
avendo qualcosa da chiederti una preghiera da rivolgerti non  il momento dabbandonarsi al
martirio! e insomma  meglio se completo il quadro clinico, per cos dire, in modo che tu possa offrirmi
la tua diagnosi e magari, in aggiunta, una medicina. Sempre che ci riesca, ad andare avanti
 Allora Ecco, allora a marzo, come ho detto, vengono consegnate le chiavi dei container. Ma
bisogna attendere la fine di aprile perch nellex tendopoli venga ammainata la bandiera del 24
Peloritani e in verit  a questo punto, non prima, che entra in funzione contrada Palombara, con i suoi
cinquecento e passa sfollati: un rifugio un tantinello pi stabile, nellattesa del piano regolatore che
deve localizzare i nuovi alloggi e decidere il ripristino dei vecchi. Ed  cos che, dun tratto,
lemergenza diviene quotidianit. Per gli sfollati ma anche per me, visto che ogni giorno, regolare, mia
figlia scende laggi dove s sistemata la compagnuzza sua con tutta la famiglia, e anzi i Santarcangelo
occupano addirittura due container: ne hanno diritto, dato che il fratello maggiore, u stoccafisso, nel
frattempo si  sposato
 Che vuoi, il dopoterremoto  un po come il dopoguerra: matrimoni, battesimi e fidanzamenti
diventano feste comandate. Tanto che pure mio cognato Mimmo volle farsi zito Con lanello e gli
obblighi del caso. E Paolina, creatura, pi che la veste bianca comincia a sognare la casa, come mi
confida Sara in tutta innocenza, e io non posso biasimarla perch in effetti non  un bel vivere, in
contrada Palombara: il campo  isolato, senza nemmeno un pullman che lo colleghi al paese, ai margini
di una strada provinciale a strapiombo, pericolante, in mezzo al polverone destate e al fango dinverno,
con i rifiuti smaltiti a mesate per la gioia di topi e cani randagi, privo di guardia medica. Il quartiere
delle case di latta, lo chiamano. Un posto che fa felice il solo Linus-Basilic, che  un cane da caccia e
intorno alle baracche fiuta odori molto interessanti, mentre col naso a terra e le orecchie puntate segue
mio suocero Pippuzzo o Sara. Perch ormai ogni pomeriggio nonno e nipote sono l, lei a conforto
dellamica sua, lui a capeggiare incontri al centro sociale della Caritas Unalzata di testa che in
famiglia ci lasci strammati. Pensa, Francesca: un operaio che mai, in fabbrica, sera impicciato di
politica, a parte qualche battaglia sindacale, e che dun tratto si scopre la vocazione del capopopolo!
 Dapprima, credo, per solidariet Magari per sentirsi utile: un uomo che  uomo, diceva, pu
starsene a guardare certe porcherie con le gambe a cavallo e le mani sopra a panza? Nossignori, un
uomo degno di questo nome non passa il tempo a incrociare i piedi contemplando lorlo dei calzini.
Cos andava a mescolarsi con gli sfollati e i volontari al loro servizio  al centro della Caritas ce nera
un buon numero, perlopi scesi da Genova, oltre a tre obiettori di coscienza, che invece venivano da
Catania, e quattro suore. Sia come sia, ben presto don Pippuzzu riusc a mobilitare un gruppo di
pensionati della sua stessa tempra, Cgil e Cisl, per una volta senza reciproche ostilit, e pure tra i
vecchi e i ragazzi si stabil una confidenza stretta, tanto che gli uni difficilmente si atteggiavano a
comando e gli altri non alzavano la cresta e portavano rispetto. Qualche contrasto, quando cera, era
con i continentali di Genova. Comunque. Don Pippuzzu aveva i suoi pensionati e con loro armava
proteste, fiaccolate, assemblee cittadine. E poi cerano mille altre cose da fare e da sollecitare, la
richiesta di fondi, lavvio delle commissioni tecniche, lappalto dello studio geologico del sottosuolo,
senza il quale la ricostruzione non poteva partire. Mio suocero era occupato a tempo pieno, vah.
Simpegnava. Per solidariet e perch non voleva che il suo paese morisse come era morta Marina di
Melilli, dieci anni prima. Ma soprattutto, penso, perch girava con insistenza una parola nuova, mai
sentita fino ad allora: esuberi. Esuberi industriali. Nel polo chimico. E questo era un tradimento che
non si poteva sopportare: se sparisce lo Sviluppo, sangustiava mio suocero, a noi che resta? Solo il
Ciclope con le sue flatulenze! E per guadagno non avremo che puzza duova marce nellaria e bave di
nafta nel cielo
 S, Francesca, lui era pensionato, ma la questione era generale. Di principio. E poi cerano gli
amici suoi Il padre di Paolina, per esempio. Era fra gli operai che rischiavano la disoccupazione e in
tal caso, per un meschinazzo come lui, addio fabbrica, meglio segnarci una croce sopra. Spesso ne
discuteva al centro sociale mentre giocavano a tressette, lui, Mimmo e mio suocero. Dove vado?
diceva. In campagna a coltivare due piedi di mandorle? Era la primavera del Novantadue, il caldo
pieno come destate. Io li raggiungevo dopo lospedale e, attraversando il campo, incrociavo le donne
che lavavano allaperto i bambini. Ce nera una che aveva partorito da poco, faceva il bagnetto alla
piccola dentro una vasca di zinco grigio con lo schienale alto, a poltrona. Quando passavo, mi
chiamava: compare, compare, tal che belle cosciotte grasse, con le mie lacrime le impastai! Al centro
della Caritas trovavo don Pippuzzu che sacramentava, nellatto di buttare la carta sul tavolo: Con tanti
sacrifici che ho fatto per lindustria, cos deve finire? Allora i suoi compagni gli scherzavano: Che
sacrifici ha fatto vossa? E lui, calando unaltra carta: Ho smesso dassaggiare la zuppa di cozze,
niente vi sembra? In un angolo Linus-Basilic rizzava le orecchie e batteva la coda a terra per
approvazione. Poi una volta capit che mi fermassi a osservare un ragazzo, uno dei volontari Avevo
parcheggiato accanto a una specie di aiuola sabbiosa con una palmetta spelata al mezzo, di fronte a una
fila di baracche, e questo ragazzo era l che sorreggeva una delle novantenni del campo e le insegnava a
muovere la gamba destra in alternanza alla sinistra, aiutandola a salire e scendere il gradino del suo
container. Interruppe lesercizio, quando si accorse della mia presenza, e spieg: Attrezzi non ne
abbiamo. Ma la sua assistita si era rotta il femore e, con quel semplice su e gi, lui la rieducava al
movimento. La vecchiarella si divertiva, rideva portando una mano alle labbra secche e alzava con
diligenza prima un piede poi laltro. Due donne in grembiule, le figlie o forse le nipoti, sedevano
davanti alluscio della casa di latta. Sgranavano fagioli rossi, buttandoli a manate dentro una pentola
poggiata sul davanzale, e a ogni risata della vecchia alzavano gli occhi verso di lei. La pi grassa a un
tratto borbott: Tanto non vale la pena. Ma no, che ve la rimette nuova, disse la voce di mia figlia e
io mi voltai e lei mi sorrise, ma io vidi come il suo sguardo correva verso il ragazzo. E cos capii che in
contrada Palombara non ci andava per far compagnia a Paolina o a suo nonno, quanto piuttosto per
scambiarsi occhiate con lo studentello di Catania, che poi era Gnazio.
 A quellepoca era studente vero
 Nel senso che frequentava le lezioni e aveva gi dato diversi esami. Mentre ora ha smesso per
via del negozio, e a me sembra un peccato. Comunque.  un bravo ragazzo, Francesca. Bravissimo, lo
dicono tutti! E le donne se lo balano, perch ha laria mansueta e una pazienza che per non gli viene
dallesercizio del nostro mestiere, cara cugina, e nemmeno da una vocazione medica, senti a me.
Altrimenti non starebbe a trafficare con una bottega trascurando gli studi. La sacrosanta verit  che
Gnazio  volenteroso di natura, per un tantinello Flemmatico, ecco. Non per niente mia suocera
lha soprannominato u nglisi, linglese, capace com di starsene per ore in silenzio, muovendo la
bocca solo per masticare semenza e sputare scorze: mastica e sputa, sputa e mastica.
 Magari hai ragione, Francesca: gelosia di padre E in effetti, dopo aver intercettato quello
sguardo, mi feci pi attento e, ogni volta che Saritta tardava a rientrare, andavo a riprendermela senza
tanti complimenti al centro della Caritas, anche se la sapevo sotto sorveglianza e oltre a mio suocero
cerano anche le suore Ma in quel periodo, a essere onesti, non potevo lamentarmi di mia figlia:
studiava, aveva di nuovo ottimi voti. Non mi dava preoccupazioni. Finch un pomeriggio, col sole
ancora alto, arrivai durante una festa di compleanno. Uno dei volontari suonava la chitarra, non
mancavano le paste alla mandorla e la pignolata, Gnazio serviva lo spumante e Sara si divertiva,
perci non le andava di mollare tutto e di seguirmi, ma io ero stanco, fastidiato, e insistevo. Allora
intervenne don Pippuzzu in persona, toccandomi il braccio: Lasciala perdere, torna con me. Le
teneva la parte! E il sospetto ebbe conferma quella sera stessa, quando mio suocero scese dal suo
appartamento al nostro con la scusa di vederci assieme la partita  il Catania giocava contro una
squadra di un certo rilievo  e, fra un tiro in porta e un fischio dellarbitro, mi disse: Domenica
prossima, perch non lo invitiamo a pranzo, quel picciotto? E fu cos che linglese venne a masticare
semenza a casa nostra.
 No... Non cera ostilit da parte mia. Sai cosa mi fastidiava un poco? Che fosse studente di
medicina e catanese: come me, vah. Con la differenza che io sono venuto a Melilli per star dietro a
Mariarita, lui per assistere i bisognosi nel dopoterremoto. E ci gli fa onore. Ma io sono rimasto, dopo
aver scoperto un mare che allepoca possedeva il colore del pavone e, in pi, le luci della modernit.
Invece Gnazio non ha trovato n le promesse dellindustria n la sirena Lighea, che un tempo pare si
tuffasse da quello scoglio l in fondo, e perci ancora  catanese.
 No, a parte questo, non cera ragione per opporsi Insomma, Sara seguit a praticare il
centro sociale e io, sapendola con mio suocero, stavo abbastanza tranquillo: il controllo non mancava e
le malelingue non avevano che dire. E quando la storia con Gnazio pass dalle occhiate ai discorsi
seri, che potevo fare? Era ormai granditta, diciottanni compiuti. Non era pi la scantolina che rifiutava
di aprire gli occhi se non cera il pap e nemmeno ladolescente che mi guardava a sfida, ma una
ragazza con le sue idee, com giusto. Daltronde allesame di maturit era stata promossa e in autunno
si sarebbe iscritta alluniversit di Catania, perci dovevo allentare un po le briglie. Aveva scelto legge
e io ero contento che volesse seguire le orme di mio padre e di mio nonno
 Ci spero sempre Me lha promesso! Diventer avvocato, ha detto. E del resto un
precedente c gi in famiglia: anche sua madre, se ti ricordi, consegn la tesi dopo aver partorito.
 Be s, ho fiducia. Se c la volont, non  unimpresa irrealizzabile: quante donne si laureano
dopo aver cresciuto un figlio! Per voi, al giorno doggi, la vita non finisce con il matrimonio. La vedo
pi difficile per Gnazio, a essere sincero. Comunque. Non voglio fare previsioni, le cose non vanno
mai come ce le immaginiamo Se penso a mio suocero, a come mut dun tratto, diventando un altro
uomo! Lui che al massimo era stato un iscritto della Cgil, tiepido per giunta, ora sosteneva a faccia
brutta che senza battaglie non c soluzione. Qua ci riportano allepoca delle caverne, diceva. E non
parlava tanto per portare la lingua a spasso: quellanno ci sembr dessere arrivati al limite di tutto,
delle energie individuali e, in soprammercato, anche delle risorse collettive
 Eravamo a fine del Novantadue, Francesca. Al terzo Natale dopo il terremoto. E figurati che
per mancanza di fondi il comune non allest nemmeno gli addobbi tradizionali. Il centro storico era
buio, irto di pali: una foresta di tronchi secchi, di stampelle poggiate a migliaia contro gli edifici vuoti.
In via Iblea era illuminata una vetrina su dieci e nessuno aveva pi la forza e la fantasia del passeggio,
che durante le feste  lattivit maggiormente praticata dai paesani. Per, prima della chiusura
dellanno, il comitato cittadino, di cui don Pippuzzu faceva parte, registr un bel successo: si seppe che
finalmente, dopo tante riunioni e assemblee, i decreti di copertura finanziaria della legge sulla
ricostruzione erano stati registrati dalla corte dei conti. Era una prima vittoria. Molte famiglie di
contrada Palombara ottennero lalloggio e si trasferirono, ma per quelle rimaste la situazione peggior
e seguit a deteriorarsi nei mesi successivi, perch nelle case di latta, vuote e senza custodia,
sintrufolavano malavitosi e tossicodipendenti. Quando andavo con mio cognato dai Santarcangelo, che
non avevano avuto lassegnazione, notavo ai margini del campo tracce di fal notturni e un aumento
progressivo di siringhe vuote, che non appena venne il bel tempo comparvero ovunque, pure accanto
alla palma nana, al centro dellunica aiuola che resisteva coraggiosamente. Cos dissi alla madre di
Paolina: attenta alle creature! Perch aveva ancora due figlie piccole, capaci di mangiarsi la terra e
succhiare i sassi. Poi ci fu la volta in cui sentii delle voci maschili che uscivano da uno dei container
abbandonati, insomma fin che proibii a mia figlia di andare laggi da sola. Finch una notte fummo
svegliati dal suono del campanello: alla porta, lintera banda dei Santarcangelo con le bambine che
seminavano lacrime e moccio sul petto della madre e delle sorelle pi grandi. Era successo che
qualcuno aveva dato fuoco a un container, le fiamme erano divampate minacciando il campo e loro
erano scappati. Mentre io somministravo tranquillanti, Mimmo aiut mia suocera ad assettare le stanze
per gli ospiti, al secondo e al terzo piano. Adesso, senza lingegnere, cera posto per tutti. Per Paolina
rimase a pianterreno da noi, a dormire con Sara
 In certi ambienti la mentalit  ancora quella, Francesca. E i Santarcangelo sono pur sempre
contadini di Belpasso Ci sembrava di fargli un affronto, vah, a sistemare i fidanzati troppo allato.
Comunque. Le due picciotte erano contentissime di stare assieme, non la smettevano di parlottare e al
mattino si presentarono con la faccia di chi ha fatto cortile per lintera nottata. Santa giovent!
Eravamo sullorlo della catastrofe e loro si divertivano.
 Pi catastrofe di cos! Degrado, inquinamento, esuberi Era unesagerazione. Ma
unesagerazione talmente esagerata che perfino lui, perfino don Pippuzzu borbottava: Tal! sta a
vedere che ci costringono a ricominciare tutto daccapo. E giunse al punto dapprezzare le mie
ricerche, che gli erano sempre parse troppo azzardose e denigratorie della sua beneamata industria
 Certo che no! Mai mi sono fermato, dal convegno di Chicago in poi. Per forza o per amore,
combattendo o allisciando, sono sempre andato avanti e col mio amico del reparto dostetricia abbiamo
studiato un bel po di casi. A dispetto dellufficiale sanitario, quello che diagnosticava il cancro ai
polmoni come bronchitella! E oggi Non che il vento della politica sia cambiato, per carit, ma
almeno in ospedale ora ci danno retta e il primario ha lanciato lallarme. Daltronde gi allinizio
dellanno scorso cerano cinque inchieste giudiziarie aperte, con tanto di periti  biologi e chimici  che
analizzavano il cielo, la terra e lacqua e comparavano i test. E quando uscirono i risultati Il
mercurio, per dirne una, si rivel ventimila volte superiore alla soglia di tolleranza. Ventimila! Ma chi
lo scaricava a mare? Gli operai disgraziatamente non collaboravano, non dicevano la verit, ed  triste
ma comprensibile: con loccupazione a rischio Allora mio suocero si mise lui al lavoro.
 Cominci a registrare dati: ad accozzare numeri, diceva. Voleva raccogliere un dossier da
presentare al procuratore della repubblica, a Siracusa: E vediamo se insabbiano anche questo! Perch
naturalmente il ricorso alla magistratura non risolve nulla, se poi le denunce si perdono chiss dove
nonostante la buona volont di qualche giudice dassalto. E cos don Pippuzzu chiese il sostegno di
Saritta
 In primis perch ormai era alluniversit e studiava da avvocato, anche se io ne dubitavo, e in
secondo luogo perch la nipote sapeva scrivere in italiano pulito, come dio comanda. Insomma, cara
Francesca, a partire da quel momento le domeniche furono consacrate a compiti seri  di rilevanza
pubblica, si murmuriava in famiglia  tipo il riordino del dossier o la stesura delle petizioni da inviare
alle autorit di ogni possibile e immaginabile grado, dalla provincia alla regione fino al parlamento
nazionale. Ogni domenica venivano qui, il nonno e la nipote, con il caff caldo nel thermos e fantalate
di carte. Questo terrazzo divenne il loro studio. La nave ammiraglia da cui sferravano le loro offensive.
Gli piaceva stare quass, a mio suocero. Forse perch ci ritrovava linfanzia di sua nipote e magari il
sapore, il fiato di quegli anni in cui il paese suo Melilli, assieme a Priolo e Augusta, era il triangolo
industriale, vanto e orgoglio della Sicilia nuova, e non ancora quel triangolo della morte di cui oggi
scrivono i giornali Comunque. Don Pippuzzu non si risparmiava n di tempo n di fatica e
purtroppo, inevitabile, la sua attivit diede fastidio a qualcuno. In Sicilia niente si deve muovere,
nemmeno laria! Adagio dobbiamo respirare, adagio, per non disturbare chi di dovere! E iniziarono gli
avvertimenti
 Cose pesanti, Francesca. E in progressione, com lusanza. Il primo avviso lo recapitarono
una mattina e fui io a trovarlo. Stavo montando in macchina allorario mio, per andare al lavoro,
quando mi sembra di scorgere in fondo al cortile qualcosa che non torna. Mi avvicino e lo vedo:
Linus-Basilic. Sgozzato davanti alla cuccia, sulla sua copertina. Mio suocero gli carezz le orecchie a
punta, sporche di grumi scuri. Poi disse: Manovali, manovalanza mafiosa. Ma non era spaventato.
Non si spavent neppure quando gli arriv per posta un modulo dellInps, uno di quelli che si usano per
chiedere la pensione. Di traverso al foglio qualcuno aveva scritto a stampatello: invalidit al cento per
cento. Don Pippuzzu comment: Scassapagghiara. Uomini da niente. Io non ero della sua idea, non
mi pareva di dover minimizzare, ma la mia preoccupazione si rivel ben presto inutile, perch tanto la
morte arriv per conto suo, senza bisogno di spinte.
 In tre settimane, Francesca E fu il Ciclope a portarselo, con una malattia covata in segreto
dai tempi della fabbrica per poi scoppiare fulminante. Allospedale lo aprirono, lo chiusero e lo
spedirono a casa. In conclusione: mancava un mese a Natale, il quarto dal terremoto, quando mia
suocera vest suo marito per la veglia funebre. Lisci quei cinque capelli che gli erano avanzati, gli
mise giacca e cravatta, perch arriviamo sulla terra nudi ma  dobbligo andarsene con labito della
domenica, e comand che lo adagiassero dentro la bara poggiata in sala su due cavalletti, ricoperti da
un drappo a ricami. E poi c unusanza, Francesca unusanza di campagna che a noi cittadini
stimola il sorriso, per io non mi sentii affatto cittadino quando mia suocera prese un nastro di seta
bianca e leg i piedi di Pippuzzu. Per impedirgli di correre via. Per trattenerlo ancora un poco. Ancora
una notte. La mattina seguente fu mia figlia Sara a sciogliere il nodo e a lasciare libero suo nonno.
Dopodich perse ogni allegria. Stava sempre chiusa in camera sua a far finta di studiare e non ne usciva
nemmeno per venire a tavola, un panino che le allungava mia suocera e a volte manco lo finiva.
 Giornate intere, dalla mattina alla sera E nessuno poteva intervenire, nemmeno Gnazio.
Con lui Saritta giocava a gatto e topo, un giorno lo teneva segregato assieme a lei, il giorno dopo lo
cacciava e allora il ragazzo sedeva solo e meschinello in salotto a masticare i suoi eterni semi di zucca,
aspettando di essere riammesso alla presenza di sua maest. Poi un pomeriggio, al rientro
dallospedale, mia suocera mi avverte: oggi proprio non mangi. Cos busso alla sua porta, ma non
risponde, chiamo e niente, giro la maniglia, apro e Sara non c.
 Come un pazzo, Francesca, come un pazzo a telefonare a questo e quellaltro, a correre in
macchina per il paese e poi gi a contrada Palombara, tagliando le curve Finch non mi viene
lispirazione.
 Era qui. Seduta dove sei tu adesso, davanti a un tramonto che rubava il colore alla scorza dei
tarocchi. Le gambe non mi reggevano, allora mi misi accanto a lei. Aveva gli occhiali, invece delle
lenti a contatto. Una stranezza, perch non li usa quasi pi. Ma quella sera li aveva e da l dietro, con le
palpebre strette a finestrella, mi lanci unocchiata delle sue, quindi torn a mostrarmi il profilo e per
qualche minuto restammo in silenzio a osservare il paesaggio. Il gioco dei riflessi era accecante.
Ovunque guardassimo, un bagliore. E tutto si mischiava, il nuovo e il vecchio, il riverbero delle saline e
quello dellacciaio, le fiamme del petrolchimico e quelle del sole. Mare e ciminiere avvampavano, e io
pure sentivo dentro lo stomaco una vampa che saliva, saliva una specie di presentimento Perch
era chiaro che Saritta aveva qualcosa da dirmi. E che voleva dirmela su questo terrazzo. Ma, quando
cominci a parlare, io prima mi arrabbiai, poi le risposi a tono e andammo avanti a battagliare per un
pezzo.
 Intanto c un fatto che devi sapere, Francesca: avevamo un matrimonio in vista Quello di
Mimmo. Uno sposalizio gi fissato, che non si poteva rimandare nonostante il lutto, e anche mia
suocera era daccordo. Il lutto daltronde lo porti dentro, non  necessario ostentarlo. Per chi, del resto?
Per locchio della gente? Come diceva don Pippuzzu buonanima, mica siamo al medioevo! Ma in ogni
caso quel matrimonio era impossibile rinviarlo, perch Paolina aveva usato la politica dei fatti compiuti
ed era incinta. Perci niente di strano che mio cognato si sposasse. E da qui, per lappunto, Sara prese
lavvio per arrivare a notificarmi il suo proposito: che era poi quello di maritarsi a sua volta.
 Eh, la tua figlioccia!
 Proprio: mi and il sangue alla testa Dopodich cercai di farla ragionare. Perch tanta
fretta? le chiesi. E perch quella fissazione improvvisa della doppia cerimonia? Mimmo non faceva
che seguire il suo cammino, qualcosa di stabilito da tempo, un progetto, mentre lei  prematuro,
obiettai, sei troppo giovane, e luniversit, gli esami Mi spinsi fino a suggerire: Non c bisogno
che tu faccia la pendolare, a Catania puoi avere un posto tuo, una stanza, una casa, vedremo, insomma
hai piena libert, dov il problema? E invece risult difficile opporsi alle sue ragioni. Perch si alz
in piedi  il sole era calato, ma il rosso durava  e aprendo il giacchetto si pass la mano sul ventre, a
palmo largo, come se dovesse trattenere una rotondit. Poi, sempre con la mano l sopra, si chin verso
di me recuperando, dietro le lenti degli occhiali, lo sguardo trionfante della bambina che mi aveva
offerto il moccio sulla punta dellindice: Giusto per mettere in regola tuo nipote, vah. Ecco quello
che disse, mentre il vento sollevava la rena e la portava fin qui.
 Non mi rest che la rassegnazione Ma un po alla volta, tra una carezza di Sara e una
promessa di Gnazio, i miei dubbi si mutarono in gloria per il futuro nipotello e fin che lo considerai
pi o meno come un regalo natalizio. Di quel Natale che per tutti gli altri era il quarto dopo il
terremoto, ma per noi il primo senza il nonno e perci rischiava dessere davvero un pessimo
venticinque dicembre. Invece lo passammo a brindare a mio suocero buonanima, che assieme a un
nipote avrebbe avuto un bisnipote e per fortuna non potevo prevedere il seguito, altrimenti ogni sorso
di spumante mi sarebbe parso aceto. E cos siamo arrivati al dunque, cara Francesca.
 Proprio. Qua volevo condurti! Passo dopo passo anche se forse sono andato oltre le mie
stesse intenzioni, perch mi  uscito di bocca pure quello che non doveva e che mai ti avrei raccontato
se non mi trovassi di fronte a unemergenza
 No, Francesca, no
 Non  per te! Tu sei sempre la mia sorellina mancata, la mia compagna di giochi,
lambasciatrice, la consigliera Ho fiducia.  che sono cose difficili da mettere in parola. Pensa Ma
s, pensa a un iceberg:  l che galleggia nel suo candore e dun tratto, vrum! si capovolge per mostrare
il lato nascosto. Un maremoto! Questo . Perci in fin dei conti ti ho detto il possibile, cara cugina
americana. Ma quando mia figlia mi ha sorriso con la mano sul ventre Ehh!  stato allora, in quel
momento l, che ho compreso quale grande scarto passa tra lesperienza di un uomo e lesperienza di
una donna, e lho avvertito con una tale chiarezza che In coscienza, Francesca, mi sono sentito senza
argomenti. Perso. E e adesso ho paura che anche tu possa buttarmi in un angolo ma tu non sei solo
una donna, sei un medico come me, pi di me in questo caso: sei una ginecologa! Perci mi aiuterai
 Vero: siamo medici. Tutte due, hai ragione. E io, in aggiunta, sono una sentinella. Una
vedetta a guardia del Ciclope! Un osservatore, vah. Uno che compila rapporti sulle malattie dei suoi
pazienti, che raccoglie dati e classifica le patologie di quella che sui giornali ormai  diventata la
costiera degli incubi Sapessi quante carte ho riempito! Quante schede! Eppoi eppoi ho trascritto
la quantit di diossina scoperta nel latte delle puerpere, e ho annotato la quantit di mercurio riscontrata
nei loro capelli, e ho segnato le malformazioni neonatali  quattro, Francesca! quattro volte superiori
alla media italiana  e ho registrato i difetti del setto interventricolare e ho catalogato le ipospadie e le
sindromi di Goldenhar e vuoi che continui?
 Tutto diagnosticabile, certo. Ma qui sta il busillis, perch mia figlia, come ti dicevo, rifiuta di
sottoporsi a qualsiasi esame.
 Non dichiaratamente, ma di fatto: ancora non ha messo piede in uno studio medico, n per
unanalisi n per un test preventivo. E in fondo si tratta di semplice prevenzione, una richiesta
ragionevole, no? dato che la scienza o meglio la tecnica, per usare un termine meno impegnativo, oggi
la tecnica ci permette di sapere se la gravidanza procede per il verso giusto e saperlo non  forse un
bene? Consente di scegliere in modo responsabile e liberamente, io credo. Perch qualunque sia il
risultato, dopo, nessuno potrebbe obbligarla n in un senso n in un altro
 Appunto: allora, secondo te, per quale ragionamento o mala fantasia si ostina a boicottare
ogni visita che le organizzo? In un primo tempo ho pensato:  lo scompiglio del matrimonio e di tutto il
resto, il trasloco a Catania, lapertura del negozio aspettiamo. E intanto cercavo dessere persuasivo
senza essere ingombrante, perch guai a invadere la sua intimit! Cos, dato che con lei non si pu
andare per le vie dritte e bisogna seguire quelle traverse, le ho raccontato della figlia del mio primario,
che sullalbum del bambino ha gi messo la prima foto, che poi sarebbe lecografia. E ho chiesto:
Quand che lattacchiamo anche noi? Ma Sara non mi ha risposto e ha cacciato in avanti le spalle e
indietro la pancia, come per nasconderla. E io mi sono sentito ridicolo con tutta la mia apprensione di
medico e di padre. Per di schianto m tornata in mente Mariarita e il suo mal di testa e loptalidon
che le avevo allungato la sera prima che Un medico che non si accorge! Ah no, Francesca, non posso
ripetere lerrore. A costo dobbligarla Perch se potessi la forzerei volentieri, lo ammetto. E invece
mi tocca usare le armi dolci.
 Ecco laltro problema
 Proprio: non ho alleati! Intanto perch mia figlia non  sola nel suo impazzimento
 Paolina. Pure lei sfugge e fa eco a Sara, come quando erano compagnuzze di scuola: Tal,
sono forse malata? dice, datemi tempo, magari la settimana prossima E su Gnazio e Mimmo non
posso fare affidamento: quando gliene parlo, balbettano. Ho capito che gli manca la forza, si scantano
ad affrontare la questione con le rispettive mogli: troppo pi vecchio luno e troppo picciottello laltro.
In quanto a mia suocera Ci andranno, massicura ogni volta. Sta tranquillo, ci andranno. Oggi o
domani, vah. Quale domani? La prevenzione non ha senso domani! Ma, di fronte alle mie proteste,
sospira muta: si vergogna ad ammettere che nemmeno lei ha gli argomenti giusti per convincere quelle
ragazze a stendersi sopra un lettino medico, ecco la santa verit. Per non  colpa sua La colpa 
senza dubbio di un qualche agente infettivo che inaliamo con i fumi del Ciclope, una malattia che non
ha nomi terribili, non puoi chiamarla cancro, sindrome di Goldenhar o displasia vertebrale, ma  un
virus che sinsinua nellanimo e ci abitua ad accettare linaccettabile, un parassita che ci succhia il
futuro, goccia a goccia, e ci comprime nellangolo stretto del presente.  lo stesso morbo che, quando
scoppi lo stabilimento dellIcam, costrinse mia figlia a chiudere gli occhi e sospendere il tempo Ma
questa volta li tiene ben aperti, quei suoi occhi dallo sguardo nero che le divora la facciuzza chiusa a
pugno. E io non so che pensare. Magari si tratta di qualcosa che riguarda voi donne. Devessere cos.
Dimmi tu se sbaglio, Francesca. Perch la gravidanza  il segno del vostro comando Una specie di
tatuaggio indelebile che avete dentro la carne, e perci io sono disarmato e impotente di fronte a mia
figlia, una donna sposata che non posso sorvegliare come quando era una ragazzetta e le consentivo il
piercing, purch fosse sotto il mio controllo
 E come posso convincerla? Come, se lei non accetta di discuterne e dice che non capisco e
in effetti sarebbe presuntuoso da parte mia sono un maschio, vah, e non pretendo Non sono
neanche un addetto ai lavori come te, non possiedo una specializzazione da far valere. Per sono un
uomo spaventato per sua figlia. Non possiamo pi aspettare, Francesca: ha finito il quarto mese! Ma se
tu oggi, dopo pranzo, la prendessi in disparte e ci ragionassi, faccia a faccia
 Ti dar retta, ne sono sicuro. Tanto pi se promettessi daccompagnarla che poi  quello
che volevo chiederti
 S,  la mia preghiera: va con lei, per favore! Va, portala a fare quelle dannate analisi e io mi
procurer lappuntamento subitissimo: non dovrai rinunciare alle tue vacanze, te lo prometto. Mi rendo
conto che per te  un sacrificio, ma Sara ti ascolter, ho questa certezza. Lo sento, lo so.  cos eccitata
allidea dincontrarti! Chiss. Forse aspettava proprio il tuo arrivo
 Apposta!
 Apposta ho una speranza: perch tu sei la madrina delle cicogne, Francesca, non dimenticarlo!
il lettino  rigido, metallico, a Sara ricorda le tubature del petrolchimico, i cavi, i binari, il
carroponte: linee che imprigionano lo spazio.
Ma il tempo, quello pulsa dentro il grande uovo di carne sdraiato sulla sua pancia.
Un uovo chiaro.
Con un nastro pi scuro che lo taglia in due partendo dallombelico dilatato.
Il nastro sale, raggiunge la sommit della collinetta e presumibilmente scende in basso. Ma lo
sguardo di Sara non arriva al pube, nascosto da quella mezzaluna di pelle tesa. E anche se le mani
della ginecologa sono sparite l sotto,  inutile sforzarsi di ritrovarle: limpresa sarebbe davvero
ardua.
Pi o meno quanto cercare lorizzonte marino da una buca scavata nella sabbia.
Ma perch nessuno le rivolge la parola?
N la donna in camice bianco, n Francesca.
Se ne sta dritta, la sua madrina, ben piantata dentro assurde scarpe americane  scollate,
vezzosette: da festa collegiale  a sussurrare con la donna in camice.
Come se lei non esistesse.
I medici! Prima ti convincono che questo va bene e quello va male, ma poi, al momento giusto,
saccontentano di sapere loro. Si scialano a non dirti niente. Oppure, al contrario, aprono la bocca e
buttano una frase appresso allaltra, fin quando non ti si piegano le gambe. Allora dicono: decidi.
Sara aveva sperato di farla franca. Nove mesi  cos lungo il corridoio dellattesa! Ma lei
aveva creduto di poterlo attraversare in punta di piedi. Zitta zitta. Senza dover pronunciare n un s n
un no. Tenendo ben strette le sue fantasie.
E adesso  qua, sopra il lettino di una clinica. Dietro un paravento approssimativo. Con una
camiciola da ospedale a righine celeste pallido, scolorito, e il ventre allaria.
Se almeno suo padre lavesse accompagnata! Ma lei stessa aveva preferito che si fermasse
fuori dalla stanza, insieme a Gnazio. Certe incombenze meglio lasciarle alle donne: C la mia
madrina
E in effetti Francesca c. Anche se bisbiglia con qualcun altro, continuando a gettarle addosso
un velo di parole opache.
Ma non importa. Cos pensa Sara. Sarebbe ingiusto lamentarsi.
In realt lessenziale  gi stato detto durante la visita.
Battito cardiaco, peso, posizione aveva scandito la ginecologa. Poi finalmente le aveva
lanciato unocchiata rapida, annuendo. Tutto regolare.
Nessun problema, aveva confermato la sua madrina dopo aver scorso i risultati delle analisi.
E Sara aveva sentito il cuore che sallargava e il sangue che correva libero, come se mille nodi
si fossero allentati tutti assieme, dalla fronte ai polpacci.
 finita, aveva sospirato.
E invece no.
Non ancora.
I guanti di lattice spargono una crema gelatinosa. La pelle di Sara diviene fredda, viscida,
brillante.
Rabbrividisce. E in un attimo la sensazione di gelo si trasforma in uno spasmo di solitudine. Di
colpo le sembra di scivolare, a una velocit inarrestabile, lungo il piano sghembo di una pedana che la
porter difilato tra i denti del Ciclope, la gran macchina tritatutto.
Per frenare la caduta, Sara trattiene il respiro. Poi chiude gli occhi.
Non vuole vedere luovo di carne che palpita sullo schermo accanto al lettino: fuori dal suo
corpo.
Dentro e fuori contemporaneamente.
Ma la dottoressa insiste, con un tono intimo a cui non si pu negare ascolto: Guardi il
bambino. Il suo bambino.
E lei, obbediente, apre gli occhi e guarda.
Ma che cos?
Affonda lo sguardo miope, privo di lenti, dentro lo schermo. Chiazze, venature Un gioco
dombre allinterno di un alone grigio.
No, giallo.
Lo stesso colore della nicotina che sporcava le dita di suo padre. Ma questo era tanti anni fa.
Poi le macchie erano scomparse e lei si era convinta che bastasse un atto di volont per cancellare
ogni rischio dalla vita.
Sara stringe le palpebre, appena un po.
Le forme diventano pi nitide, sono quasi a fuoco. Ed ecco che attraverso le ciglia filtra
unimmagine.
Ma che cos
Ha laspetto di una foglia che dondola in un delicato chiaroscuro, appesa a un picciolo.
 quello, il suo bambino?
La dottoressa sorride e spiega e commenta, ma Sara non la sente pi: sta ascoltando la
canzone che qualcuno, in un tempo molto ma molto remoto, cantava per lei. Sua madre? Suo padre?
Sara non saprebbe dire se la voce era duomo o di donna, per cantava per lei, di questo  sicura.
Era una ninnananna. E diceva di una foglia dulivo attaccata al suo ramo: simile a quella che
ora fluttua sullo schermo, l davanti a lei.
Una ninnananna senza pace, ossessionata da un vento che viene improvviso e scuote e
strappa...
e la pampina dellulivo, dellulivo la pampin
veni lu ventu e la cutulia, la ciminnia,
cascari la fa
Tre versi, non di pi.
Ripetuti e variati e modulati allinfinito.
Sara li ricorda perfettamente, perch cominciano ogni volta come a mezzo di una frase. Con
una semplice e. Una vocale. Una congiunzione che richiama a un prima che tuttavia  inutile
precisare. Un legame esile. Breve. Che ripetendosi unisce una strofa allaltra. E tutte le strofe sono
uguali e ricominciano allo stesso modo, sgranandosi come anelli di una stessa catena: e la pampina
dellulivo, dellulivo la pampin
La foglia trema sullo schermo, attaccata al suo cordone ombelicale.
E lei pensa ancora al vento, che sempre viene e culla e strappa. Che tuttavia non ha la forza
dinterrompere la catena.
Sempre ci sar una foglia dulivo che attende il vento attaccata al suo ramo.
Sempre
Ma se un giorno il Ciclope soffiasse con tutta la sua rabbia pazza?
Settimo tempo: 1999, Delina
Protagoniste
Delina Kini, fotografa, figlia illegittima di Nen Caudo e dellalbanese Diana Kini;
Maria Jos Caudo, laureanda in scienze della comunicazione, nipote di Nen Caudo per
discendenza legittima.
La voce narrante  di Delina Kini.
31 dicembre 1999, appartamento in via Roncaglia, Milano, cinque minuti alla
mezzanotte.
> Da: delik@flashnet.it
> A: mjcau@libero.it
Cara Maria Jos, ti mando, in allegato, la memoria che mi avevi chiesto: oggi finalmente
sono riuscita a scriverla. Come vedrai, mi  scappata un po di mano, ma  o non  la fine del
millennio? Fa conto che sia una specie di fuoco dartificio personale.
Per favore ringrazia tuo padre e digli che ho apprezzato linvito, ma sono troppo stanca per un
cenone di capodanno (leggendo capirai). Eppoi mi sono seduta e, scrivi scrivi, ho finito in questo
istante. Ciao, auguri, Delina.
Sono le tre del pomeriggio e non mi sento del tutto normale.
Non ho dormito, non ho mangiato, laereo da Crotone a Linate era in ritardo e il volo  stato un
disastro.
E inoltre
Di solito sai qual  la mia prima mossa, non appena torno a casa da un viaggio di lavoro? Tiro
fuori i rullini e mi chiudo in camera oscura per svilupparli.  quasi un riflesso automatico. Invece
questa volta ho lasciato le sacche con lequipaggiamento completo in corridoio, mi sono levata le
scarpe e ho messo il caff sul fuoco. Poi ho acceso il computer per scaricare la posta elettronica.
Cos ho visto il tuo messaggio: Il memoriale procede? Stai scrivendo?
No, nemmeno una frase, a essere sincera.
Ma sulla scrivania cera il tuo questionario. Lavevo stampato prima di partire e a questo punto
lho preso e ho cominciato a leggerlo. E un attimo dopo mi sono ritrovata a immaginare lo stile, la
forma pi efficace per soddisfare la tua richiesta.
Insomma ora s, sto scrivendo.
Con gli occhi gonfi di sonno. Morta di fame. Eppure senza nessun reale desiderio di cibo o di
letto.
Ho altri bisogni, per adesso.
E sono grata alla tua insistenza perch mi offre unoccupazione, qualcosa da sbrigare subito,
nellimmediato. Qualcosa che per un poco mi terr lontana da quei rullini.
Bene.
Non sar poi una gran fatica buttar gi qualche pagina, diventare testimone di me stessa e
darti ci che vuoi. Baster seguire lordine che mi hai suggerito e rispettare la trafila logica delle tue
dodici domande.
Ma che sciocchezza! Perch questa menzogna? Sappiamo tutte due che non sar per niente
facile E dopo averci tanto almanaccato sopra, sarebbe scorretto da parte mia minimizzare.
Il fatto  che mi sei piombata addosso di sorpresa, cara come chiamarti? Nipotastra? Ho qui
davanti un dizionario, il quale mi assicura che il termine non esiste. Sono andata anche alla voce
nipote e il nostro caso non  in elenco: la figlia di un fratellastro non  contemplata nella parentela
possibile.
Ti confesso che in un primo momento mi sono detta: colpa sua. Cio del dizionario. Per si
aggiornerebbe, non credi, se solo esistesse la parola La verit  che siamo parenti ma non abbiamo
una maniera spiccia per dirlo, tu e io.
Allora?
Allora ti chiamer Maria Jos e basta.
Cara Maria Jos. Sbucata senza preavviso da un tempo molto, molto lontano. Unera geologica
 sar sincera  che ricordo malvolentieri. Era un mesozoico bellicoso, purtroppo, pieno di grandi rettili
che si davano battaglia.
Fuor di metafora, considera che sapevo a malapena della tua esistenza
Poi una mattina sullo schermo del mio Macintosh spunta il tuo cognome.
Era pi o meno met ottobre, se non ricordo male. Un giorno antipatico. Di pioggia continua e
beghe di lavoro.
Ed ecco quellavviso in grassetto fra la posta in arrivo.
Immediatamente ho pensato a tuo padre,  logico. Non poteva essere che lui. Ma cos
allimprovviso, dopo un silenzio di anni? Che stranezza. Lo sai quantera che non avevamo notizie
luno dellaltro?
Le circostanze, Maria Jos, le circostanze! Sono loro che non ci hanno permesso di costruire
una relazione pi stretta: come si fa a dire fratellastro, sorellastra, e sentirsi vicini? Troppo distacco,
ahim, in quel suffisso dispregiativo E ti garantisco che non si tratta soltanto di piccoli dettagli
linguistici: litaliano, e me ne son dovuta accorgere a mie spese, tende a essere una lingua moralista
che, invece di appianare le divergenze, inventa parole apposta per frapporre ostacoli. Linglese,
almeno, si limita a descrivere: half-brother, fratello a met. Gi scivola con maggiore delicatezza
Dunque veniva gi unacqua sottile, lacqua nervosa di Milano, e il gatto Romeo non si faceva
vedere. Preferiva nascondersi sotto i mobili, perch la polvere lo rassicura. Non  come il suo
omonimo, quel gattino lustro che mi aveva conquistato mostrando il musetto giocherellone in un film
degli anni Ottanta (Allinseguimento della pietra verde: una storia fra lavventuroso e il sentimentale
che tu non puoi aver visto, non al cinema perlomeno). Il mio Romeo non ha nulla di romantico ed 
scorbutico peggio della sua padrona. E dunque quel giorno dottobre mignorava, nascosto in un suo
angolo polveroso, mentre io fissavo il video con un vago timore immaginando qualche brutta novit.
Infine mi decido, apro il messaggio ed entri in scena tu.
Mi hai preso alla sprovvista, Maria Jos!
Tutto mi sarei aspettata, tranne una lettera da parte della figlia del mio mezzo-fratello. Il
fratellastro a cui sono affezionata, nonostante il suffisso maligno, e sai perch? Perch erano in cinque i
fratelli e le sorelle Caudo, ma a uno solamente  venuta la curiosit di conoscere la figlia
dellalbanese (cos mi chiamavano, quando ero una mocciosa che giocava per strada: come se non
avessi un nome proprio). Tuo padre in conclusione  stato lunico a cercarmi, di tutto il parentado.
E dun tratto la tua e-mail.
Con una richiesta piuttosto impegnativa (te ne rendi conto?).
Non sapevo se essere pi sorpresa o compiaciuta. In ogni modo era una bella lettera intelligente,
e io prima lho soppesata, un tantino guardinga, poi mi sono sciolta. E anche un po confusa. Tant che
ho sbagliato a cliccare e le tue parole si sono messe a correre sullo schermo. Veloci, pi veloci della
pioggia che batteva contro i vetri. Tanto veloci che non riuscivo a fermarle: scappavano a gambe
levate! Io stessa, daltronde, sarei fuggita volentieri ed ero in allarme per quel misto di piacere e
malessere che mi ribolliva in corpo.
Ecco. Dovevo dirtelo, no?
E a proposito.
Mi spieghi perch avevi unaria cos a disagio quando sei venuta a trovarmi? Forse perch era il
nostro primo (e a tuttoggi unico) incontro e anche tu temevi di risvegliare quei famosi rettili del
mesozoico familiare?
Ti sei seduta a schiena rigida sul divano ed eri proprio buffa, con lorlo delle mutandine che
sbucava dai pantaloni (una moda per niente sexy, se tinteressa il parere di una quasi sessantenne).
Tenevi la mano destra ficcata sotto il cuscino per tormentarti furtivamente le unghie (eh gi, me ne
sono accorta) e addirittura mi hai chiesto scusa perch approfittavi di una parentela mai rivendicata in
precedenza
Possibile che sia questo a metterti in imbarazzo, il privilegio di un legame familiare (per
quanto misconosciuto) che ti ha permesso dinventarti unoriginale tesi di laurea?
Se cos fosse, rassicurati: ti avrei dato ascolto in ogni caso. Devi sapere, cara Maria Jos, che
sono schiava di un prepotente impulso divulgativo e perci  difficile che mi sottragga a unintervista.
Insomma ogni occasione  buona per esporre le mie tecniche di lavoro, minime o massime che siano:
come ho catturato quellimmagine l, i tempi di posa, la scelta del bianco e nero o del colore, luso del
digitale  unattitudine pedagogica. E la condivido con molti altri colleghi, perch  una propensione
che nasce dalla voglia matta che abbiamo di nobilitare il nostro mestiere e, di conseguenza, dobbiamo
per forza sistemarlo allinterno di una teoria compiuta. Metterlo in cornice, in un certo senso.
E qui fa capolino, temo, un vecchio complesso dinferiorit. Il residuo di uninsicurezza che
risale allepoca in cui i musei non aprivano le sale allarte che aveva assassinato la pittura.
Affermazione apocalittica, non trovi? Per in effetti dentro il lavoro del fotografo si cela un
qualche intento feroce: a ogni scatto, dice Susan Sontag, corrisponde un omicidio in sordina Ma di
questi delitti parleremo pi avanti, ora volevo solo dirti perch i tuoi scrupoli non hanno ragione
dessere.
Anzi.
Sappi che in realt mi piace avere in comune con te una passione, oltre ai geni un po truffaldini
di tuo nonno, cio di mio padre. Magari  per questo che amiamo entrambe la fotografia, ci hai mai
pensato? Un mezzo fondamentalmente sincero. Il pi adatto a controbilanciare la nostra nera eredit.
 diverso solo il modo con cui lamiamo, questarte troppo vilipesa: io la pratico, tu la studi. E
adesso vorresti studiare me, nientedimeno!
Una faccenda che, ora come ora, non mi lascer tranquilla, lo so, perch dopo i mille e cento
messaggi che ci siamo scambiate, ho ben capito che non ti accontenti di rispostine facili. Sei una
studentessa ambiziosa, almeno a giudicare dal titolo della tesi: Retorica della fotografia tra arte, mito e
informazione: lopera e lesperienza di una donna (che sarei io). Un titolone! Non manca nulla: un
tocco di storia, un tocco di estetica, un tocco di femminismo.
E, come se non bastasse, dovr partecipare allimpresa di persona, visto che mi hai assegnato un
compito ben preciso. Semplicissimo, a tuo parere.
Ma s, dovrei limitarmi a raccontare il contesto personale in cui sono maturate le mie opere, in
maniera da rendere visibile il nodo segreto che lega ci che faccio a ci che sono (o credo di essere). In
altri termini, dovrei smontare e rimontare la mia vita.
Proprio un impegno da niente!
Ma non aver paura, almeno in linea di principio sono daccordo con te: per qualsiasi artista,
ossia per chi lavora sulle emozioni, la vita privata, propria e altrui,  un concetto alquanto
problematico.  giusto spenderci qualche parola.
Comunque sia, bisogna riconoscere che la richiesta  un tantino azzardata, e tu senza dubbio ne
sei consapevole, il che giustificherebbe in abbondanza la tua cautela, quella specie dimpaccio che
mostravi nellespormi il progetto.
A meno che
Sei talmente giovane! E poco fa, mentre aprivo un nuovo file sul mio computer per rispondere
alle tue domande, mi  venuto in mente che oggi, a ventanni, si cerca in internet perfino lamore. E se
le cose stanno cos, allora forse tu sei veramente tu, nella tua pelle, a tuo agio, solo quando comunichi
da schermo a schermo. A imbarazzarti  la viva voce, non certo unantica bega di famiglia o il rispetto
della riservatezza altrui!
S, potrebbe essere.
Ho indovinato o sbaglio?
Per mi manca, il mio Romeo
Da Linate sono corsa subito a casa e ora me ne pento: non avrei dovuto lasciarlo in quella
pensione!
Un dispendioso albergo per gatti benestanti, intendiamoci, anche se lui non gradisce questi
soggiorni obbligati: ogni volta si comporta come se labbandonassi in mezzo alla strada! Mi gira le
spalle e, quando vado a riprenderlo, sospende le fusa per almeno una settimana.
Per essere un signorino tutto agi e privilegi,  piuttosto ingrato!
Ma s, sto tergiversando, cara nipotastra (in fondo non suona tanto male: ha un che di
fiabesco, un riverbero di tempi andati che non stride in questa congiuntura).
Insomma, sono al terzo caff e non riesco a concentrarmi.
Mi sforzo, ma non ce la faccio: insisto a vedere il porto, quel sole spoglio e lucido come una
goccia di cromo, le navi che girano attorno a noi schiumeggiando
Continuo a essere l.
A stringere fra le dita il ferro umido della ringhiera. A calcolare la distanza che ci separa dalla
banchina dattracco, quel chiarore ancora troppo lontano, bordato a lutto dalle uniformi dei poliziotti
Eppure non  che un epilogo.
Lultima delle brutte storie che si sono susseguite per lintero mese di dicembre.
Lunica differenza  che stavolta cero anchio. Con la mia macchina fotografica.
Quali brutte storie, ti starai chiedendo.
Si  trattato perlopi di notiziole di cronaca, Maria Jos, e non mi sorprenderei se ti fossero
sfuggite. Ma io le ho lette, una di seguito allaltra, e messe cos in fila diventa difficile ignorarle.
Per farti comprendere a cosa mi riferisco, potrei partire dal giorno di Natale, quando un tunisino
 morto soffocato dal suo stesso vomito. A Roma, nel centro di permanenza temporanea di Ponte
Galeria. Il giorno dopo, a Santo Stefano, due africani si sono gettati in mare da una nave cipriota e sono
morti assiderati  ipotermia  il termine clinico  davanti al molo di Taranto. E poi ne sono morti altri
quattro nel rogo del centro di accoglienza a Trapani, e la lista potrebbe allungarsi fino a occupare un
bel po di spazio.
In cronaca non cera posto per notizie daltro genere, questo mese: solo sbarchi, decessi e
rivolte nei centri di permanenza e, se io fossi il direttore di un quotidiano, domani concederei lonore
della prima pagina ai clandestini. S, lo farei. Dal punto di vista giornalistico sarebbe quantomeno
corretto, perch bisogna ammetterlo, sono loro i protagonisti dellultimo dicembre del Novecento,
dellultima goccia di questo secolo che sta cadendo gi pesante e rintrona e produce il medesimo
fracasso della mareggiata che ieri sbuffava contro il pontile di Crotone.
E io posso testimoniarlo, perch cero.
Anzi sono ancora l con tutta me stessa, con tutti i miei nervi e il mio sangue e, per venir via,
dovr attaccarmi al compito che mi hai affidato Al nostro vecchio programma.
 giunto il momento di riempire il tuo famoso questionario e questa volta sar molto diligente e
scrupolosa: mi toglier il velo, te lo prometto.
Perci seguimi, Maria Jos! Sto per affacciarmi al balcone della memoria.
La prima macchina professionale (da dove cominciare, se non da qui?) lho avuta a diciotto
anni, sette od otto mesi dopo essere uscita dal collegio.
Era una Leica M2. Con finiture grigie. Bellissima. Costosa. A toccarla, mi riempivo dansia
reverente. Da allora mi ha sempre accompagnato, era con me anche a Crotone e in questo momento 
chiusa nella borsa che ho mollato in corridoio. Continua a essere la mia macchina preferita e luso
spesso, soprattutto quando cerco una resa pura, che per me significa foto dalta precisione, che non
omette i dettagli.
Faticai ad averla, come puoi intuire.
Il miracolo avvenne durante uninvernata siciliana, di quelle con la luce che si allarga a fiamma
contro lorizzonte.
La mattina ebbi la Leica e il pomeriggio tagliai i capelli, le treccette stitiche che si posavano
sulle mie spalle come un sedimento dellinfanzia. Prima di tagliarle, per, il signor Colajanni volle
mettermi in posa: Per ricordare il punto di partenza, mi scherz al momento dello scatto.
La Leica lavevo comprata in parte (in minima parte) con i soldi che avevo guadagnato aiutando
in negozio proprio il signor Colajanni, un fotografo amico dellavvocato Mottura. Possedeva lo studio
pi alla moda di Catania, dove, allepoca, i buoni borghesi andavano a comporre i loro ritratti di
famiglia. Un uomo stravagante e geniale, che a me pareva vecchio e, in realt, non passava i cinquanta.
Impomatato, un morbido profilo levantino. Disprezzava i suoi clienti e curava con passione un archivio
segreto di foto paesaggistiche.
Da lui ho appreso il mestiere, a partire dallabbicc della camera oscura fino alle raffinatezze
della fotografia a breve distanza: piccoli trucchi e grandi verit. Lui mi ha insegnato come fotografare
di notte a mano libera, ossia senza cavalletto. O a non aver timore delle pellicole morbide e a diffidare
di quelle dure: pensa, diceva, alla differenza tra una banda di paese e unorchestra da camera. Con
questultima puoi suonare musica raffinata a teatro o sfilare per le strade a tempo di marcia, se mai ti
saltasse il capriccio. Insomma, puoi fare tutte due le cose. Con la banda no, scordati il concerto e le
sinfonie e le sonate.
Ed  stato ancora lui a farmi capire che dietro ogni buona foto c uno sguardo che sa vedere.
Vedere  una gioia, diceva, ma disgraziatamente la gioia  unarte che non si pu imparare.
Durante lestate e lautunno avevo lavorato duro sotto la sua guida e allinizio dellinverno
credevo dessere ormai pronta per camminare con le mie gambe. In previsione di ci, avevo messo via
un bel gruzzoletto. Ma una Leica! Tutti i miei risparmi non bastavano per una Leica.
Fu nonna Elvira a regalarmi quello che mancava.
Lavevo chiamata subito cos, al nostro primo incontro: nonna. Era la moglie dellavvocato
Mottura, la suocera di quel Nen Romano a cui mio padre aveva rubato il nome.
La storia la conosci, Maria Jos. In numerose versioni e varianti. Ma non in questa
Dicono che i bambini hanno una memoria frammentata, che il tempo dellinfanzia giace sepolto
dentro di noi e ritorna solo a lampi brevi, una frantumaglia di schegge.
La mia prima scheggia  unimpressione di terra che si sbriciola sotto i piedi nudi. Il mio alluce
tondo, divaricato, cerca daffondare nel terreno. In alto, molto in alto, quasi conficcato nel cielo, il
bagliore di un picchiotto metallico. Avr forse un anno, forse due In ogni caso fatico a tenere
lequilibrio. Davanti a me c una porta che occupa lintero orizzonte, io sono piccolissima e la porta
immensa. Sulla soglia, controluce, lombra gigante di un uomo che mi allarga le braccia.
 mio padre, ne sono sicura. Tuo nonno, Maria Jos. Emigrato a Tirana come tanti. Perch era
sulla sponda opposta dellAdriatico che gli italiani, al tempo di Mussolini, trovavano pane e speranza,
anche se oggi che succede il contrario non si ricordano pi di quelle navi piene di carpentieri veneti e
muratori siciliani che attraccavano ai porti di Durazzo o di Valona.
S, il gigante dalle braccia aperte  senzaltro mio padre e la terra che sto tentando di calpestare
con i piedini scalzi e traballanti  suolo dAlbania. Mai pi toccato dopo dallora.
Eppure ho viaggiato tanto, in posti lontani, citt e campagne, scattando fotografie che in seguito
appariranno su riviste americane, cataloghi tedeschi e libri olandesi, un po ovunque, perch ho girato
in lungo e in largo. Mai per, mai mi  capitato dapprodare con la mia Leica nel luogo dove sono nata
e da cui mi hanno strappato via perch nella patria di Scanderberg io non ero la figlia dellalbanese,
bens la figlia dellitaliano.
E tuttavia la prima scheggia della mia memoria  l: appartiene al paese delle aquile.
Dopodich  accaduto quello che sai. Luomo che giocava sulla soglia di casa viene rimpatriato
assieme alla giovanissima moglie e alla bambina, e in Puglia, perch  a Brindisi che sbarcano,
arrivano in tre. Poi dun tratto luomo sparisce e rimangono solo la moglie e la figlia e dopo un altro
po anche la donna se ne va e del terzetto iniziale non resta che la bambina.
Ma in realt conservo pochissimi ricordi di quel periodo. A parte lodore dei campi profughi.
 questa la seconda scheggia, Maria Jos. Un che di fradicio che ci seguiva sotto la pioggia e
sotto il sole, insistente, ossessivo. Lo respiravo sulla nuca di mia madre, dentro lo scollo della sua
camicetta, fra un nodo e laltro della sua treccia che, a differenza della mia, era un nido regale, soffice e
misterioso. Come si pu fotografare un odore, mi sono poi chiesta per molto tempo
E questo  tutto: i miei veri ricordi cominciano con nonna Elvira.
 giusto, daltronde.
C un proverbio siciliano amuri di stranio come acqua intra u panaro, dice. Lamore di un
estraneo  come lacqua dentro un paniere: appena versata, cola via e si perde. Nonna Elvira era una
perfetta estranea, ma del nostro amore, del mio per lei e del suo per me, non si  mai persa nemmeno
una goccia.
E mentre la famiglia legittima di mio padre (la tua, Maria Jos) mi considerava unusurpatrice
daffetto, questa sconosciuta che non aveva nessun obbligo nei miei confronti, n morale n altro, mi
prese per mano e sugger: facciamo finta dessere nonna e nipote. Aveva un viso secco e capelli corti
fermati sulle tempie da due mollette scure, ma a me sembr lincarnazione radiosa dogni possibile
bellezza. Del resto, se ho potuto studiare, lo devo a lei, che disse a suo marito: la bambina  intelligente
e lintelligenza non va sprecata.
E suo marito acconsent perch, in ventanni di fascismo, non aveva dimenticato dessere
socialista. Un socialista umanitario, vecchio stampo. Un avvocato che si occupava di cose concrete. Del
nocciolo duro della vita. Il garante della mia sopravvivenza. E non solo della mia. Fu lui a procurare a
mia madre un lavoro e un visto dingresso in un paese al di l delloceano. Aveva anche avviato le
pratiche per il ricongiungimento familiare tra me e lei, ma questultima iniziativa si rivel inutile,
perch mia madre, una volta arrivata a Buenos Aires, pens bene di andarsi a cacciare sotto un tram. E
io, se devo essere sincera, ho sempre attribuito la colpa della disgrazia pure allavvocato, che laveva
spinta sulla nave. Ero troppo piccola per essergli grata di alcunch, quasi non capivo che era lui a
pagare il mio collegio, dove ho ottenuto addirittura quella licenza liceale che nemmeno sua figlia Isa
era arrivata ad avere  a causa della guerra, va detto, e dei begli occhi del suo Nen.
Lo rispettavo, lavvocato. Per mintimidiva, col suo bastone di canna e il cappello dalla tesa
candida, e non mi pass mai per la testa, neppure per un attimo, di chiamarlo nonno. Non lo era e non
poteva esserlo. A sua moglie invece era bastato prendermi per mano per diventare nonna Elvira. Ci
univa un legame forte, specialissimo Forse il fatto che anche lei, in qualche modo, era stata profuga e
un poco, dentro di s, continuava a esserlo. In camera da letto, sul suo comodino, teneva una bella
pietra rotonda, liscia come un uovo. Un sasso che veniva dalle colline torinesi. Da casa sua.
Quando mi sentivo triste, avevo il permesso di prelevarlo da quella specie di piedistallo e
nasconderlo in tasca. Lo stringevo e intanto pensavo che avrei fatto qualsiasi cosa per lei. Per non darle
un dispiacere.
Cos succede che un giorno nonna Elvira prepari un dolce al cacao. Vedrai, mi sussurra in un
orecchio. La mia nipotina torinese ne andava pazza. Lavora come a una festa e il dolce  ottimo, ma
io, chiss perch, mi sento male. Il caldo, il sapore troppo intenso Sono sola al tavolo della sala da
pranzo e ho un rigurgito di vomito che soffoco nel tovagliolo. Cerco di trattenere i conati e nel
frattempo ascolto attraverso la porta socchiusa la sua voce soddisfatta, la risata trionfante di l in
cucina. Allora dimpulso porto alla bocca il tovagliolo e, a palpebre strette, ingurgito quanto avevo
vomitato. In modo che lei, rientrando in sala, non si accorga di nulla.
Ma poche altre cose riuscirono a sfuggirle, per la verit. Aveva uno sguardo tagliente sopra un
naso altrettanto affilato, nonna Elvira. Fu lei, in sostanza, a regalarmi la Leica.
E con ci, Maria Jos, ho risposto alla tua prima domanda: come  nata la Delina fotografa.
O forse questa  soltanto la meccanica dei fatti e tu vorresti risalire pi indietro. A quando
ancora non mi proponevo dacquistare una macchina fotografica, eppure gi andavo analizzando i
chiaroscuri dellunica foto in mio possesso.
La scoperta di unattitudine, la nascita di un desiderio Qualcuno la chiama vocazione.  a
questo che ti riferisci? Allora devo dirti che il termine  troppo astratto per entusiasmarmi pi di tanto.
E poi  possibile parlare di vocazione per unattivit che produce arte di massa, per usare la
classificazione corrente?
Proviamo a cambiare parola, Maria Jos. O, meglio, a fermarci sopra unimmagine:  cos che
mi arrivano le emozioni, attraverso gli occhi.
Due mani adulte. Larghe, con nodi e venature blu. Le vedo mentre offrono alle mie mani di
mocciosa, gialle, con le unghie orlate da una mezzaluna di terra, una busta che qualcuno ha spedito
dalla favolosa Argentina, un paese dal nome che brilla e tintinna. Vedo le mie unghie sporche che
scollano pian piano il bordo di carta, lo alzano. Dal plico esce un foglio: una cedola despatrio intestata
alla defunta Diana Kini. Un documento ufficiale con stampigliature tonde e una fotografia su
cartoncino opaco, con bordo liscio.
Su questa istantanea nel corso degli anni mi eserciter a lungo, dapprima con limmaginazione,
poi fotografandola di nuovo, ingrandendola, seppiandola, isolando dei particolari: la bocca dalle labbra
strette, senza sorriso, la punta smerlata del bavero, una ciocca che sincurva sulla guancia come un
graffio. Da una foto ne ho ricavate mille.
Ma il giorno in cui arriv la busta, io la presi con le dita imbrattate di terra e, sfiorando il timbro
in rilievo della questura, provai sollievo, semplicemente. Mia madre era l, non dovevo pi cercarla. La
tastavo, la sentivo sotto il mio polpastrello. Una figura in bianco e nero che mi permetteva di dare al
passato un naso, due orecchie, uno sguardo e un colletto di seta lucida. Per gi vedevo le infinite
varianti racchiuse in quella singola forma. Non dovevo far altro che liberarle dalla costrizione di un
ricordo bloccato.
 nata in quel momento la Delina fotografa? Quando ho avvertito la possibilit di modellare la
memoria?
Decidi tu, Maria Jos.
...
Lanno dopo lacquisto della Leica, vinsi una borsa di studio bandita da un pool di agenzie
fotografiche internazionali.
Un colpaccio, se vuoi. Un avvenimento che spazz ogni residuo dubbio circa il mio futuro: la
borsa di studio obbligava a un tirocinio allestero e dalla sala di posa del signor Colajanni, con i suoi
fondali esotici, la mia prospettiva si allarg di colpo allo scenario del mondo.
Me ne andavo, ricca di soldi miei, nellAmerica per antonomasia: negli Stati Uniti! E il
sinonimo era indiscusso, allora. Come se gli Stati Uniti fossero lunica America degna di tanto nome e
gli altri paesi, dal Messico in gi, si fossero ristretti dentro i loro confini, perdendo la dimensione
continentale insieme al diritto dessere considerati davvero americani.
Dunque andavo in America. Ma, per quel che mi riguarda, ambivo solo a un luogo dove
nessuno potesse dire niente di me. N cose buone n cose cattive.
Partii in primavera. Quello stesso dodici aprile in cui Gagarin, sulla sua navicella, navig per la
prima volta nello spazio.
Pi modestamente, io dovevo volare da Roma a New York con un aereo della Twa, ma anche
questa era una prima volta, no?
E cos, seduta sul treno che da Catania mi conduceva verso la capitale, mi congedai da quel
panorama di viuzze anguste e montagne faticose che scappava in senso contrario alla direzione di
marcia e si perdeva dietro le mie spalle.
Non avevo paura. Con la giacca dai risvolti di pelle e le scarpe basse, di camoscio, volevo
apparire ai miei compagni di viaggio come una giovane donna sportiva. Intraprendente. Ero, in realt,
una ragazza appena uscita da un collegio.
A Roma montai sopra unallegra carrozzella, tirata da un cavallo con la coda met bianca e
met castagna. Diedi al vetturino lindirizzo del mio albergo e lui si avvi con uno schiocco di frusta.
Per fortuna a quel punto chiesi la tariffa. Quasi svenni a sentirla: e io che ero convinta dessere salita
sul mezzo di trasporto pi economico! Unalternativa al tram, per i poveri che non potevano
permettersi il taxi
Considera, Maria Jos, che la dimensione turistica della vita mi era del tutto sconosciuta. Perci
ti prego dessere indulgente e di non ridere di me, come quel vetturino.
Ma la lezione mi serv, perch imparai a misurare la mia ignoranza prima di buttarmi
allavventura.
New York.
Vuoi sapere se ha inciso sulla mia formazione e quanto.
Be, il quanto  difficile da stabilire, il resto  ovvio: a differenza dellItalia, l il fotografo non
era soltanto un tizio che campava per merito dei matrimoni e delle feste di compleanno. Perfino il
Moma aveva un dipartimento di fotografia, cerano mostre importanti al Metropolitan Museum e il
Guggenheim elargiva borse di studio: Manhattan incoraggiava la scrittura visiva, come la chiamer
pi tardi Cornell Capa, il grande fratello dellaltrettanto grande Robert, e io trovai la mia strada.
Ma tutto mi sembra talmente fortuito, a ripensarci!
Fin dal principio.
Perch  stato il caso, nientaltro che il caso a gettare dentro di me il seme di una passione. Io
ho solo avuto il merito di saperlo vedere, quel piccolo seme casuale, e lintelligenza, o la forza, di
custodirlo, alimentarlo, aiutarlo a crescere minuto per minuto.
 da questo desiderio paziente e ostinato che prende avvio la mia carriera artistica, come la
chiami tu, Maria Jos.
Tenacia e passione: non serve altro.
E i maestri, se allinizio non ci sono, si trovano in seguito lungo il percorso.
Anche a New York, dove non conoscevo nessuno, ci scovai il mio secondo maestro, luomo che
mi mostr come andare oltre le tecniche.
Quelle le hai gi qui, disse, nella testa. Ora devi farle scendere fino alla punta delle dita e
dimenticarle.
Non era un professionista con studio alla moda, non insegnava ai corsi o ai laboratori e il nostro
incontro avvenne, di nuovo, per caso. O perch quel seme, covato e protetto tanto a lungo, era ormai in
grado di attrarre a s il nutrimento di cui aveva bisogno.
Per non riuscivo ad abituarmi alle dimensioni.
La citt era enorme. Aspra. I negozi, i bar, i ponti, gli edifici, le lavanderie, i mercati allaperto,
ogni luogo ostentava una grandezza minacciosa.
E gli esseri umani non erano da meno. Ovunque fossi, per strada, in metropolitana, al parco, mi
pareva di stare in mezzo a un campo di giocatori di rugby!
Ma nel rapporto con le persone maiutava un certo mimetismo linguistico, perch ho questo
dono, se dio vuole, di sapermi calare a fondo nelle voci. So come rubare unintonazione e non mi
occorre un lungo studio per riprodurre tale e quale il timbro dei suoni, quel lieve sibilo tra i denti, quel
particolare schiocco contro il palato Pure ai miei pensieri piace vagare tra una lingua e laltra.
Odiano restarsene quieti in un singolo calco.
 sempre stato cos, daltronde, e da piccola mi sono salvata proprio grazie alla capacit di
passare senza imbarazzo dallalbanese allitaliano e da entrambi al siciliano. Perch anche in Sicilia ero
strania e vastasa, e i mocciosi mi correvano dietro, facevano a gara per tirarmi le trecce, mi davano la
baia.
Finch una volta non mi fermai ad aspettarli. Strania e vastasa. E allora? Straniera e bastarda.
Ma non mi sarei lasciata fregare dal dialetto! Apostrofai il loro capo a muso duro: Attia, chi dicisti?
Con un accento degno della figlia di un siciliano: quale in effetti ero, che gli altri lo volessero o no.
Il monellaccio mi guard con spavento, come se gli avessi agitato una frusta davanti al viso.
Smise di tormentarmi, per di notte la mia gola continuava a chiudersi e il respiro, ammassato
alla radice del naso, non voleva uscire.
Anche a New York boccheggiavo spesso, peggio che in un attacco dasma. Allargavo le narici e
aprivo la bocca per inspirare quanta pi aria possibile. Ma arrivava ai polmoni con sforzo. E, ogni volta
che mi mancava il fiato, mi tornava alla memoria qualcosa che avevo letto su una rivista dellavvocato
Mottura. Era una poesia e diceva: Vorrei posarmi. S, lo vorrei, ma dove, se tutto  da fare / se terra
non ce n / e in terra debbo posare?
Avevo sbagliato i miei calcoli, purtroppo.
Ero partita sentendomi ricca, ma la borsa di studio non era cos generosa come avevo creduto. A
New York, permetteva appena la sopravvivenza. Per mintrodusse nellambiente dei fotografi di
professione o aspiranti tali.
Mi regal, in definitiva, qualche spanna di terra su cui posare.
E poi feci una scoperta fondamentale, ossia che avevo scelto, senza volerlo, un mestiere perfetto
per avvicinare le persone. Una specie di passe-partout.
Succede sempre.  la regola. Tizi che di norma non ti rivolgerebbero la parola se non dopo
formali e ripetute presentazioni, una volta che li hai fotografati si sciolgono. Si levano la giacca, per
cos dire. E ti mollano il loro biglietto da visita.
Non che soffrissi di solitudine, per la verit. Anzi, in quel periodo, la teorizzavo. Mi facevo
vanto di non essere socievole. Non troppo, almeno. Il mio ideale era la vita dalbergo: in mezzo a un
andirivieni, un flusso continuo di uomini e donne, e tuttavia senza lobbligo della conversazione, senza
dover stare veramente con qualcuno.
E tuttavia, a neanche tre settimane dal mio arrivo, non abitavo gi pi nellalberghetto del
Queens con la moquette che puzzava di muffa e mirritava il naso, sfinendomi a furia di starnuti.
Ora alloggiavo in un seminterrato, anchesso nel Queens. Due stanze e cucina che dividevo con
una portoricana dalle unghie curve, un po da strega, e un petto invidiabile che riempiva un reggiseno
della sesta misura. Una ginocchiera pi che un reggiseno, a dirla come va detta, ma era la stagione delle
maggiorate! E per lei si trattava di unautentica benedizione, poich vendeva biancheria intima e
attrezzi erotici in un locale a quattro isolati dal nostro caseggiato e i clienti mostravano di gradire la
presenza di una commessa col fisico giusto e un nome promettente: Alta Gracia.
La nostra vita in comune era ridotta allessenziale, non avevamo obblighi reciproci, a parte
lovvio dovere di lasciare in ordine il bagno, ma ogni tanto ci scambiavamo una gonna o un paio di
guanti e una volta minvit ad assaggiare lomelette che stava cucinando. Era una frittata speciale. Ai
funghi. Di quelli che provocano visioni.
Cos trascinai in cucina la mia sedia  ce nerano due in tutta la casa, una per me, una per lei  e
Alta Gracia port la sua. Mangiammo e il mio cervello allimprovviso si spacc a met. Uno squarcio
netto. Una fenditura da cui spunt dincanto un cielo terso, luminoso. Come se avessi pigiato il bottone
di una fotocamera interna e un invisibile flash bum! avesse fatto luce scacciando la nebbia e il
grigiore precedente. Per poi rimasi sveglia per unintera settimana e capii che, se ti spari il flash in
testa, rimani senza lampadine per il fuori.
Qualche mese pi tardi, il padre di Alta Gracia si ammal di fibrosi polmonare e i medici
dissero che laggravarsi della malattia gli avrebbe impedito la parola. Allora lei decise che cerano
ancora troppe storie che voleva farsi raccontare da suo padre prima che perdesse la voce e torn a
Portorico.
Il suo posto venne preso da Christina, una biondissima irlandese che avevo incontrato in un
pub. Lavorava nel salone di un parrucchiere, non usava le calze nemmeno dinverno e piangeva
sempre, per un motivo o per laltro. Perch una cliente non le aveva lasciato la mancia, perch le sue
mani erano rovinate dalle tinture, perch quel ragazzo tanto carino non veniva pi al pub.
Leffetto finale non era dei migliori
Hai mai notato, Maria Jos, la differenza tra le lacrime degli uomini e quelle delle donne? Le
prime commuovono, scendono lungo le guance con eroica nobilt. Le altre devastano. Ti riducono a un
niente. Suggeriscono lidea che sei un niente e che chiunque possa buttarti nella spazzatura.
Ma dai e dai, a un certo punto convinsi Christina a smetterla di piangere e a lavorare con me.
Avevo trovato unoccupazione non proprio artistica, secondo i canoni correnti, ma
discretamente remunerata: fotografavo per conto di riviste o collane editoriali che pubblicavano ricette
di cucina. Che risultano pi appetitose, a quanto pare, se viaggiano in compagnia duna bella
illustrazione a colori.
Si trattava di foto specializzate. Avevano bisogno di una lunga preparazione e talvolta di
unattrezzatura particolare, fornita da quei committenti che desideravano una resa davvero accurata del
colore. Altrimenti cercavo unapprossimazione il pi fedele possibile con i coloranti addizionati alla
pellicola durante il trattamento. Ma cerano dei piccoli trucchi naturali che si potevano mettere in
opera anche prima. Ad esempio i cetrioli: guai a pelarli! Il piccolo orlo verde scuro attorno alla polpa
bianca produce un contrasto meraviglioso. E un ciuffo derba cipollina, anche se non  contemplato
negli ingredienti, regala un tocco di completezza a un semplice piatto di polpettine al curry.
Christina era fantastica nellinventare stratagemmi per rendere ogni ricetta unica, allettante,
straordinaria e magari, quandera il caso, un tantino o molto esotica. Era lei a preparare tovaglie,
vasellami e posaterie e anche se dovevamo accontentarci di quello che passava il committente, le sue
geniali astuzie trasformavano il tavolo pi banale in una messa in scena raffinata, se non altro in
fotografia. Che so, poteva essere il bordo dorato di un vassoio, che riprendeva ed esaltava le rosolature
di un arrosto di tacchino. O il bouquet di zucchine, carote e patate, incise a forma di rosa e disposte
come fiori esotici attorno a un bollito. La composizione era il suo talento.
Di solito le pietanze venivano preparate l per l, cosa che naturalmente richiedeva limpiego di
un cuoco o di una cuoca. Noi avevamo la nostra. Lavoriamo assieme, siamo un team professionale,
spiegavo con un certo sussiego al direttore dei Grandi Manuali di Cucina o ai suoi colleghi.
Maria Rosario Fernandez, la nostra cuoca messicana, se la cavava a meraviglia sia con i biscotti
al cocco che con la coscia di pollo ripiena e andava forte sia col filetto alla Wellington che col riso alla
libanese. In pratica, non conosceva barriere etniche. E, una volta ultimato il servizio fotografico, era un
piacere gettarsi su quei bocconcini preparati a dovere, con la cura scrupolosa di uno chef che deve
cimentarsi col palato dei clienti di un ristorante alla moda. Mangiavamo di gusto. Nemmeno una
briciola andava sprecata: eravamo giovani tutte tre e perennemente affamate.
Ricordo un giorno dinizio novembre Il termometro era schizzato a ventisei gradi centigradi.
Lestate indiana, che a New York pu essere davvero splendida, quellanno stava esagerando. Ero
uscita in golf e avevo caldo. Il nostro set fotografico era in un lontano loft di Manhattan e, quando
infine riuscii a raggiungerlo, dopo il frastuono della metropolitana mi accolse il silenzio. Entrai. Raggi
di sole cadevano dallalto dei finestroni a illuminare la tavola gi pronta e loro stavano l, sotto la luce
che stingeva la testa bionda e lucidava la testa nera, a esaminare in religioso raccoglimento un men
italiano (o presunto tale): ravioli alla purea di fagioli e tortino di spaghetti. Entrambe sorridevano al
vuoto, scoprendo i denti in un lampo famelico. Due leonesse intente a pregustare il pasto.
Nel frattempo mi venne unidea...
Avevo sempre lossessione degli alberghi. Quellatmosfera insieme di sosta e di provvisoriet,
le camere intime ed estranee al tempo stesso: un misto ideale di collegio e di casa. Distanza e
prossimit. Cura e indifferenza. Ma la mia Leica era in grado dinseguire quel pulviscolo sparso di
quotidianit e sballo totale? Sarebbe riuscita ad afferrare il sedimento avventuroso e nostalgico assieme
che si deposita in ogni camera dalbergo e ad avviare un dialogo cos sottile con le immagini? O
meglio: io ne sarei stata capace? Perch non era della macchina che dubitavo.
Ed ecco lidea...
Tornai dal proprietario dellalberghetto senza pretese in cui avevo soggiornato i primi tempi e
che era rimasto tale e quale: un edificio scolorito, in una strada dove gli uomini si appoggiavano con
indolenza ai muri e le donne camminavano in fretta. Ma il ritmo della vita che si svolgeva dietro quella
facciata mi era familiare, rammentavo il colore della carta da parati e il suono delle voci, i bisbigli, i
sibili, i cigolii che attraversavano le pareti mutando dintensit durante la notte, e pensavo che questo
ricordo mi avrebbe facilitato il compito. Purch riuscissi a ottenere il permesso di Johnny McElwaine,
il proprietario per lappunto. Un irlandese scheletrico, spolpato dai debiti, che viveva allultimo piano
dellalbergo stesso, con moglie e sei figli.
Gli spiegai cosa volevo: entrare nelle stanze prima che fossero rifatte, quando i clienti se
nerano appena andati. Era quello il momento, la scena che minteressava: limpronta di un passaggio.
Scosse il capo e mi guard con una commiserazione non priva di sospetto. Ma poi acconsent,
in cambio di un servizio fotografico allintera famiglia e qualche foto stile dpliant da usare a scopo
pubblicitario.
Studiai la situazione e cominciai.
Chi se ne andava allalba, chi a met mattina, chi proprio allultimo istante, alle dodici spaccate,
come prescriveva il regolamento affisso alluscio. La cameriera, cio la maggiore delle sorelle
McElwaine, mi apriva e tornava alle sue occupazioni. Io fotografavo il nodo delle lenzuola, gli
asciugamani ammucchiati per terra in un fascio umido, la fretta, la volutt, il disordine.
Il terzo giorno, qualcuno spinse la porta ed entr.
Non mi voltai neppure: rincorrevo il gioco dei riflessi sul vetro di un posacenere pieno di
cicche. Lo sconosciuto, alle mie spalle, non fiatava e io ero talmente concentrata che finii per
dimenticare la sua presenza.
Lavorai a lungo. Dopodich, chiuso il treppiedi, mi girai e lo vidi. Un uomo non pi giovane ma
bello, dallaspetto strambo, con i capelli che sallungavano sulla nuca, le labbra sottili e i tratti scavati.
Non ero allarmata, non mi sentivo in pericolo, ma arretrai distinto. Le sue guance divennero un pliss,
sincresparono in un sorriso tra lironico e il partecipe, poi io feci un movimento verso luscita e lui una
mossa strana: punt lindice e mi addit qualcosa che sembrava un fiore dai petali gonfi attorno a uno
stame, ed era solo un sacchetto di nylon ritorto e buttato sotto il lavabo. Me lo indic senza aprir bocca,
ma capii ugualmente ci che intendeva e seppi subito che aveva ragione: era l che bisognava esplorare,
erano annidati pi misteri dentro le pieghe di quel sacchetto di plastica che in qualsiasi altro luogo al
mondo.
Luomo torn, il giorno dopo e pure i successivi. Cominciai a considerarlo una specie di
appuntamento. A una certora si materializzava, rincantucciandosi in un angolo per sorvegliarmi
mentre scattavo. La conversazione era esclusa dai nostri incontri. Mi seguiva nei pellegrinaggi di stanza
in stanza e ogni tanto interveniva, perlopi con un gesto, per suggerire uninquadratura o una diversa
disposizione delle luci. Era senzaltro un intenditore.
Raramente savvicinava, ma poteva accadere. Sentivo un passo dietro di me e allimprovviso il
suo alito mi bruciava le orecchie. Di fronte avevo letti sfatti, cuscini pesti, lenzuola sollevate. Un odore
dintimit che mi faceva rabbrividire da capo a piedi. La sua vicinanza mi dava una specie di dolore
fisico, una smania dabbraccio, ma ununica volta il suo corpo magro ader al mio e feci appena in
tempo ad avvertirne il calore prima che sallontanasse: poteva essere un tocco involontario. Non gli
chiesi mai chi fosse e lui non lo chiese a me.
Poi spar.
Una mattina dautunno cincontrammo di nuovo. Il vento mulinava polvere e stanchezza.
Avevo voglia di un caff caldo e, nel passare davanti al bar del mio isolato, sbirciai allinterno,
indecisa. Lui stava sorseggiando uno scotch, seduto al banco. Alz lo sguardo, mi salut con un cenno
della mano e finalmente lo riconobbi: era un fotografo di fama, uno di quelli su cui i giornali amano
spalmare un po di leggenda. Uno che lavorava ubbidendo ai suoi impulsi pi che alle richieste del
mercato. Insomma un artista di apprezzato talento ma di scarsi mezzi, come risultava chiaro dai gomiti
lisi della giacca e dai guanti di lana consunti, con la punta sdrucita che lasciava intravedere la
mezzaluna lucida dellunghia.
E cos, per farla corta, dopo il maestro catanese ne ebbi uno americano.
Questultimo per me lo sposai. Guadagnandoci un passaporto ma non un marito, per la verit.
Quando venne a vivere nel seminterrato che continuavo, e continuammo, a spartire con
Christina, non mi posi troppe domande. Ero felice perch col mio maestro ero comunque a casa, non
importa dove, e mi congratulavo con me stessa per aver scelto luomo giusto.
Forse, lunico possibile.
Con lui non ero costretta a spiegare la mia ambizione o a difenderla. Non dovevo giustificare la
mia mutaggine quando inseguivo unidea: comunicavamo senza bisogno di parole, noi due, e questo
risultava eccitante e distensivo al tempo stesso. Ero libera.
Anchio ora losservavo mentre inquadrava i suoi soggetti e, bevendo ogni mossa, imparavo ad
affinare il mestiere, perch era molto severo, il mio bel maestro americano, e da me pretendeva
leccellenza.
Anzi, qualcosa di pi: che mi attenessi alle sue regole. Che seguissi le sue fantasie. E qui la mia
libert sarrestava cozzando contro un limite preciso, perch da quel punto in avanti venivo spinta a
forza dentro un sogno che non mi apparteneva. Dentro un paesaggio dipinto da lui, non da me.
E questo era un martirio.
Dover regolare il mio sguardo per adattarlo al suo Daltronde sembrava che non potessi
aspirare ad altro, perch in fondo cos una donna se non unallieva? Unallieva per definizione. Che
pu essere promossa, ma resta sempre unallieva.
Cos, senza rendermi conto del rischio, presi a respingere i suoi suggerimenti. Ero decisa a non
transigere: si trattava del mio lavoro. Mio. Non suo.
Naturalmente non cap. E lombra azzurrina della barba divent da un momento allaltro
unispida armatura.
Dun tratto, cara Maria Jos, non eravamo pi due anime affini, ma una coppia in crisi.
Ed ero io a piangere, adesso, e Christina a consolare.
E poi quel vizio di sparire, di quando in quando
Non sapevo mai se sarebbe rientrato o se sarei rimasta sola nel nostro letto dallalta testiera
imbottita. Ogni notte morivo dansia. Per ogni notte lo aspettavo, ascoltando i rumori che dalla strada
entravano attraverso le finestre rasoterra.
Succedeva talvolta che tornasse verso lalba e io lo riconoscevo dal passo e perfino dal modo di
frenare o di sbattere lo sportello della macchina. Leco del colpo mi diceva se era sobrio oppure no, in
quale albergo era stato, in quale bar e in compagnia di chi. Restavo immobile nel buio fingendo di
dormire, lui sprofondava accanto a me e, non appena il suo respiro diventava regolare, mi rannicchiavo
contro la sua schiena e mi addormentavo anchio.
Dur due anni. E due anni sono eterni quando se ne ha venti o gi di l. Mi parve il matrimonio
pi lungo della storia.
Dopo, cominciai a viaggiare.
Lo spazio era il palcoscenico necessario alla mia libert. Se non ci  dato cambiare il posto che
occupiamo nel tempo, pensavo, almeno il luogo possiamo sceglierlo. E anche sostituirlo dalloggi al
domani, no?
Mi piaceva quando la mattina, al risveglio, dovevo cercare i miei occhi dentro uno specchio
diverso da quello del giorno precedente. E riuscivo a lavorare solo quando ero in moto.
Viaggiavo con pochi soldi in tasca, come fanno i giovani. Ma, a differenza degli altri, io avevo
la Leica. Al collo o dentro la borsa col dorsale mobile.
Mi adeguai ben presto alla filosofia del viaggiatore professionale, il cui problema non  cosa
portarsi dietro ma cosa lasciare. Massima utilit, minimo ingombro, era il criterio dassemblaggio del
bagaglio. E quando dico bagaglio intendo la sacca con lattrezzatura, che non pesava mai meno di
dieci chili: due macchine, obiettivi, pellicole, filtri, accessori Mi feci i muscoli. E non soltanto quelli.
In un certo senso avevo realizzato il mio vecchio desiderio: vivere in albergo.
Ne rammento uno con i sanitari appesi cos in alto che, quando sedevo sul gabinetto, i piedi mi
ciondolavano nel vuoto. Non  una posizione comoda, te lassicuro.
In California capitai invece in un residence con un complicato corridoio interno. Lunghissimo.
Deserto. Con luci fioche, da incubo. E come in un incubo, per lappunto, unombra minacciosa
minsegu fino alla mia stanza e una mano cerc dinserirsi tra lo stipite e luscio.
Non stetti l a pensarci. Chiusi di botto, raccogliendo tutte le mie forze. Poi mi appoggiai dietro
la porta ansimando, con le ginocchia molli. Ma la cosa pi stupefacente  che sotto quel gran batticuore
avvertivo quasi un senso di colpa: gli avevo stritolato le dita o le aveva ritirate in tempo? E inutilmente
mi ripetevo una frase letta in uno di quei manuali di self-help che allepoca circolavano fra le ragazze:
non aver paura di far male a chi ti sta facendo del male... Perch si sa che le donne non hanno la
violenza facile ed esitano prima di sferrare un calcio nella carne viva.
Non aver paura di far male a chi ti sta facendo del male, mi ammonivo boccheggiando dietro
quella porta.
E dopo dallora me lo sono dovuta ripetere spesso. Qualche volta ha funzionato, qualche altra
no.
Ma passiamo oltre
Mi chiedi: cosa ricordi?
Ricordo i cartelli che ondeggiavano sulla folla dei dimostranti, ricordo una ragazza col sangue
che colava fino alle balze della gonna a fiori e la polizia in tenuta antisommossa.
Ricordo il naso rincagnato di J. Edgar Hoover. La guerra delle spie. Latomica. Lorgoglio nero.
La coscienza femminista.
Erano gli anni del mondo in rivolta.
Ricordo il Vietnam alla tiv e le nuvole di fuoco sopra i villaggi, ricordo i bambini che
scappavano nudi.
Ricordo il mio infinito peregrinare.
...
La foto con cui vinsi il premio che mi lanci a livello internazionale la scattai in uno di quei
villaggi-fantasma dei monti Appalachi che si materializzano dimprovviso in mezzo ai boschi,
allincrocio di due strade.
Questo aveva un motel ai margini dellabitato, con un parcheggio dove allora di cena venivano
ad allinearsi tre o quattro pick-up. Durante i fine-settimana per si riempiva. Numerose coppie di
habitu salivano dal fondovalle e affollavano il ristorante per mangiare carne e patate e ballare al ritmo
di una musica country. Gli uomini volteggiavano con le loro compagne senza togliersi il cappello,
mentre sulla pedana unorchestrina locale si alternava a un solista, un virtuoso del mandolino che si
esibiva in giacchetto color amaranto. Unoasi di mondanit nella solitudine delle montagne pi desolate
dAmerica.
Ma il paese non si mischiava con la clientela del motel. Signoravano a vicenda e anche la
statale, uscendo dal parcheggio, proseguiva per trecento metri, poi deviava verso nord lasciando il
posto alla via senza marciapiede che portava in paese. Nessun ballerino del week-end si azzardava l
sopra, io ci andai seguendo lindicazione di un cartello, molto vistoso, che prometteva un centro
storico: uno spiazzo su cui saffacciavano la chiesa e alcune case di legno, unite da lunghe tettoie.
Sotto questi portici, dentro una botteguccia di cianfrusaglie, vidi le vecchie.
Una indossava una cuffia bianca, laltra un fazzoletto annodato dietro la nuca. Sedevano su due
sedie impagliate e facevano girare un fuso ben pi antico della old music che si suonava al ristorante.
Lasta appuntita prillava sul pavimento, ruotava su se stessa torcendo il filo mentre le vecchie
umettavano la gugliata con la saliva. Per aiutarsi nella salivazione, masticavano bucce di mele. Ce
nerano dappertutto, in grandi panieri di vimini. Fresche, secche o in via dessiccamento. Scorze che
esibivano le pi diverse tonalit del rosso e del verde, con sfumature tabacco, muschio, ocra. In ogni
angolo della bottega, il loro profumo si mescolava a quello del legno.
Vestita comero, in jeans e con la camicia abbottonata sul seno piatto (non ho mai avuto, ahim,
le doti di Alta Gracia), da principio le vecchie mi scambiarono per un maschio. Poi chiesi il permesso
di riprenderle e la mia voce fece senzaltro nascere un dubbio, perch quella con la cuffia si alz e,
senza tanti complimenti, mi tast la patta. Scoppi a ridere come se avesse scoperto un fenomeno, una
stravaganza della natura, ma divenne caritatevole.
Scattai e scattai, masticando bucce assieme a loro. Trattenevo in bocca quel sapore acidulo e
fotografavo il filo lucente di saliva, la ruota vorticante del fuso, le mani che lo muovevano, i colori che
tracimavano dalle ceste.
Grazie alle vecchie filatrici e alle mele degli Appalachi vinsi il premio della rivista
Camera/Usa: il primo riconoscimento dimportanza internazionale.
Dopo dallora, cominciai a vendere le mie foto anche alle agenzie giornalistiche.
Stavo diventando una fotoreporter.
Ero in procinto di convertirmi al giornalismo visivo, bench continuasse a interessarmi
soprattutto lordine delle luci e delle ombre, il ritmo in cadenza delle superfici, il contatto segreto tra le
cose e la metamorfosi, lo stravolgimento sottile che subisce la realt quando sincontra con uno
sguardo.
Ma purtroppo, per citare unultima volta il mio perfido maestro americano, si vede soltanto
quello che si  pronti a vedere.
Ed  chiaro, chiarissimo, Maria Jos, che non sono affatto pronta per quei rullini che mi
aspettano di l in corridoio. Altrimenti sarei in camera oscura e non davanti al computer a rispondere a
un questionario
Non mi fraintendere, adesso.
Non avertene a male: se ti raccontassi come ho passato gli ultimi giorni (e magari fra poco lo
far), capiresti.
Insomma, non voglio svilire questo nostro colloquio a distanza. C un che di filiale nella tua
richiesta... E io non ho figli per sono unesploratrice, cos mi hai definito ed  vero, concordo con te.
Lo siamo un po tutte, noi donne nate in unepoca che ci ha insegnato a dire no. Abbiamo
nascosto i capelli sotto un casco alla Livingstone, labbiamo allacciato sotto il mento e siamo partite
alla ricerca della nostra vita. Ma la faccenda purtroppo va alquanto per le lunghe, e dunque mi piace
che ora ci sia una ragazza a cui mostrare le mie scoperte, poche o tante che siano, in modo che
lesplorazione continui: le radici devono aver fiducia nei fiori, ha scritto una filosofa verso la met del
secolo che stiamo abbandonando.
Il mio orologio segna le sette.
La festa si avvicina La sento. Ormai  dietro langolo e perfino le scale del mio palazzo
rimbombano di richiami, Maria Jos!
Si parla ad alta voce perfino qua, in questo condominio elegante dove di solito regna la
massima discrezione. Dove in ascensore si sale e si scende con gli occhi rivolti al soffitto, pur di non
offrire appiglio ai curiosi: siamo milanesi, cara nipotastra!
Milano.
Che dirti  anche la tua citt.
Al mio arrivo, io la trovai di una franchezza brutale. Nessuno che ti sorridesse senza una
ragione, e forse a te non sembra un particolare di grande rilievo, ma a me fece un certo effetto, essendo
abituata a New York. L la gente sorride con facilit. Per buona educazione,  ovvio, non per altro. 
una specie di regola sociale, tipo lo scambio dei biglietti da visita: sorridi, porgi il tuo biglietto, infili
quello del tuo interlocutore nel portafoglio, sorridi di nuovo, e con ci  finita ogni umana cortesia.
A Milano fare amicizia  altrettanto difficile, per il sorriso non  una smorfia priva di
significato e questo s, lo trovai piuttosto rilassante.
Tanto che dovevo trattenermi per una settimana  esponevo alcune foto in una mostra collettiva
 e un mese pi tardi ero sempre nellalberghetto di lato ai Navigli, con lidea per dessere in transito.
La mostra chiuse, ma il mio soggiorno sallung fino a diventare una vera e propria sosta.
Lasciai passare due mesi, ne passarono tre
E cos  da ventanni che abito a Milano.
A ripensarci,  logico che mi sia fermata nellunica citt italiana dove avere un curriculum conta
qualcosa. Magari  un pregiudizio Comunque la scelta non  dovuta a motivi pratici, ma al fatto che
qui ho trovato una giusta via di mezzo tra vicinanza e lontananza: un luogo vicino al mio punto
dorigine, qualunque esso sia, e lontano abbastanza da non avvertirne il peso.
Insomma, qui sono altrove senza esserlo troppo. E ci mi consente di avere una casa
ammobiliata come si deve, un gatto e uno studio-agenzia, quello che ho messo su con Carlo e Giuliana.
Tre: il numero perfetto per un collettivo di lavoro. Il mio numero fortunato.
Da New York ero partita malvolentieri, per la verit. Con scarso entusiasmo per la mostra
milanese, che non mi convinceva del tutto.
Inoltre era il giorno della Grande Maratona e non si trovava un taxi nemmeno per sbaglio.
Le strade erano piste abbacinanti, svuotate per fare spazio al serpentone umano che si allungava
verso il cuore di Manhattan. Il cielo sinfilava a perpendicolo tra una vertigine di pareti e io mi
divertivo a guardare le donne che correvano in calzoncini corti, esibendo le vene varicose sulle cosce.
Non persi laereo per un soffio.
...
Invece la mostra valeva la pena: ben organizzata, un bel catalogo, un buon ufficio stampa.
E conobbi subito Giuliana, che esponeva delle foto pittoriche: un tipo di ricerca che mi 
piuttosto congeniale, lo sai, no? In particolare mincurios luso insistito della Polaroid, con le sue copie
uniche, non riproducibili. Era quasi un passo indietro. Una specie di ritorno al dagherrotipo. Ma nei
suoi fiori, nei nudi lavorati con quella macchinetta dalla resa povera e tuttavia pastosa, cera una
suggestione tattile, una carnalit trionfante.
Dunque feci amicizia con Giuliana e in un secondo tempo con Carlo, suo marito. Al contrario
della moglie, che ha unesclusiva vocazione artistica, lui campa di fotografia industriale, per si dedica
anima e corpo a una fotografia impegnata, diciamo cos, a frugare nel bianco e nero della vita: guerre,
emergenze, migrazioni.
Per molti versi, luna  lombra dellaltra: il trionfo del progresso e la sua catastrofe, sospir
quando cincontrammo nellufficetto che allora avevano, lui e Giuliana, dalle parti di piazza Castello. Il
riscaldamento non funzionava e Milano era sotto la neve, perci proseguimmo il discorso in una
trattoria l accanto.
Lei molto milanese come al solito, con il golfino di cashmere e i capelli freschi di parrucchiera,
Carlo piuttosto casual, nervoso, la faccia bruna dei sardi e le ginocchia valghe messe bene in evidenza
dai jeans.
Era appena sbarcato da una delle navi di Cap Anamur. Una missione umanitaria che laveva
tenuto in mare per sei mesi, il minimo richiesto dal comitato organizzatore per un ingaggio. Io non
sapevo che, oltre ai medici e agli infermieri, reclutassero anche i fotografi e lui si meravigli. Servono
immagini, disse. Alle immagini non occorre traduzione: parlano una lingua che pu essere compresa al
di qua e al di l dogni confine.
La zuppa che aveva ordinato gli fumava sul naso, appannando gli occhiali. Per strada non si
vedeva unanima, ma la trattoria era piena e i camerieri ogni tanto scivolavano sul parquet, dove si
scioglieva il nevischio portato dalle scarpe dei clienti.
Dopo lesperienza con Cap Anamur, Carlo aveva deciso di concentrare il suo impegno sui
profughi: Con loro, disse a me e a sua moglie, mentre fuori continuava a nevicare, lutilit di ci che
fai  evidente. Innegabile. La guerra, viceversa
E mi parl di Beirut, del colpo di mortaio che aveva massacrato un uomo e scagliato lui, che
stava a pochi metri di distanza, contro un muro. Quando si era rialzato  sostanzialmente illeso, al pari
della sua Nikon  luomo respirava ancora e strusciava le dita sul terreno in uno spasmo involontario,
quasi cercando unaltra mano. Non cera tempo per ragionare. Guidato dallistinto, Carlo schiacci il
pulsante dello scatto, ignorando quella mano che chiedeva aiuto. Ma cosaveva fotografato, cosa, se
non una morte priva di consolazione?
Ad agosto affittammo una barca per attraversare il canale dOtranto: io, Carlo e Giuliana.
La nostra meta era la Grecia. Poche ore di crociera ed ebbi di fronte lAlbania.
Coste alte, montagne e bunker. A sud coste pi basse, spiaggie nascoste, scirocco e bunker.
Il mare era senza pescatori. La riva senza paesi: vuota come la mia memoria. Di notte, non si
vedevano luci. Era la mia terra. Scura, aggrinzita. Una crosta che non potevo rimuovere perch di
sicuro, a grattarla, avrebbe buttato sangue.
E adesso basta, Maria Jos. Basta con il questionario, con le domande in fila...
Gi cominciano a sentirsi i primi botti. Leco di un brindisi in anticipo. Petardi. Musica.
Schiamazzi. Risate che mi girano attorno in cerchi concentrici. E io nel mezzo: un punto di silenzio
nella grande Milano.
Non mi dispiace questa solitudine, per la verit. Al momento,  quello che voglio.
Ma vorrei pure che capissi perch non ho avuto la forza daccettare linvito di tuo padre, perch
non posso alzare il bicchiere con voi e fingere che niente sia accaduto.
Vorrei che comprendessi la fatica di questo viaggio a Crotone. E la sua bellezza
Perch  l che ho dato il mio addio al Novecento, cara Maria Jos. E ora ti racconto come.
Comincer da luned, quando Carlo mha chiamato verso le otto di mattina, mentre mi stavo
rigirando tra le lenzuola in un dormiveglia penoso. Avevo trascorso Natale e Santo Stefano a far niente,
e di regola il far niente mi procura linsonnia.
Dunque Carlo telefona e chiede se sono libera e se mi va di sostituirlo. Unemergenza, dice.
Dovrei partire per Crotone al posto suo. Lui non pu muoversi, purtroppo. Entro la fine dellanno deve
consegnare la mappatura fotografica della provincia  un progetto a cui sta lavorando da tempo insieme
ad architetti e urbanisti, uniniziativa importante, che documenta le trasformazioni del paesaggio per
facilitare gli interventi territoriali.
Cos successo a Crotone? domando, anche se non mi ci vuole una grande fantasia per
immaginarlo. Emergenza, per Carlo, significa soltanto una cosa: clandestini, con quel che segue. E
dicembre, da questo punto di vista,  stato un mese nero che ha raggiunto il suo culmine proprio
durante le feste, come ti ho gi detto.
Comunque la mia intuizione  giusta: trecento curdi, mi spiega Carlo, sono stati raccolti in
mezzo al Mediterraneo da una nave battente bandiera siriana e ora aspettano al largo di Crotone un
improbabile permesso di sbarco. Fra loro ci sono due donne che hanno appena partorito. Un servizio
fotografico sarebbe quanto mai opportuno.
Andresti gi a rimpiazzarmi?
Ha un tono esitante, che sfuma nella supplica. Sa benissimo che mi sono sempre tenuta lontana
da queste storie e da questo tipo dinchieste: tutto sommato  la sua ossessione tematica, come la
chiameresti tu, Maria Jos, non la mia. Ma oggi non riesco a dirgli di no: sarebbe come dirlo a quei due
neonati usciti dal calduccio del loro nido per affrontare una brutta traversata.
Cos ficco il povero Romeo dentro la sua gabbietta, lo deposito allalbergo Gatto felice e prendo
il bus per Linate.
Allaeroporto calabrese di SantAnna trovo ad accogliermi un volontario della stessa
associazione umanitaria di cui fa parte Carlo. Un omone in felpa e scarpe sportive. Totuccio. Allenatore
di una squadra locale di calcio.
Salgo sulla sua Bravo metallizzata, tenuta a lucido, con volante e pomello del cambio inguainati
in pelle tigrata e, intanto che andiamo, mi faccio spiegare la situazione.
Il comandante della Amreet, questo  il nome del cargo, sostiene che mentre stava trasportando
dal Libano alla Turchia il suo carico di settecento quintali di riso, aveva avvistato unimbarcazione alla
deriva, gi semisommersa, la tolda stipata di poveri cristi che si sbracciavano invocando aiuto.
 mare aperto, perci il comandante non ha scelta: accosta, trasborda i naufraghi e decide di
cambiare rotta, dirigendosi verso le coste ioniche della Calabria.
Fin qui la sua versione.
Le autorit marittime per non hanno ricevuto segnalazioni di naufragio nel Mediterraneo e non
gli credono, nonostante nella stiva il riso in effetti ci sia. Sospettano, in sostanza, che si tratti di un falso
salvataggio e che il trasbordo, se davvero  avvenuto, fosse in realt concordato con i trafficanti di
clandestini, come spesso capita:  una tecnica collaudata. E poi perch il cambio di rotta? Non sarebbe
stato pi semplice tornare a Creta, dove la Amreet aveva fatto scalo da poco? Perci, prima di dare il
permesso di attracco, le autorit portuali vogliono compiere qualche verifica. Nel frattempo la nave 
bloccata a un miglio dalla terraferma, sotto il controllo delle motovedette. Nessuno pu accostarsi, a
meno che non abbia una precisa autorizzazione. E a bordo continuano a marcire trecento persone, tra
cui una quarantina di donne, dieci bambini e una puerpera
Una? Non due?
Una, conferma Totuccio.
Quando arriviamo al porto, sulla banchina ci sono le forze dellordine. Dietro, una decina di
giornalisti e fotografi dei quotidiani regionali. Ancora pi indietro, gli attivisti dellassociazione per la
difesa degli immigrati, con lunghi striscioni che dicono: siamo con voi! Oppure: anche Pitagora venne
qui da emigrante.
Totuccio  popolarissimo fra tutti, senza distinguo. Manate sulle spalle, scambi di battute
sullultima partita e su questo o quel giocatore, commenti che lui accoglie col sorriso delluomo che
custodisce duri segreti.
Il mare si agita contro i frangiflutti, mentre due motovedette prendono il largo saltando tra le
onde con lagilit aggressiva delle locuste. La nave sintravede appena in lontananza, schiacciata fra
lorizzonte e le nuvole basse.
Non succeder niente. Non oggi. Questa  lopinione del medico della questura, che Totuccio
mi presenta con le dovute cerimonie.  lunico a essere gi salito sulla Amreet per i primi soccorsi e,
secondo lui, la condizione dei naufraghi non  pessima, lemergenza  pi psicologica che sanitaria: ci
sono uomini in viaggio da tre, quattro mesi, scaricati da una barcaccia allaltra, da un gommone a un
peschereccio, sempre sognando quella terra che ora vedono l, vicinissima e proibita, irraggiungibile. 
questo il tormento, pi della fame o della spossatezza.
E la puerpera?
Nessuna complicanza.
Sembra stanco, il medico poliziotto. Fuma e a ogni parola sbatte le palpebre gonfie dietro gli
occhiali.  dal Novantatr che si occupa di questi pazienti regalati dal mare. Nessun altro lo fa. Nessun
altro medico delle strutture pubbliche o, tantomeno, private. Ma i primi anni si trattava di poca gente
che veniva raccolta nella sede della questura. Per le cure sanitarie cera solo lui, per lintera comunit
era impegnata nellaccoglienza e, quando gli sbarchi si erano intensificati, i paesi della provincia
avevano offerto aule scolastiche, palestre o addirittura le case di qualche centro storico abbandonato
che cos aveva ripreso una sua strana, inattesa vita. Ma ora Ora non c interesse: da giugno 
operativo lapposito centro a Isola di Capo Rizzuto, tutti quelli che scendono dai barconi spariscono l
dentro e nessuno se ne immischia pi. Anche perch Crotone ha da pensare ad altro, alle sue grane, ai
suoi disoccupati. E il medico poliziotto si accende lennesima sigaretta. Di fianco a lui, Totuccio
puntualizza: Eh, non va bene no promesse, promesse ma lavoro niente, e che ci hanno dato al suo
posto, eh? i telequiz o il gratta e vinci!
Siamo rimasti soli, sulla banchina. I ragazzi hanno ripiegato gli striscioni e sono partiti in
comitiva, i giornalisti invece hanno preso il largo alla spicciolata, sparendo uno per volta dietro gli
edifici.
Il vento mi secca le labbra con un forte soffio salato. C una pessima luce ma scatto
ugualmente qualche foto, poi ricaccio la macchina nella borsa e mi siedo in bilico sopra una bitta.
Le luci delle auto di pattuglia si accendono sul molo deserto. La notte  umida.
Mentre maccompagna a cena in pizzeria, Totuccio mi lancia occhiate sbieche, apre la bocca, la
richiude, forse scoraggiato da quel mio starmene in silenzio a rabbrividire dentro la sciarpa. Infine
sbotta: Se vuoi, posso farti salire a bordo. Dal suo sorriso trapela un certo sussiego: So come fare
con i nostri e pure con il comandante.
Niente  precluso allallenatore di una squadra che gareggia per la serie B. Preziosissimo
Totuccio.
Dunque  questo, penso davanti a una pizza collosa, con la pasta gonfia come la luna che, nel
bel mezzo della finestra, si sta facendo largo tra le nubi.
 questo che Carlo e tutti loro pretendono da me. Che mi trasformi in una specie di paparazzo.
Solo che invece di catturare divi in fuga e onorevoli in mutande, dovrei spiare un branco di disgraziati.
Sospiro, perch non  una pretesa ingiustificata. Sono una fotoreporter, per quanto dun genere
particolare, pi incline a entrare nel lato intimo delle cose, nella dimensione metafisica degli oggetti e
degli spazi, che non a raccontare storie. Per anche la mia Leica  affamata di prede, e le punta e le
scova e le inchioda, zac! con la stessa rapidit con cui qualcun altro preme il grilletto di una pistola. I
famosi delitti su cui dissertava la Sontag.
Delitti umanitari, in questo caso. Perch consentirebbero, se lossimoro ha un senso, di regalare
corpo e fisionomia, cio sostanza umana, a un sostantivo generico: profugo. E io so cosa significa
questa espressione, dato che vengo anchio dalla sponda opposta del Mediterraneo.
Allora perch sono cos recalcitrante? Forse perch sono stanca di veder affiorare ovunque
quellantica bambina con le treccette stitiche e le unghie sporche di terra?
...
Guardo Totuccio che ancora attende la mia risposta e dico: Ma s셔
Man mano che il motoscafo si avvicina, la nave mostra per intero i colori che il maltempo di
ieri aveva sbiadito: la fascia blu, il rosso delle lettere sulla fiancata. Un normale cargo. In buone
condizioni.
Sul motoscafo siamo in quattro: oltre a me, ci sono il medico, il presidente dellAdi 
lassociazione per la difesa degli immigrati  e una guardia marittima. Portiamo acqua, viveri,
medicinali, con il permesso del comandante.
Lass in alto, sul ponte, la sua figura appare e scompare seguendo il movimento delle onde.
Il cielo  sgombro, il mare inquieto.
Signori, vi sembra una nave da negrieri?
Il capitano ci accoglie ostentando un gran cipiglio offeso.
Per la legge, signori, sono sempre in difetto. Se non raccolgo i naufraghi  omissione di
soccorso, se li prendo su  favoreggiamento dimmigrazione clandestina.
Si esprime in un ottimo inglese, guastato purtroppo da un vizio daccento, come se le parole gli
sincagliassero tra i ricci della barba e poi uscissero da l un poco stropicciate.  siriano, e pure il suo
equipaggio lo , dal primo ufficiale al mozzo.
Allora, la mia nave dite! Ha laspetto di una nave negriera?
In effetti la Amreet  troppo lustra per essere una carretta da clandestini e, malgrado il
sovraffollamento, mantiene una sua dignit. Anche lorganizzazione a bordo, per ora, funziona
discretamente. Cos almeno dichiara il comandante: i naufraghi collaborano a turno in cucina,
puliscono i bagni, spazzano, rispettano la rigida separazione tra donne e uomini.
Eccoli, gli uomini.
Si ammassano sulla tolda e cercano di ripararsi dal vento sedendo vicini, in un gruppo serrato.
Hanno addosso due, tre maglioni, una giacca sullaltra, lintero vestiario a strati sovrapposti. Tendono
le braccia per arraffare le coperte donate dallAdi e vi si avvolgono da capo a piedi, si seppelliscono l
dentro, scompaiono e io non vedo pi baffi, narici, orecchie, ma soltanto un susseguirsi di coltri dun
marroncino ispido. Dove prima cerano uomini ora ci sono delle montagne cenciose, mobili e
sussultanti, che ogni tanto si aprono e lasciano apparire uno sguardo.
Nel frattempo il medico ha gi infilato i guanti di lattice. Ne porge un paio anche a me e,
quando li rifiuto, scuote la testa, nasconde la bocca dietro una mascherina e savvia gi per la scala.
Nella stiva c tanfo di gabbia.
Gli obl corrono in fila, simili ad anelli di una lunga catena, e a ognuno di essi  attaccato un
bambino. Stanno arrampicati su alti contenitori di latta, a fissare la lontana striscia del porto. Noi
entriamo e loro saltano a terra e corrono ad aggrapparsi alle sottane delle donne.
Nonostante il fetore, qui  palese lo sforzo per mantenere un certo ordine, una qualche
vivibilit. Panni e indumenti, ben ripiegati, poggiano su cartoni che disegnano e delimitano, sul
pavimento, lo spazio personale. Non ci sono brande, solo queste cucce raffazzonate. Lunico materasso
 una sfoglia di gommapiuma   per lei, la puerpera: un ovale bianchissimo dentro un velo pesante,
due occhi che minterrogano, una voce che mi parla in una lingua indecifrabile.
Faccio cenno di no: non capisco. Provo a chiedere: come ti chiami?
Lei allarga le mani a palme in su, un gesto scoraggiato, mentre le altre donne, attorno a noi,
emettono suoni bassi, di gola, in segno di cortese rammarico. Poi, tutte assieme, si voltano verso un
ragazzetto con un copricapo tondo, a ricami geometrici, che si fa avanti e sussurra in un inglese
approssimativo: Dice che lei, ora, pu chiamarsi Hana.
Ora?
Prima non poteva, spiega il ragazzo. Nel suo paese, in Turchia, era vietato. Vietato usare nomi
curdi, vietato cantare in curdo, conversare in curdo, ascoltare musica curda, insomma essere curdi. Ma
ora lei si chiama Hana e suo figlio, dice indicando una testina che spunta da una cassetta di compensato
imbottita di maglie vecchie e poggiata accanto al materasso, lui  Betn. Gli ha dato questo nome, che
significa caldo, perch quando  uscito dalla sua pancia, in un giorno freddissimo, lha fatta sudare.
Gli occhietti di Betn sono due granelli di pepe. Stringe i pugni, paonazzo come se stesse per
piangere, ma non gli scappa nemmeno un sospiro quando il medico lo estrae dal suo bozzolo.
Raggrinza le guancine rosse e scalcia.
Questo accadeva marted.
Oggi  venerd, e ancora non riesco a scendere da quellimbarcazione.
In realt, Maria Jos, la mia permanenza sulla Amreet  durata in tutto due giorni e due notti.
Poco? Molto? Mah.
In ogni modo non ero salita a bordo con lintenzione di fermarmi, questo  certo. Ma quando fu
il momento di tornare a riva le mie gambe simpuntarono, non vollero saperne di staccarsi da l: furono
loro, in un certo senso, ad obbligarmi a restare.
Perci chiesi il permesso e il comandante, da principio, strinse le labbra. Non gradiva la mia
deplorevole appartenenza al sesso femminile. Quella brutta smorfia di rifiuto and tuttavia a
nascondersi con prontezza dentro la barba riccia, spruzzata di grigio: non cerano altri fotografi, solo io,
e a lui conveniva che ci fossi. In qualche modo, rappresentavo una garanzia.
E dunque il motoscafo riport indietro la guardia, il medico e il presidente dellAdi, ma io
rimasi.
Sulla nave, la tensione era alta. Lequipaggio temeva dessere arrestato o comunque di perdere
il lavoro, perch poteva accadere che il cargo diventasse oggetto di un provvedimento di sequestro. Di
conseguenza i marinai erano nervosi e questo nervosismo risaltava ancora di pi se confrontato
allapatia dei naufraghi, che erano estenuati. Gli uomini passavano la maggior parte del tempo seduti
immobili sotto lammasso delle coperte. Ogni tanto una delle pareti di stracci smottava e dalla fenditura
uscivano due o tre individui che avanzavano con una lentezza da sonnambuli, senza badare alla mia
macchina fotografica.
Le donne no, erano attente. Mi sorvegliavano. E ti assicuro che  molto pi difficile fotografare
una donna che non vuole piuttosto che un uomo. Due atteggiamenti del tutto diversi e la differenza
dipende dal fatto, credo, che noi siamo abituate ad avere addosso il peso degli sguardi e dunque
abbiamo sviluppato una grande capacit di reazione. Delle vere e proprie strategie per nasconderci o
mostrarci.
Ma quelle donne, per la verit, non intendevano sottrarsi al mio obiettivo, anzi mandavano
avanti anche i bambini, me li spingevano fin sotto il naso perch non ne dimenticassi nemmeno uno. E
quando mi fermai accanto al giaciglio di Hana, lei aggiust le pezze attorno alla faccetta porporina di
suo figlio, si tir sulla fronte il velo che era scivolato via, lo strinse attorno al collo e attese
pazientemente che finissi di trafficare con la macchina. Per poi mi trattenne per un lembo della sciarpa
e, sollevandosi sullavambraccio, chiam il ragazzino dal copricapo ricamato.
Aveva qualcosa da dirmi.
Cos mi accucciai al suo fianco, la schiena contro la paratia gelida, un disco di luce ballerina
che saltava sulle mie ginocchia. Mentre seguivo il formarsi del suono sulle labbra della donna, il
ragazzo traduceva: Lei dice, perch non ci ascoltano? Perch non ascoltano noi? Lei dice: io posso
raccontare dellaltra barca
Laltra barca era, ovviamente, quella del naufragio.
E, per vederla, io non avevo bisogno di troppe parole: un grosso battello dallo scafo pustoloso e
laria vecchiotta ma innocua.
Uno come tanti, Maria Jos. E anche la storia che stavo ascoltando era una come tante, e per
immaginarla nei minimi particolari dovevo aggiungere ben poco alla mimica di Hana e alla voce del
piccolo traduttore: leco di altri racconti, niente di pi.
Era l, dunque, la vecchia nave tignosetta: allancora nel porto di Istanbul. La collegava alla
banchina una passerella di legno, su cui Hana sal assieme a suo marito smettendo una buona volta di
camminare. Dentro la stiva si sistemarono in un angolo. Non avevano molto spazio, ma lei era contenta
perch la sua pancia, in quei lunghi mesi di viaggio, era diventata un bagaglio ingombrante da portare a
spasso.
Restarono in rada per una settimana. Infine limbarcazione prese il largo e, qualche ora pi
tardi, Betn pens bene di nuotare nel ventre di sua madre per raggiungere luscita. Cosa che avvenne
nella cabina del comandante, trasformata in sala parto per loccasione.
Quello stesso giorno o forse il successivo, mentre lei e il bambino riposavano, il ronzio dei
motori sarrest di schianto. Subentr una quiete totale. Un silenzio che rimbombava nel petto
amplificando il battito del cuore e immobilizzando il resto. Era fermo persino il rollio, quel movimento
leggero, continuo, ipnotico, che per tutto il tempo le aveva impedito di pensare. E senzaltro ad Hana
sar sembrato di svegliarsi e riemergere, con i timpani che facevano male, dallapnea di un lungo
letargo.
Fu comunque un istante, quindi la nave inizi a scricchiolare e beccheggiare con violenza.
Cerano dei giubbotti di salvataggio, ma pochi. Suo marito gliene procur uno. Quando la vide
con il salvagente ben allacciato, raggiunse i marinai per aiutarli a rimettere in funzione i motori. Era un
bravo meccanico, il suo Ferhad.
Poi entr lacqua, sottocoperta. Man mano che cresceva, la gente si spostava sul ponte, finch si
ritrovarono stretti come in un bulbo daglio e una parte della nave si spezz con un gran boato. Alcuni
caddero e sparirono dentro un mare nero di carburante.
Hana era uscita con gli altri. Teneva Betn tra le braccia e guardava suo marito, che seguitava ad
affannarsi sui motori. Non lo perse di vista nemmeno quando il battello si divise in due e lui rimase
sullaltro spezzone, nemmeno quando unulteriore scossa scagli Ferhad contro un ferro che sporgeva
dalla fiancata rotta. Lacqua montava. Stringendo forte il bambino perch non le scivolasse, Hana
prov ad avvicinarsi, ma la falla glielo impediva. Per continuava a guardare il suo Ferhad. Finch non
si accorse che dal naso e dalla bocca gli zampillava una schiuma gialla mista a sangue.
Allora chiuse gli occhi.
E proprio in quel momento, Maria Jos, quando Hana smise di parlare e il ragazzino di tradurre,
per la prima volta avvertii la lenta oscillazione della Amreet su se stessa.
Era un ancheggiare muto, che permetteva di sentire le onde che si voltavano e tornavano a
voltarsi sotto i nostri piedi, onde che specchiavano la chiglia, mordevano il fondale e risalivano a galla
gonfie di spuma dissepolta. Una danza sotterranea che si ripercuoteva dentro le mie viscere,
sinerpicava diventando un tremolio incessante, unoppressione, una nausea.
Feci di corsa le due rampe di scale e vomitai, sporgendomi dalla fiancata.
Non mi era mai capitato, prima, di soffrire il mal di mare.
 colpa dellet, mi dissi. Non puoi pretendere di sottoporti a simili corv senza pagarne il
prezzo.
Ma fosse questa la causa del voltastomaco oppure no, dovetti rinunciare alla cuccetta che mi era
stata gentilmente ceduta dallufficiale di bordo. Uninvincibile claustrofobia mi obblig a rimanere
allaria aperta per quasi tutto il tempo.
Quella notte la temperatura scese di qualche grado, pur mantenendosi sopra lo zero. E cos
anche la notte successiva.
Dietro le nuvole tuonava a secco e io combattevo il freddo e la stanchezza con qualche sorso di
bourbon, omaggio del comandante.
Il buio rendeva sterili i miei pensieri, che non trovavano immagini a cui aggrapparsi. Ma sul
ponte, dentro la montagna di stracci, ogni tanto si accendeva il fuoco di uno sguardo.
Finalmente, allalba del terzo giorno, verso le sei, arriv lautorizzazione allattracco.
La Amreet si mise in moto, voltando le spalle allo Ionio. I motori ripresero ad andare, mentre le
motovedette ci saltellavano attorno, stringendo laccerchiamento: una scorta degna di una portaerei o
dellammiraglia di una flotta nemica.
Gli uomini saffollarono alla balaustra. Non tutti. Chi era troppo debole per alzarsi, appoggi il
mento sulle ginocchia e punt gli occhi verso il porto.
Il molo savvicinava e, in quellaccostarsi, ogni particolare assumeva un rilievo maggiore: le
gru, i pilastri delle tettoie, le braccia di cemento dei frangiflutti e il pontile su cui, malgrado lora, gi
stazionavano manifestanti e fotografi.
Il cargo entr in rada accolto da un lampeggiare di flash.
Io pure scattavo, ma dal lato opposto. Dallo stesso osservatorio di quegli uomini che, nel
toccare la riva, da naufraghi sarebbero diventati clandestini, perci vedevo quello che vedevano loro: la
terra che ballava tra le onde e lo smerlo delle banchine, listate a lutto dal nero dei poliziotti.
Un esercito ci attendeva, schierato in uniforme.
E allimprovviso mi venne in mente Carlo e il suo racconto di tanti anni fa, in quella trattoria
milanese dove avevamo imparato a conoscerci. Carlo che aveva detto: in guerra perdi limpulso alla
piet. Non c scampo. Che tu sia o non sia soldato. Che tu abbia in mano un fucile o una fotocamera.
Prima vengono gli ordini. O il lavoro. O quel che . Poi tutto il resto.
Ormai eravamo vicinissimi.
Dietro le forze dellordine si scorgevano i pullman del centro di Capo Rizzuto, simili a furgoni
per carcerati. In disparte, sul fondo, lambulanza promessa dal medico. Quella che avrebbe trasportato
in ospedale Hana e suo figlio, separandoli dai compagni. Anche se per poco, il loro destino prendeva
unaltra direzione.
Tornai a osservare la calca sul ponte della Amreet: era ancora tutta maschile. A quel punto scesi
nella stiva.
Contro gli obl premeva una luce bituminosa che gettava chiazze sul pavimento e sulle paratie.
Dentro questo chiarore sporco, le donne si muovevano mettendo ordine.
Saffannavano, quasi stessero per lasciare la casa di un ospite: raccoglievano i cartoni che erano
stati i loro materassi e li ammucchiavano in ununica pila, raccattavano le bottiglie vuote, piegavano le
coperte. Forse era un modo di dire grazie al comandante che, senza tener conto delle conseguenze,
sera fermato a ripescarle in mezzo al mare.
Alcune cercavano di rassettarsi alla meno peggio e con le dita lisciavano sul petto le camicie
tradizionali, ricamate a serpentine, lidentico disegno che ornava il copricapo del piccolo traduttore.
Altre finivano davvolgersi i veli attorno ai fianchi, nascondendo jeans e giubbetti moderni sotto i
drappeggi.
Betn giaceva, bene infagottato, sulla sfoglia di gommapiuma, accanto a sua madre. Lei era
intenta a pettinarsi, il volto piegato sulla spalla destra, dove andava a raccogliersi lintera massa dei
capelli. Crepitavano sotto il suo pettine di legno, neri e abbondanti. Con un solo rapido gesto infine li
torse, li annod e li ricopr.
In quel momento sentii i motori che perdevano slancio, sussultando: la Amreet si fermava. Cos
mi chinai per aiutare Hana a sollevarsi. Mentre mi piegavo, la mia guancia sfior la sua e
allimprovviso le mie narici vibrarono rispondendo a qualcosa di familiare, qualcosa che si sprigionava
dalle pieghe del suo velo.
Fu come infilarsi in uno strappo della realt, Maria Jos.
Minfilai l dentro e navigai allindietro, fra polvere dossa e di memorie, per cadere di colpo in
una specie di campo profughi lontano nel tempo ma non nello spazio: era in un luogo non molto
distante da l, nel cuore della Sila, che avevo respirato per la prima volta quellodore inconfondibile.
E io che mero illusa di averne perso la traccia! Io che credevo fosse svaporato per sempre
Invece eccolo qua, pi forte che mai. Maveva inseguito per tutta la vita e mi aveva raggiunto,
alla fine! Dun tratto era dentro il mio naso, acre come allora: sapeva di fatica e di rabbia, di speranza e
umiliazione, di pazzia, di vita che sbatte contro un filo spinato. E adesso arrivava a folate da ogni
angolo del Mediterraneo, dalle coste dellAfrica, dai Balcani, dallaltopiano dellAnatolia, dalle rotte asiatiche
Dora in avanti sar impossibile sfuggirgli, pensai. Non ci lascer in pace, lodore del vecchio secolo.
Ma accostai di nuovo la guancia al velo di Hana e inspirai a fondo.
Perch comunque era cos che volevo dare laddio al Novecento, Maria Jos. Dentro quellodore caldo e fradicio. Dentro la treccia di mia madre, lalbanese.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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A questo punto ho, come sempre, numerosi ringraziamenti da fare. Grazie alla Fondazione Basso e alla sua biblioteca, preziosissima miniera storica, e a Maurizio Locusta, che mi aiuta a districarmi tra schede, scaffali e computer.
Grazie alla Fondazione Ferramonti di Tarsia, che custodisce la terribile memoria del pi grande campo di concentramento italiano.
Grazie a Monica Pietrangeli, che mi ha fatto conoscere il volto movimentista di Berlino e ad Alessia DArtino, che ha scelto di vivere l per amore della musica.
Grazie alla libreria romana Fahrenheit 451, che mi ha procurato con sollecitudine libri difficili da trovare, a Olimpia Ellero della casa editrice Meltemi che con altrettanta sollecitudine mi ha inviato unautobiografia che cercavo, e a Lia Migale che mi ha prestato alcuni testi utilissimi ma fuori commercio.
Grazie a Roselina Salemi per aver raccontato la storia di Marina di Melilli e avermela fatta incontrare. Grazie a Paolo Magnano per avermi regalato il suo libro con la cronaca degli anni difficili di Melilli e a Pasquale Aloscari, Carmelo Santillo e Concetto Siringo, che mi hanno pazientemente accompagnato su e gi per la costiera degli incubi.
Grazie a Salvatore Calabr per aver scritto la storia di Graniti, che non conoscevo in tutti i suoi
particolari anche se  il mio paese, dato che ci sono vissuta fino ai nove anni.
Grazie a Donatella Barbieri per il suo sostegno.
Grazie a Ilde Buratti per il suo lavoro paziente e appassionato.
Un grazie specialissimo a Carla Tanzi, e non solo perch ha creduto in questo progetto, ma per avermi accolto gi da tempo.
Grazie infine a Abraham B. Yehoshua, che mi ha suggerito il modo del racconto.
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FINE.